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Domenico Tumiati

scrittore e drammaturgo italiano

Domenico Tumiati (Ferrara, 9 giugno 1874Bordighera, 13 luglio 1943) è stato uno scrittore e drammaturgo italiano.

Indice

BiografiaModifica

Nasce a Ferrara da famiglia agiata, suo padre Gaetano era un famoso avvocato, nella centralissima via Palestro al numero 31 - ove è stata posta una lapide a memoria dell'illustre dinastia -, è fratello del poeta e scrittore Corrado Tumiati, del professore universitario e giurista Leopoldo Tumiati e dell'attore Gualtiero Tumiati nonché zio del giornalista e scrittore Gaetano Tumiati e del giovane Francesco Tumiati eroe dell'antifascismo ferrarese. Sin da giovane viene attratto dalle lettere e dal teatro. Inizia a comporre testi sia in versi che in prosa e i suoi lavori vengono ben presto allestiti e, in molti casi, interpretati dal fratello Gualtiero che, nel frattempo, aveva intrapreso con successo la carriera di attore. Le sue opere hanno inizialmente uno sfondo fantastico e cavalleresco che gli valgono l'appellativo di "l'ultimo dei poeti cavallereschi".

Diversi dei suoi poemetti in versi vengono adattati con musiche di un altro illustre ferrarese, il maestro Vittore Veneziani, poi messi in scena e recitati (come accade nel 1903 nel cortile del Castello Estense, illuminato da torce a vento, con sfarzo di costumi rinascimentali, alla presenza di Gabriele D'Annunzio in una rappresentazione che costituisce un evento, non soltanto per Ferrara) dal fratello Gualtiero.

La sua grande fama gli venne soprattutto dai drammi storici, che esaltavano le gesta dei grandi del Risorgimento - Mazzini, Garibaldi, Cavour - nell'interpretazione dei maggiori attori dell'epoca come Amedeo Chiantoni, Ermete Zacconi e Annibale Ninchi. Molti di questi lavori iconografici del Risorgimento italiano (Garibaldi, Il tessitore, Re Carlo Alberto, Giovine Italia), fiabeschi (La principessa Pisello), cavallereschi (Guerrin Meschino, Parisina) riscuotono un notevole successo e fanno di lui un drammaturgo affermato. Immerso in questo mondo storico, a tratti fiabesco, scrive il dramma Ramon Escudo nel 1904 e ne trae anche un'opera il cui manifesto è opera di Adolfo De Carolis; la prima a Bologna è recitata nel teatro Eleonora Duse.

Lasciata Ferrara, trascorre la maggior parte della sua vita a Firenze in un aristocratico isolamento, lontano dai circoli letterari, in un legame quasi esclusivo con la moglie, la marchesa vicentina Margherita Roi, nipote di Antonio Fogazzaro[1].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • L'enciclopedia dello Spettacolo, Garzanti Editore, 1976.

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