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Portus Dubris

porto in Britannia durante l'impero romano
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Portus Dubris
Dubrae
View South from Dover Castle keep.jpg
Localizzazione
StatoRegno Unito Regno Unito
Mappa di localizzazione

Coordinate: 51°07′42.58″N 1°19′22.88″E / 51.128495°N 1.323021°E51.128495; 1.323021

Portus Dubris, noto anche semplicemente come Dubris o Dubrae, era un porto della provincia romana della Britannia sul sito dell'attuale città di Dover, nel Kent, in Inghilterra[1].

Come punto più vicino all'Europa continentale e all'estuario del fiume Dour, il sito scelto per Dover era l'ideale per costruire porto per attraversare lo stretto della Manica. Il fiume Dour è ora coperto per gran parte del suo corso dalla città di Dover. In epoca romana, divenne un importante porto militare, mercantile e di attraversamento del Canale e, con Rutupiae, uno dei due punti di partenza della strada più tardi conosciuta come la Watling Street. Fu fortificato e presidiato inizialmente dalla flotta Classis Britannica, e in seguito dalle truppe con base in un forte della litus Saxonicum.

Indice

Giulio CesareModifica

All'inizio del suo primo tentativo di conquistare l'Inghilterra nel 55 a.C., Giulio Cesare cercò inizialmente di sbarcare a Dubris, il cui porto naturale fu presumibilmente identificato da Voluseno come un approdo adatto. Tuttavia, quando arrivò in vista della riva, le affollate forze dei Britanni si radunarono sulle colline e le falesie lo dissuasero allo sbarco, poiché le falesie erano "così vicine alla riva che i giavellotti potevano essere lanciati da loro" verso chiunque avesse sbarcato lì[2]. Dopo l'attesa all'ancora "fino alla nona ora" (circa le 15:00), aspettando che le sue navi da rifornimento arrivassero dal secondo porto e nel frattempo convocando un consiglio di guerra, ordinò ai suoi subordinati di agire di propria iniziativa per poi salpò con la flotta a circa sette miglia lungo la costa per una spiaggia aperta.

Forte della Classis BritannicaModifica

La flotta romana nelle acque britanniche era la Classis Britannica che aveva lo scopo principale di proteggere le rotte dalla Gallia verso la Britannia e sostenere l'esercito di terra in Britannia, ma non aveva uno scopo difensivo delle Isole Britanniche da un'invasione. Per questo motivo, il suo porto principale era a Gesoriacum (Boulogne), non a Dover. Tuttavia, aveva altre basi più piccole nella stessa Britannia, a Rutupiae e Dubris.

 
Il faro romano al castello di Dover.

FariModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Faro di Dubris.

Due fari, ciascuno chiamato pharos, furono costruiti poco dopo la conquista. Le ipotesi del periodo della loro costruzione vanno dal 50 (solo sette anni dopo l'invasione del 43), al 80 o (poiché l'edificio ancora esistente include mattonelle identiche alla mansio nella città costruita in quel periodo) nel 138 circa, sebbene il consenso generale sia per una datazione del I secolo. Furono costruite sui siti delle due fortezze (Eastern Heights e Western Heights) e modellati sul faro costruito per l'invasione programmata da Caligola, poi fallita, a Boulogne[3].

Il faro costruito sul sito della Eastern Heights si trova ancora nei terreni del castello di Dover con un'altezza di 80 piedi (24 metri), prossimo all'altezza originale, ed è stato adattato per essere usato come campanile della vicina chiesa del castello di Santa Maria di Castro. Questo pharos romano è stato un edificio classificato come monumento di I grado dal 1974[4]. Ciò che rimane del faro occidentale è chiamato "Bredenstone" o "Devil's Drop of Mortar" (Goccia di mortaio del diavolo) dopo il presunto villaggio sperduto di Braddon, all'interno del Drop Redoubt sulla Dover Western Heights, era ricoperto da opere murarie del XVIII secolo, ma poi riscoperto in opere più recenti degli anni '60 del 1800, ed era il tradizionale sito dell'investitura del Lord guardiano dei cinque porti[3][5].

CulmineModifica

Al suo apice, Dubris era un importante centro commerciale, prendendo il posto di Rutupiae come principale porto romano della Manica. Con Rutupiae, era uno dei punti di partenza per la Watling Street, la strada romana per Durovernum Cantiacorum (Canterbury) e, in f, per Londra.

La casa romana decorataModifica

Durante la costruzione della nuova tangenziale A256 di York Street, negli anni '70 furono scoperti resti di epoca romana e ne seguì uno scavo di otto settimane[6]. Gli archeologi hanno scoperto una mansio romana ora nota come la "Roman Painted House" (la casa romana decorata). La mansio, un ostello per funzionari governativi, fu costruita nel 200 circa. Fu scoperta nel 1970 dalla Kent Archaeological Rescue Unit (l'unità di soccorso archeologico del Kent) e, poiché ospita alcuni dei migliori esempi di affreschi romani in Britannia, oltre 400 piedi quadri (37 m2), di intonaco dipinto, il più esteso mai trovato a nord del Alpi), è stata definita "la Pompeii sepolta della Britannia".

Sopra un dado inferiore, rosso o verde, è ancora visibile uno schema architettonico di pannelli multicolori incorniciati da colonne scanalate. Le colonne si trovano su basi di proiezione sopra un livello, producendo un chiaro effetto tridimensionale. Parti di 28 pannelli sopravvivono, ciascuna con un motivo relativo a Bacco, il dio romano del vino. Questo legame bacchico, e la vicinanza dell'edificio ai bagni, al porto e al forte, è stato detto da alcuni per suggerire che la mansio decorata era una volta un bordello. Tuttavia, questa è una prova del tutto circostanziale (gli affreschi nei bordelli tendevano a essere più espliciti, come in quelli di Pompeii, e i motivi bacchici si trovano molto comunemente in semplici aree domestiche) e quindi la maggior parte degli accademici ritiene che le stanze siano troppo piccole per supportare questa attività e invece sostengono la sua designazione come mansio.

Altre caratteristiche della casa decorata includono le gemme di Dover, un taglio medievale nel pavimento che permette di vedere il sistema dell'ipocausto e uno scheletro medievale rinvenuto nella vicina chiesa di San Martin-le-Grand, soprannominata "Fred" dai volontari che tiene in funzione il museo.

Forte della riva sassoneModifica

La mansio di Dubris fu demolita nel 270 per la costruzione di un forte sul Litus Saxonicum. Questa demolizione preservò la mansio e le sue pitture murali meglio del solito, poiché i piedi delle mura erano contenuti nel bastione del forte.

Resti visibiliModifica

Una piccola parte dei resti del forte è ora visibile, su richiesta, presso la Dover Library and Discovery Center (l'ex White Cliffs Experience). Inoltre un pub fuori dalla Market Square è stato costruito su di esso e prende il nome di "Roman Quay".

Resti più estesi ed accessibili al pubblico si trovano presso la Roman Painted House, dove sono visibili parti della mansio, il forte della costa sassone ed il forte della Classis Britannica.

Scavi del 1980Modifica

Il consiglio comunale aveva in programma di costruire un parcheggio sul sito, quando la KARU (l'unità di soccorso archeologico del Kent), guidata da Brian Philp, iniziò a trovare resti di epoca romana. Dopo una battaglia contorta con il consiglio comunale ed i costruttori, fu autorizzata la continuazione dello scavo e posizionata una copertura sul sito dalla stessa KARU, mentre il parcheggio fu costruito altrove, ed il museo completato prima del parcheggio.

Da allora ha ricevuto migliaia di visitatori, tra cui la Regina Madre, che ha firmato un libro degli ospiti appositamente presentato. Altri manufatti, tra cui una nave di vetro estremamente importante, sono tenuti sul sito, attirando negli ultimi anni studi accademici.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Portus Dubris: a Pleiades place resource, su Pleiades: a gazetteer of past places. URL consultato il 12 marzo 2018.
  2. ^ Commentarii de Bello Gallico 4.23
  3. ^ a b Roman Pharos prints, Dover Museum. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  4. ^ (EN) Historic England, THE ROMAN PHAROS, Dover - 1258537| Historic England, su historicengland.org.uk. URL consultato il 12 marzo 2018.
  5. ^ (EN) Lighthouses of Southeastern England, su unc.edu. URL consultato il 12 marzo 2018.
  6. ^ (EN) Brian Still In Town Looking For More Roman Treasures - Dover Online, su dover-online.com. URL consultato il 12 marzo 2018.

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