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L’eccidio Gattini, ossia l'uccisione del conte Gattini latifondista e di due suoi collaboratori avvenuta l'8 agosto 1860 a Matera, fu la conclusione di un moto popolare richiedente le terre demaniali da coltivare, di cui i latifondisti locali, tra i quali il conte, si erano impossessati negli anni precedenti; nella sua conclusione fu precursore delle agitazioni antiunitarie che scossero la Basilicata e altre terre dell'Italia meridionale durante gli anni del brigantaggio postunitario.

Lo scenario politico e sociale materano del 1800 era caratterizzato dalla contrapposizione tra la classe nobiliare, non propensa a cambiamenti politici, e la fazione liberale, della quale faceva parte il conte Francesco Gattini, il suo segretario Francesco Laurent e il candidato sindaco Giovanni Corazza. I liberali basavano la loro politica sulla spartizione dei beni appartenenti ai nobili, ma questi, rigirarono la situazione, facendo credere che la mancata spartizione dei beni fosse dovuta alla crescita del gruppo liberale.

Il moto originato dal bisogno di terre da coltivare da parte dei contadini, venne istradato dalla parte reazionaria dei latifondisti contro la loro controparte liberale assumendo nella sua conclusione un connotato filo borbonico[1][2][3][4].

Indice

AntefattiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insurrezione lucana.

Da giugno, e via via con maggior vigore luglio e agosto, come riflesso delle notizie in arrivo dalla Sicilia, vennero messe in atto numerose sommosse popolari in diverse zone continentali del regno borbonico: nel Salernitano, a Vasto, a Venafro, altre località del Molise e in Lucania, miranti a una distribuzione popolare delle terre del demanio, permessi di utilizzo di usi civici e pesantezza delle imposte locali; ricordandosi delle conclusioni degli eventi avvenuti nel '48 molti liberali meridionali intravidero dietro questi tumulti una azione sobillatrice borbonica[5].

Il 30 luglio del 1860 il conte si affacciò dal palazzo Gattini verso la folla radunata in Piazza Duomo promettendo di sottoporsi a dei controlli e di restituire eventuali beni acquisiti irregolarmente. La folla, infuriata, pretese la stessa cosa dagli altri proprietari terrieri, a partire dall'Arcivescovo. La folla irruppe nella sua abitazione e lo costrinse a recarsi in piazza.

Il nuovo sindaco, per placare i disordini, incaricò l'avv. Giovanbattista Matera di Miglionico, che era in contatto con Giacinto Albini (organizzatore del moto unitario in Basilicata) di valutare con l'aiuto dell'agrimensore Spinazzola la situazione dei confini demaniali[6] ma durante la notte del 7 agosto il popolo non fidandosi si diresse verso palazzo Gattini con l'intento di incendiarlo. Alle prime luci dell'alba i rivoltanti organizzarono posti di blocco che impedivano l'accesso alle campagne, chi provò a eludere il controllo fu percosso[7].

Nel contempo altri possidenti terrieri avevano lasciato la città.

L'eccidioModifica

 
Piazza del Sedile Matera

Noto come "eccidio Gattini", fu l'uccisione del conte Francesco Gattini e del francese Francesco Laurent, suo segretario ed organista del Duomo di Matera, avvenuto l'8 agosto 1860 a Matera, episodio precursore del brigantaggio postunitario.

Tra i contadini che chiedevano la divisione delle terre demaniali di cui il conte ritardava l'assegnazione vi era Eustachio Fasano, che arrestato, evase dal carcere e si diede al brigantaggio.

Il giorno 8 agosto i contadini, esausti ed esasperati, giunti sotto il palazzo della nobile famiglia Gattini, ricchi possidenti Materani dal XV secolo, chiesero al conte l'assegnazione delle terre promessegli, che il governo cittadino rappresentato dal conte, noto liberale, tardava ad assegnare loro. Gattini, informato della minaccia, si dichiarò disposto a cedere tutti i suoi possedimenti, tra i quali erano presenti dei terreni sottratti al demanio dalla sua famiglia. Poco dopo la firma dei documenti che attestavano il cedimento dei possedimenti, la folla inferocita bussò al cancello del Palazzo Gattini.

Sobillati dalle fazioni avverse alla guida della città, sostenitrici borboniche ma in precedenza votate alla causa unitaria per convenienza (latifondisti), i contadini furono accolti dal conte, che, adirato, si affacciò al balcone e lanciò monete d'argento alla folla, per far capire che aveva rinunciato ai suoi averi, gridando "mangiate facchini i demani son vostri". Il gesto fece inferocire ancora di più la folla, che irruppe nel palazzo Gattini. Il conte, nel tentativo di fuggire, saltò nel fienile di palazzo Malvinni-Malvezzi.

Infuriati, i contadini prelevarono con la forza il possidente e il segretario Francesco Laurent (questo era anche l'insegnante di cappella del nipote del conte, Appio) dal suo palazzo e li portarono nella piazza del Sedile di Matera, luogo in cui si amministrava la città, uccidendoli a colpi di falce su di una scalinata che guardava alla piazza, con l'accusa di essersi impossessati delle terre del demanio destinate alla popolazione. Il giorno seguente molti tra i congiurati furono condannati a pene molto pesanti, alcuni all'ergastolo.

Il popolo inneggiante a Francesco II di Borbone re da deporre, al grido "evviva 'o Rrè"[1][8], indirettamente si opponeva al comitato di unità nazionale lucano per le assicurazioni non rispettate, mentre le guardie civiche assistevano impassibili ed in taluni casi incitanti.

ConseguenzeModifica

Il Fasano con vessillo bandiera bianca[9] ed altri ribelli, furono arrestati e processati, con condanne all'ergastolo, imprigionati nelle carceri della città sempre nella piazza del Sedile. Eustachio Fasano evase dandosi alla macchia e divenendo un brigante.

L'accaduto ha poi ispirato altri moti e "ribelli".[quali?]

Il 6 settembre in città fu mandato Carmine Ferri, un commissario civile ma accompagnato da 450 guardie nazionali, per "proteggere" la città.

Tra l'11 e il 13 agosto furono divisi 2400 ettari di terreni demaniali; la maggior parte dei terreni demaniali saranno assegnati al popolo solo con la Riforma agraria.

In piazza del Sedile oggi vi è un'edicola che ricorda l'accaduto.

NoteModifica

  1. ^ a b Niccolò De RuggieriI moti popolari di Matera del 1860. Eccidio Gattini, Matera, 1978, Edizioni Meta.
  2. ^ Raffaele NigroGiustiziateli sul campo. Letteratura e banditismo da Robin Hood ai giorni nostri, Milano, Rizzoli, 2006.
  3. ^ Michelangelo MoranoStoria di una società rurale: la Basilicata nell'Ottocento, Bari-Roma, Laterza, 1994.
  4. ^ I moti contadini e l'insurrezione dell'estate 1860 in Basilicata vincenzopetrocelliblog.wordpress.com
  5. ^ F. Molfese, Il brigantaggio meridionale post-unitario: I. Le "Reazioni" dell'autunno 1860-inverno 1861, in "Studi Storici", 5 (1960), p. 952.
  6. ^ L’eccidio dell'Agosto 1860 miglionicoweb.it
  7. ^ Cfr. Niccolò De Ruggieri,I moti popolari popolari di Matera del 1860, Eccidio Gattini, pp. 50-52.
  8. ^ L'eccidio del Conte Gattini ilmioliceo.org
  9. ^ Risorgimento, su www.risorgimento.it. URL consultato il 23 marzo 2019.

BibliografiaModifica

  • Niccolò De Ruggieri, I moti popolari di Matera del 1860. Eccidio Gattini, Matera, Edizioni Meta, 1978.
  • Giovanni Battista Bronzini, Cultura contadina e idea meridionalistica, Bari, Dedalo, 1993, ISBN 88-220-6002-4.
  • Michelangelo Morano, Storia di una società rurale: la Basilicata nell'ottocento, Bari-Roma, Laterza, 1994. ISBN non esistente
  • Raffaele Nigro, Giustiziateli sul campo. Letteratura e banditismo da Robin Hood ai giorni nostri, Milano, Rizzoli, 2006, ISBN 88-17-00984-9.
  • Franco Molfese, Il brigantaggio meridionale post-unitario: I. Le "Reazioni" dell'autunno 1860-inverno 1861, in "Studi Storici", 5 (1960), pp. 944-1007.

Voci correlateModifica