Apri il menu principale
Elezioni presidenziali in Messico del 1940
Stato Messico Messico
Data 7 luglio 1940
Manuel Avila Camacho.jpg Juan Andrew Almazán.JPG
Candidati Manuel Ávila Camacho Juan Andreu Almazán Rafael Sánchez Tapia
Partito Partito della Rivoluzione Messicana Partito Rivoluzionario della Unificazione Nazionale Indipendente
Voti 2 476 641
93,9 %
151 101
5,7 %
9 840
0,4 %
Presidente uscente
Lázaro Cárdenas del Río (Partito della Rivoluzione Messicana)
Left arrow.svg 1934 1946 Right arrow.svg

Le elezioni presidenziali in Messico del 1940 si tennero il 7 luglio. Esse furono vinte di larghissima misura da Manuel Ávila Camacho, ex Segretario della Difesa Nazionale, che ottenne il 93,9%. Alla Camera dei deputati il Partito della Rivoluzione Messicana vinse tutti i 173 seggi tranne uno, che andò al Partito Rivoluzionario della Unificazione Nazionale.

La campagna elettorale fu estremamente tesa e ci furono numerosi scontri tra i sostenitori di Camacho (sinistra) e Almazán (destra). Alla fine risultò che l'elezione del 1940 sia ad oggi la più violenta della storia del Messico con un bilancio di 47 morti e 400 feriti solo nel giorno del voto.

Contesto storicoModifica

Sebbene inizialmente Francisco J. Múgica fosse visto come il più palpabile successore del presidente Lázaro Cárdenas del Río per la loro simile visione ideologica di sinistra, alla fine Cárdenas scelse Manuel Ávila Camacho come candidato presidenziale del PRM. Questa decisione derivò dalla grande devozione cattolica di Camacho, cosa che era vista come cruciale per risolvere le fortissime tensioni tra il Partito e la Chiesa cattolica dopo la sanguinosissima Guerra cristera. Inoltre Camacho era visto come una figura politica che potesse portare avanti le riforme radicali di Cárdenas e, allo stesso tempo, attirare i voti dei conservatori, che si erano fortemente opposti all'operato del presidente.

Invece la maggior parte dei conservatori messicani decise di appoggiare Juan Andreu Almazán, un ex rivoluzionario che era stato Segretario delle Comunicazioni sotto Pascual Ortiz Rubio e che era diventato molto popolare. Almazán annunciò che avrebbe corso come presidente per fermare le "degenerazioni comuniste" dell'amministrazione Cárdenas, ma promise che avrebbe mantenuto le riforme se fosse stato eletto.

Il giorno delle elezioni un gruppo di sostenitori di Almazán tentò di entrare nel Palazzo Nazionale di Città del Messico per protestare contro la presunta frode elettorale in corso. In riposta i paramilitari aprirono il fuoco e ne uccisero molti.

Il livello di violenza nella capitale fu così alto che Cárdenas non fu in grado di votare al suo seggio elettorale fino a che le proteste non si placarono. Altre ondate di odio si verificarono in tutto il paese.

Almazán rifiutò di riconoscere i risultati ufficiali, sostenendo che il PRM aveva attuato brogli elettorali e che aveva chiuso i seggi, impedendo ai suoi sostenitori di votare. Fuggì a L'Avana, Cuba, dove cercò il sostegno degli Stati Uniti d'America che però gli venne negato. Il governo statunitense, al contrario, riconobbe la vittoria di Camacho. Esso infatti, nonostante si fosse opposto alle riforme di Cárdenas, considerò le presunte simpatie fasciste di Almazán una ben più grande minaccia.

Quando divenne chiaro che era impossibile cambiare il risultato, Almazán rinunciò all'idea di una rivolta violenta contro il governo messicano. Riconobbe la vittoria dell'avversario e tornò in Messico, dove partecipò all'inaugurazione presidenziale di Camacho.

CandidatiModifica

Candidati Partiti Motto Preferenze Percentuale
  Manuel Ávila Camacho Partito della Rivoluzione Messicana Unità nazionale 2 476 641 93,9 %
  Juan Andreu Almazán Partito Rivoluzionario della Unificazione Nazionale 151 101 5,7%
Rafael Sánchez Tapia Indipendente 9 840 0,4%