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Equus

genere di animale della famiglia Equidae
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Equus
Przewalskis-horse-036437.jpg
Equus ferus przewalskii
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Perissodactyla
Sottordine Hippomorpha
Famiglia Equidae
Sottofamiglia Equinae
Tribù Equini
Genere Equus
Sottogeneri

Equus è un genere di mammiferi perissodattili, appartenenti alla famiglia Equidae, sottofamiglia Equinae, tribù Equini. È l'unico genere ancora vivente della famiglia.

Comprende diverse specie, di cui molte estinte e 2 domesticate: il cavallo, da cui deriva il cavallo domestico (Equus ferus caballus), l'asino selvatico africano, da cui deriva l'asino domestico (Equus africanus asinus) e i loro ibridi sterili (mulo e bardotto).

È dimostrato che le specie domestiche sono in grado di ritornare alla vita selvatica con successo. Un esempio sono i cavallini della Giara. La popolazione più estesa di cavalli inselvatichiti è nel West nordamericano, dove sono indicati come mustang.

AnatomiaModifica

Un importante carattere anatomico proprio della famiglia e del genere è la trasformazione delle estremità degli arti, con atrofia di tutti i raggi metatarsali e metacarpali e delle falangi ad eccezione del III raggio e del III dito[1]. Il II e IV raggio metacarpale/metatarsale si riducono a due strutture vestigiali prive di estremità distale, strettamente addossate al III raggio; del II e IV dito permangono abbozzi costituiti dai cosiddetti sesamoidi prossimali. La terza falange dell'unico dito ben sviluppato assume una particolare forma semilunare, incavata verso il basso, e prende il nome di osso triangolare (coffin bone o P3 in inglese). Alla trasformazione scheletrica della III falange si associano modificazioni dei tessuti molli profondi e modificazioni del rivestimento corneo derivante dall'unghia, dalla solea e dal polpastrello, con formazione dello zoccolo.

Una seconda caratteristica della famiglia è l'apparato digerente, caratterizzato da un intestino molto lungo, e da un particolare sviluppo dell'intestino cieco nel quale la flora batterica degrada i carboidrati vegetali strutturali (in particolare la cellulosa) consentendone l'assimilazione. Questo adattamento del sistema digerente distingue nettamente gli equidi dai ruminanti, in cui è invece fondamentale l'adattamento funzionale di tasche gastriche (il rumine) in cui avviene la prima fermentazione del materiale vegetale, che successivamente viene rigurgitato e rimasticato.

In comune con le altre specie dell'ordine, gli equidi hanno una particolare sensibilità e mobilità del labbro superiore, che utilizzano per selezionare e afferrare i vegetali di cui si nutrono e per smuovere lo strato superficiale del terreno alla ricerca di parti vegetali commestibili sotterranee.

 
Capo di Equus sp. trattato con tecnica di disidratazione.

Evoluzione e tassonomiaModifica

Si ritiene che il genere Equus, originato dal genere Plesippus, sia comparso in Europa fra la fine del Terziario e l'inizio del Quaternario, circa nel 3,600 Ma BP. La specie più antica pare essere Equus stenonis, considerato il capostipite e progenitore sia del ramo pesante americano che del ramo leggero euroasiatico. Studi recenti di un gruppo di genetisti guidati da C. Vila indicano che la linea evolutiva del cavallo (Equus (Equus)) si separò da quello dell'asino (Equus (Asinus)) e della zebra (Equus (Hippotigris)) 4 - 2 Ma BP. Equus ferus comparve da 630.000 a 320.000 anni fa. Equus ferus caballus fu ottenuto dall'allevamento selettivo prolungato di molte sottospecie di Equus ferus in Eurasia, di cui le prime prove risalgono a circa 6.000 BP. I dettagli di questo processo sono un obiettivo corrente per le ricerche degli archeologi e dei genetisti.

Attualmente il genere è suddiviso in 2 rami principali, 10 sottogeneri (di cui 4 viventi), 27 specie (di cui 7 viventi) e 35 sottospecie (di cui 21 viventi), comprese le incertae sedis. Le specie, sia estinte che non, sono elencate dalla più antica alla più recente all'interno dei rispettivi sottogeneri. Per chiarezza le specie ancora viventi sono presentate anche separatamente, sempre nei rispettivi sottogeneri.

 
Albero filogenetico del genere Equus.
 
Esemplare di Equus quagga quagga esposto al MUSE di Trento.
  • Ramo pesante del nuovo mondo. Anche questo generato da E. stenonis.
    • Equus (Allozebra).
      • Equus occidentalis (Owen, 1863) - Cavallo occidentale, cavallo di Hagerman, zebra di Hagerman o zebra americana (sin. E. simplicidens (Cope, 1892)[21][22], E. shoshonensis (Giddley, 1930)). Nordamerica, circa 3,5 Ma - 10.000 BP. Il più antico esponente americano del genere se non si considera il progenitore E. stenonis. Probabile progenitore di E. excelsus, E. scotti (quindi del sottogenere Equus (Equus)), E. qingyangensis e E. teilhardi.
      • Equus excelsus (Joseph Leidy, 1858) - Nordamerica, circa 800.000 - 100.000 BP.
      • Equus qingyangensis (Deng and Xue, 1999) - Cina e Siberia orientale, circa 126.000 - 11.700 BP.
      • Equus teilhardi (Deng and Xue, 1999) - Cina e Siberia orientale, circa 126.000 - 11.700 BP.
    • Equus (Equus). Ci si riferisce a questo sottogenere ed a quelli che discendono da esso come al gruppo dei cavalli caballoidi, caballini, o cavallini.
      • Equus scotti (Gidley, 1900) - Cavallo di Scotti (sin. E. bautistensis). Nordamerica, forse Eurasia, reperti anche in Cile, circa 2,58 Ma - 10.500 BP. Progenitore probabile di E. giganteus e E. lambei. Fu l'ultima specie vivente di cavallo nordamericano fino alla reintroduzione umana.
      • Equus giganteus (Gidley, 1901) - Cavallo gigante preistorico, da alcuni considerato sottospecie di E. scotti. Nordamerica, circa 2 Ma - 12.000 BP.
      • Equus ferus (Boddaert, 1785) – Cavallo. Europa e Asia, circa 630.000/320.000 BP - presente.
      • Equus lambei (Hay, 1917) - Cavallo selvaggio dello Yukon. Dallo Yukon alla Beringia alla Yakutia, circa 40.000 - 10.000 BP[24]. Strettamente imparentato con E. ferus.

Specie viventi e loro sottospecie.Modifica

NoteModifica

  1. ^ Atlante di anatomia comparata - Apparato Scheletrico, su www.atlanteanatcomp.unito.it. URL consultato il 26 agosto 2019.
  2. ^ a b www.aiqua.it, http://www.aiqua.it/index.php/volume-24-extended-abstract-il-quaternario-italiano-conoscenze-e-prospettive-roma-24-e-25-febbraio-2011/122-the-early-to-early-middle-pleistocene-stenonoid-horses-from-italy. URL consultato il 1º agosto 2019.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l CHAPTER THIRTY-FIVE - Equidae (PDF), su researchgate.net.
  4. ^ LIGHT AND SHADOWS IN THE EVOLUTION OF SOUTH EUROPEAN STENONOID HORSES (PDF), su fi.nm.cz.
  5. ^ (EN) Véra Eisenmann, Sussemionus, a new subgenus of Equus (Perissodactyla, Mammalia), in Comptes Rendus Biologies, vol. 333, nº 3, 2010-3, pp. 235–240, DOI:10.1016/j.crvi.2009.12.013. URL consultato il 1º agosto 2019.
  6. ^ (EN) (PDF) Sussemionus, a new subgenus of Equus (Perissodactyla, Mammalia), su ResearchGate. URL consultato il 10 agosto 2019.
  7. ^ a b c Download Limit Exceeded, su citeseerx.ist.psu.edu. URL consultato il 1º agosto 2019.
  8. ^ Phylogenetic relationships of the Chinese fossil species of the genus Equus, Perissodactyla, Equidae. (PDF), su researchgate.net.
  9. ^ Jun-Xia Yuan, Xin-Dong Hou e Axel Barlow, Molecular identification of late and terminal Pleistocene Equus ovodovi from northeastern China, in PLoS ONE, vol. 14, nº 5, 16 maggio 2019, DOI:10.1371/journal.pone.0216883. URL consultato il 4 agosto 2019.
  10. ^ a b c d Download Limit Exceeded, su citeseerx.ist.psu.edu. URL consultato il 18 agosto 2019.
  11. ^ (EN) Vera Eisenmann: Venta Micena et Equus granatensis, su vera-eisenmann.com. URL consultato il 10 agosto 2019.
  12. ^ EISENMANN 1999 - Equus Granatensis Venta Micena | Equus (Genus) | Equidae, su Scribd. URL consultato il 10 agosto 2019.
  13. ^ a b c (EN) (PDF) Equus apolloniensis n. sp. (Mammalia, Equidae) from the latest Villafranchian locality of Apollonia, Macedonia, Greece. Palaeontologia i Evoluciο, 30-31:49-76, su ResearchGate. URL consultato il 18 agosto 2019.
  14. ^ a b c Equus major Boule, 1927 - Geologie van Nederland, su www.geologievannederland.nl. URL consultato il 19 ottobre 2019.
  15. ^ (EN) Véra Eisenmann e Vasiliev Sergej, Unexpected finding of a new Equus species (Mammalia, Perissodactyla) belonging to a supposedly extinct subgenus in late Pleistocene deposits of Khakassia (Southwestern Siberia), in Geodiversitas, vol. 33, nº 3, 2011-9, pp. 519–530, DOI:10.5252/g2011n3a5. URL consultato il 1º agosto 2019.
  16. ^ Jun-Xia Yuan, Xin-Dong Hou e Axel Barlow, Molecular identification of late and terminal Pleistocene Equus ovodovi from northeastern China, in PLoS ONE, vol. 14, nº 5, 16 maggio 2019, DOI:10.1371/journal.pone.0216883. URL consultato il 2 agosto 2019.
  17. ^ a b Equus quagga: King, S.R.B. & Moehlman, P.D., su IUCN Red List of Threatened Species, 20 giugno 2016. URL consultato il 30 luglio 2019.
  18. ^ a b Yoshan Moodley e Eric H. Harley, Population structuring in mountain zebras (Equus zebra): The molecular consequences of divergent demographic histories, in Conservation Genetics, vol. 6, nº 6, 3 febbraio 2006, pp. 953–968, DOI:10.1007/s10592-005-9083-8. URL consultato il 30 luglio 2019.
  19. ^ a b Wilson, Don E. e Reeder, DeeAnn M., Mammal species of the world : a taxonomic and geographic reference, 3rd ed, Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4, OCLC 57557352. URL consultato il 30 luglio 2019.
  20. ^ a b c (EN) Nicolas Boulbes e Eline N. van Asperen, Biostratigraphy and Palaeoecology of European Equus, in Frontiers in Ecology and Evolution, vol. 7, 2019, DOI:10.3389/fevo.2019.00301. URL consultato il 6 ottobre 2019.
  21. ^ Fossilworks: Equus (Dolichohippus) simplicidens, su fossilworks.org. URL consultato il 3 agosto 2019.
  22. ^ (EN) Equus occidentalis (Leidy, 1865), su www.gbif.org. URL consultato il 3 agosto 2019.
  23. ^ a b Robin Pellew, Comments On The Proposed Conservation Of Usage Of 15 Mammal Specific Names Based On Wild Species Which Are Antedated By Or Contemporary With Those Based On Domestic Animals, in The Bulletin of zoological nomenclature., vol. 54, 1997, pp. 119–120, DOI:10.5962/bhl.part.89. URL consultato il 30 luglio 2019.
  24. ^ 40-year-old moon dust discovered in storage, in New Scientist, vol. 218, nº 2919, 2013-06, pp. 7, DOI:10.1016/s0262-4079(13)61340-8. URL consultato il 19 ottobre 2019.

BibliografiaModifica

  • Manuale di anatomia comparata dei vertebrati, E. Padoa - ed. Feltrinelli, Milano (1986).

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