Erinni

personificazioni femminili della vendetta nella mitologia greca
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Le Erinni (denominazioni antiquate: Erinne, o Erine; in greco antico: Ἐρινύες?, Erinues) sono, nella religione e nella mitologia greca, le personificazioni femminili della vendetta soprattutto nei confronti di chi colpisce la propria famiglia e i parenti. Nella mitologia romana si chiamavano Furie.

Oreste inseguito dalle Erinni ("Il rimorso di Oreste", opera di William-Adolphe Bouguereau, 1862)

Mito modifica

 
Erinni Ludovisi, II secolo (copia romana di un'opera greca di età ellenistica)

Secondo il mito esse nacquero dal sangue di Urano, fuoriuscito quando Crono lo evirò, mentre la successiva tradizione poetica le dice figlie della Notte. Le Erinni sono tre sorelle: Aletto, Megera e Tisifone.

Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi (ossia, le "benevole"), si porgevano loro varie offerte e ad esse si sacrificavano le pecore nere. Le Erinni erano anche indicate con altri epiteti, come Semnai o Potnie ("venerabili"), Manie ("folli") e Ablabie ("senza colpa").

Venivano rappresentate come divinità femminili, nere,[1] con la bocca spalancata nell'atto di cacciare urla terribili, con serpenti invece di capelli, recanti in mano torce o fruste o carboni e tizzoni ardenti che usavano per torturare il malcapitato.

Così le descrive Claudio Claudiano nel De Raptu Proserpinae:

(LA)

«Coniurant Furiae crinitaque sontibus hydris Tesiphone quatiens infausto lumine pinum Armatos ad castra vocant pallentia Manes»

(IT)

«Fanno lega le Furie, e Tisifone, avvolta di Maligni colubri, squassa con sinistri bagliori la torcia e chiama all'esangue raduno gli armati spettri»

Il loro compito era quello di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la propria famiglia, torturando l'assassino con le armi che portavano con sé, fino a farlo impazzire.

Esse sono chiamate anche Dire da Virgilio[2].

Spesso presenti nella cultura classica - emblematico, in proposito, il ruolo che assumono nell'Orestea di Eschilo - ritornarono sovente, come riferimento colto, tanto nella cultura medievale (Nella Divina Commedia Dante le indica come le custodi della città infernale di Dite[3], in cui tentano di impedire il proseguimento del viaggio invocando Medusa per pietrificare il visitatore vivente) quanto in quella moderna e contemporanea, pur se, in quest'ultima, in modo abbastanza sporadico. Le si trovano anche nel romanzo Le Benevole di Jonathan Littell e nel romanzo "Furia" di Salman Rushdie. Citate anche da Marcel Proust in All'ombra delle fanciulle in fiore, dal personaggio di Antiope nell'aria "Scenderò, Volerò, Griderò" dell'opera Ercole su'l Termodonte di Antonio Vivaldi (libretto di Antonio Salvi) e nell'opera teatrale Riunione di Famiglia di T.S. Eliot.

Le Erinni perseguitarono Alcmeone dopo l'assassinio di sua madre e straziarono Pentesilea che aveva involontariamente ucciso sua sorella in una battuta di caccia.

Nella Medea di Euripide il coro invoca il raggio divino affinché fermi, ad evitare l'incombente duplice infanticidio, la mano di Medea, posseduta dalla sanguinaria Erinni, che le infonde lo spirito di vendetta.

Nella cultura di massa modifica

Fumetti, graphic novel e videogiochi modifica

Note modifica

  1. ^ Eschilo, Eumenidi, v. 51.
  2. ^ Virgilio, Eneide, IV 610.
  3. ^

    «...
    dove in un punto furon dritte ratto
    tre furïe infernal di sangue tinte,
    che membra femminine avìeno e atto,
    e con idre verdissime eran cinte;
    serpentelli e ceraste avean per crine,
    onde le fiere tempie erano avvinte.
    E quei, che ben conobbe le meschine
    della regina dell'etterno pianto.
    "Guarda - mi disse - le feroci Erine.
    Quest'è Megera dal sinistro canto;
    quella che piange dal destro è Aletto;
    Tesifone è nel mezzo"; e tacque a tanto.»

  4. ^ Neil Gaiman, Sandman Deluxe. Libro nono, traduzione di Alessandra Di Luzio, I edizione, RW Lion, maggio 2019, p. 368.
  5. ^ Mike Mignola, Hellboy Omnibus Volume 4. Hellboy all'Inferno, I edizione, Magic Press, luglio 2019, p. 288.

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