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Forte San Michele
Werk Kaiserin Elisabeth
Sistema difensivo di Verona
Ubicazione
StatoAustria Impero austriaco
Stato attualeItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
CittàVerona Verona Verona
Coordinate45°25′48.7″N 11°03′21.7″E / 45.430194°N 11.056028°E45.430194; 11.056028Coordinate: 45°25′48.7″N 11°03′21.7″E / 45.430194°N 11.056028°E45.430194; 11.056028
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Forte San Michele
Informazioni generali
TipoForte
Costruzione1854-1856
Primo proprietarioEsercito imperiale austriaco
Condizione attualedemolito
Informazioni militari
UtilizzatoreImpero austriaco
Regno d'Italia
Armamento5 cannoni da 12 cm
24 cannoni di diverso calibro
Presidio300 fanti
90 artiglieri
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Forte San Michele, originariamente chiamato Werk Kaiserin Elisabeth in nome della giovane imperatrice Elisabetta di Baviera, è un forte austriaco di Verona; voluto dal feldmaresciallo Radetzky, è stato progettato dal maggiore Conrad Petrasch, direttore della k.k. Genie-Direktion di Verona. Il forte è stato costruito tra il 1854 ed il 1856. Sul modello architettonico del forte San Michele, negli anni 1854-1861, venne costruito il Werk VI (Forte Ardietti) nel campo trincerato della piazzaforte di Peschiera: questo forte è ancora perfettamente conservato e visitabile.

Il forte è stato completamente spianato e demolito dopo la seconda guerra mondiale, per ragioni di viabilità e per dare lavoro ai disoccupati.

Indice

StrutturaModifica

Si tratta di un grande forte a tracciato poligonale con ridotto centrale, l'impianto è ottagonale, leggermente schiacciato, con due lati rientranti, a formare il fronte di gola. Il forte costituiva il cardine autosufficiente del campo trincerato sul fronte orientale, di riva sinistra d'Adige, in sito pianeggiante. Distava 3200 metri da Porta Vescovo e 500 metri dall'abitato di San Michele Extra. Situato a cavaliere della strada proveniente da Vicenza, la obbligava ad aggirarlo, e la prendeva d'infilata con le sue artiglierie, anche sul rovescio, verso San Michele Extra, con le casematte del fronte di gola. Inoltre, batteva di fronte e di fianco la ferrovia Milano-Venezia. Incrociava il fuoco con il forte Santa Caterina, sulla riva opposta, e con la batteria provvisoria del Castello di Montorio, con la quale si opponeva agli investimenti da oriente. Le sue artiglierie battevano l'intero giro d'orizzonte; l'azione di fuoco più potente era diretta verso gli opposti versanti del colle di Montorio, le Ferrazze e la collina della Musella, verso la piana fluviale a sud di San Martino Buon Albergo. Per la sua posizione, assai avanzata, il forte verrà integrato nella linea del successivo ingrandimento del campo trincerato.

Il grande ridotto del forte, a pianta circolare, deriva dalla torre casamattata cilindrica con cortile interno. La parte maggiore, in posizione centrale, è parzialmente staccata dal fronte di gola, al centro del quale, verso l'esterno, sporge la parte minore, a formare il ridotto di gola, con funzione di caponiera. Le due parti del ridotto si elevano su un solo piano, con copertura terrapienata, disposta a piattaforma per l'artiglieria. Anche il piano terra del ridotto di gola è ordinato per l'artiglieria in casamatta; mentre il ridotto maggiore, contenente i ricoveri per la guarnigione e due polveriere, è provvisto di una galleria perimetrale per fucilieri. Le riserve d'acqua erano assicurate da quattro pozzi. Il terrapieno, modellato sul poligono d'impianto, è ordinato per le artiglierie da fortezza, con postazioni a cielo aperto. La scarpata esterna del terrapieno scende fino al livello del fosso asciutto perimetrale, dove è presidiata dal muro distaccato alla Carnot. Sui salienti principali del poligono sporgono le caponiere casamattate per il fiancheggiamento del fossato, provviste di cannoniere e fuciliere.

Due poterne mettono in comunicazione il piazzale interno del forte con il cammino di ronda lungo il muro alla Carnot, ordinato per fucilieri, e con le tre caponiere. All'esterno, completava l'opera la controscarpa a pendenza naturale, rivestita dal muro aderente solo in corrispondenza delle caponiere.

Provenendo da Verona, superata la chiesa sanmicheliana della Madonna di Campagna, si presentava un'architettura orizzontale, adattata al profilo pianeggiante. Al forte si accedeva attraverso due portali ad arco, preceduti da ponte levatoio, inseriti simmetricamente nel fronte di gola, accanto al ridotto. Come il forte Chievo, infatti, è da osservare quale modello di architettura militare absburgica, per le future fortificazioni di Verona e dell'Impero austriaco. È ragguardevole la perfezione geometrica dell'impianto planimetrico, la sua simmetria, la combinazione di tracciati circolari e poligonali, nonché la complessa e razionale articolazione delle parti in un'opera di assoluta unità spaziale. A Verona, è l'ultima prova del talento architettonico di Conrad Petrasch.

ArmamentoModifica

Riserve di munizioni: circa 510.000 kg di polveri

Presidio di guerraModifica

Presidio di emergenza: 190 uomini

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967, ISBN non esistente.
  • Guido Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970, ISBN non esistente.
  • Gino Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, Vita veronese, 1983, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, L'architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Edizioni B.P.V., 1988, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Edizioni B.P.V., 1994, ISBN non esistente.
  • Margherita Marvulli, Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005, ISBN 978-8824011112.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica