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Franco Castellazzi (Redavalle, 10 gennaio 1941[1]Redavalle, 27 agosto 2001[2]) è stato un politico italiano, fra i fondatori della Lega Nord. Nei primi anni della sua storia è stato il "numero due" del partito,[3][4][5] nonché presidente della Lega Lombarda dal 1989 al 1991.[6] Dopo aver abbandonato la Lega ha avuto ruoli in vari partiti minori.

BiografiaModifica

Sposato con Antonella Ferrari[7], ha studiato giurisprudenza ed è stato pubblicitario ed imprenditore.[1] È stato proprietario del ristorante, bar, discoteca, piscina "Il Fontanile" a Redavalle, in provincia di Pavia, dove ha inventato lo spogliarello maschile,[8] trovata ironica per festeggiare l'8 marzo 1986.[9] Nel 1986 conosce Umberto Bossi, assieme al quale fonda la Lega Lombarda.[10] Alle elezioni amministrative del 1988 viene eletto al consiglio comunale di Pavia.[11] Si ricorda, nell'ambito di una strategia che mirava a costruire l'idea che i lombardi onesti fossero minacciati dall'esterno, un discorso molto duro del novembre 1988 sul rapimento a scopo di estorsione di un pavese: Castellazzi accusò lo Stato di essere responsabile non combattendo la criminalità organizzata.[12] È stato eletto consigliere regionale in Lombardia alle elezioni del 1990, diventando capogruppo.[13]

Nei suoi discorsi puntò l'indice, fra le altre cose, contro il tricolore (accusato di essere massonico)[8], l'Inno di Mameli[14] e i campi nomadi.[15] Chiese che in Lombardia venissero inviati solo prefetti di quella regione.[16] Si è occupato della strategia fiscale della Lega.[4] Nel febbraio 1989 si tiene il primo congresso federale della Lega Lombarda per eleggere il presidente. Castellazzi, primo presidente eletto nel congresso succede a Augusto Arizzi (presidente dal 1986 al 1987) e a Silvana Bazzan (presidente dal 1987 al 1989) con Bossi alla segreteria. Mantiene tale incarico fino al 1991 quando è sostituito da Francesco Speroni.[10] Nel settembre 1991 Bossi fece un discorso molto duro contro il gruppo di Castellazzi, accusato di essere diventato parte della partitocrazia e di essersi avvicinato al Partito Socialista e alla Democrazia Cristiana[5][6].

Castellazzi sosteneva, contrariamente a Bossi, che la Lega dovesse entrare gradualmente nelle Istituzioni, era contrario alla secessione, contestava la deriva verso destra del movimento, si opponeva alle tendenze xenofobe e razziste, riteneva che la Lega dovesse preparare un'adeguata classe dirigente.[17][18] Nell'ottobre 1991 Castellazzi e altri cinque consiglieri regionali lasciarono la Lega Nord[19][20] per fondare prima la Lega autonomista federalista[21] e poi la Lega Nuova,[22] che si è sciolta però dopo meno di un anno anche a causa dell'abbandono di vari aderenti.[23] Il 18 gennaio 1992 lui e Massimo Colombo (che lo aveva seguito nella Lega Nuova) sono stati vittima a Varese di un'aggressione per la quale hanno accusato quelli che hanno definito come "gli squadristi di Bossi". Roberto Maroni, allora segretario provinciale della Lega lombarda, respinse le accuse.[24]

Nel 1993 Gianfranco Miglio, di cui Castellazzi confutava la teoria delle macroregioni, in un'intervista disse che Castellazzi in passato si era incontrato in segreto con Bettino Craxi per avvicinare la Lega al Partito Socialista, riprendendo le accuse fattegli in passato da Bossi. Castellazzi lo querelò per diffamazione sostenendo la falsità di quanto affermato.[25] Nel novembre 1993 aderisce a Alleanza Democratica, lanciando la "campagna antifisco"[26] e provocando qualche polemica sul suo ruolo all'interno del partito.[27] Si ricandida in consiglio regionale alle elezioni del 1995 con la lista Fronte Autonomista ottenendo però pochissimi voti.[28] In seguito promuove la lista Autonomia padana[29] e il movimento politico autonomista Mela, presentandosi alle elezioni amministrative in alcune circoscrizioni.[30] Nel 2001 è stato per un breve periodo leader provinciale del partito Democrazia Europea, guidato da Sergio D'Antoni.[2][31]

È morto nell'agosto 2001 all'età di 60 anni nel suo paese natale.[2] Bossi in seguito lo ha successivamente ricordato "con accenni accorati".[32]

NoteModifica

  1. ^ a b Antonella Ferrari, «Vorrei parlargli a lungo, ci farà bene», La Provincia Pavese, 30 marzo 2006. URL consultato il 14 agosto 2009.
  2. ^ a b c È scomparso Castellazzi: tra i fondatori della Lega litigò con Bossi e fu espulso, Corriere della Sera, 29 agosto 2001. URL consultato il 15 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  3. ^ Guido Passalacqua, Veleni e vendette nella Lega cresce la fronda anti Bossi, Repubblica, 14 aprile 2006. URL consultato il 17 maggio 2009.
  4. ^ a b Guido Passalacqua, Bossi contro Formica: "Sciopero delle tasse!", Repubblica, 23 luglio 1991. URL consultato il 15 maggio 2009.
  5. ^ a b Guido Passalacqua, Lega, Bossi contro Castellazzi, Repubblica, 29 settembre 1991. URL consultato il 15 maggio 2009.
  6. ^ a b Gian Antonio Stella, Così parlo il Senatur, Corriere della Sera, 26 gennaio 2000. URL consultato il 15 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  7. ^ Bossi «riabilita» Castellazzi, La Provincia Pavese, 29 marzo 2006. URL consultato il 14 agosto 2009.
  8. ^ a b "Aboliamo quel tricolore piduista", Repubblica, 8 settembre 1990. URL consultato il 17 maggio 2009.
  9. ^ Ettore Brandolini, Il Giorno, 10 marzo 1986.
  10. ^ a b Vent'anni di lotta e di governo (PDF)[collegamento interrotto], La Provincia Pavese (all'interno di una rassegna stampa sul sito della Provincia di Pavia), 16 aprile 2008, 5-6.
  11. ^ Cronistoria della Lega Nord (PDF), Lega Nord, 2-3. URL consultato l'8 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2009).
  12. ^ Damian Tambini, Nationalism in Italian politics: the stories of the Northern League, 1980-2000, Routledge, 2001, p. 49, disponibile su Google Books, su books.google.com. URL consultato l'8 maggio 2009.
  13. ^ Gian Antonio Stella, Ecco l'esercito dei "traditùr ", Corriere della Sera, 8 agosto 1996. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  14. ^ La Lega non vuole l'Inno di Mameli, Repubblica, 13 settembre 1990. URL consultato il 17 maggio 2009.
  15. ^ Linda Lucini, Rivolta leghista a Pavia: "Fuori di qui gli zingari", Repubblica, 15 settembre 1991. URL consultato il 17 maggio 2009.
  16. ^ "Lo Stato ci mandi solo prefetti di stirpe lombarda, Repubblica, 20 luglio 1990. URL consultato il 17 maggio 2009.
  17. ^ Guido Passalacqua, Quell'allarme Fiom ignorato nel '91: "Molti operai guardano alla Lega", La Repubblica, 11 giugno 2009. URL consultato il 18 giugno 2009.
  18. ^ Sisto Capra, "Ora spero di poter incontrare Bossi", La Provincia Pavese 30 marzo 2006; Sisto Capra, "Bossi, verità su Castellazzi", La Provincia Pavese, 22 luglio 2004; Gianfranco Accio,"Quando Castellazzi lasciò la Lega", Il Giornale dell'Oltrepò, 3 agosto 2004.
  19. ^ Vittorio Testa, "Basta con Bossi": la Lega si spacca, Repubblica, 11 ottobre 1991. URL consultato il 17 maggio 2009.
  20. ^ Guido Vergani, "È un uomo losco, traffica con la DC", Repubblica, 11 ottobre 1991. URL consultato il 17 maggio 2009.
  21. ^ Sebastiano Messina, La sfida di Bossi all'impero bianco, Repubblica, 23 novembre 1991. URL consultato il 17 maggio 2009.
  22. ^ Cronistoria della Lega Nord (PDF), Lega Nord, 10-11. URL consultato l'8 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2009).
  23. ^ Marco Garzonio, Il sogno è finito. Sciolta la Lega Nuova, Corriere della Sera, 15 settembre 1992. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  24. ^ Calci e pugni per Colombo e Castellazzi, Repubblica, 21 gennaio 1992. URL consultato il 17 maggio 2009.
  25. ^ Domanda di autorizzazione a procedere contro il senatore Gianfranco Miglio (PDF), Senato della Repubblica, 25 ottobre 1993. URL consultato il 16 maggio 2009.
  26. ^ Venanzio Postiglione, Torna in campo il nemico di Bossi, Corriere della Sera, 17 novembre 1993. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  27. ^ Venanzio Postiglione, Castellazzi l'indesiderato spacca AD, Corriere della Sera, 18 novembre 2009. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  28. ^ Oltre 6 mila voti a Guglielmo (FI) , solo 24 all'ex leghista Castellazzi, Corriere della Sera, 25 aprile 1995. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  29. ^ Sandro Repossi, Pavia, bufera elettorale, Corriere della Sera, 28 marzo 1997. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  30. ^ Enrico Caiano, I "desaparecidos" del Carroccio: "Bossi ormai ha perso tutto travolto dal mito della Padania", Corriere della Sera, 18 agosto 1999. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  31. ^ Andrea Biglia, Pavia, aspiranti candidati in lista d'attesa, Corriere della Sera, 28 marzo 2001. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  32. ^ Lorenzo Fuccaro, Il leader «designa» Giorgetti. E lancia un test sulle alleanze, Corriere della Sera, 3 marzo 2002. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).

Voci correlateModifica

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