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Franco Tosoni Pittoni
Franco Tosoni Pittoni.jpg
NascitaTrieste, 2 dicembre 1904
MorteOceano atlantico, 5 luglio 1941
Cause della morteaffondato con il proprio sommergibile
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Marina
Specialitàsommergibilista
GradoCapitano di Corvetta
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneMediterraneo - Campagna italiana dell'Atlantico
Comandante disommergibile Alpino Bagnolini e sommergibile Michele Bianchi
Decorazioni2 medaglie d'argento al valor militare e due medaglie di bronzo
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Franco Tosoni Pittoni (Trieste, 2 dicembre 1904Oceano Atlantico, 5 luglio 1941) è stato un militare italiano. Prestò servizio con la Regia Marina durante la seconda guerra mondiale nel corso della quale fu il primo sommergibilista italiano a riportare una vittoria con l'affondamento dell'incrociatore britannico Calypso.

BiografiaModifica

Prese parte alla Crociera aerea del Decennale del 1933, che come è noto ebbe il supporto di due battelli (Balilla e Domenico Millelire). L'allora sottotenente di vascello Tosoni Pittoni tuttavia non era imbarcato su alcuno di questi, bensì come comandante in seconda sulla vedetta Giuseppe Biglieri, al comando del capitano di corvetta Umberto Rouselle (che in guerra comanderà l'incrociatore pesante Trieste col grado di capitano di vascello), che assieme alla Pellegrino Matteucci scortò il convoglio.

L'affondamento del CalypsoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: HMS Calypso (D61).

Il 6 giugno 1940, prima dell'inizio delle ostilità il tenente di vascello Franco Tosoni Pittoni, al comando del sommergibile sommergibile Alpino Bagnolini, lasciò il porto di Taranto insieme al sommergibile Capitano Tarantini per raggiungere la zona operativa. All'inizio delle ostilità, ricevuto il segnale convenzionale da Maricosom[1], si dispose nella zona assegnata in attesa. Nella notte tra l'11 e il 12 giugno le vedette avvistarono l'incrociatore leggero britannico Calypso (4180 t) che insieme al gemello Caledon stava procedendo fra Creta e l'isolotto di Gaudo in missione esplorativa[2]. Tosoni d'istinto decise di attaccare con il sommergibile in superficie, senza sapere che si trattava della tattica approntata da Karl Doenitz per gli U-Boot tedeschi[1]. Dopo aver atteso di trovarsi in buona posizione d'attacco, Tosoni Pittoni ordinò il lanciò di un primo siluro ma non fece in tempo ad ordinare il secondo lancio che la deflagrazione del primo siluro squarciò la nave inglese. Tosoni ordinò immediatamente l'immersione per sfuggire al secondo incrociatore che avrebbe presto incominciato la caccia al sommergibile[2] insieme alle cacciatorpediniere di scorta[3]. Al fine di confondere l'avversario manovrò modificando continuamente la velocità e la profondità[4].

La nave colpita affondò con 39 uomini, mentre il Bagnolini uscì indenne dal bombardamento con cariche di profondità condotto dalla scorta dell'incrociatore[4]. Dopo l'affondamento Tosoni Pittoni inviò comunicazione al comando:

«Bagnolini fine indicazione autorità mittente. Avvistati ore 01.00 cacciatorpediniere seguiti metri 5.000 da incrociatori tipi imprecisati con rotta ovest alt lanciato siluro et colpito incrociatore punto 022512.»

(Franco Tosoni Pittoni telegrafand al comando sommergibili[5])

Dopo l'attacco il comandante ordinò il rientro alla base e Tosoni Pittoni fu promosso sul campo capitano di corvetta[6]. L'affondamento dell'incrociatore britannico fu citato sul bollettino di guerra n° 1 insieme all'affondamento, avvenuto il giorno successivo, della petroliera norvegese Orkanger da parte del sommergibile Naiade:

«Nel Mediterraneo nostri sommergibili hanno silurato un incrociatore ed una petroliera di 10.000 tonnellate.»

(1° Bollettino di guerra italiano[7].)

BetasomModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Betasom.

Il 13 settembre 1940 Tosoni Pittoni attraversò lo stretto di Gibilterra per trasferirsi a Bordeaux alla base atlantica di BETASOM con il sommergibile Alpino Bagnolini e il 18 settembre affondò il mercatile spagnolo Cabo Tortosa che pur essendo neutrale era stato indicato erroneamente dai servizi segreti come al servizio degli Alleati[8]. Tosoni Pittoni era inizialmente intenzionato a verificare la merce trasportata ma l'arrivo all'orizzonte di unità navali lo fecero decidere per l'affondamento[9]. All'equipaggio fu lasciato il tempo di mettersi in salvo.

L'8 dicembre 1940 partì per una nuova missione a ovest dell'Irlanda e undici giorni più tardi colò a picco il piroscafo britannico Amicus (3660 tsl).

Nella primavera 1941 fu assegnato al comando del sommergibile Michele Bianchi; morì nell'affondamento dello stesso avvenuto il 5 luglio 1941 da parte del sommergibile britannico HMS Tigris.

Affondamenti avvenuti sotto il comando di Franco Tosoni PittoniModifica

Sommergibile Data Nave affondata Nazionalità Tonnellaggio Note
Alpino Bagnolini 12 giugno 1940 HMS Calypso   Regno Unito 4180 tsl
Alpino Bagnolini 18 settembre 1940 Cabo Tortosa   Spagna 3302 tsl
Alpino Bagnolini 19 dicembre 1940 Amicus   Regno Unito 3660 tsl

[10]

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di sommergibile, avvista in ore notturne una forza navale nemica, composta da incrociatori e cacciatorpediniere, la attaccava risolutamente con siluro ed affondava uno degli incrociatori, nonostante viva reazione nemica, dimostrando in tutta l'azione doti cospicue di coraggio, di serenità e di perizia nella condotta dell'unità al suo comando.»
— Mediterraneo Orientale, notte del 12 giugno 1940[11]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di sommergibile oceanico, nel corso di una lunga missione atlantica affondava un piroscafo nemico. Fatto successivamente segn a violenta azione offensiva che danneggiava la propria unità, emergeva dopo aver preso tutte le disposizioni necessarie per una disperata difesa in superficie e, con abile manovra, mentre si sottraeva ad una critica situazione, riusciva a silurare un incrociatore ausiliario nemico. Faceva fronte con ogni mezzo alle gravi deficienze derivanti dalle avarie subite, riuscendo a portare in salvo l'unità.»
— Oceano Atlantico, Dicembre 1940[11]
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di sommergibile in numerose missioni di guerra in acque insidiate dall'avversario, dimostrava di possedere elevata capacità professionale e spirito di sacrificio. In ogni circostanza superava con serenità ed ardimento i pericoli delle insidie nemiche»
— Mediterraneo e Oceano Atlantico 10 giugno 1940-1º maggio 1941[11]
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di sommergibile oceanico partecipava a numerose missioni di guerra assolvendo il proprio incarico con abnegazione ed elevato sentimento del dovere. Nei pericoli e fra le insidie avversarie, dava sempre prova di serenità e coraggio. Scompariva in mare, combattendo per la Patria, in seguito alla perdita dell'unità.»
— Oceano Atlantico 2 maggio-9 giugno 1941[11]

NoteModifica

  1. ^ a b Giulio Raiola, Un bersaglio alla luce del sole, su Historia n° 386 aprile 1990, pag 62
  2. ^ a b Giorgerini 2002, p. 238.
  3. ^ Candia 2011, p. 48.
  4. ^ a b Giorgerini 2002, p. 238-239.
  5. ^ Candia 2011, p. 48-48.
  6. ^ Fulvio Candia, L'eroismo dei marinai italiani, edizione Greco & Greco, Milano, 2011, pag. 50
  7. ^ Candia 2011, p. 49.
  8. ^ Giorgerini 2002, p. 442.
  9. ^ http://www.regiamarina.net/detail_text_with_list.asp?nid=84&lid=2&cid=7 Il C.C. Tosoni Pittoni aveva intenzione di emergere e verificare il cargo, ma fumo all'orizzonte lo costrinse a prendere la critica decisione di attaccare
  10. ^ http://www.regiamarina.net/sub_actions.asp?nid=195&lid=2&captain=Berengan
  11. ^ a b c d http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/#

BibliografiaModifica

  • Elio Andò, BETASOM. I sommergibili italiani negli oceani, Italia Editrice, 1997.
  • Fulvio Candia, L'eroismo dei marinai italiani, Milano, Greco & Greco Editori, 2011.
  • Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002, ISBN 978-88-04-50150-3.
  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002, 978-8-80450-537-2.

PeriodiciModifica

  • Erminio Bagnasco, Maurizio Brescia, I sommergibili italiani 1940-1943. Parte 1ª-Mediterraneo, in Storia Militare Dossier (Parma, Ermanno Albertelli Editore), nº 11, novembre-dicembre 2013.
  • Erminio Bagnasco, Maurizio Brescia, I sommergibili italiani 1940-1943. Parte 2ª-Oceani, in Storia Militare Dossier (Parma, Ermanno Albertelli Editore), nº 11, gennaio-febbraio 2014.

Voci correlateModifica