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«"A cosa ti ispiri?", "A tutto".»

(Fulco di Verdura al pronipote Alessandro Koch Lequio di Assaba)
Il duca Fulco di Verdura (1939 circa)

Fulco Santostefano della Cerda, duca di Verdura (Palermo, 20 marzo 1898Londra, 15 agosto 1978), è stato un artista e nobile italiano, coetaneo e cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.[1].

È ritenuto un'icona di stile del XX secolo. Conobbe e frequentò personaggi come Coco Chanel e Salvador Dalí.[2][3]

Fulco di Verdura emigrò dalla Sicilia, risiedendo a Parigi, dove lavorò alla Maison Chanel e più avanti a New York, sulla Fifth Avenue, dove fondò il suo marchio di gioielli, seguito da esponenti del mondo dello spettacolo e del jet set internazionale.[3][4]

BiografiaModifica

Nacque da Giulio Santostefano della Cerda, e da Carolina Valguarnera, dei principi di Niscemi. Sulle sue origini scrisse:

«il nome del nostro casato era San Esteban y de La Cerda....I La Cerda discendevano dagli infanti nipoti di Alfonso X il Savio, re di Castiglia e León. Il loro padre, Don Fernando, aveva sposato Bianca, figlia di San Luigi re di Francia. Quando morì.....il suo trono fu usurpato dallo zio Sancho. Donde insurrezioni e guerre con l'Aragona, che sosteneva i diritti degli Infanti, la cui nonna, moglie di re Alfonso, era Violante di Aragona. La Francia li appoggiava e, moderatamente, anche il Papa, ma alla lunga trionfo lo zio Sancho che salì con il nome di Sancho IV. Per generazioni i La Cerda lottarono con i re di Castiglia e si calmarono solo con il Ducato di Medina Coeli. Verso la prima metà del XVII secolo un ramo dei La Cerda venne in Sicilia, divenuta parte del regno di Spagna in seguito all'unione di Castiglia e Aragona; esso si estinse con Dona Hippolita "Vergine in capillis", prontamente accasata con il cugino Don Diego San Esteban. In occasione di questa fausta unione venne creato da Filippo III il titolo di Marchese di Murata La Cerda.[1]»

Crebbe a villa Niscemi.[5][6] Alla morte del padre, avvenuta nell'agosto del 1923, ereditò il titolo di duca[7], ma anche una situazione economica precaria. Con il denaro rimastogli organizzò una festa a Palazzo Verdura, molto discussa in quegli anni per la presenza di principi e aristocratici da tutta Europa[2], fra i cui invitati prese parte anche Elsa Maxwell.[1]
Dapprima a Venezia, partì per la Francia, dove avviò la sua carriera lavorando a varî progetti per Coco Chanel, a cui fu presentato dai coniugi Porter (Cole e Linda) nel 1927.[2][3][4]
Trasferendosi negli Stati Uniti nel 1934, lavorò in California alle dipendenze del gioielliere Paul Flato[5], fino a che si mise in proprio aprendo il celebre negozio sulla Fifth Avenue a New York (1939).[8]

I gioielli di Fulco di Verdura sono stati indossati da attrici hollywoodiane, fra cui Katherine Hepburn, Lana Turner, Lauren Bacall, Gene Tierney; tra i suoi clienti vi furono i Windsor e gli Agnelli, i Ruspoli e i Crespi; i suoi gioielli sono interesse da collezione da parte di magnati quali gli Astor, i Wanderbildt, i Rotschild così come dalle stiliste Coco Chanel, Diana Vreeland, Helena Rubinstein.[2][6]

Lo stile dei suoi gioielli era ispirato ai capolavori dell'arte barocca siciliana, alle tele del Tiepolo, al mondo principesco della sua infanzia in Sicilia, così come all'universo marino.[2][3]

Collaborò con Luchino Visconti alle scenografie del film Il Gattopardo.[2]

Negli ultimi anni della sua vita, ormai circondato dal successo internazionale, si dedicò alla pittura e scrisse le sue memorie.[1] Non si sposò mai e non ebbe figli, con lui si estinse la casata dei Santostefano della Cerda. Dispose che dopo la sua morte le sue ceneri venissero portate a Palermo e conservate nella tomba di famiglia, nel cimitero di Sant'Orsola.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Fulco di Verdura, Estati felici, Palermo, Novecento, 1994 [Milano, Feltrinelli, 1977], ISBN 88-373-0244-4, SBN IT\ICCU\SBL\0158110.
  2. ^ a b c d e f Salvatore Ferlita, Il designer delle dive, in La Repubblica, 22 giugno 2006. URL consultato il 3 febbraio 2016.
  3. ^ a b c d (EN) Tara Mulholland, Fulco di Verdura: The elegant beguiler of stars, in New York Times, venerdì 2 maggio 2008. URL consultato il 3 febbraio 2016.
  4. ^ a b Deanna Farneti Cera, Accessori: Bijoux, in Enciclopedia della moda (Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana), 2005. URL consultato il 3 febbraio 2016.
    «Tra i molti collaboratori di Chanel ricordiamo il siciliano Fulco Santostefano della Cerda, duca di Verdura (1899-1976), creatore dei famosi bracciali rigidi con la croce maltese, il quale successivamente, emigrato negli Stati Uniti, si dedicò alla gioielleria e aprì un prestigioso negozio a New York.».
  5. ^ a b Stefano Malatesta, Prezioso fu il suo genio, in La Repubblica, 4 marzo 1999. URL consultato il 3 febbraio 2016.
  6. ^ a b Santostefano della Verdura, Fulco, Archivio biografico comunale. URL consultato il 3 febbraio 2016.
  7. ^ Patricia Corbett.
  8. ^ (EN) Sito ufficiale, su verdura.com. URL consultato il 3 febbraio 2016.

BibliografiaModifica

  • Domitilla Alessi (a cura di), Fulco di Verdura, Palermo, Novecento, 1999, ISBN 88-373-0353-X.
  • Patricia Corbett, Fulco di Verdura. Vita e opere di un maestro gioielliere, Palermo, Novecento, 2005, ISBN 88-373-0415-3.
  • Maria Concetta Di Natale e Luigi Sarullo (a cura di), Dizionario degli artisti siciliani, vol. 4, Palermo, Novecento, 2014, ISBN 88-373-0476-5.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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