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Giovanni Francesco Aldobrandini

generale italiano
Giovanni Francesco Aldobrandini
11 marzo 1545 – 17 settembre 1601
Nato aFirenze
Morto aVaraždin
Dati militari
Paese servitoFlag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio
Forza armataVexillum Sanctae Romanae Ecclesiae.svg Esercito pontificio
GradoGenerale
GuerreLunga Guerra
BattaglieAssedio di Esztergom (1595)
Assedio di Papa
Assedio di Giavarino
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Corona real abierta.svg
Giovanni Francesco Aldobrandini, I principe di Meldola
Principe di Meldola
Stemma
In carica 1597 –
1601
Predecessore Titolo inesistente
Successore Giorgio Aldobrandini, II principe di Meldola
Trattamento Sua grazia
Nascita Firenze, 11 marzo 1545
Morte Varaždin, 17 settembre 1601
Dinastia Aldobrandini
Padre Giorgio Aldobrandini
Religione cattolicesimo

Giovanni Francesco Aldobrandini, I principe di Meldola e Sarsina (Firenze, 11 marzo 1545Varaždin, 17 settembre 1601), è stato un generale e diplomatico italiano. Nipote di Clemente VIII, condusse tre spedizioni contro gli Ottomani con l'esercito pontificio nel corso della Lunga Guerra.

Indice

BiografiaModifica

Appartenente ad un ramo collaterale della famiglia degli Aldobrandini di Firenze, Giovanni Francesco era figlio di Giorgio e nacque nella capitale toscana l'11 marzo 1545. Dopo aver sposato Olimpia Aldobrandini, nipote dell'allora cardinale Ippolito, quando quest'ultimo venne eletto papa col nome di Clemente VIII il 30 gennaio 1592, si trasferì col resto della famiglia a Roma ove ottenne incarichi di prestigio presso la corte pontificia. Nel marzo del 1592, venne nominato governatore del rione di Borgo e castellano di Castel Sant'Angelo, venendo successivamente nominato comandante della guardia pontificia, generale dell'esercito pontificio ed infine governatore di Ancona nel marzo del 1593. Per quanto non avesse potuto godere di un'istruzione adeguata a questi ruoli, Giovanni Francesco si dimostrò comunque versato in queste pratiche al punto da arrivare a godere di una certa influenza anche sullo stesso pontefice e sul cardinale consigliere Pietro Aldobrandini.

La missione diplomatica in SpagnaModifica

Per questa fiducia riposta, Clemente VIII gli affidò una delicata missione diplomatica nel novembre del 1594 che prevedeva: in previsione di possibili scontri coi turchi nel vicino oriente, il papa aveva compreso la sua fondamentale necessità di riappacificarsi con le principali monarchie cristiane d'Europa e per questo inviò l'Aldobrandini a cercare di convincere il governo spagnolo a rivedere le proprie posizioni su Enrico IV di Francia e sui suoi rapporti con lo Stato della Chiesa. La missione a Madrid riuscì solo parzialmente perché Filippo II, pur dando il proprio appoggio al pontefice ed all'imperatore Rodolfo II del Sacro Romano Impero per eventuali azioni contro i turchi, si mantenne sfuggente nel futuro delle relazioni con la Francia.

La guerra contro i turchi in UngheriaModifica

Giovanni Francesco fece ritorno a Roma il 16 maggio 1595 e Clemente VIII gli affidò il comando di un contingente di truppe che era intenzionato ad inviare in Ungheria in supporto all'esercito imperiale ivi presente. Il 4 giugno di quello stesso anno, presso la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, fu Clemente VIII in persona a consegnare al nipote, con una solenne cerimonia, il bastone di comandante d'esercito e dopo un mese giunse ad Hainburg, appena sotto le mura di Vienna. Da qui, in agosto, le truppe si spostarono a Gran, città assediata vittoriosamente dalle truppe imperiali, la quale cadde il 2 settembre successivo. Sempre come comandante, l'Aldobrandini prese quindi parte alla presa di Esztergom (Strigonio), ma non poté proseguire oltre nella campagna a causa di gravi dissidi tra i papalini e gli imperiali, oltre ad una epidemia che colpì le truppe nel mese di settembre, fatti che indussero Clemente VIII a ritirare il proprio corpo di spedizione.

Nel febbraio del 1597, Clemente VIII inviò nuovamente Giovanni Francesco in missione diplomatica, questa volta a Vienna presso l'imperatore Rodolfo II, in previsione di una nuova campagna miliare in Ungheria contro i turchi. Nel luglio di quello stesso anno partì alla volta di Ovgr al fianco dell'arciduca Massimiliano. Il piano d'azione di Giovanni Francesco prevedeva l'immediata conquista di Buda che, colta di sorpresa, avrebbe inflitto una notevole sconfitta demoralizzante al nemico, ma i comandanti militari alleati (che infine prevalsero) proposero invece di attaccare e conquistare prima le città di Papa e Giavarino. Il primo assedio fu affare di qualche giorno, mentre l'Assedio di Giavarino si protrasse per due mesi sino a quando non venne tolto dall'arciduca Massimiliano. Le truppe pontificie, pur distintesi in entrambi i combattimenti, apparivano ancora una volta decimate dall'epidemia e per questo Giovanni Francesco decise di sciogliere l'esercito e di fare ritorno a Roma coi duemila uomini rimastigli.[1]

Per ricompensarlo dell'oneroso servizio svolto a favore della chiesa, Clemente VIII gli concesse il titolo di principe appoggiato ai feudi di Meldola e Sarsina, garantendogli una rendita di 60.000 scudi annui, coi quali acquistò nuove terre in Emilia e ritirandosi a vita privata

Quando nel 1601 Clemente VIII propose nuovamente la costituzione di un corpo di spedizione pontificio da inviare in Ungheria contro i turchi, Giovanni Francesco venne prescelto ancora una volta come comandante e partì da Roma il 1 giugno con novemila uomini. Due mesi dopo giunse coi suoi uomini a Varadino dove si ritrovò ancora una volta con gli alleati imperiali, ma ancora una volta sorsero delle divergenze sulla strategia militare da adottare: contrariamente a quanto aveva proposto qualche anno prima, Giovanni Francesco propose di attaccare e conquistare la piazzaforte di Kanisza per indebolire il nemico anziché abbattersi direttamente su Buda come i generali imperiali proponevano. Non ebbe ad ogni modo maniera di prendere parte ad alcuna operazione in quanto, ammalatosi di febbre, morì improvvisamente il 17 settembre di quello stesso anno. La sua salma, trasportata a Roma, ebbe delle esequie solenni e venne sepolta nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Nel 1602 Clemente VIII fece erigere una statua in suo onore nella Sala dei Conservatori del Campidoglio.

NoteModifica

  1. ^ Si disse anche che tale motivazione fosse stata dovuta al fatto di un possibile imminente conflitto tra Clemente VIII e Cesare d'Este per la devoluzione della città di Ferrara allo Stato Pontificio, conflitto poi conclusosi pacificamente con la Convenzione di Faenza del 12 gennaio 1598.

BibliografiaModifica

  • R. Hinojosa, Los despachos de la diplomacia pontificia en España vol. I, Madrid 1896, pp. 383–392
  • V. Ceresole, Di alcune relazioni tra la casa degli Aldobrandini e la repubblica di Venezia, Venezia 1880, pp. 20 ss.
  • A. Guglielmotti, Storia della marina pontificia, VII, Roma 1892, pp. 115, 142
  • K. Horvat, Vojne exspedicije Klementa VIII. u Ugarsku i Hrvatsku, Zagreb 1910
  • L. Argegni, Condottieri, capitani, tribuni, Milano 1936
Controllo di autoritàVIAF (EN88746273 · ISNI (EN0000 0001 1577 1738 · GND (DE1033659053 · BAV ADV10083121 · CERL cnp01940828
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