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Giuseppe Santoro

generale e aviatore italiano
Giuseppe Santoro
Giuseppe Santoro.png
NascitaNapoli, 9 novembre 1894
Morte2 giugno 1975
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Italia Italia
Forza armataRegio Esercito
Regia Aeronautica
Aeronautica Militare Italiana
ArmaArtiglieria
Ricognizione
CorpoCorpo aeronautico militare
Reparto26ª Squadriglia
32ª Squadriglia
2ª Sezione SVA
GradoGenerale di squadra aerea
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra italo-etiopica
Seconda guerra mondiale
Comandante di20º Stormo
1ª Divisione Caccia Terrestre "Aquila"
sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica
Decorazionivedi qui
Pubblicazionivedi qui
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Giuseppe Santoro (Napoli, 9 novembre 18942 giugno 1975) è stato un generale e aviatore italiano, combattente della prima guerra mondiale, ricoprì l'incarico di sottocapo di Stato maggiore della Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale. È autore de L'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, storia in due volumi della partecipazione dell'aeronautica italiana al secondo conflitto mondiale.

BiografiaModifica

Nacque nel quartiere San Ferdinando di Napoli il 9 novembre 1894,[1] e dopo essersi arruolato nel Regio Esercito partecipò alla prima guerra mondiale (1915-1918) inizialmente assegnato con il grado di tenente al 12º Reggimento artiglieria da campagna[2] e poi[N 1] al Corpo Aeronautico Militare come osservatore.[2] Il 25 agosto 1917 è nella 26ª Squadriglia, il 25 ottobre nella 32ª Squadriglia ed alla fine della guerra era in servizio nella 2ª Sezione SVA.[2] Decorato due volte di Medaglia d'argento al valor militare,[2] e rimasto anche ferito durante una missione di volo, dopo la fine del conflitto transitò nella neocostituita Regia Aeronautica. Nel 1932 fu comandante del 20º Stormo. Teorico riconosciuto, svolse spesso incarichi come insegnante, fra cui, nel 1934-1936, quelli dell'impiego e della logistica aerea presso la Scuola di guerra aerea di Firenze.[2] Con Gino D'Angelo fu direttore della rivista Le Vie dell'Aria.[2]

Promosso al grado di generale di brigata aerea nel febbraio 1936, assunse in seguito l'incarico di comandante della 1ª Divisione Caccia Terrestre "Aquila". Lasciò il comando dell'unità il 6 luglio 1939, sostituito dal generale di divisione aerea Vincenzo Velardi.

Sottocapo di Stato maggiore della Regia AeronauticaModifica

Il 1 novembre dello stesso anno, poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, divenne sottocapo di Stato maggiore della Regia Aeronautica. Promosso generale di squadra aerea nel giugno 1940, poco prima dell'entrata in guerra dell'Italia, mantenne l'incarico di sottocapo di Stato maggiore[3] fino all'armistizio dell'8 settembre 1943.

Il 1º marzo 1942 partecipò ad una riunione avvenuta presso lo Stato Maggiore della Regia Aeronautica, cui parteciparono anche il generale di divisione aerea Vincenzo Velardi, il generale di divisione aerea Umberto Cappa, il generale di brigata aerea Simon Pietro Mattei, e il colonnello Mario Porru-Locci. In tale riunione fu designato il comandante pilota del velivolo da trasporto Savoia-Marchetti SM.75RT che avrebbe dovuto volare dall'Italia al Giappone, ritornando successivamente in Patria, il tenente colonnello Amedeo Paradisi.[N 2] Il 6 settembre 1943 fu informato dal Ministro dell'Aeronautica Renato Sandalli[4] insieme al comandante della 3ª Squadra aerea (con Quartier generale a Roma) generale Eraldo Ilari, dell'avvenuta firma dell'armistizio, ricevendo le prime precise istruzioni su come comportarsi. Dopo la proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943, egli rimase fedele al legittimo governo Badoglio.

Raggiunto il limite d'età nel novembre 1949, alla stessa data venne richiamato in servizio e destinato quale rappresentante dell'Aeronautica Militare alla presidenza del Centro alti studî militari. Fu incaricato dal generale Mario Ajmone Cat di scrivere la storia della Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale, e nel 1957 diede alle stampe i due volumi de L'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, in cui denunciava le carenze e gli sbagli compiuti dai vertici militari e industriali negli anni precedenti lo scoppio della guerra.[5] Morì il 2 giugno 1975.

OnorificenzeModifica

  Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia
«Sottocapo di Stato Maggiore dell'aeronautica durante venti mesi di guerra e stato prezioso collaboratore del Capo di Stato Maggiore nella condotta e nella preparazione brillantemente compiute dalla Arma aerea nei vari settori operativi e ha reso eminenti servizi con entusiastica fede, sapiente predisposizione dei mezzi e genialità d'impiego. 10 giugno 1940-XVIII-30 giugno 1942-XX.[1]»
— Regio Decreto 4 agosto 1942[6]
  Medaglia d'argento al valor militare
«In numerosi voli di ricognizione e di osservazioni di tiro, sempre fortemente ostacolato dalle offese delle artiglierie e dei velivoli nemici, che molte volte colpirono il suo apparecchio, dava ininterrottamente prova di ardire e di entusiasmo, assolvendo sempre il suo compito con serenità e perizia. Cielo del Monte Pasubio e dell'Altipiano di Asiago, febbraio-dicembre 1917
  Medaglia d'argento al valor militare
«Osservatore d’aeroplano, incaricato di una difficile osservazione di tiro, la tentata in lungo volo una prima volta; la ripeteva e portava al compimento la seconda. Ferito e con l’aeroplano colpito in parti vitali, non curava la perdita di sangue ne le condizioni pericolose dell’apparecchio, e sorvolando altri campi, raggiungeva il proprio più lontano, solo preoccupato di riferire celermente sulle osservazioni fatte. Cielo di Primolano, 20 maggio 1918
  Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale

PubblicazioniModifica

  • L'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, 2 vol., Edizioni Esse, Roma,. 1957.[7]

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Aveva la laurea in ingegneria.
  2. ^ Gli altri piloti presi in considerazione furono i tenenti colonnelli Antonio Moscatelli, Giorgio Rossi, Enrico Cigerza.

FontiModifica

  1. ^ a b Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1969, p. 175.
  2. ^ a b c d e f Mancini 1936, p. 540.
  3. ^ Ferrari 2005, p. 78.
  4. ^ Patricelli 2009, p. 115.
  5. ^ Baroni 2005, p. 76.
  6. ^ Bollettino Ufficiale 1942, disp.36, pag.1851.
  7. ^ Ferrari, Rochat 2004, p. 434.

BibliografiaModifica

  • Pietro Baroni, 8 settembre 1943: il tradimento, Milano, Greco & Greco, 2005.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • Massimo Ferrari, Giancarlo Garello, Le ali del ventennio: l'aviazione italiana dal 1923 al 1945. Bilanci storiografici e prospettive di giudizio, Milano, Franco Angeli Storia, 2005, ISBN 88-464-5109-0.
  • Paolo Ferrari, Giorgio Rochat, L'Aeronautica italiana. Una storia del Novecento, Milano, Franco Angeli Storia, 2004, ISBN 88-464-5109-0.
  • Vincenzo Lioy, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica (1919-1937) Vol.2, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1965.
  • Luigi Mancini (a cura di), Grande Enciclopedia Aeronautica, Milano, Edizioni Aeronautica, 1936.
  • Manlio Molfese, L'aviazione da ricognizione italiana durante la grande guerra europea (maggio 1915-novembre-1918), Roma, Provveditorato generale dello Stato, 1925.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012, ISBN 978-88-6288-144-9.
  • Ordine Militare d'Italia 1911-1964, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1925.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Marco Patricelli, Settembre 1943 - I giorni della vergogna, Bari, Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-420-8827-1.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, 1993, ISBN 88-04-44940-3.

PubblicazioniModifica

  • Giuliano Colliva, Ritratto segreto dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, in Storia Militare, nº 63, Parma, Ermanno Albertelli Editore, dicembre 1998, pp. 4-17.

Collegamenti esterniModifica

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