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Glauco (figlio di Poseidone)

personaggio della mitologia greca, figlio di Poseidone e di una Naiade
Glauco
Gruppo del Glauco - Fontana delle Naiadi in Piazza della Repubblica (ex Piazza Esedra) - Rome, Italy - 10 April 2009.jpg
Glauco sulla Fontana delle Naiadi di Roma
Nome orig.Ἀνθηδών
SessoMaschio
Luogo di nascitaAntedone
ProfessionePescatore divenuto divinità

Glauco (in greco antico: Γλαῦκος, Glâukos) è un personaggio della mitologia greca. Fu un pescatore divenuto divinità[1].

Nella mitologia e religione greca, questo personaggio ebbe molta rilevanza e fu protagonista di molte leggende in parte giunte fino a noi ed altre che furono raccontate in opere oggi sfortunatamente perdute, ma che comunque possiamo conoscere grazie alle numerose citazioni esistenti ne i Deipnosofisti di Ateneo di Naucrati.

Indice

GenealogiaModifica

Figlio di Poseidone[2] e della ninfa Nais[2] o di Nereo[3] o di Copeo[2] o di Polibo[2] ed Eubea[2] o di Antedone[2] ed Alcione[2].

Virgilio gli attribuisce come figlia la sibilla Cumana Deifoba[4].

MitologiaModifica

Le leggende di Glauco furono trattate da autori greci[5][1] e furono riprese ed ampliate dagli autori romani[6][7].

Il pescatore e la divinazioneModifica

Glauco nacque come mortale e visse come pescatore nella città di Antedone[1] ed un giorno osservò che alcuni dei suoi pesci pescati, dopo aver mangiato una certa erba, ritornavano a vivere e così decise di assaggiarla[6].
L'erba lo rese immortale[1], ma gli mutò i piedi in pinne ed ebbe la coda di pesce al posto delle gambe, così fu costretto a rimanere per sempre nel mare. Glauco inizialmente fu sconvolto da questa metamorfosi, ma Oceano e Teti lo accolsero tra le divinità del mare e gli insegnarono l'arte della profezia[1][6].

Tzetzes aggiunse alla leggenda il fatto che Glauco divenne immortale ma non immune all'invecchiamento[8].

Ateneo di Naucrati riporta due varianti della leggenda. In una, Glauco scoprì ed assaggiò l'erba dopo aver catturato una lepre sul monte Oreia e, ritrovatosi in uno stato di follia, fu fatto precipitare da Zeus nel mare in tempesta[9].
Nell'altra fu lui ad essere il costruttore e timoniere della nave Argo (quando in genere questo ruolo è attribuito ad Argo di Tespi) e, durante una battaglia navale tra Argonauti ed Etruschi, cadde in mare per volontà di Zeus divenendo una divinità[9].

L'erbaModifica

Alessandro Etolo, citato da Ateneo di Naucrati, riferì che l'erba magica cresceva sull'isola Thrinacia (probabilmente Malta o la Sicilia) che era sacra ad Helios ed era usata come rimedio contro l'affaticamento dei cavalli del dio sole. Escrione di Samo scrisse che fosse il dente di cane e si credeva che fosse stato seminato da Crono[9].

Gli amori di GlaucoModifica

Scilla e CirceModifica

 
Glauco e Scilla di Bartholomeus Spranger c.1581

Igino racconta che Glauco s'innamorò di Scilla (in origine una bellissima ninfa) e che Circe gelosa (poiché era a sua volta innamorata di Glauco), versò una pozione malefica nell'acqua del mare dove Scilla si era immersa per trasformarla in un mostro marino[10].

Nella versione di Ovidio, Scilla rifiutò le sue avances e quando Glauco si rivolse a Circe per avere un filtro d'amore, lei, comunque gelosa, versò la pozione malefica nel tratto di mare dove Scilla era solita fare il bagno[6][7].

Arianna, Sime ed altriModifica

Ateneo di Naucrati scrive dell'esistenza di due opere (scritte da Evante e Teolito di Metimna), dove Glauco ed Arianna ebbero una relazione avvenuta dopo che lei fu abbandonata da Teseo sull'isola di Nasso. Glauco fu inoltre combattuto e vinto da Dioniso che dapprima lo legò, ma dopo aver conosciuto il suo nome e la sua origine lo liberò[9].

In altre testimonianze, Ateneo di Naucrati cita Mnaseas che scrisse di Glauco che rapì Syme in un viaggio di ritorno dall'Asia e che fece in modo che l'isola di Syme prendesse il suo nome[9].
Secondo Eschrione di Samo, Glauco era l'amante della semi-storica Hydne[9].

Glauco avrebbe avuto anche degli amori maschili poiché nell'opera Europia, Nicandro citò Nereo, mentre Edilo scrisse che fu per amore di Melicerte che Glauco si gettò in mare[9].
Secondo Nicanor invece, Glauco ed il deificato Melicerte erano la stessa persona[9].

Apparizioni e profezieModifica

Ateneo, riferendosi alla Costituzione di Delos di Aristotele (opera oggi perduta), riferì che Glauco si stabilì a Delos insieme alle Nereidi ed avrebbe dato profezie a chiunque le avesse richieste. Cita anche (questa volta con riferimento a Nicandro), che si credeva che Apollo avesse imparato l'arte della profezia da Glauco[9].

Nell'Oreste di Euripide Glauco apparse a Menelao per rivelargli l'uccisione del fratello Agamennone per mano di Clitennestra[11].

Con gli ArgonautiModifica

Diodoro Siculo e Filostrato il Vecchio, raccontano di un suo incontro tra con gli Argonauti che sorpresi da una tempesta furono dapprima l'aiuto di Orfeo che, pregando per l'intervento dei Cabiri, ottenne che il vento cessasse e che Glauco apparisse per seguire la loro nave l'(Argo) e profetizzare ad Eracle ed ai Dioscuri il futuro delle loro avventure.
Glauco parlò anche a tutti gli altri membri dell'equipaggio istruendoli a pregare ancora i Cabiri e ricordandogli di essere apparso grazie alla preghiera di Orfeo[12][13].

Apollonio Rodio racconta che l'apparizione di Glauco avvenne durante la lite tra Telamone e Giasone (avvenuta a causa dell'abbandono di Eracle e Polifemo sulla costa della Bitinia) per riconciliarli e per informarli che Eracle doveva ritornare alla corte di Euristeo per completare le dodici fatiche mentre Polifemo doveva trovare la città di Cio, il luogo dove Ilas fu rapito dalle ninfe (Ilas, si era perso in Bitinia ed in seguito sposò una ninfa)[14].

Letteratura ed arteModifica

 
Glauco posto al centro della fontana delle Naiadi

Jean-Jacques Rousseau nel Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini parla della statua di Glauco che, stando sotto il mare, si è riempita di incrostazioni fino a farlo assomigliare più a una belva mostruosa che a un dio. Questo esempio serve da metafora per l'uomo moderno il quale (come l'immagine di colui che è diventato un dio per mezzo di un'erba magica ma appare più simile a una bestia) evolvendosi nelle scienze e nelle arti, ha creduto di elevarsi ma in realtà, sostiene Rousseau, si è solo depravato.

Nel Parco dei Mostri di Bomarzo è presente una famosa statua di Glauco-Proteo.

Al centro della Fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica a Roma esiste una statua a lui dedicata.

  • Eschilo scrisse un'opera (oggi perduta) intitolata Glaucus Pontius[15].

Glauco è citato nell'Adone di Giovanni Battista Marino[18] e nel Paradiso di Dante[19].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia IX, 22.7, su theoi.com. URL consultato il 20 luglio 2019.
  2. ^ a b c d e f g (EN) Ateneo di Naucrati, Deipnosofisti, VII, 294 e 295, su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 20 luglio 2019.
  3. ^ Euripide, Oreste 362
  4. ^ Virgilio, Eneide VI, 36
  5. ^ Scholia a Apollonio Rodio, Le Argonautiche 1.1310
  6. ^ a b c d Ovidio, Metamorfosi, XIII, su it.m.wikisource.org. URL consultato il 21 luglio 2019.
  7. ^ a b Ovidio, Metamorfosi, XIV, su it.m.wikisource.org. URL consultato il 21 luglio 2019.
  8. ^ Tzetzes a Licofrone, 754
  9. ^ a b c d e f g h i (EN) Ateneo di Naucrati, Deipnosofisti, VII, 294, su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 20 luglio 2019.
  10. ^ Igino, Fabulae 199
  11. ^ Euripide, Oreste 362 ff
  12. ^ Filostrato il Vecchio, Imagines 2.15
  13. ^ (EN) Diodoro Siculo, Biblioteca Historica, IV, 48.6, su theoi.com. URL consultato il 20 luglio 2019.
  14. ^ (EN) Apollonio Rodio, Le Argonautiche, libro I, su theoi.com. URL consultato il 20 luglio 2019.
  15. ^ (EN) Eschilo, frammenti, 1, su theoi.com. URL consultato il 20 luglio 2019.
  16. ^ Suda s. v. Kallimakhos
  17. ^ (EN) Velleio Patercolo, Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo, 63, su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 20 luglio 2019.
  18. ^ Giovanni Battista Marino, L'Adone canto XIX, su it.m.wikisource.org. URL consultato il 20 luglio 2019.
  19. ^ Dante Alighieri, Paradiso, I canto (v.68), su it.m.wikisource.org. URL consultato il 20 luglio 2019.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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