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Il Gutuater, nella religione gallica, era una membro della classe sacerdotale addetto alla custodia di un santuario o un recinto sacro. Era una sub-categoria dei druidi e l'etimologia del nome ne rivela la provenienza da guth-voce,[1] con il probabile significato di invocatore o, secondo altri[2], di profeta, con un ruolo analogo al Pontifex maximus latino, anche se vitalizio.[2]

La sopravvivenza della carica è attestata anche da iscrizioni romane di inizio età imperiale, quando essa era riservata a Galli in possesso della cittadinanza romana.[2]

Il Gutuater di CenabumModifica

Famoso è il gutuater di Cenabum, rimasto altrimenti anonimo,[3] il cui prestigio derivava dall'essere il custode del nemeton centrale della Gallia.[1]

Fu forse[1] proprio questo prestigio a metterlo in grado di sobbillare, nel 52 a.C. (e forse già prima, nel 54-53 a.C., all'epoca dell'esecuzione di Tasgezio), la rivolta gallica contro la campagna di conquista di Cesare, ordinando l'eccidio dei commercianti romani insediatisi a Cenabum, oppidum dei Carnuti[4] (l'attuale Orléans).

Il massacro di Cenabum, secondo Cesare, fu pianificato con una riunione tenuta "in mezzo al bosco",[5], identificato con la foresta dei Carnuti, quale primo atto di una pianificazione che doveva portare alla sollevazione generale della Gallia. Cesare tuttavia non nomina nessuno dei Galli presenti alla riunione. Secondo Christian Goudineau, "queste righe vanno prese con molta cautela",[6] dato che il resoconto organizza la classica messa in scena di una congiura, simile a quella di Catilina, descritta da Sallustio.

In ogni caso, la notizia del massacro di Orléans volò di bocca in bocca, secondo l'usanza dei popoli gallici e, prima che faccia notte, percorre le 160 miglia che la separano dal paese degli Arverni, determinando così l'apparizione di Vercingetorige nel resoconto di Cesare.[7]

Il gutuater di Cenabum fu catturato nel 51 a.C., dopo la battaglia di Alesia e mandato a morte, per l'insistenza delle legioni che riuscirono a vincere la contrarietà di Cesare.[8]

NoteModifica

  1. ^ a b c Zecchini, Vercingetorige, 2002, Laterza, Roma-Bari ISBN 88-420-6698-2 p. 31.
  2. ^ a b c Alexander Demandt, I Celti, Il Mulino, Bologna, (ISBN 88-15-09306-0) p. 48.
  3. ^ Non va confuso infatti con quel Cotuato che, insieme a Conconnetodumno (o Conconnetodunno), si trova a capo dei Carnuti. Entrambi si guadagnano la definizione di «scellerati» da parte di Cesare (De bello Gallico VII, 3). Cfr. Zecchini, op. cit., p. 115.
  4. ^ Irzio, De bello Gallico, VIII, 38.
  5. ^ Cesare, De bello Gallico, VII, 1.
  6. ^ Christian Goudineau. Regards sur la Gaule, Ed. Errance, Paris, 1998, p. 171.
  7. ^ Cesare, De bello Gallico, VII, 4.
  8. ^ Zecchini, op. cit., pp. 81 e 83.

FontiModifica

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