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BiografiaModifica

 
Cristo e Pilato, dall'altare di Wurzach, 1437 ca

Dopo i primi anni di studio e attività, tutti concentrati nella città natale, compì una serie di viaggi forse in compagnia di Claus Sluter, durante i quali ebbe modo di conoscere e approfondire le innovazioni artistiche tardo gotiche nel nord della Francia e nei Paesi Bassi. Nel 1427 venne accolto a Ulma come cittadino esente da tasse e libero dal dovere di appartenere a una corporazione[1]. Nello stesso anno si sposò con la figlia del cittadino Adelheid Kitzin. A Ulm aprì un laboratorio, nel quale si svolse la maggior parte della sua carriera matura fino alla morte avvenuta nel 1467. Nella bottega lavorò anche il fratello Heinrich Multscher.

StileModifica

Tra il gran numero di artisti attivi in Germania per tutto il XV secolo, spesso anonimi, Multscher si distinse attraverso una forte personalità artistica, costantemente sviluppata nel corso della sua carriera. Fu un pioniere nell'introdurre in Germania, importandolo dalla Borgogna e Paesi Bassi, il realismo fiammingo che sostituì il weicher Stil, lo "stile morbido", astratto e idealizzato, tipico dell'arte tardo gotica locale[2]. Nei pannelli dipinti dell'altare di Wurzach, del 1437, il suo stile realista lo porta ad esasperare la bruttezza dei personaggi per sottolineare accenti di carattere, personalità o atteggiamento.

Una delle sue opere più emblematiche, la Trinità al Liebieghaus di Francoforte sul Meno, è modellata con una resa plastica e naturalistica straordinarie e mostra tutto il virtuosismo di questo artista nel trattare il materiale, organizzare la spazialità delle sue scene, caratterizzare i suoi personaggi e caricarli di significato teologico[3].

OpereModifica

NoteModifica

  1. ^ Geese, p. 357.
  2. ^ Geese, p. 356.
  3. ^ Geese, pp. 356-357.

BibliografiaModifica

  • Uwe Geese, Scultura gotica in Francia, Italia, Germania e Inghilterra, in Rolf Toman (a cura di), L'arte gotica, Milano, Gribaudo & Könemann, 2006.
  • Ulrich Söding, Hans Multscher – Der Sterzinger Altar Athesia, Bolzano 1991, ISBN 88-7014-611-1
  • Konrad Goehl, Faltenzählen ist leichter. Zur Transkription der Karg-Inschrift im Multscher-Katalog in AA.VV., Würzburger medizinhistorische Mitteilungen, 1998

Altri progettiModifica

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