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La prima radice
Preludio a una dichiarazione dei doveri verso la creatura umana
Titolo originaleL'enracinement. Prélude à une déclaration des devoirs envers l'être humain
L'enracinement, Simone Weil, Gallimard.jpg
Copertina dell'edizione originale
AutoreSimone Weil
1ª ed. originale1949
1ª ed. italiana1954
Generesaggio
Sottogenerefilosofia
Lingua originalefrancese

La prima radice (L'enracinement) è un saggio della filosofa francese Simone Weil, composto nel 1943 a Londra. È il suo saggio più lungo, e rappresenta una sintesi del pensiero weiliano sui temi sociali, politici e religiosi.[1]

Il titolo L'enracinement è postumo, mentre il sottotitolo Prélude à une déclaration des devoirs envers l'être humain fu coniato dalla Weil, incaricata dall'organizzazione France libre – a cui la filosofa si era unita – di raccogliere idee su come gestire una situazione di pace al termine della seconda guerra mondiale. L'opera delinea il progetto di una società nuova, basata sulle «esigenze dell'anima» e non più sui meccanismi di oppressione.[2]

Il saggio fu pubblicato nel 1949 dalla casa editrice Gallimard, nella collana Espoir diretta da Albert Camus, secondo il quale L'enracinement poteva davvero offrire le direttive per un rinascimento europeo sulle macerie della guerra.[3] Una seconda edizione, accresciuta, venne pubblicata nel 1950,[4] quando comparve anche una recensione favorevole di Emmanuel Mounier, che consigliò il libro – per lui animato in ogni pagina «da una fiamma interna» – agli individui coinvolti «nei classici intrighi del potere».[5]

Christian Möller, invece, non risparmierà critiche, definendolo «un libro in cui, fra pagine molto belle, il galimatías domina».[6] A tali critiche Augusto Del Noce ha replicato:

«Certo, non vi si può cercare la perfezione formale di altri scritti, ma ciò semplicemente perché "è un libro", mentre l'espressione naturale della coscienza tragica, quale era quella della Weil, è la forma aforistica.[7]»

Nel 1972, in un articolo per la rivista Die Zeit, Heinz Abosch affermò che il concetto weiliano di déracinement (sradicamento) non sarebbe stato possibile senza quello marxiano di «alienazione», ma il critico Thomas R. Nevin ha obiettato che il contesto sociale del déracinement offre piuttosto un richiamo alla distinzione rousseauiana fra homme naturel (uomo naturale) e homme policé (uomo civilizzato).[8]

L'opera fu tradotta in lingua italiana da Franco Fortini – che rese il titolo in La prima radice – nel 1954 per le Edizioni di Comunità. La traduzione di Fortini fu ripubblicata – con l'espressione «essere umano» anziché «creatura umana» nel sottotitolo – nel 1990 dalla casa editrice SE e nel 1996 da Leonardo Editore.

NoteModifica

  1. ^ T. Nevin, p. 389.
  2. ^ G. Fiori, pp. 13, 155.
  3. ^ T. Nevin, p. 416.
  4. ^ F. Veltri, p. 158.
  5. ^ T. Nevin, p. 514.
  6. ^ C. Möller, cit. in A. Del Noce, p. 29.
  7. ^ A. Del Noce, pp. 29-30.
  8. ^ T. Nevin, p. 503.

EdizioniModifica

  • Simone Weil, La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso la creatura umana, traduzione di Franco Fortini, Milano, Edizioni di Comunità, 1954, ISBN non esistente.
  • Simone Weil, La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l'essere umano, traduzione di Franco Fortini, con uno scritto di Giancarlo Gaeta, Milano, SE, 1990, ISBN 978-88-7710-706-0.
  • Simone Weil, La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l'essere umano, traduzione di Franco Fortini, invito alla lettura di Laura Boella, Milano, Leonardo, 1996, ISBN 88-04-40842-1.

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