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Lamine Diack

5º presidente della IAAF

BiografiaModifica

Ha un passato da atleta: nel 1958 si è aggiudicato il titolo di campione francese di salto in lungo (con una misura di 7,63 metri), mentre l'anno successivo è diventato campione universitario francese, sempre nel salto in lungo (con 7,72 metri).

Sposato, con 15 figli,[1] è stato eletto nel Consiglio della Federazione Internazionale di Atletica Leggera (IAAF) nel 1976, diventandone vicepresidente vicario nel 1991. Nel novembre 1999, alla morte dell'allora presidente Primo Nebiolo, ha assunto la carica di presidente ad interim della IAAF; è stato confermato nel ruolo con l'elezione avvenuta nel corso del 43º Congresso IAAF tenutosi a Edmonton nel 2001 e successivamente rieletto in altre tre occasioni nel 2003, 2007 e 2011. Nel 2013 ha annunciato l'intenzione di non ricandidarsi[2] e pertanto il suo mandato da quinto presidente della IAAF è scaduto il 31 agosto 2015, al termine dei campionati mondiali di atletica leggera di Pechino. Suo successore il britannico Sebastian Coe.

È stato anche presidente dell'African Amateur Athletic Confederation (dal 1973 al 2003), segretario generale della Fédération Sénégalaise d'Athlétisme (dal 1963 al 1964) e presidente della stessa federazione dal 1974 al 1978, per diventarne poi presidente onorario.[1]

Dal 1985 al 2002 ha assunto la carica di presidente del Comitato Nazionale Olimpico e Sportivo Senegalese.[1]

Indagine per corruzione e arrestoModifica

Il comitato etico del CIO ha condotto un'indagine di un anno nei confronti di Diack scoprendo che nel 1993 il dirigente aveva ricevuto tangenti dalla società di marketing sportivo Sport International and Leisure (ISL), all'epoca in bancarotta. Diack avrebbe ricevuto tre pagamenti da 30.000 dollari e 30.000 franchi francesi, riscossi personalmente in contanti e in un momento storico in cui la ISL era in trattative con la IAAF per firmare un contratto di marketing in "una situazione di conflitto di interessi".[3]

Il 1º novembre 2015 Diack, assieme a diversi alti funzionari della IAAF, sono stati tratti in arresto in Francia con l'accusa di aver ricevuto denaro (almeno 200.000 euro, nel caso di Diack) per coprire test positivi di atleti russi.[4][5] Il 10 novembre, il CIO, ha provvisoriamente sospeso Diack[6] che si è poi dimesso il giorno successivo.[7]

Il 14 gennaio 2016, nella relazione di indagine della Commissione indipendente dell'AMA, l'Agenzia Mondiale Antidoping, Lamine Diack viene descritto come soggetto che, con la sua influenza, è stato in grado di far assumere uno dei suoi figli, Khalil, come dipendente della IAAF, in grado di far contrattualizzare l'altro figlio, Papa Massata, come consulente e il suo amico, Habib Cisse, come suo personale consulente legale, creando così un gruppo che ha funzionato "come struttura di governo illegittimo informale al di fuori della struttura formale di governo IAAF".[8][9]

Campionati nazionaliModifica

1958
  •   Oro ai Campionati nazionali francesi, salto in lungo - 7,63 m
1959
  •   Oro ai Campionati universitari francesi, salto in lungo - 7,72 m  

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) President - Lamine Diack, su iaaf.org, IAAF. URL consultato il 19 gennaio 2013.
  2. ^ Lord Coe poised to become IAAF president after Lamine Diack confirms he will step down, su telegraph.co.uk. URL consultato il 26 agosto 2015.
  3. ^ (EN) UPDATE 2-Olympics-Hayatou, Diack escape serious punishment over ISL payments, in Reuters, 8 dicembre 2011. URL consultato il 4 agosto 2016.
  4. ^ http://running.competitor.com/2015/11/news/former-iaaf-president-arrested-on-charges-of-corruption_139342
  5. ^ (FR) Athlétisme : le Sénégalais Lamine Diack et ses fils soupçonnés d'être au centre d'un réseau de corruption - JeuneAfrique.com, su jeuneafrique.com, 5 novembre 2015. URL consultato il 4 agosto 2016.
  6. ^ (EN) Shamed ex-IAAF head Diack resigns as foundation president, su sports.yahoo.com. URL consultato il 4 agosto 2016.
  7. ^ (EN) Reuters, Former IAAF president Lamine Diack resigns as honorary IOC member, in The Guardian, 11 novembre 2015. URL consultato il 4 agosto 2016.
  8. ^ (EN) IAAF ex-chief 'organized conspiracy and corruption' while officials looked away: report, in Reuters, 14 gennaio 2016. URL consultato il 4 agosto 2016.
  9. ^ (EN) Karolos Grohmann, Former IAAF president Lamine Diack 'organised conspiracy and corruption': investigator, su smh.com.au, 14 gennaio 2016. URL consultato il 4 agosto 2016.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN197198402 · ISNI (EN0000 0004 4091 7577 · LCCN (ENno2015015734 · WorldCat Identities (ENno2015-015734