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BiografiaModifica

Formazione e carriera archivisticaModifica

Luigi Fumi, nato da Francesco e da Angelina Valentini[2], si dedicò alla ricerca storica di varie città dell'Umbria e in particolar modo della sua città natale, Orvieto[3], in riferimento alla quale si dedicò in particolar modo allo studio della cattedrale cittadina e, dal punto di vista paleografico e diplomatista, del Codice diplomatico orvietano[4]. La carriera nell'amministrazione dello Stato quale archivista iniziò il 20 ottobre 1876[1], ricoprendo nel corso degli anni vari incarichi sempre più prestigiosi: prefetto dell'Archivio storico municipale di Orvieto; archivista a Siena fino al 1881; direttore dell'Archivio di Stato di Mantova dal 15 settembre 1898 all'8 gennaio 1899[1]; archivista in quello di Roma dal 16 gennaio 1899 al 5 giugno 1900; direttore dell'Archivio di Stato di Lucca dal 7 giugno 1901 al 16 giugno 1907 e, infine, ricoprì la stessa carica a Milano dal 1907 al 1920[5]. Il Fumi, per i suoi meriti, ottenne il titolo comitale da parte di papa Leone XIII nel 1897[1].

Direttore dell'Archivio di Stato di MilanoModifica

Il Fumi fu nominato direttore dell'Archivio di Stato meneghino due anni dopo la morte di Ippolito Malaguzzi Valeri. Nei dodici anni in cui fu direttore, Fumi si prodigò per una riforma radicale sia della concezione della scienza archivistica allora imperante, impregnata ancora del metodo peroniano, che per una riforma dell'insegnamento della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica milanese modernizzandone il curriculum studiorum, cosa che permise alla «scuola milanese dal 1908 al 1935 [di essere] considerata di livello universitario, un caso eccezionale tra le scuole d'archivio italiane»[6]. In questo si valse dell'aiuto di Giovanni Vittani, che sarà suo successore come direttore a Milano.

Per quanto riguarda il primo punto, Fumi si prodigò in tutti i modi per eliminare il sistema peroniano come principio di organizzazione del materiale archivistico, tentando di riparare agli errori dei suoi predecessori da un lato, e cercando dall'altro di formare gli archivisti milanesi secondo i principi formulati dal Manuale degli archivisti olandesi, la cui edizione italiana uscì a Torino nel 1908[7] e che si proponeva di sottolineare il legame tra il materiale archivistico prodotto e il soggetto produttore[8] e anticipando così la fondamentale funzione del vincolo archivistico che sarà esposta da Giorgio Cencetti qualche decennio dopo[9]. Idee che il Peroni, nel fondare nuovi fondi scorporando quelli vecchi, aveva esplicitamente violato. Scrive Raponi:

«Appena giunto a Milano, Fumi ebbe subito l'intuizione che per rinnovare la vita dell'istituto occorreva prima di tutto cambiare idee, curare la preparazione culturale del personale, adeguarne la formazione alle nuove teorie e alle nuove tecniche archivistiche e perciò cambiare innanzitutto l'indirizzo della scuola.»

(Raponi, p. 321)

Come strumento di diffusione delle nuove idee che Fumi intendeva far circolare nell'ambiente archivistico milanese, fu pubblicato l'Annuario del Regio archivio di Stato in Milano dal 1911 al 1919 e che pubblicava anche le Prolusioni accademiche del Vittani rivolte agli studenti della Scuola ad ogni inizio dell'anno accademico[10]. Infine, il Fumi tentò anche dal punto di vista pratico di riportare gli antichi fondi dell'ASMi scomposti da Peroni alla situazione precedente (tipo il Fondo di Religione), ma il tempo, l'enorme mole di documenti da inventariare e classificare nuovamente non permise l'attuazione di questo progetto[11]. Ritiratosi per limiti di età il 1º giugno 1920[1], Luigi Fumi morirà nella sua città natale nel 1934.

OnorificenzeModifica

  Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1891
  Ordine della Corona d'Italia
— 1920[1]

OpereModifica

 
Statuti di Chianciano dell'anno 1287, 1874
 
Codice diplomatico della città d'Orvieto, 1884

Le opere di Luigi Fumi furono raccolte dal figlio Ranieri e l'elenco completo fu riprodotto, a cura di monsignor Ermanno Derveiux, nell'Opera del 2° Cinquantenario della R. Deputazione sovra gli studi di storia patria per le antiche provincie, edito a Torino nel 1933[12]. Si riportano qui alcune opere della vasta bibliografia del Fumi:

Opere dal 1874 al 1905Modifica

Opere del periodo milaneseModifica

  • Luigi Fumi, L'Archivio di Stato in Milano al 31 dicembre 1908: notizie e proposte, Milano, Tip. ed. Cogliati, 1909, SBN IT\ICCU\CAG\0907323.
  • Luigi Fumi, L'inquisizione romana e lo Stato di Milano: saggio di ricerche nell'Archivio di Stato, in Archivio Storico Lombardo, 15-17, Milano, Tip. ed. L. F. Cogliati, 1910, SBN IT\ICCU\RML\0126116.

Opere successiveModifica

  • Luigi Fumi, Chiesa e Stato nel dominio di Francesco I Sforza: da documenti inediti dell'Archivio di Stato e dell'Ambrosiana di Milano, in Archivio storico lombardo, 1-2, 1924, pp. 1-74, SBN IT\ICCU\MIL\0895429.
  • Luigi Fumi e Eugenio Lazzareschi (a cura di), Carteggio di Paolo Guinigi: 1400-1430, in Memorie e documenti per servire all'istoria del Ducato di Lucca, vol. 16, Lucca, Tip. G. Giusti, 1925, SBN IT\ICCU\VEA\1116930.

AltroModifica

  • (LAIT) Luigi Fumi (a cura di), Ephemerides Urbevetanae dal Codice Vaticano Urbinate 1745, in Rerum Italicarum scriptores: raccolta degli storici italiani dal Cinquecento al Millecinquecento ordinata da L. A. Muratori, Città di Castello - Bologna, Lapi - Zanichelli, 1902-1929, SBN IT\ICCU\UMC\0530717. in 10 fascicoli

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Cassetti, p. 536.
  2. ^ Cassetti, p. 535.
  3. ^ Gorrini, p. 333.
  4. ^ Raponi, p. 317.
  5. ^ Gorrini, p. 333 e Raponi, p. 317
  6. ^ Santoro, 2011, p. 28.
  7. ^ Raponi, pp. 321-322.
  8. ^ Citazione tratta dall'Ordinamento e inventario degli archivi del 1898, riportata in Atzori-Bastiani:

    «Archivio è l’intero complesso degli scritti, disegni e stampe, ricevuti o redatti in qualità ufficiale da qualunque autorità o amministrazione, o da qualsiasi impiegato di queste, purché tali documenti, conformemente alla loro funzione, debbano rimanere presso la stessa autorità o amministrazione, o presso i suoi impiegati»

  9. ^ SI fa riferimento all'articolo di Giorgio Cencetti, Sull'archivio come "universitas rerum", in Archivi, 1937, pp. 7-13.
  10. ^ Raponi, p. 323-324; p. 328
  11. ^ Osimo, pp. 89-90.
  12. ^ Gorrini, p. 334.

BibliografiaModifica

  • Gabriella Cagliari Poli (a cura di), L'archivio di Stato di Milano, in I tesori degli archivi, Firenze, Nardini Editore, 1992, ISBN 88-404-1301-4.
  • Maurizio Cassetti (a cura di), Repertorio del personale degli Archivi di Stato (PDF), 1 (1861-1918), Roma, Ministero dei Beni e attività culturali, 2008, ISBN 978-88-7125-294-0. URL consultato il 5 luglio 2018.
  • Giacomo Gorrini, Luigi Fumi, in Archivio Storico Italiano, vol. 92, nº 2, 1934, pp. 333-334, ISSN 03917770 (WC · ACNP).
  • Alba Osimo, Il Fondo di religione, pp. 89-92. in Gabriella Cagliari Poli, L'archivio di Stato di Milano...
  • Nicola Raponi, Per la storia dell'archivio di stato di Milano. Erudizione e cultura nell'Annuario del Fumi (1909-1919), in Rassegna degli Archivi di Stato (Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato), vol. 31, nº 2, maggio/agosto 1971, pp. 313-334, ISSN 0037-2781 (WC · ACNP).
  • Carmela Santoro, "Una casa di vetro per il mondo degli studiosi". Il Regio Archivio di Stato in Milano nell'Annuario di Luigi Fumi, in Annuario dell'Archivio di Stato di Milano, Milano, Archivio di Stato di Milano, 2011, pp. 3-53, SBN IT\ICCU\USM\1903141.

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