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Luis Carrero Blanco

militare e politico spagnolo
Luis Carrero Blanco
Luis Carrero Blanco, 1963 (cropped).jpg

Presidente del Governo della Spagna
Durata mandato 9 giugno 1973 –
20 dicembre 1973
Predecessore Francisco Franco
Successore Torcuato Fernández-Miranda Hevia (ad interim)

Primo Vicepresidente del Governo di Spagna
Durata mandato 22 luglio 1967 –
9 giugno 1973
Predecessore Agustín Muñoz Grandes
Successore Torcuato Fernández-Miranda Hevia

Dati generali
Partito politico Movimento Nazionale
Firma Firma di Luis Carrero Blanco
Luis Carrero Blanco
4 marzo 1904 – 20 dicembre 1973 (69 anni)
Nato aSantoña
Morto aMadrid
Cause della morteattentato dinamitardo
Dati militari
Paese servitoSpagna Regno di Spagna
Spagna Seconda repubblica spagnola
Spagna Spagna franchista
Forza armataEmblem of the Spanish Navy.svg Marina spagnola
Anni di servizio1918-1973
GradoAmmiraglio
GuerreGuerra del Rif
Guerra civile spagnola
DecorazioniGran Croce dell'Ordine di Carlo III
"fonti nel testo"
voci di militari presenti su Wikipedia
Monumento a Carrero Blanco a Santoña

Luis Carrero Blanco, I duca Carrero Blanco (Santoña, 4 marzo 1904[1]Madrid, 20 dicembre 1973), è stato un ammiraglio e politico spagnolo, capo del governo durante il franchismo, ucciso in un attentato dall'ETA.

Indice

BiografiaModifica

Nato da una famiglia benestante, nel 1918 entrò nell'accademia navale. Nel 1925 incontrò per la prima volta Francisco Franco (18921975), allora colonnello: i due fecero presto amicizia e nel 1934 entrambi collaborarono alla repressione dello sciopero delle Asturie.

La guerra civileModifica

Nel 1936, all'inizio della guerra civile spagnola, aderì alla rivolta franchista (il cosiddetto Alzamiento) e si rifugiò nelle ambasciate del Messico e della Francia per evitare di essere fucilato dalle milizie repubblicane. Nel 1937 Carrero Blanco, capitano di corvetta, riuscì a raggiungere la zona controllata dai nazionalisti e fu messo al comando di un sottomarino. Fu poi capo di stato maggiore della Marina e contribuì alla vittoria nel 1939. Nel 1940 fu l'autore di una relazione con la quale sconsigliava Franco ad entrare in guerra al fianco di Germania e Italia.

Nel franchismoModifica

Negli anni successivi Carrero Blanco salì i gradini della gerarchia militare fino al grado di ammiraglio. Nel contempo ebbe incarichi politici sempre più importanti iniziando così una stretta collaborazione col dittatore, che si interromperà solo con la morte.

Nel 1941 fu nominato sottosegretario alla presidenza, assumendo poi la carica di ministro della presidenza dal 1951 al 1967 e di vicepresidente dei vari governi guidati da Franco dal 1967 al giugno 1973. Si adoperò per limitare l'influenza dei falangisti e per la modernizzazione economica e amministrativa dello Stato. Nel 1969 fu uno dei più convinti sostenitori della scelta di nominare il principe Juan Carlos di Borbone successore di Franco, con il titolo di Re.

Capo del governoModifica

Il 9 giugno 1973 l'ottantunenne Franco nominò Carrero Blanco Presidente del Governo, carica detenuta sino a quel momento dallo stesso caudillo, il quale tenne per sé le cariche di capo dello Stato e Generalissimo degli Eserciti. Era chiara l'indicazione di Franco come suo successore alla guida del franchismo.

La morteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Operación Ogro.
 
L'attentato nel film Ogro di Gillo Pontecorvo

Il 20 dicembre 1973 Carrero Blanco fu vittima di un attentato dinamitardo nei pressi della sua abitazione[2]; all'uscita da una funzione religiosa da una chiesa poco distante da casa, mentre si recava al palazzo del governo, la vettura su cui si trovava fu fatta saltare in aria da una carica di esplosivo posta sotto il piano stradale[2]. La macchina del ministro venne scaraventata in aria ad un'altezza di oltre 30 metri da un'ingente carica di esplosivo.[3] L'esplosione provocò la distruzione delle facciate di due edifici, della citata chiesa e l'incendio di almeno trenta autovetture nelle immediate vicinanze[2], nonché la morte istantanea dell'autista e dell'agente di scorta di Carrero Blanco; la vettura fu scagliata in aria, venendo proiettata oltre il tetto di un limitrofo palazzo di sei piani e facendola atterrare su un balcone al secondo piano di un cortile interno dello stesso[2], e Carrero, rinvenuto agonizzante, morì in ospedale poco più tardi[2].

L'attentato, il cui nome in codice era Operación Ogro, fu rivendicato dall'organizzazione indipendentista basca ETA[2]. La polizia accusò dell'attentato i separatisti baschi Iñaki Pérez Beotegui detto "Wilson", José Miguel Beñarán Ordeñana detto "Argala"[4], José Ignacio Abaitua Gomeza detto "Marquín", Javier María Larreategui Cuadra detto "Atxulo"[4], José Antonio Urruticoechea Bengoechea detto "Josu Ternera"[4] e Juan Bautista Eizaguirre Santiesteban detto "Zigor"[4]. I fatti non furono chiariti appieno dalle indagini e gli imputati beneficiarono dell'amnistia del 1977.

RiconoscimentiModifica

Nel 1974, ancora sotto Franco (che morì a fine 1975), fu apposta sul muro della chiesa di san Francesco Borgia una targa ricordo. A Santoña, in Cantabria, fu eretto un monumento a ricordo di Carrero Blanco, composto da una stele che sovrasta un'imbarcazione stilizzata. Franco istituì postumo il Ducado de Carrero Blanco, con Luis Carrero Blanco 1º duca; il titolo di 2º duca è detenuto da suo figlio Luis Carrero Blanco y Pichot[5].

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Ufficialmente risulta nato un anno prima: suo padre, Camilo Carrero Gutiérrez, falsificò la data di nascita perché entrasse un anno prima all'Escuela Naval Militar (Javier Tusell, Carrero. La eminencia gris del régimen de Franco).
  2. ^ a b c d e f Alfredo Venturi, Madrid: un'esplosione uccide il "premier" Carrero Blanco, La Stampa, 21 dicembre 1973, p. 1. URL consultato il 21 dicembre 2014.
  3. ^ Attentato ETA al primo ministro Blanco, raistoria.rai.it. URL consultato il 21 dicembre 2014.
  4. ^ a b c d Benegas, pag. 424
  5. ^ (ES) Ismael Fuente Lafuente, Carmen Pichot, duquesa viuda de Carrero Blanco, El País, 1º maggio 1984. URL consultato il 21 dicembre 2014.
  6. ^ (ES) Agencia Estatal Boletín Oficial del Estado, boe.es, 1º ottobre 1970. URL consultato il 21 dicembre 2014.

BibliografiaModifica

  • (ES) José María Benegas, Diccionario Espasa terrorismo, Madrid, Espasa, 2004, p. 652, ISBN 84-670-1609-4.

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