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Mario Gomboli (Brescia, 1947) è un fumettista italiano noto soprattutto come soggettista e direttore responsabile nonché editore della serie Diabolik.[1][2][3]

BiografiaModifica

Nasce a Brescia nel 1947 e da bambino si trasferisce con la famiglia a Milano. Quando è studente liceale, collabora alla redazione di un giornale scolastico che gli permette di conoscere Alfredo Castelli il quale, essendo già introdotto nel mondo del fumetto, gli presenta Angela e Luciana Giussani iniziando nel 1966 a collaborare con loro alla realizzazione di alcuni soggetti di Diabolik, la serie a fumetti ideata dalle due sorelle;[1][4][5][6][2] nel 1967 inizia a collaborare con Maria Perego alle sceneggiature della serie televisiva Lupo Lupone e Cappuccetto a pois.[2][1] L'anno successivo, con Castelli, Marco Baratelli e Carlo Peroni, fonda la rivista satirica Tilt edita da Florenzo Ivaldi. Nel 1969 scrive anche i testi per il carosello della Rai e collabora ad alcune Fiabe sonore della Fabbri editore; nello stesso periodo scrive soggetti per le riviste a fumetti Horror e Psyco oltre alle sceneggiature per la serie nera di Genius disegnata da Milo Manara.[1][2]

Sempre con Castelli nel 1972 collabora alla rivista Sorry. Intanto completa gli studi laureandosi in architettura e fondando uno studio con altri, Arcoquattro, che realizzerà alcuni progetti per il Carosello della Rai che verranno premiati nel 1975 al Festival della fantascienza; in questo periodo, dal 1975 al 1977, è vicedirettore del Salone Internazionale dei Comics a Lucca. Collabora dal 1973 con la rivista francese Pif Gadget ideando alcune serie comiche come Zoo Pazzo, illustrate da Massimo Mattioli e la serie di Milo Marat disegnata da Bonvi che vengono poi pubblicate anche in Italia dal Corriere dei Ragazzi[1][4] Esordisce poi come autore completo disegnando la serie Zoo Pazzo che verrà pubblicata in volume da Rizzoli nel 1974 e lavorando come illustratore per diverse pubblicazioni come Cosmopolitan, Annabella, Topolino, L'Europeo fino al 1982, quando, dopo aver vinto un concorso per una cattedra della facoltà di architettura di Algeri, si trasferisce in Algeria per un anno.[1][4][2]

Ritornato in Italia, progetta il marchio di Retequattro per la Mondadori e riprende l'attività dello studio Arcoquattro iniziando a lavorare a libri per l'infanzia per diversi editori producendo oltre un centinaio di titoli; in questo periodo inizia a collaborare con il mondo della pubblicità realizzando personaggi testimonial di alcune campagne pubblicitarie.[2][1] Nel 1989 collabora all'ideazione della rivista Airone Junior cui poi collabora con articoli e illustrazioni.[1]

Nel 1993 riprendere i contatti con la casa editrice Astorina ricominciando a scrivere soggetti per Diabolik e, dal 1994, ne diventa responsabile dei soggetti; dal 1999 diventa socio e direttore generale della stessa casa editrice; dopo la morte di Luciana Giussani, assume la responsabilità della gestione del personaggio e della testata di Diabolik.[1][7][8][3][4][5][6][2]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i FFF - Mario GOMBOLI, su www.lfb.it. URL consultato il 16 gennaio 2019.
  2. ^ a b c d e f g Lo zio di Diabolik, su TodoModo.club, 14 dicembre 2016. URL consultato il 17 gennaio 2019.
  3. ^ a b Diabolik da record, festeggia le 800 copertine. E ora prepara lo sbarco in tv con Sky, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 17 gennaio 2019.
  4. ^ a b c d Mario Gomboli, su Romics, 23 luglio 2018. URL consultato il 17 gennaio 2019.
  5. ^ a b Mario Gomboli: "Un uomo capace di ferocia e dolcezza, ecco perché piace da oltre mezzo secolo", su Repubblica.it, 3 luglio 2017. URL consultato il 17 gennaio 2019.
  6. ^ a b Niccolò de Mojana, Una carriera diabolika. Intervista a Mario Gomboli, su Fumettologica, 4 aprile 2014. URL consultato il 17 gennaio 2019.
  7. ^ Andrea Stella, Diabolik su tela, con Mario Gomboli a Comixando Art Area, su Lo Spazio Bianco, 31 dicembre 2015. URL consultato il 17 gennaio 2019.
  8. ^ Davide Occhicone, Diabolik in punta di penna: di sceneggiature e altro..., su Lo Spazio Bianco, 23 settembre 2008. URL consultato il 17 gennaio 2019.

BibliografiaModifica

  • Gianni Bono, Guida al fumetto italiano, Epierre, 2003.
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