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Rizzoli

casa editrice italiana del Gruppo Mondadori
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Rizzoli
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariasocietà per azioni
Fondazione1927
Fondata daAngelo Rizzoli
Sede principaleSegrate
GruppoArnoldo Mondadori Editore
SettoreEditoria
Sito web

Rizzoli è una casa editrice italiana del Gruppo Mondadori e pubblica narrativa, saggistica, varia, ragazzi, romanzi a fumetti, manuali e illustrati.

Fondata da Angelo Rizzoli, nel 1927, copre ogni segmento del mercato editoriale e ospita alcuni dei maggiori autori italiani e stranieri di narrativa, saggistica e varia.

Indice

StoriaModifica

Dalla fondazione al 1949Modifica

Rizzoli è stata fondata nel 1927 ed è protagonista di una lunga e ricca storia di vicissitudini.

Nasce come casa editrice del gruppo Rcs Libri, uno dei primi operatori nel settore dell'editoria libraria in Europa. Prima della cessione di Rcs Libri al Gruppo Mondadori, perfezionata e conclusa ad aprile del 2016,[1] Rcs Libri comprendeva al suo interno oltre Rizzoli, le case editrici: Bompiani, Bur, Fabbri, Sonzogno, Marsilio, Adelphi e La Coccinella.[2]

Nata come tipografia per opera dell'imprenditore Angelo Rizzoli, la casa editrice Rizzoli avvia la sua attività dapprima stampando riviste e, in seguito, dal 1949 stampando anche libri.

Infatti, nel 1927 la A. Rizzoli & C. (registrata con questo nome nel 1911) inizia l'attività editoriale con la pubblicazione in proprio di riviste. Seguendo il consiglio di Calogero Tumminelli, editore di origine siciliana conosciuto nei primi anni del dopoguerra, Rizzoli acquista dalla Mondadori quattro periodici: il settimanale Il Secolo Illustrato, il quindicinale Novella (rivista letteraria che aveva pubblicato, tra gli altri, racconti di Gabriele D'Annunzio e Luigi Pirandello) e due mensili: Il Secolo XX e Comoedia. La scelta si rivelerà felice. In pochi anni Novella cambia volto diventando un periodico femminile raggiungendo la tiratura di 130.000 copie. Nel 1929 l'azienda viene trasformata in società di capitali assumendo la denominazione «Rizzoli & C. Anonima per l'arte della stampa». Nello stesso anno avviene un nuovo trasferimento della sede, in piazza Carlo Erba (dove resterà fino al 1960). Nei primi mesi del 1930 Rizzoli chiama alla direzione editoriale il giornalista Tomaso Monicelli (in sostituzione di Enrico Cavacchioli) e gli affida il compito di sviluppare ex novo il settore dei libri.[3] La prima opera pubblicata è Il Memoriale di Sant'Elena (di Emmanuel de Las Cases, 1766-1842), in due volumi.[4] Grazie ai buoni uffici di Calogero Tumminelli, Angelo Rizzoli riceve da Giovanni Treccani la commessa per la stampa dell'Enciclopedia Italiana.[3]

Il successo di Novella è un fattore trainante per Rizzoli. Attorno alla rivista costruisce la sua prima collana editoriale: “I romanzi di Novella”. Nata nel 1932, conterà 72 pubblicazioni fino al 1942. Nel 1934 fonda la «Novella Film» con la quale entra nel mercato del cinema. ll primo film prodotto è La signora di tutti, diretto dal maestro tedesco Max Ophüls. L'idea è quella di sfruttare commercialmente, su più medium, la stessa opera: su Novella appare il romanzo, da cui viene tratto il film, che viene lanciato attraverso cartoline, manifesti e settimanali popolari.[5] L'esito è deludente. La seconda prova, invece, Darò un milione (1935), affidato a Mario Camerini, riscontra un grande successo di pubblico e di critica.[3]

Nel 1933 Rizzoli pubblica due nuovi settimanali femminili: Lei (che nel novembre del 1938 diventerà Annabella in seguito alla campagna fascista per la sostituzione del "Lei" col "Voi") e Bella. Dietro consiglio di Ugo Ojetti, l'anno seguente Rizzoli dà vita a una collana di classici edita in raffinati volumi da collezione. Si tratta dei “Classici Rizzoli”, curati dallo stesso Ojetti.[6] Sempre negli anni trenta nascono altre collane: “I breviari dell'amore” (venti titoli dal 1932 al 1936), “I grandi narratori” (ventotto titoli dal 1933 al 1939), “I giovani” (apparsa nel 1934 e diretta da Cesare Zavattini).[3][7] L'iniziativa più importante di questo periodo è senza dubbio la Storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia in quattro volumi. È una delle prime opere uscite a dispense in Italia.[8] Curata dallo storico Cesare Spellanzon, il primo volume esce nel 1933; l'ultimo nel 1950.

Sul versante dei periodici, nel 1935 la casa editrice rileva il mensile La donna da Mondadori. L'anno seguente esce il settimanale umoristico Bertoldo. Nel 1937 vede la luce il settimanale Omnibus di Leo Longanesi, stampato a rotocalco, poi sostituito da Oggi (1939-42) e quindi da Settegiorni (1942-43). Nel 1938 Rizzoli rileva la casa editrice romana «Novissima» ed apre un nuovo stabilimento tipografico nella capitale. Un'ulteriore acquisizione è l'Istituto grafico Bertieri di Milano (1940). Nel 1940 vede la luce “Il sofà delle Muse”, collana diretta da Longanesi. Escono in questa collana: Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati (1940), Don Giovanni in Sicilia di Vitaliano Brancati (1941) e La verità sul caso Motta di Mario Soldati (1941). Fuori collana esce la Storia del teatro drammatico di Silvio D'Amico (1939-1940).

Nel dopoguerra la società inizia una nuova fase di espansione che la porta a diventare una delle maggiori case editrici d'Italia. Entra nel mercato dei cinegiornali fondando la Compagnia Italiana Attualità Cinematografiche (C.I.A.C.). I primi cinegiornali sono realizzati dalla "Cinesport" (1948).[9] Seguiranno altre tre testate: "L'Europeo" (1956, da non confondere con la rivista); "Settimanale Ciac" (1957) e "Caleidoscopio" (1958).

Nel 1948 esce Mondo Piccolo. Don Camillo, primo romanzo della fortunata saga di Giovannino Guareschi. Le 300.000 copie vendute in pochi mesi, unite alle 500.000 del settimanale Candido, diretto da Guareschi, fanno del giornalista emiliano l'autore principale della casa editrice.[10] Nel 1949 nasce la Biblioteca Universale Rizzoli (Bur), che pubblica a prezzi popolari (il costo è di 50 lire ogni 100 pagine) opere letterarie antiche e moderne. Ideata da Luigi Rusca e Paolo Lecaldano,[11] la collana ottiene un enorme successo e viene presto seguita da altre collane: La Scala, Sidera, Narratori moderni, I classici dell'arte.

Dagli anni 50 alla morte di Angelo RizzoliModifica

Nel 1952 la casa editrice assume la denominazione Rizzoli Editore S.p.A. ed apre librerie a Roma, Milano («Rizzoli Galleria»), New York. L'anno seguente acquista, da Gianni Mazzocchi, L'Europeo, settimanale d'informazione leader di mercato. Nel corso degli anni cinquanta passano alla Rizzoli Riccardo Bacchelli, Michele Prisco e Indro Montanelli; quest'ultimo pubblica con l'editore milanese la sua fortunata Storia d'Italia.[12]

Nel 1958 la Rizzoli fonda la società di produzione cinematografica Cineriz. Il marchio, oltre a rilevare la casa di produzione CIAC, produrrà e distribuirà centinaia di film, tra cui quelli di Federico Fellini. Altre società vengono fondate nei settori alberghiero: Ischia alberghi e Lacco Ameno Terme. Nel 1960 viene inaugurata la nuova sede di via Civitavecchia (oggi via Rizzoli), alla periferia nordest di Milano (quartiere Cimiano). Nel corso degli anni sessanta gli impianti tipografici vengono potenziati e in parte rinnovati, garantendo la richiesta di tirature più elevate. I dipendenti aumentano in dieci anni da 1.000 a 3.600.

Nel 1962 Angelo Rizzoli istituisce la carica di direttore generale, già esistente nelle società per azioni ma non ancora apparsa nelle imprese editoriali. Per la nuova posizione decide di nominare un manager di carriera, Gianni Ferrauto (rimarrà in carica fino al 1970). Il figlio Andrea diventa amministratore delegato, mentre Paolo Lecaldano è il nuovo responsabile del settore libri.[13] Negli anni sessanta la collana editoriale di maggiore fortuna è "La Scala" (nata nel 1961 e tuttora esistente), che comprende narratori sia italiani che stranieri. Tra gli italiani: Michele Prisco, Giovanni Arpino, Alberto Bevilacqua,[14] Giorgio Saviane, Carlo Castellaneta, Luciano Bianciardi e Giuseppe Berto. Tra gli stranieri: Angela Carter, Ronald Firbank, Jorge Luis Borges, Alfred Döblin, John Fowles, Jurij Dombrovskij, James Baldwin, R. K. Narayan e Miguel Ángel Asturias.[15] Tra gli scrittori italiani si registrano le acquisizioni di Orio Vergani, Marcello Marchesi, Nantas Salvalaggio, Luce d'Eramo e Alberto Ongaro.[16] Nella collana "Saggi" (nata nel 1967) confluiscono le opere di Michel Foucault, Algirdas Greimas, Northrop Frye, Giovanni Getto, Franco Fornari, Elias Canetti e Georges Bataille.[17] Nel 1967 inizia a lavorare per il gruppo Enzo Biagi. Il noto giornalista collabora al settimanale L'Europeo ed è direttore del settimanale letterario Novella. Ha la felice intuizione di farne un giornale di cronaca rosa.

Nel 1970 scompare Angelo Rizzoli. La guida della casa editrice passa al figlio Andrea; il nipote Angelo entra nel consiglio di amministrazione. La Rizzoli è il maggiore editore di periodici in Italia.

Dagli anni 70 agli anni 80Modifica

Nella nuova organizzazione manageriale del gruppo si registra l'arrivo di Mario Spagnol come nuovo responsabile della Divisione libri (1972-1979). Spagnol si mise all'opera potenziando la "Biblioteca Universale Rizzoli", la collana più prestigiosa della casa editrice. Insieme ad Evaldo Violo, la ristrutturò in sottocollane ampliando la scelta dei generi ed attingendo all'intero catalogo della Casa; la "storica" copertina grigia venne sostituita da una nuova veste vivace e moderna.[18] Nuovi autori italiani: Anna Maria Ortese, Tommaso Landolfi, Romano Bilenchi, Giovanni Testori, Luigi Meneghello, Giorgio Manganelli, Fulvio Tomizza (arrivato dalla Mondadori), Carlo Cassola (dall'Einaudi) e Carlo Cristiano Delforno. Passaggio importante è quello del poeta Mario Luzi, inserito nella collana più prestigiosa della casa editrice, La Scala".[19] Nel 1971 apparvero in volume le storie del ragionier Fantozzi scritte da Paolo Villaggio. La saga di Ugo Fantozzi raggiunse un larghissimo pubblico. Dai romanzi, poi, fu tratta una serie di film (prodotti dalla Cineriz che incontrò un vasto successo.

Nel 1973 entrò in azienda Bruno Tassan Din come responsabile del settore finanziario e, nello stesso anno, il presidente Andrea Rizzoli avvia l'acquisizione della società editrice del Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano. L'«Editoriale Corriere della Sera», vera e propria corazzata editoriale, pubblica anche un quotidiano del pomeriggio, il Corriere d'Informazione e i settimanali Amica, La Domenica del Corriere, Corriere dei Piccoli. Il pacchetto azionario dell'Editoriale Corriere della Sera era ripartito fra tre soggetti: famiglia Crespi (nella persona di Giulia Maria), Angelo Moratti e famiglia Agnelli. Era sufficiente quindi acquisirne due per diventare i nuovi proprietari. L'operazione si concluse il 12 luglio 1974. Andrea Rizzoli non si accontentò del pacchetto di controllo, ma volle per sé il 100% della società editrice. L'investimento superò i 40 miliardi di lire.[20] Le tre quote furono pagate rispettivamente: 15 miliardi e 445 milioni, in contanti, a Giulia Maria Crespi; 13 miliardi, parte in contanti e parte differiti, a Moratti; 13,5 miliardi, somma da devolvere entro 3 anni, agli Agnelli. La società acquirente assorbì la società acquisita: dalla fusione nacque la Rizzoli-Corriere della Sera (RCS). Per effettuare l'acquisizione, la Rizzoli dovette chiedere un finanziamento bancario di 25 miliardi di lire.[21]

Il 10 ottobre 1975 la Rizzoli comunicò ai sindacati che il deficit patrimoniale ammontava a 20 miliardi di lire. Sui 3.500 dipendenti, 500 erano in esubero. L'editore però rassicurò i sindacati: il gruppo intendeva espandersi e consolidarsi. Infatti, nel 1976 la RCS mise a segno due colpi: l'acquisto della rete tv Telemalta[22] e del maggiore quotidiano del sud, Il Mattino. Nel 1977 altre tappe dell'espansione furono l'acquisizione della Gazzetta dello Sport, il primo quotidiano sportivo italiano, e il controllo azionario di due giornali locali, Alto Adige e Il Piccolo di Trieste.

In quello stesso anno giunse a scadenza il pagamento della quota acquisita dalla famiglia Agnelli per rilevare il Corriere. Il suo valore, a causa dell'indicizzazione dei tassi d'interesse, era lievitato da 13,5 a 22,475 miliardi, una somma che la Rizzoli non disponeva. Cercando finanziamenti in tutte le direzioni, finì per accettare l'offerta di Roberto Calvi (presidente del Banco Ambrosiano), pervenutagli tramite la mediazione della loggia massonica P2 di Licio Gelli. In luglio la Rizzoli, finanziata dal Banco, estinse il debito con la Fiat. Cinque giorni dopo il Banco procedette ad un'iniezione di denaro fresco: 20,4 miliardi sotto forma di un aumento di capitale (che passò da 5,1 a 25,5 miliardi).[23] Roberto Calvi ottenne in pegno da Rizzoli l'80 per cento delle quote del gruppo. L'editore avrebbe potuto riscattare interamente il suo 80% dopo tre anni, ma al valore, maggiorato, di 35 miliardi. Calvi era diventato il vero padrone della Rizzoli. In seguito alla modifica dell'assetto finanziario salì alla cabina di comando Bruno Tassan Din, che divenne il direttore generale.[24] La solidità della RCS dipese ora dalle buone relazioni con la P2 e i partiti politici, commistioni che Andrea Rizzoli aveva sempre accuratamente evitato.[25]

Nel 1978 Andrea lasciò al figlio Angelo (chiamato da tutti Angelone) le redini del gruppo. Nel nuovo consiglio di amministrazione entrarono Umberto Ortolani, avvocato, braccio destro di Licio Gelli, e Bruno Tassan Din. Nel 1979 il gruppo RCS era saldamente il maggiore gruppo editoriale italiano con una quota di mercato del 25% (e un fatturato di 1.000 miliardi di lire) e si posizionava al secondo posto in Europa. Ogni giorno pubblicava 1.380.000 copie di quotidiani e quasi due milioni di copie di periodici. Il fatturato pubblicitario si aggirava sui 60 miliardi di lire annuali, a fronte di 3.500 dipendenti, 700 dei quali giornalisti.[26][27]

In quell'anno Rizzoli e Tassan Din acquisirono il quotidiano genovese Il Lavoro e lanciarono una nuova iniziativa che avrebbe dovuto portare buoni frutti: il quotidiano popolare L'Occhio. Diretto da Maurizio Costanzo, noto giornalista televisivo, e venduto a 200 lire (cento in meno degli altri quotidiani), il nuovo giornale, lanciato con una costosa campagna pubblicitaria e con un'elevata tiratura, doveva trovare spazio nel panorama editoriale italiano come "quotidiano popolare". In poco tempo si rivelò un fiasco, facendo perdere alla RCS altri miliardi. Si rese necessaria una nuova ricapitalizzazione. Questa volta Calvi fece pervenire i finanziamenti attraverso l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), banca privata con sede nella Città del Vaticano.[28]

Nel 1980 giunsero a scadenza per Angelone i tre anni che Roberto Calvi gli aveva concesso per riacquistare l'80% delle azioni RCS. Rizzoli però non disponeva delle risorse per rilevare la quota: il deficit del gruppo aveva raggiunto i 150 miliardi. Il Banco Ambrosiano, la banca presieduta da Calvi, predispose un piano di salvataggio del gruppo. L'operazione divenne in seguito nota come «il pattone». Il piano prevedeva un secondo aumento di capitale per ripianare l'intero deficit. Angelone Rizzoli, che possedeva il 90,2% delle azioni (l'80% delle quali era da tre anni in pegno al Banco Ambrosiano), sarebbe rientrato in possesso del 50,2% di azioni; il restante 40% sarebbe passato definitivamente in mano alla banca di Calvi al prezzo di 150 miliardi. Incassato il denaro, la Rizzoli Editore avrebbe potuto pagare i 35 miliardi necessari al riscatto del vecchio 80%, mentre il resto sarebbe servito per sottoscrivere l'aumento di capitale pro quota. Il «pattone» venne siglato a Roma all'Hotel Excelsior nel settembre 1980 da Angelone Rizzoli, Bruno Tassan Din, Roberto Calvi, Licio Gelli e Umberto Ortolani.[29]

L'operazione venne perfezionata il 29 aprile 1981. Quel giorno una società dell'Ambrosiano (quindi di Calvi), la «Centrale Finanziaria S.p.A.» effettuò l'acquisto del 40% di azioni Rizzoli. L'investimento invece si rivelò un falso. Calvi ingannò Rizzoli. L'operazione fu comunicata al pubblico e annotata nei conti dell'azienda; in realtà i soldi finirono in conti esteri intestati a Bruno Tassan Din, Licio Gelli e Umberto Ortolani. Calvi, inoltre, nascose alla Rizzoli che oltre all'intervento del Banco c'era anche un conferimento, nascosto, dello IOR, presso il quale erano state depositate le azioni che erano state in possesso di Rizzoli (il suo 80%).

Nel 1981 scoppiò lo scandalo della P2, cui si aggiunse il dissesto del Banco Ambrosiano. Le ripercussioni sulla RCS furono enormi: vennero chiusi L'Occhio (che era sempre stato in perdita), il Corriere d'Informazione, i supplementi settimanali e la rete televisiva. Furono ceduti Il Piccolo (al gruppo Monti), l'Alto Adige e Il Lavoro. Angelone Rizzoli viene ritenuto penalmente responsabile, al pari di Calvi e Tassan Din.

Dagli anni 80 agli alla nascita di Rcs MediagroupModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: RCS MediaGroup.

Diverse vicissitudini sia di tipo economico che finanziario determinano la crisi finanziaria del gruppo, che nel 1982 passa all'amministrazione controllata, nel 1984 al passaggio di proprietà sotto il controllo della Gemina e nel 1997 della Holding.[30]

Nel maggio del 1986 avviene nuovamente un restyling: il gruppo prende il nome di Rcs Editori, che diventa il capogruppo di cinque gruppi di settore:[31]

  • RCS Editoriale Quotidiani per i quotidiani
  • RCS Rizzoli Periodici per i periodici
  • RCS Libri per i libri
  • RCS Pubblicità per la gestione degli spazi pubblicitari
  • Cartiera di Marzabotto per la produzione della carta

Sotto il controllo del nuovo gruppo entrano anche i marchi Bompiani, Fabbri Editori, Sonzogno, Sansoni ed Etas. I giornali del gruppo vendono bene ed anche la pubblicità è aumentata, così la RCS alla fine dell'anno vede passare gli utili da 29 a 55 miliardi di lire.[32] Quell'anno una quota di azioni RCS è ceduta al prezzo di 2.274 lire cadauna (contro le 708 lire della precedente gestione); nel 1987 un'altra parte passa di mano al prezzo di 5.227 lire cadauna. Il valore delle azioni RCS è aumentato di sette volte nel giro di due anni. Di lì a quattro anni il valore aumenta di dieci volte, tant'è vero che il 10% venduto ai francesi di Hachette viene pagato 100 miliardi. Nel 1987 RCS vale 893 miliardi. Nel 1992, dopo alcuni aumenti di capitale, sfiora i 2700. L'azienda è in netta crescita.[33]

Dopo il 1986 la compagine azionaria non subisce particolari modifiche fino al 1995. Quell'anno la RCS Editori incappa in un cattivo affare: l'acquisto per fusione della Fabbri Editori. La Fabbri si rivela, dopo un controllo dei conti, un'azienda decotta. Il capitale della Rizzoli scende a zero. Di conseguenza i soci minori escono dal capitale sociale e il gruppo passa sotto il controllo completo di Gemina.

Il 28 aprile 1997 Gemina, che attraversa un momento difficile, scorpora le partecipazioni industriali (tra cui la RCS Editori) e le conferisce in una nuova società, denominata «H.d.P.» (Holding di Partecipazioni Industriali).

Dopo una prima fase di gestione come holding diversificata, H.d.P. ha concentrato le proprie risorse nei soli settori dell'editoria e della comunicazione. H.d.P. ha posto in essere, con effetto dal 20 maggio 2002, un piano di integrazione delle proprie attività con quelle di RCS. Il nuovo marchio RCS MediaGroup nasce il 10 giugno 2002. Il gruppo ottiene la quotazione in Borsa.[34]

Rcs LibriModifica

Rizzoli rappresenta la casa editrice principale del gruppo Rcs Libri. Dal 2007 prende la direzione di Rcs Libri Marco Ausenda, che già dal 2002 è responsabile di Rizzoli USA, parte della casa editrice che pubblica libri illustrati in inglese.[2]

Prima della cessione del gruppo Rcs Libri al Gruppo Mondadori, perfezionata nel mese di aprile 2016, la casa editrice Rizzoli occupa all'incirca il 14% delle quote di mercato contro il 28% di Mondadori.[2] Il 2008 è un anno fortunato perché la casa editrice ottiene tre best seller: Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci (autrice di punta del gruppo Rcs Libri) con mezzo milione di copie vendute, Brisingr di Christopher Paolini con circa 400 mila copie e Brida di Coelho con 380 mila copie. L'anno prima, nel 2007, esce La Casta dei giornalisti Stella e Rizzo (del Corriere della Sera) con più di un milione di copie, Scusa ma ti chiamo amore di Federico Moccia con 700 mila copie, La Strega di Portobello di Coelho con 400 mila copie e Gesù di Nazareth di Benedetto XVI con 500 mila copie.[35]

Il 5 Ottobre del 2015 Rcs Libri viene ceduta al Gruppo Mondadori (eccetto il marchio Adelphi).La vendita viene perfezionata nel mese di aprile 2016, in seguito alle necessarie autorizzazioni delle competenti autorità regolatorie. Il prezzo dell'operazione è pari a 127,1 milioni di Euro e recepisce alcuni aggiustamenti previsti nel contratto.[36]

Nel marzo del 2016 viene conclusa un'istruttoria avviata dall'autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCOM) che prescrive dieci misure comportamentali per la Mondadori: tra queste, che la fusione Rcs Libri con Mondadori impone la cessione da parte di quest'ultimo della casa editrice Bompiani e della quota posseduta in Marsilio.[37]

Con questa operazione di acquisizione, Rcs Libri cambia denominazione in Rizzoli Libri[38] e la Mondadori diventa la prima casa editrice italiana per fatturato.

NoteModifica

  1. ^ Perfezionata la cessione di RCS Libri, su rcsmediagroup.it. URL consultato il 23/06/2018.
  2. ^ a b c Quo vadis libro?, p. 94.
  3. ^ a b c d “Giorgio Scerbanenco e il cuore nero del giallo di casa nostra. Viaggio al termine dell’ossessione di una vita” (tesi di dottorato), su paduaresearch.cab.unipd.it. URL consultato il 21/07/2018.
  4. ^ Il primo volume pubblicato con il marchio Rizzoli è di fatto L'eternale mole littoria dell'architetto Mario Palanti, uscito nel 1926.
  5. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p. 17.
  6. ^ Nel dopoguerra il successore di Ojetti come curatore della collana fu Maurizio Vitale.
  7. ^ Nel 1936 Rizzoli incaricò Zavattini di creare il settimanale umoristico Bertoldo; appena un anno dopo lo scrittore lasciò la Rizzoli per contrasti con l'editore.
  8. ^ Vita da editore: Angelo Rizzoli, su dilettieriletti.wordpress.com. URL consultato il 21/07/2018.
  9. ^ Cinesport Ciac (1948-1957), su archivioluce.com. URL consultato il 21/07/2018.
  10. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p.141.
  11. ^ Lecaldano la diresse fino alla chiusura della prima serie, nel 1972, pubblicando 909 titoli.
  12. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p. 140.
  13. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p. 159.
  14. ^ Arpino e Bevilacqua lasceranno la Rizzoli nei primi anni ottanta.
  15. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p. 184-185.
  16. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p. 183.
  17. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p. 261.
  18. ^ Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, p. 258.
  19. ^ Storia dell'editoria letteraria in Itali. 1945-2003, p. 259.
  20. ^ Comprati e venduti.
  21. ^ Marco Ventura, La parabola dell'editore ingenuo, una vita di battaglie difficili, in Il Messaggero, 13 dicembre 2013.
  22. ^ Storia della radiotelevisione italiana. Il progetto della prima tv nazionale privata italiana: Telemalta di Rizzoli, su newslinet.it. URL consultato il 21/07/2018.
  23. ^ Assalto alla stampa: controllare i media per governare l'opinione pubblica, p. 8-9.
  24. ^ Pecorella: "Nello scippo del Corriere Angelo Rizzoli fu vittima sacrificale", su ilgiornale.it. URL consultato il 21/07/2018.
  25. ^ Stefano Lorenzetto scrive: «Le banche statali (l'Icipu di Franco Piga, l'Imi di Giorgio Cappon e l'Italcasse di Giuseppe Arcaini) gli avevano chiuso i rubinetti per ordine della Democrazia Cristiana». Il Giornale, 15 maggio 2010.
  26. ^ Rizzoli: volevano che morissi, vivo per accusarli, su ilgiornale.it. URL consultato il 21/07/2018.
  27. ^ Dancing days.1978-1979. I due anni che hanno cambiato l'Italia, p. 33-36.
  28. ^ I rapporti tra i due istituti bancari risalivano al 1946. Fino al 1971 lo IOR era stato il maggior azionista del Banco Ambrosiano.
  29. ^ Sulla vendita Rizzoli degli anni ' 80 scontro alla Camera, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 21/07/2018 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2010).
  30. ^ Rizzoli, su treccani.it. URL consultato il 27/6/2018.
  31. ^ Mille appunti di una vita in Rizzoli 1967-1990, p. 151-152.
  32. ^ La stampa italiana nell'età della tv, p. 35.
  33. ^ Il baco del Corriere, p. 62.
  34. ^ Il baco del Corriere, p. 60-61.
  35. ^ Quo vadis libro?, p. 95.
  36. ^ Perfezionata la cessione di Rcs Libri, su rcsmediagroup.it. URL consultato il 26/6/2018.
  37. ^ Antitrust, via libera " condizionato alla fusione Mondadori Rcs Libri, su repubblica.it. URL consultato il 26/6/2018.
  38. ^ Nasce oggi Rizzoli Libri S.P.A, su mondadori.it. URL consultato il 27/6/2018.

BibliografiaModifica

  • Quo vadis libro? Interviste sull'editoria italiana in tempo di crisi, Milano, EDUCatt Università Cattolica, 2009.
  • Bruno Cobianchi, Mille appunti di una vita in Rizzoli 1967-1990, Milano, La Vita Felice, 1998.
  • Gian Carlo Ferretti, Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004.
  • Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977.
  • Gabriele Mastellarini, Assalto alla stampa: controllare i media per governare l'opinione pubblica, Dedaloª ed., 2004.
  • Paolo Morando, Dancing days. 1978-1979. I due anni che hanno cambiato l'Italia, La Terza, 2009.
  • Valerio Castronovo, Nicola Tranfaglia (a cura di), La stampa italiana nell'età della tv, Roma-Bari, La Terza, 1994.
  • Massimo Mucchetti, Il baco del Corriere, Milano, 2006.

Collegamenti esterniModifica