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EtimologiaModifica

Il nome generico (Melica) fa riferimento alla parola "miele" ossia "erba del miele", nome assegnato dal botanico, medico e anatomista italiano Andrea Cesalpino (Arezzo, 6 giugno 1519 – Roma, 23 febbraio 1603) ad una specie di sorgo.[2] Tale nome è stato dato probabilmente per la dolcezza del gambo di alcune specie di questo genere.[3] Il nome specifico (uniflora) significa "a fiore singolo".[4]

DescrizioneModifica

 
Il portamento
 
Le foglie
 
L'infiorescenza
 
Le spighette
 
I fiori
 
Spighetta generica con tre fiori diversi

Queste piante arrivano ad una altezza di 3 - 4 dm, massimo 6 dm. La forma biologica è emicriptofita cespitosa (H caesp), sono piante erbacee, bienni o perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e presentano ciuffi fitti di foglie che si dipartono dal suolo.[5][6][7][8][9][10][11]

RadiciModifica

Le radici sono secondarie (avventizie) da un rizoma sotterraneo.

FustoModifica

  • La parte sotterranea del fusto è un rizoma lungamente stolonifero. Lunghezza del rizoma: 1 m.
  • La parte aerea del fusto (culmo) è gracile con portamento genicolato-ascendente. La superficie è liscia (un po' scabra nell'infiorescenza).

FoglieModifica

Le foglie lungo il culmo sono disposte in modo alterno, sono distiche e si originano dai vari nodi. Sono composte da una guaina, una ligula e una lamina. Le venature sono parallelinervie (quelle trasversali sono presenti ma deboli). Non sono presenti i pseudopiccioli e, nell'epidermide delle foglia, le papille. Quelle inferiori sono ridotte alla sola guaina (colorata di violaceo).

  • Guaina: la guaina è abbracciante il fusto e priva di auricole; la superficie è glabra.
  • Ligula: la ligula è tronca, mentre l'antiligula (una guaina prolungata in una appendice lesiniforme opposta alla ligula) è acuta. Lunghezza della ligula: 0,5 mm. Lunghezza dell'antiligula: 2 - 3 mm.
  • Lamina: la lamina, piana e molle, ha delle forme lineari-pendule; sui margini e sulla pagina superiore è cigliata, alla base è pubescente. Dimensione della lamina: larghezza 2 - 3 mm (massimo 7 mm); lunghezza 5 - 20 cm.

InfiorescenzaModifica

Infiorescenza principale (sinfiorescenza o semplicemente spiga): le infiorescenze, ascellari e terminali, sono poco ramificate e formate da una pannocchia povera, ma aperta e unilaterale. Le spighette sono 1 - 6 (massimo 10), sono pendule su rami capillari allungati. La fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli, anche se le successive ramificazioni la fa apparire a spirale. Dimensioni della pannocchia: larghezza 1 - 12 cm (massimo 18 cm); lunghezza 6 - 22 cm.

SpighettaModifica

Infiorescenza secondaria (o spighetta): le spighette, pedicellate, con forme obovate e sottese da due brattee distiche e strettamente sovrapposte chiamate glume (inferiore e superiore), sono formate da un fiore fertile. È presente anche un fiore sterile (abortivo); in questo caso è in posizione distale rispetto a quelli fertili. Alla base di ogni fiore sono presenti due brattee: la palea e il lemma. La disarticolazione avviene con la rottura della rachilla tra i fiori o sotto le glume persistenti. Lunghezza dei pedicelli: 2 - 5 mm. Lunghezza della spighetta: 4 - 7 mm.

  • Glume: le glume, con forme oblunghe acute, sono colorate di viola. Lunghezza delle glume: 3 - 6 mm.
  • Palea: la palea è un profillo con due venature e apici cigliati.
  • Lemma: i lemmi dei fiori fertili sono glabri ed hanno delle forme ellittiche e consistenza cartacea. Lunghezza del lemma: 5 - 7 mm.

FioreModifica

I fiori fertili sono attinomorfi formati da 3 verticilli: perianzio ridotto, androceo e gineceo.

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:[6]
  • , P 2, A (1-)3(-6), G (2–3) supero, cariosside.
  • Il perianzio è ridotto e formato da due lodicule, delle squame traslucide, poco visibili (forse relitto di un verticillo di 3 sepali). Le lodicule sono membranose e non vascolarizzate.
  • Fioritura: da maggio a giugno (agosto).

FruttiModifica

I frutti sono del tipo cariosside, ossia sono dei piccoli chicchi indeiscenti, con forme ovoidali, nei quali il pericarpo è formato da una sottile parete che circonda il singolo seme. In particolare il pericarpo è fuso al seme ed è aderente. L'endocarpo non è indurito e l'ilo è lungo e lineare. L'embrione è piccolo e provvisto di epiblasto ha un solo cotiledone altamente modificato (scutello senza fessura) in posizione laterale. I margini embrionali della foglia non si sovrappongono.

RiproduzioneModifica

  • Impollinazione: in generale le erbe delle Poaceae sono impollinate in modo anemogamo. Gli stigmi più o meno piumosi sono una caratteristica importante per catturare meglio il polline aereo.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo (dopo aver eventualmente percorso alcuni metri a causa del vento – dispersione anemocora) a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitatModifica

 
Distribuzione in Italia
(Distribuzione regionale[12] – Distribuzione alpina[13])
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 800 m s.l.m. (in Sicilia fino a 1.600 m s.l.m.); nelle Alpi frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

FitosociologiaModifica

Areale alpinoModifica

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[13]

  • Formazione: delle comunità forestali
  • Classe: Carpino-Fagetea
  • Ordine: Fagetalia sylvaticae

Areale italianoModifica

Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[15]

  • Macrotipologia: vegetazione forestale e preforestale
  • Classe: Querco roboris-Fagetea sylvaticae Br.-Bl. & Vlieger in Vlieger, 1937
  • Ordine: Fagetalia sylvaticae Pawłowski in Pawłowski, Sokołowski & Wallisch, 1928
  • Alleanza: Tilio platyphylli-Acerion pseudoplatani Klika, 1955
  • Suballeanza: Ostryo carpinifoliae-Tilienion platyphylli Kosir, Carni & Di Pietro, 2008

Descrizione. La suballeanza Ostryo carpinifoliae-Tilienion platyphylli è relativa alle associazioni nei boschi misti di latifoglie a carattere xero-termofilo dell’Europa sud-orientale. Questa cenosi si sviluppa nei fondovalle e negli ambienti di forra, principalmente nei settori a clima sub-Mediterraneo. In Italia queste comunità sono distribuite nell’Appennino centro-settentrionale. La caratteristica principale di questa suballeanza è un’elevata diversità della componente legnosa arborea (le diverse entità sono elecate nel seguente paragrafo: "Specie presenti nell'associazione").[16]

Specie presenti nell'associazione: Tilia plathyphyllos, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Acer obtusatum, Fraxinus excelsior, Ulmus glabra, Ostrya carpinifolia, Fagus sylvatica, Symphytum tuberosum, Cardamine enneaphyllos, Polystichum setiferum, Lamiastrum galeobdolon, Geranium robertianum, Dryopteris filix-mas, Mercurialis perennis, Corylus avellana, Galium odoratum, Mycelis muralis, Primula vulgaris, Hedera helix, Fraxinus ornus, Acer campestre, Crataegus monogyna, Rosa arvensis, Cyclamen purpurascens, Tamus communis, Helleborus odorus, Festuca heterophylla, Daphne laureola, Hepatica nobilis, Euonymus latifolius, Ligustrum vulgare, Melittis melissophyllum e Clematis vitalba.

Altre alleanze per questa specie sono:[15]

  • Galio odorati-Fagion sylvaticae
  • Lathyro veneti-Fagenion sylvaticae
  • Geranio versicoloris-Fagion sylvaticae
  • Doronico orientalis-Fagenion sylvaticae
  • Lauro nobilis-Tilion platyphylli
  • Tilio pseudorubrae-Ostryenion carpinifoliae
  • Aceri obtusati-Populenion tremulae

TassonomiaModifica

La famiglia di appartenenza di questa specie (Poaceae) comprende circa 650 generi e 9.700 specie (secondo altri Autori 670 generi e 9.500[9]). Con una distribuzione cosmopolita è una delle famiglie più numerose e più importanti del gruppo delle monocotiledoni e di grande interesse economico: tre quarti delle terre coltivate del mondo produce cereali (più del 50% delle calorie umane proviene dalle graminacee). La famiglia è suddivisa in 11 sottofamiglie, il genere Melica è descritto all'interno della sottofamiglia Pooideae (tribù Meliceae) e raccoglie una novantina di specie distribuite nelle zone temperate in tutto il mondo.[5][6]

FilogenesiModifica

Il genere di questa specie (Melica) è descritto all'interno della supertribù Melicodae Soreng, 2017 (tribù Meliceae Link ex Endl., 1830).[5] La supertribù Melicodae, dal punto di vista filogenetico, è la seconda supertribù, dopo la supertribù Nardodae Soreng, 2017, ad essersi evoluta nell'ambito della sottofamiglia Pooideae.[17]

Per il genere di questa voce è descritta la seguente sinapomorfia: gli apici delle glume sono traslucidi.

Il numero cromosomico di M. unflora è: 2n = 18 (54).[18]

SinonimiModifica

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Dalucum lobelianum Bubani
  • Melica lobelii Vill.
  • Melica nutans Lam.
  • Melica uniflora f. glabra Papp
  • Melica uniflora var. leiophylla Maire & Weiller

NoteModifica

  1. ^ a b Melica uniflora, su The Plant List. URL consultato il 16 maggio 2019.
  2. ^ David Gledhill 2008, pag. 255.
  3. ^ Etymo Grasses, pag. 187.
  4. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 16 maggio 2019.
  5. ^ a b c Kellogg 2015, pag. 220.
  6. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 311.
  7. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 512.
  8. ^ Motta 1960, Vol. 2 - pag. 841.
  9. ^ a b Strasburger 2007, pag. 814.
  10. ^ Pasqua et al 2015, pag. 467.
  11. ^ a b World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su static1.kew.org. URL consultato il 16 maggio 2019.
  12. ^ Conti et al. 2005, pag. 128.
  13. ^ a b c d Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 906.
  14. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 16 maggio 2019.
  15. ^ a b Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org. URL consultato il 18 maggio 2019.
  16. ^ Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org, p. 71.1.4.1 SUBALL. OSTRYO CARPINIFOLIAE-TILIENION PLATYPHYLLI KOŠIR, CARNI & DI PIETRO 2008. URL consultato il 18 maggio 2019.
  17. ^ PeerJ 2018, pag. 13.
  18. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 16 maggio 2019.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica