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N-Ossido di N-metilmorfolina

composto chimico
(Reindirizzamento da NMMO)
N-ossido di N-metilmorfolina
NMO.png
N-methylmorpholine-N-oxide-3D-balls.png
Nome IUPAC
N-ossido di N-metilmorfolina
Abbreviazioni
NMO, NMMO
Nomi alternativi
N-ossido di 4-metilmorfolina
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareC5H11NO2
Massa molecolare (u)117.15[1]
Aspettopolvere, cristalli o granuli di colore bianco, beige o marroncino[1]
Numero CAS7529-22-8
Numero EINECS231-391-8
PubChem82029
SMILES
C[N+]1(CCOCC1)[O-]
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.)1.25 (anidro)
1.28 (monoidrato)[2]
Solubilità in acqua≤ 5.0 %[1]
Temperatura di fusione180-184 °C[1]
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
irritante
Frasi H315 - 319 - 335
Consigli P261 - 305+351+338

L'N-ossido di N-metilmorfolina è un composto organico. È usato in chimica organica come co-ossidante e catalizzatore sacrificale nelle reazioni di ossidazione (per esempio nelle ossidazioni con tetrossido di osmio, nella diidrossilazione asimmetrica di Sharpless, o nelle ossidazioni con TPAP). È commercializzato sia anidro che monoidrato[3].

Struttura e proprietàModifica

Esistono tre forme dell'NMO: anidro, monoidrato e 2,5-idrato.[4]

L'NMO ha una conformazione a sedia. L'atomo di ossigeno esociclico è in posizione assiale mentre il gruppo metile è in posizione equatoriale.

Per quanto riguarda l'impaccamento molecolare, le molecole sono disposte in maniera tale che i legami N-O di molecole vicini siano antiparalleli, riducendo così al massimo le interazioni tra di essi.

Dati cristallografici dell'NMO[2]
Forma Sistema cristallino Gruppo spaziale Parametri della cella
a b c β
Anidro Monoclino P21/m 9.886 Å 6.621 Å 5.112 Å 111.54°
Monoidrato Monoclino P21/c 25.481 Å 6.04 Å 9.186 Å 99.88°

Nella forma monoidrata le molecole di acqua sono disposte in maniera tale da orientare le molecole di MNO lungo un asse come in un polimero. In questo modo le zone idrofobiche e idrofile sono nettamente distinte. Essendo le interazioni tra le zone idrofile e idrofobe molto deboli, questi strati possono muoversi ciascuno rispetto agli altri. Da notare che l'atomo di ossigeno appartenente al ciclo non ha alcun ruolo in tali interazioni, infatti la cellulosa è solubile anche in N-ossido di N-metilpiperidina in cui l'atomo di ossigeno è sostituito con un gruppo CH2[2].

UtilizziModifica

Solvente della cellulosaModifica

La forma monoidrata è usata come solvente per la cellulosa nel processo Lyocell di produzione delle fibre di cellulosa.

Usando MNO contenente il 5% di acqua riscaldata a 100 °C è in grado di disciogliere cellulosa ad alto peso molecolare fino ad una concentrazione del 30%. Quella che si ottiene non è una vera e propria soluzione ma una mesofase anisotropa facilmente orientabile che in inglese viene chiamata dope. Riprecipitando questa soluzione in un bagno di acqua si ottengono fibre e film.

La quantità di cellulosa disciolta dipende da:

Il processo è molto simile, ma non analogo, al processo di produzione della viscosa. In quest'ultimo, la cellulosa viene resa solubile convertendola nei suoi derivati xantati. Utilizzando l'NMO, invece, la cellulosa viene solubilizzata senza alcuna trasformazione. Le fibre risultanti sono simili alla viscosa. La diluizione con acqua causa la riprecipitazione della cellulosa, quindi il processo di dissoluzione della cellulosa è sensibile alla presenza dell'acqua.

Essendo l'NMO un ossidante, le soluzioni "dope" sono sensibili a tutte le impurità di tipo catalitico. A causa di impurità come ioni di metalli di transizione (soprattutto ferro e rame), possono avvenire reazioni secondarie che portano alla degradazione della cellulosa e alla formazione di N-metilmorfolina, morfolina e formaldeide. Per questo motivo devono essere usati additivi stabilizzanti. Il più conosciuto è il gallato di propargile che però causa un'intensa colorazione[4]. Altri additivi sono fosfati, basi, fenoli stericamente ingombri e riducenti deboli[6].

La cellulosa è insolubile nella maggior parte dei solventi a causa della sua forte rete di legami idrogeno intermolecolari resistenti ai solventi. L'NMO è in grado di rompere questa rete di legami (infatti vengono a crearsi legame idrogeno tra la cellulosa e l'NMO) e, di conseguenza, di solvatare la cellulosa. Si riesce a ottenere lo stesso risultato con pochi altri solventi, in particolare con una miscela di cloruro di litio in dimetilacetammide[7][8] e alcuni liquidi ionici idrofili[9].

Industrialmente l'NMO è preferito agli altri solventi della cellulosa in quanto dopo l'uso può essere riciclato fino al 99%.

Dissoluzione di scleroproteineModifica

L'NMO è anche utilizzato per la solvatazione di scleroproteine (trovate nei tessuti animali). La dissoluzione avviene nelle zone più omogenee dei cristalli e che contengono principalmente residui di glicina e alanina. Il meccanismo di questa dissoluzione non è ancora ben approfondito. Alcuni studi hanno mostrato un comportamento simile con altri sistemi ammidici, ad esempio con esapeptidi. Ne è risultato che l'NMO è in grado di rompere i legami idrogeno delle ammidi.

OssidanteModifica

 
L'ossidazione di questo alchene è stata effettuata con tetrossido di osmio (0.06 eq.) e NMO (1.2 eq) in una miscela acetone/acqua 5:1, RT, 12 ore

L'NMO è un ossidante in quanto N-ossido. È utilizzato come ossidante stechiometrico per rigenerare il catalizzatore principale dopo che questo è stato ridotto dal substrato. Per esempio, il tetrossido di osmio, se usato in quantità stechiometrica, è in grado di ossidare gli alcheni a dioli vicinali sin. Per limitare le quantità di tetrossido di osmio (tossico), si usa come ossidante l'NMO in quantità stechiometrica e una quantità catalitica di tetrossido di osmio. Tale reazione è nota come diidrossilazione di Upjohn[10].

NoteModifica

  1. ^ a b c d Sigma-Aldrich, 4-Methylmorpholine N-oxide, su sigmaaldrich.com. URL consultato il 31 maggio 2015.
  2. ^ a b c (EN) E. Maia, A. Peuy, S. Pérez, Cellulose organic solvents. I. The structures of anhydrous N-Methylmorpholine N-Oxide and N-Methylmorpholine N-Oxide Monohydrate (PDF), in Acta Crystallographica, B37, marzo 1981, pp. 1858-1862. URL consultato il 21 giugno 2015.
  3. ^ La forma monoidrata ha una temperatura di fusione di 71-75 °C.
  4. ^ a b c (EN) Carina Olsson, Gunnar Westman, Direct Dissolution of Cellulose: Background, Means and Applications, Cellulose - Fundamental Aspects, Dr. Theo G.M. Van De Ven, agosto 2013, DOI:10.5772/52144, ISBN 978-953-51-1183-2. URL consultato il 24 giugno 2015.
  5. ^ (EN) H. Chanzy, A. Peguy, S. Chaunis, P. Monzie, Oriented cellulose films and fibers from a mesophase system, in Journal of Polymer Science: Polymer Physics Edition, vol. 18, nº 5, maggio 1980, pp. 1137-1144, DOI:10.1002/pol.1980.180180517. URL consultato il 23 giugno 2015.
  6. ^ (EN) Tim F. Liebert, Thomas J. Heinze, Kevin J. Edgar, 1: Cellulose Solvents – Remarkable History, Bright Future, in ACS Symposium Series - Cellulose Solvents: For Analysis, Shaping and Chemical Modification, Cellulose Solvents: For Analysis, Shaping and Chemical Modification, vol. 1033, Washington, DC, febbraio 2010, pp. 3-54, DOI:10.1021/bk-2010-1033.ch001, ISBN 9780841200067. URL consultato il 26 giugno 2015.
  7. ^ (EN) Charles L. McCormick, Peter A. Callais, Solution studies of cellulose in lithium-chloride and N,N-dimethylacetamide, in Polymer, vol. 28, nº 13, dicembre 1987, pp. 2317–2323, DOI:10.1016/0032-3861(87)90393-4.
  8. ^ (EN) Charles L. McCormick, Peter A. Callais, Brewer H. Hutchinson Jr., Solution studies of cellulose in lithium chloride and N,N-dimethylacetamide, in Macromolecules, vol. 18, nº 12, dicembre 1985, pp. 2394−2401, DOI:10.1021/ma00154a010.
  9. ^ (EN) Sanghamitra Sen, James D. Martin, Dimitris S. Argyropoulos, Review of Cellulose Non-Derivatizing Solvent Interactions with Emphasis on Activity in Inorganic Molten Salt Hydrates (PDF), in ACS Sustainable Chemistry & Engineering (David T. Allen), vol. 1, nº 8, maggio 2013, pp. 858–870, DOI:10.1021/sc400085a. URL consultato il 24 giugno 2015.
  10. ^ (EN) D. V. Deubel, G. Frenking, [3+2] versus [2+2] Addition of Metal Oxides Across C=C Bonds. Reconciliation of Experiment and Theory, in Account of Chemical Research, nº 36, 21 maggio 2003, pp. 645-651, DOI:10.1021/ar020268q. URL consultato il 1º giugno 2015.
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