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BiografiaModifica

 
Nicola De Maria, Regno dei fiori, opera esposta alla rassegna Luci d'artista, Torino

Residente e attivo a Torino, De Maria è uno dei cinque artisti della Transavanguardia italiana,[1][2][3] teorizzata da Achille Bonito Oliva nel 1978, ma, a differenza degli altri esponenti del gruppo, come Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi e Mimmo Paladino, il suo lavoro si è principalmente concentrato sull'astrattismo e su un approccio pittorico nel quale i limiti della tela venivano superati per entrare in relazione con lo spazio circostante.[4] De Maria ha esposto alla Biennale di Venezia (1980, 1988, 1990), a Documenta 7 a Kassel (Germania) (1982), alla XVI Biennale di San Paolo (Brasile) (1981), alla IV Biennale di Sydney (Australia) (1982) ed alla Quadriennale di Roma (2005, 2012).

Retrospettive del suo lavoro si sono svolte al Museum Haus Lange (Krefeld) (1983), alla Kunsthalle Basel di Basilea (1983), alla Kunsthaus di Zurigo (1985), al Stedeljik van Abbemuseum di Eindhoven (1985), al Seibu Museum of Modern Art di Tokyo (1988), al Musèe des Beaux Arts Nimes (1994), al Kunstverein Ludwigsburg (1994), al Liechtensteinische Staatliche Kunstsammlung, Vaduz (1998), al Museo d'Arte Contemporanea di Roma (2004) e al Museo Pecci di Prato (2012). Ha inoltre partecipato alle retrospettive sulla Transavanguardia Italiana al Castello di Rivoli nel 2003 e a Palazzo Reale a Milano nel 2012.

Opere nei museiModifica

NoteModifica

  1. ^ E. Giustacchini: Transavanguardia, ieri e domani. Stile Arte, 2006[collegamento interrotto]
  2. ^ Achille Bonito Oliva: La transavanguardia italiana: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Horacio de Sosa Cordero, Nicola De Maria, Mimmo Paladino. Drago Arts & Communication, Roma 2003.
  3. ^ La Transavanguardia: Chia, Clemente, Cucchi, Paladino, 26 septembre 2003-4 janvier 2004, Centre de la gravure et de l'image imprimée, La Louviere, Gand : Snoeck, c2003.
  4. ^ Mostra di De Maria A Torino del 2005 con dipinti che invadono le pareti della sla espositiva Archiviato il 13 maggio 2006 in Internet Archive.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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