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Occhiolà
Resti del castello di Occhiolà.jpg
Resti del castello medioevale di Occhiolà
CiviltàSiculi
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneGrammichele
Amministrazione
Visitabilesi
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°14′06.36″N 14°37′23.16″E / 37.2351°N 14.6231°E37.2351; 14.6231

Occhiolà è un antico borgo medioevale, oggi abbandonato, posto sui tre crinali della collina di Terravecchia, circa 2 km a nord di Grammichele, nella Sicilia centro-orientale. Il paese si sviluppava lungo un unico asse viario principale. Dalla strada principale si sviluppavano tante stradine strette e tortuose e sulla parte della collina si trovava il castello del principe.

Indice

Le originiModifica

Non è ancora molto chiaro quale sia l'origine del piccolo aggregato rurale distrutto dal terribile Terremoto del Val di Noto; l'ipotesi più probabile è che si tratti del residuo di un insediamento siculo ellenizzato menzionato da Diodoro Siculo con il nome di Echetla in riferimento all'occupazione siracusana del 309 a.C. Gli scavi e i ritrovamenti di parte dell'abitato e della necropoli da parte di Paolo Orsi lo confermerebbero. Occhiolà è indicata come l'antica città greca di Echetla.

Le diverse fasi archeologiche del sito sono raccontate nel film archeologico Occhiolà, un presepe dei monti Erei, diretto da Lorenzo Daniele, prodotto nel 2011 da Fine Art Produzione in collaborazione con la Scuola di specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Catania.

I reperti archeologici sono conservati presso il locale museo comunale di Grammichele e presso il Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa. Nel 1993, in occasione del 300º anniversario della distruzione, venne avviata la realizzazione del Parco Archeologico di Occhiolà, già interessato da frequenti campagne di scavo.

La popolazioneModifica

Condizioni economicheModifica

 
Abitazioni

Nell'antico paesino di Occhiolà vivevano circa tremila abitanti la maggior parte coltivatori della terra, pochi i braccianti. Quasi ogni contadino aveva la sua casetta ad un solo piano terreno; poche erano le famiglie che abitavano in case con diverse stanze. Per l'angustia delle case molte cose si facevano sulla strada; si spaccava la legna, si rigovernavano le stoviglie, sulla strada le donne filavano, cucivano e discutevano sulle loro giornate.

Situazione socialeModifica

Una piccolissima parte della popolazione era costituita da medici, notai e uomini di legge. Un'altra piccola parte era costituita dagli artigiani cioè da fabbri, sarti, falegnami, barbieri.

La terribile notteModifica

Gli antenati hanno formulato questo detto:

A l'unnici di jinnaru
a vint'unura
cu sutta li petri


cu sutta li mura. [senza fonte]

 
Occhiolà con lo sfondo di Grammichele

Domenica 11 gennaio 1693 verso le ore 14, mentre la popolazione cercava di sistemare le proprie case danneggiate dal terremoto avvenuto il venerdi 9 gennaio, una fortissima scossa distrusse il piccolo paesino di Occhiolà. Dopo il terremoto il cielo si fece nerissimo e si scatenò un fortissimo temporale. Tutti i superstiti, pieni di paura, di disperazione e di angoscia abbandonarono il territorio e si avviarono, una parte verso l'eremitorio Madonna del Piano e un'altra parte verso le campagne di Margi e Camemi.

Gli aiuti del PrincipeModifica

I giurati di Occhiolà pensarono di informare il principe di quanto era accaduto, così per mezzo di un corriere gli inviarono una lettera. Il principe Don Carlo Maria Carafa, che abitava a Mazzarino si mostrò molto disponibile ad aiutare la popolazione e inviò nel suo territorio di Occhiolà, tanti viveri da distribuire ai superstiti. Occhiolà prima del terremoto contava 2910 abitanti, col terremoto ne morirono 1516. Dalle rovine di Occhiolà nacque l'odierna Grammichele, città a pianta esagonale, voluta dal principe Carlo Maria Carafa su disegno dell'architetto Fra' Michele da Ferla.
Nella zona di Occhiolà sopravvisse la chiesa e l'eremo della Madonna del Piano.

Galleria d'immaginiModifica

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