Olympia (film 1938)

film documentario del 1938 diretto da Leni Riefenstahl
Olympia, festa di popoli
Olympia, festa di bellezza
Olympia gip.jpg
In questo screenshot del film è catturato il fotogramma in cui Jesse Owens sta per effettuare il salto in lungo
Titolo originaleOlympia: Fest der Völker
Olympia: Fest der Schönheit
Paese di produzioneGermania
Anno1938
Durata217 min
Dati tecniciB/N
Generedocumentario
RegiaLeni Riefenstahl
SoggettoLeni Riefenstahl
FotografiaAndor Von Barsy + altri
MontaggioLeni Riefenstahl
Effetti specialiSven Noldan
MusicheHerbert Windt, Walter Gronostay
ScenografiaRobert Herlth
Interpreti e personaggi

Olympia è un film del 1938 diretto da Leni Riefenstahl che documenta i Giochi olimpici di Berlino 1936. Il film, primo documentario mai girato su un'Olimpiade, è diviso in due parti: Olympia - Festa di popoli (in tedesco Olympia: Fest der Völker), lunga 123 minuti, e Olympia - Festa di bellezza (Olympia Fest der Schönheit), lunga 94 minuti. Nel documentario furono utilizzate molte tecniche cinematografiche innovative per l'epoca che successivamente sarebbero diventate standard del cinema[1]: dalle novità sugli angoli delle inquadrature ai primi piani estremi, ai binari nello stadio per fotografare la folla. La tecnica utilizzata è unanimemente ammirata dai critici, anche se sul film sono sorte ovvie controversie per quanto riguarda il contenuto politico.

Le OlimpiadiModifica

Il documentario, commissionato dal Comitato Olimpico Internazionale, segue passo dopo passo le Olimpiadi che si tennero a Berlino dal 1° al 16 agosto del 1936. Tutte le gare vengono seguite: dalla cerimonia della torcia venuta dalla Grecia alle gare ginniche. Fra i frammenti ripresi dalla Riefenstahl immagini di massa del pubblico e delle personalità che hanno preso parte all'evento sportivo (per citarne un paio Hitler che apre ufficialmente i giochi e il principe Umberto di Savoia che saluta la squadra italiana).

PropagandaModifica

I Giochi olimpici del 1936 sono stati definiti le "Olimpiadi di Hitler", poiché il regime nazionalsocialista sfruttò la manifestazione per magnificare il Terzo Reich.[2]

Per quanto il legame della Riefenstahl con Hitler e con altre figure di alto rango del regime sia ben documentato,[3][4] secondo quanto dichiarò la stessa Riefenstahl il governo nazista non riuscì a influenzare la realizzazione del film, nonostante il costante controllo da parte del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels.[5] Alcuni hanno anche interpretato come un velato dissenso il fatto che nel film sia presentata la sconfitta della squadra tedesca contro l'India nella finale dell'hockey;[5] nel film però sono presenti tutti i vincitori non-ariani e sono particolarmente note le immagini che mostrano le vittorie di Jesse Owens (peraltro omettendo di riprendere le reazioni di Hitler)[5] e pare che tutto questo in realtà fosse sostanzialmente in linea con la richiesta di Goebbels di cercare di dare un'immagine generale di "apertura mentale del governo nazista".[5]

Ad ogni modo, per la bellezza delle riprese e del montaggio e per le tecniche impiegate, molte delle quali per la prima volta, Olympia è considerato uno dei film più innovativi nella storia del cinema e il capostipite di un nuovo genere.[6][7]

Una pietra miliareModifica

Olympia pose le basi per i futuri film che documentano le Olimpiadi, e in particolare quelle estive. La cerimonia della torcia olimpica, oggi considerata un'antica tradizione, fu concepita per la prima volta proprio a Berlino su un progetto che la Riefenstahl elaborò per conto dal gerarca nazista Carl Diem. Nel 2005 la rivista Time ha inserito Olympia fra i 100 film più belli degli ultimi 80 anni. Alcune scene di Olympia sono state usate dalla band tedesca Rammstein nel video di Stripped, cover dell'omonima canzone dei Depeche Mode. Nel 1938 fu presentato alla Mostra di Venezia, dove ottenne un buon successo e il premio, la "Coppa Mussolini"[8]. Le pressioni infruttuose che la regista tedesca subì da parte del Ministro della propaganda e l'amicizia di Leni Riefenstahl con il Führer, sono ben rappresentate nel film Race - Il colore della vittoria.

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ Massimiliano Studer, Olympia, Milano, Mimesis, 2014, ISBN 978-88-575-1764-3.
  2. ^ (EN) Christopher Hilton, Hitler's Olympics: The 1936 Berlin Olympic, History Press Ltd, 2007, ISBN 978-0750942935.
  3. ^ Leni Riefenstahl, chi era la regista di Hitler, in Panorama, 27 aprile 2018.
  4. ^ Giulio Festa, Jérôme Bimbenet: Leni Riefenstahl, la regista di Hitler, su difesaonline.it.
  5. ^ a b c d (EN) Alex von Tunzelmann, The shameful legacy of the Olympic Games, in The Guardian, 14 giugno 2012.
  6. ^ (EN) Richard Corliss, That Old Feeling: Leni's Triumph, in Time, 22 agosto 2002.
  7. ^ (EN) Nicholas Barbera, How Leni Riefenstahl Shaped the Way We See the Olympics, su BBC News, 10 agosto 2016.
  8. ^ Fernaldo Di Giammatteo, Dizionario del cinema, Roma, Newton&Compton, 1995, p. 65.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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