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Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Resistenza tedesca.
Francobollo commemorativo della dichiarazione di Barmen, grazie alla quale molte Chiese protestanti tedesche si ribellarono al nazismo.

L'opposizione delle Chiese al nazismo in Germania, come le opposizioni da parte di altri soggetti, diretta all'abbattimento del regime nazista fu, per quanto riguarda l'efficacia, limitata e irrilevante, prettamente simbolica ma di profonda importanza.

Gli ostacoli per lo sviluppo in Germania, di una fattiva opposizione al nazismo, fra il 1933 e il 1939, furono i successi del regime in politica interna, quelli in politica estera e la spietata opera di repressione nazista, di una durezza ed organicità eccezionali,[1].

«... al cui confronto quella del fascismo italiano acquistava un carattere quasi artigianale.»

(M. Salvadori, ibidem.)

La repressione, che assunse l'aspetto del terrore, decapitò drasticamente fin dall'inizio le opposizioni. L'opposizione, praticamente annientata, si manifestò con piccoli gruppi che diffondevano materiali clandestini e sabotavano l'industria bellica, oltre che con i contatti diretti con gli emigrati attraverso cui acquisivano e davano notizie. Accanto a questi rari gruppi, composti prevalentemente da comunisti e socialdemocratici, vi era un'opposizione che potremmo chiamare di vertice composta cioè da borghesi, da alti gradi militari[2] e da alti prelati cattolici e protestanti.

Nell'opposizione dei militari e dei civili prevalevano due considerazioni essenziali, che la politica economica nazista, diretta essenzialmente al riarmo, avrebbe portato la Germania alla rovina e che il nazismo avrebbe precipitato il paese in una nuova guerra mondiale, che avrebbe annientato il popolo tedesco, mentre l'opposizione delle Chiese Cattolica e Protestante era diretta contro non solo il regime e le sue forme di neopaganesimo o allo spirito antireligioso proprio della ideologia nazista[3], ma contro la visuale ideologica totalizzante che il regime voleva attuare sulla formazione culturale della popolazione

«La concezione nazionalsocialista e quella cristiana sono inconciliabili.»

(Martin Bormann[4].)

Indice

Chiesa cattolicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica e Germania nazista.

Nel 1930 l'arcidiocesi di Magonza proclamava pubblicamente che:

«“Ai membri del partito hitleriano non è permesso prendere parte in gruppo a funerali o altre simili funzioni cattoliche e finché un cattolico rimane iscritto al partito hitleriano non può essere ammesso ai sacramenti”.»

(http://www.lastampa.it/2009/10/02/blogs/san-pietro-e-dintorni/chiesa-tedesca-nazismo-e-scomuniche-ZxGHziDX9Yxbakma4Qp87M/pagina.html2)

La notizia l'11 ottobre dello stesso anno veniva pubblicata in evidenza sulla prima pagina dell'Osservatore Romano.

I vescovi cattolici tedeschi nell'agosto del 1932, durante i lavori della Conferenza episcopale tedesca, emanarono un documento ufficiale in cui si ribadiva in modo solenne l'interdizione dei cattolici a iscriversi al partito nazista, pena la scomunica e si metteva all`indice il Mein Kampf[5]

Malgrado questi contrasti i nazisti, poco dopo la nomina di Hitler a cancelliere, firmarono, nel luglio 1933, il concordato con la Chiesa cattolica, con la speranza di tacitare e assicurare loro, la non ostilità dei politici e degli esponenti cattolici.[6] La chiesa, da canto suo, pur non fidandosi del tutto dei nazisti, sperava così d'avere un punto preciso e chiaro con cui definire i rapporti tra stato e chiesa.[7] Ben presto il regime violò le clausole e le più importanti associazioni e i giornali cattolici vennero fatti chiudere.I partiti cattolici come il Zentrum vennero sciolti, già nel Giugno del 1933, prima del concordato, con la promessa, non mantenuta, che la loro libertà d'azione, sotto altre forme, sarebbe stata garantita dal concordato stesso[8] D'altronde, lo stesso führer aveva dichiarato:"Ciò (il "Reichskonkordat") non mi impedirà di sradicare totalmente il cristianesimo dalla Germania, di eliminarlo in maniera completa, radicale e definitiva. È una questione decisiva: o il nostro popolo ha una fede ebraico-cristiana, con la sua morale molle e compassionevole, oppure una forte ed eroica fede nel dio della natura, nel dio del proprio popolo, nel dio del proprio destino, nel dio del proprio sangue [...] Non è possibile essere cristiani e tedeschi insieme".[9] L'opposizione al nazionalsocialismo da parte della chiesa cattolica in Germania venne riconosciuta anche da molti ebrei. Uno dei più famosi fu Albert Einstein che dichiarò in una famosa intervista alla rivista statunitense Time:

« Essendo amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia alle università… Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani... Ma anche loro vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane. Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Prima io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale… »[10]

Questa affermazione che non fu mai smentita da Einstein pubblicamente è stata confermata anche dal famoso diplomatico ebreo Pincas Lapide che riporta un'altra espressione di Einstein simile a quella citata[11]

Molti prelati, inoltre, presero posizioni pubbliche fortemente ostili al nazismo nel corso di tutti gli anni '30: grande rilevanza internazionale ebbe per esempio la dichiarazione del Cardinale George William Mundelein che definì Hitler "un pazzo imbianchino", dichiarazioni per le quali era stato elogiato da Papa Pio XI. Anche le posizioni del vescovo di Münster Clemens August von Galen contro la soppressione delle "vite indegne di essere vissute" (cioè dei portatori di handicap) predisposto dal regime nazista, suscitarono l'ira dei capi nazisti, tanto che Martin Bormann chiese l'impiccagione di von Galen, ma Joseph Goebbels convinse Hitler ad attendere la vittoria finale per pareggiare i conti. Lo stesso Hitler ribadì il concetto affermando "Quando avrò risolto tutti gli altri miei problemi, farò i conti con la Chiesa. Allora essa vedrà i sorci verdi."[12] Anche il vescovo Konrad von Preysing Lichtenegg Moos, come portavoce dell'episcopato germanico, denunciò pubblicamente le violazioni del Concordato del 1933 commesse da Hitler e le persecuzioni contro i sacerdoti e le associazioni cattoliche. Inoltre intervenne su questioni relative ai diritti umani anche al di là della comunità cattolica, in difesa degli ebrei, polemizzando col regime nazista.[13] Non si contano poi i sacerdoti, i religiosi e le suore che subirono a causa della loro opposizione pubblica al regime restrizioni, persecuzioni giudiziarie, provvedimenti penali fino alla pena capitale.(più di un terzo del clero secolare e un quinto circa del clero regolare). Alcuni nomi fra i tanti: padre Bernhard Lichtenberg rettore della Cattedrale di Sant'Edvige, Jakob Gapp sacerdote marianista austriaco, ghigliottinato nel carcere di Plötzensee, Karl Leisner ordinato sacerdote a Dachau, Johannes Prassek, Hermann Lange ed Eduard Müller tre preti di Amburgo condannati a morte come da sentenza del Tribunale del Popolo nazionalsocialista, per “disfattismo, malizia, favoreggiamento del nemico e ascolto di trasmissioni ostili”[14]...

Il contrasto fra Chiesa cattolica e regime nazista andò intensificandosi nel 1937, fino a che il 14 marzo un'Enciclica di Pio XI,

«... che pure avrebbe voluto una conciliazione,[15]»

la Mit brennender Sorge, ossia Con lacerante preoccupazione, espresse non solo l'impossibilità di rapporti normali ma condannava la dottrina nazionalsocialista come fondamentalmente anticristiana e pagana:

«Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente, ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio. [...] Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. [...]Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanesimo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale, rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza; un simile uomo non può pretendere di essere annoverato fra i veri credenti.»

(§ 2)

Durante i dodici anni di vita del Terzo Reich, la Chiesa a causa della sua azione di contrasto al regime dovette subire restrizioni e vessazioni perché giudicata ostile dal governo nazista. Durante il processo di Norimberga uno dei capi d'accusa imputati al leader nazisti era la persecuzione religiosa in ritorsione all'opposizione della chiesa cattolica. L'accusa dichiarò infatti: «Essi ( I cospiratori nazisti) hanno dichiarato il loro obiettivo di eliminare le chiese cristiane in Germania ed hanno perciò cercato di sostituirle con le istituzioni e le credenze naziste; in ordine di ciò hanno perseguito un programma di persecuzione di sacerdoti, chierici e membri di ordini monastici che essi ritenevano opporsi ai loro intenti, ed hanno confiscato le proprietà della chiesa»[16].Le conseguenze della non collaborazione di gran parte dell'istituzione ecclesiastica cattolica furono pesanti:più di un terzo del clero secolare e un quinto circa del clero regolare, ossia più di 8000 sacerdoti furono sottoposti a misure coercitive (arresti illegali, prigione, campi rieducativi...), 110 morirono nei campi di concentramento,59 furono giustiziati, assassinati o perirono in seguito ai maltrattamenti ricevuti.[17] Dal conteggio sono ovviamente esclusi i laici vicino alla Chiesa e i dati riportati si riferiscono alla sola  Germania e non a tutti i territori occupati, dove la persecuzione contro la chiesa, vista come oppositrice del nazismo, fu ancora più tragica. Un esempio tragico : Hitler dopo aver invaso la cattolica Polonia usó verso la chiesa gli stessi metodi usati in patria: abolizione dell'ora di religione ed espulsione dei preti dalle scuole; chiusura delle associazioni cattoliche e della stampa cattolica; persecuzione verso il clero e simpatizzanti, chiusura e distruzione di chiese e monasteri vari, ecc.ecc... . Alla fine della guerra in Polonia il Fuhrer lascerà come ricordo perenne della sua anticattolicità 4 vescovi, 1996 sacerdoti,113 chierici,238 religiose ammazzati..un totale di 3642 sacerdoti,389 chierici,341 conversi e 1117 suore deportati..cifre altrettanto significative si riscontrano in tutti i paesi occupati.[18] Anche il movimento della Rosa Bianca era in qualche modo legato alla chiesa cattolica essendosi formato seguendo le tesi del Quickborn (Sorgente di vita), un movimento cattolico guidato dal sacerdote d'origine italiana Romano Guardini[19] ed era stata influenzato oltre che dal parroco di Söflingen (un quartiere di Ulm in cui era presente una forte resistenza cattolica al nazismo) Franz Weiss anche da Carl Muth e Theodor Haecker, due intellettuali cattolici anti-nazisti, il cui pensiero influenzerà molto le scelte di resistenza pacifica del gruppo.[20]

Chiese protestantiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Antifascismo, Antiprotestantesimo e Resistenza tedesca.

Hitler nel suo progetto di germanizzazione, sperava di unire le varie chiese protestanti sotto una unica chiesa nazionale tedesca legata al regime (sul modello anglicano, il cui capo è il regnante).I primi anni furono fatti diversi tentativi in questo senso ed alcuni sacerdoti aderirono a questa idea sposando l'ideologia nazista. Voci autorevoli del clero protestante, accortisi della vera natura del regime, abbandonarono presto questa linea facendo tramontare l'idea nazista di una chiesa tedesca nazistifcata.[21] Questa situazione creò però una dolorosa divisione tra le Chiese protestanti. Di fronte all'allineamento della maggioranza delle Chiese protestanti nei confronti del regime nazista, una minoranza costituì quella Chiesa Confessante che guidò l'opposizione alla nazificazione religiosa[2].

L'opposizione, compresa quella religiosa, fu solo

«la protesta di una piccola minoranza del popolo tedesco ad un regime che, per un verso, spezzò fin dalle origini ogni possibilità di ampia opposizione e, per l'altro, riuscì, fra il 1933 ed il 1939, ad ottenere uno straordinario consenso in tutti gli strati popolari.»

([22])

Solo l'esito della II guerra mondiale spezzò il totalitarismo nazista e con esso la Germania come stato unitario[23].

NoteModifica

  1. ^ M. Salvadori, op. cit. in bibliografia, pg. 744.
  2. ^ a b M. Salvadori, ibid.
  3. ^ M. Salvadori, ibid., p. 745
  4. ^ ex M. Salvadori, ibid., p. 737
  5. ^ Quando la Chiesa tedesca scomunicò il nazismo | ZENIT - Il mondo visto da Roma
  6. ^ P. Villani, op. cit. in bibliografia, p.434
  7. ^ H. Wolf, Il Papa e il diavolo, Donzelli, Roma, 2008, p.187
  8. ^ Evans Richard J. - Il Terzo Reich al potere. 1933-1939 Mondadori pagg. 18 e19 ISBN 978-88-04-63836-0
  9. ^ Citato in Hermann Raushning, cit. in Robert Royal," I martiri del ventesimo secolo. Il volto dimenticato della storia del mondo", Ancora, 2002, p. 161.
  10. ^ [Intervista a "Time Magazine", 23/12/1940, p. 40]
  11. ^ [“Only the Catholic Church protested against the Hitlerian onslaught on liberty. Up till then I had not been interested in the Church, but today I feel a great admiration for the Church, which alone has had the courage to struggle for spiritual truth and moral liberty.” – Albert Einstein (Pinchas E. Lapide, Three Popes and the Jews, p.251, New York: Hawthorn Books, Inc., 1967) ]
  12. ^ Citato in "Memorie del III Reich" di A. Speer, cap.IX, p. 148 – Oscar Storia, Mondadori.
  13. ^ "Konrad Von Preysing" di Nethanel Willy editore Culp Press, 2011 ISBN 6137081745, 9786137081747
  14. ^ Beati Johannes Prassek, Hermann Lange e Eduard Muller
  15. ^ M. Salvadori, op. cit., p.746.
  16. ^ Robert A. Graham, "Pio XII e il regime nazista. Note dagli archivi tedeschi"
  17. ^ G. Miccoli, “I dilemmi e i silenzi di Pio XII”, nota 54, p. 444
  18. ^ "Le saint siege et la situasion religieuse en Pologne et dans le Pais Baltes" 1939- 45
  19. ^ RACCOLTA COVILE (2). Romano Guardini e i movimenti moderni, Di Aa.vv..2011,p.2
  20. ^ Hans and Sophie Scholl: German Resisters of the White Rose, Toby Axelrod, Library Bound Book-2001 ISBN 9780823933167
  21. ^ Richard Steigmann-Gall, Il santo Reich. Le concezioni naziste del cristianesimo, Boroli Editore, Collana: Storia storie memorie ISBN 88-7493-051-8 ISBN 9788874930517
  22. ^ M. Salvadori, op. cit., p.746-747.
  23. ^ M. Salvadori, op. cit.

BibliografiaModifica

Fonti primarieModifica

  • Nechama Tec, Albert Friedlander, Carol Rittner, Stephen Smith, Irena Steinfeldt, Victoria Barnett, Cristine King, Michael Barembaum, Yitzhk Arad e altri storici, The Holocaust and the Christian World: Reflections on the Past, Challenges for the Future - su progetto Yad Vashem e Beth Shalom Holocaust Memorial Center, Mahwah, Paulist Press, 2019, ISBN 978-08-091-5364-0.
  • Andrea Leonardi, Paolo Pombeni, L'età contemporanea. Il Novecento. Bologna, il Mulino, 2005. ISBN 88-15-10905-6.
  • Massimo L. Salvadori, Storia dell'età contemporanea. Torino, Loescher, 1990. ISBN 88-201-2434-3.
  • Pasquale Villani, L'età contemporanea. Bologna, Il Mulino, 1995. ISBN 88-15-02704-1.

ApprofondimentiModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica