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Romano Guardini

presbitero, teologo e scrittore italiano

BiografiaModifica

L'infanzia e la giovinezzaModifica

Nacque a Verona nel 1885, figlio di un commerciante. Già nel 1886 la famiglia si trasferì a Magonza proprio a causa del lavoro del padre. Guardini vive lì la sua infanzia e la sua adolescenza insieme ai tre fratelli Gino, Mario e Aleardo. La sua formazione è sostanzialmente tedesca, nonostante le influenze italiane vissute in famiglia, specialmente grazie alla madre, e che rimangono in parte come suo bagaglio personale.

Guardini non lascia molte informazioni riguardo alla sua famiglia. Di suo padre dice:

«Nessuno aveva conoscenza della sua vita interiore, personale. Quando morì nel 1919 avevo 34 anni, e credo che in tutto questo tempo io abbia avuto con lui non più di dieci o quindici colloqui personali, o su argomenti specifici, che andassero più a fondo. La sua vita dev’essere stata terribilmente solitaria; per lui sostanzialmente c’era solo il lavoro.»

(H. B. GERL, Romano Guardini. La vita e l’opera, Morcelliana, Brescia 1988, p. 20.)

Uno dei meriti del padre è sicuramente quello di aver comunicato al figlio l’interesse per Dante Alighieri, una figura che diventa importante nella vita di Guardini: diversi sono gli studi che egli compie sul poeta italiano.

L’attività del padre, ereditata dal nonno, consente alla famiglia di vivere nel benessere e influenza anche l’aspirazione dei figli: i fratelli di Romano seguono le orme del padre e lui stesso eredita delle capacità gestionali non indifferenti.

 
Romano Guardini da bambino

Particolare è per Guardini anche il rapporto con la madre. Lei si pone nettamente a favore dell’appartenenza italiana e non accoglie di buon animo il trasferimento a Magonza. Anche in Germania mantiene un atteggiamento chiuso verso ogni aspetto della vita tedesca e cerca di tenere i suoi figli nel medesimo atteggiamento. Di lei scrive un amico di Guardini, Felix Messerschmid:

«In questa donna si compenetravano nella stessa misura autoritarietà e bontà. Nelle poche affermazioni di Guardini adulto riguardo a sua madre era difficile capire che cosa prevalesse, se il rispetto o l’attaccamento»

(Ibidem, p. 23.)

I genitori trasmettono ai figli una fede molto asciutta: oltre alla partecipazione alla messa domenicale e alle preghiere quotidiane, in famiglia non si parla molto di religione.

Nella sua educazione in casa vi sono aspetti negativi e positivi:

«Fummo educati in modo molto rigido, o più esattamente secondo il vecchio stile. L’autorità dei genitori aveva valore assoluto e in tutto si doveva essere giovani buoni, a modo, bene educati. Di indipendenza neppure si parlava… tuttavia in essa [nella fanciullezza] i miei genitori, e ciò intendo ancora una volta sottolineare, ci hanno amato molto e noi a nostra volta li abbiamo amati.»

(Ibidem, p. 26)

Talvolta le considerazioni di Guardini sulla sua adolescenza sono piuttosto dure:

«Così crescemmo totalmente in casa. La stanza dei bambini, poi quando fummo più grandi, la stanza personale con letto, scrittoio, armadio, furono il nostro mondo. Il fatto che avessimo una istitutrice tedesca non cambiò nulla in proposito. Ciò che per gli altri giovani era ovvio, di stare insieme nel gioco e in ogni genere di occupazioni, mancò a noi quasi del tutto. In pratica non andavamo da nessuno e nessuno veniva da noi. Il risultato fu che delle cose della vita, che il giovane impara da sé a conoscere mentre sta con gli altri, io non ebbi alcuna esperienza. […] Quando guardo indietro al tempo che va sino al mio esame di maturità, che sostenni all’età di diciott’anni e mezzo, ora mi sembra come se fosse velato. […] Nella mia fanciullezza e giovinezza devo aver vissuto una sorta di sogno, di cui solo assai poco mi è rimasto nella memoria. […] Tutto ciò avrebbe potuto condurre a una vita interiore molto intensa, piena di forti esperienze; ma anche questo non avvenne. Quando mi volgo indietro, tutto il tempo sino all’università è come velato. Anche dei primi ricordi infantili, che rendono troppo attraente l’inizio di tutte le biografie, niente mi viene in mente. Naturalmente con ciò non voglio affatto dire che quegli anni siano rimasti vuoti. Ciò che più tardi ho manifestato, deve pur aver avuto le sue radici; ma tutto resta come sommerso sott’acqua. Il sentimento della felicità della fanciullezza e il desiderio di ritornarvi, non li ho mai provati: io non vorrei tornare nella mia fanciullezza.»

(Ibidem, p. 37)

Guardini frequenta il “Ginnasio Umanistico” a Magonza dal 1894 al 1903, così come fanno in seguito i suoi fratelli. Anche da studente Guardini dimostra una personalità originale, intrisa di serietà e religiosità, orientata alla preghiera e distaccata dai coetanei. Tuttavia si registra la presenza di Guardini in una piccola cerchia di amici, in cui si discutono argomenti alti come filosofia, religione, arte e letteratura. Guardini spicca per il suo amore precoce per Dante.

Il giovane Guardini si mostra molto indeciso e insicuro. La sua giovinezza è fra due tensioni: il sentirsi legato alla propria famiglia ma allo stesso tempo la rottura e la conquista di una vita propria fuori dall’ottica dei genitori. Questa insicurezza traspare poco dalla sua produzione successiva.

Dopo un viaggio in Italia, in cui non avviene nulla di particolare, si avvia in studi accademici di vario tipo. Guardini è cosciente di avere molte potenzialità, ma non ha nessuna tendenza particolare. Comunque l’università rappresenta per lui il primo stacco effettivo dalla famiglia.

La maturità e gli ultimi anniModifica

Il primo tentativo di studi accademici del 1903 è quello di chimica alla facoltà di Tubinga, con l’idea di seguire un compagno di scuola. La scelta si rivela presto un fallimento e Guardini passa dei mesi terribili: egli comprende di non essere portato per la matematica e le scienze naturali, non vi trova alcun interesse; inoltre anche il metodo d’insegnamento è poco efficiente e non trova compagni che lo sostengano.

Un secondo tentativo è quello di scienze politiche, a Monaco nel 1904. Il risultato però è lo stesso: poco interesse e grande solitudine; scarsa anche la capacità di accompagnamento dei docenti. Inizia a produrre una tesi, ma comprende presto che l’argomento non lo interessa veramente e ne sente il peso. Unico motivo di sollievo è l’atmosfera della città: l’arte e la cultura della metropoli sono uno stimolo per il giovane studente.

Suo fedele sostegno è l’amico Karl Neundörfer, conosciuto nel tempo dell’adolescenza. L’amico Karl è una presenza costante e importante nella vita del futuro teologo. Con lui conduce lunghi e appassionati dialoghi, condivide vicende di vita, come gli anni del seminario e l’ordinazione presbiterale, e addirittura lo nomina erede di molte sue opere nel testamento del 1914 (durante la guerra). Karl ha un orientamento differente rispetto a Guardini: laureato in legge a Giessen, egli si interessa poi al diritto canonico e alle strutture pubbliche della Chiesa. La differenza fra Neundörfer e Guardini dà luogo a un confronto fecondo fra i due. La morte prematura di Neundörfer nel 1926 è un duro colpo per Guardini, tanto che egli non partecipa nemmeno alla cerimonia funebre.

Tornando a Monaco: città importante per Guardini, è il luogo della sua crisi religiosa. La ricerca della propria vocazione lo spinge a chiedere un confronto e lo trova presso i monaci benedettini. Riceve luce, ma non ancora una chiarezza definitiva. Anzi presto la crisi si fa più radicale:

«Una sera entrai in dialogo con uno studente […] sulla questione religiosa. Gli esposi gli argomenti usuali a favore dell’esistenza di Dio, ed egli mi ribatté seguendo i procedimenti di pensiero della Critica kantiana. Allora tutta la fede mi si dissolse; più esattamente, notai che non avevo più fede.»

(Ibidem, p. 48)

L’amico Karl Neundörfer lo accompagna in questa difficile fase e, ritornando insieme a lui a Magonza, nota come in Romano stia crescendo una nuova fede, non più passiva bensì risoluta. Così scrive Guardini:

«Ricordo come se fosse ieri […]. Fu nella mia piccola mansarda nella casa dei miei genitori in Gonsenheimerstrasse. Karl Neundörfer ed io avevamo discusso della questione che ci affaticava entrambi, e le mie ultime parole erano state: ‘Occorrerà arrivare alla frase: chi vuol serbare la sua anima, la perderà; chi invece la dona, la salverà’. […] Allora mi sentii nell’animo come se portassi nelle mie mani tutto – ma veramente ‘tutto’, il mio essere, come su una bilancia, che fosse in equilibrio: ‘Posso farla pendere a destra o a sinistra. Posso dare la mia anima o tenerla’. E allora la feci pendere verso destra. L’istante fu affatto silenzioso: non fu né una scossa, né una illuminazione, - e il moto impercettibilmente sommesso: ‘Così deve essere!’. Allora uscii, andando dal mio amico, e glielo dissi. In lui doveva essere accaduto qualcosa di simile […]. Nei giorni seguenti fui molto felice, di una felicità tranquilla e tacita. Non sono mai stato uomo di grandi scosse. Per me le cose hanno sempre avuto qualcosa di contenuto, per non dire di freddo, e così fu anche allora.»

(Ibidem, pp. 48-49)

Tuttavia egli ancora non prende una vera e propria decisione. Continua gli studi di economia politica a Berlino nel 1905 con scarso interesse, anzi approcciandosi ad altre materie come filosofia e storia dell’arte. Lentamente comprende che la sua via non è in quel genere di studi.

Comincia a pensare alla propria consacrazione. Già da diversi anni egli ha una vita di preghiera non comune, e questa predisposizione fa da base per la nuova scelta che intraprende: dopo alcune riflessioni si orienta verso il presbiterato. Si confronta con un teologo residente a Berlino e trova conferma per la sua scelta. Anche Karl Neundörfer fa la stessa scelta e questa risulta una nuova conferma per il giovane Guardini.

Nel 1906 Guardini finalmente inizia a studiare teologia a Friburgo. Egli trova presto l’ostilità dei suoi genitori, che non comprendono la sua nuova maturazione. Il padre, dopo le incertezze dimostrate, non pensa che il nuovo orientamento del figlio sia stabile. La mamma invece dimostra una certa avversione al mondo clericale. Questo però non ostacola Guardini dal maturare in sé, proprio a Friburgo, una profonda convinzione di essere chiamato al sacerdozio. Le esperienze e i temi affrontati negli anni precedenti riemergono nel corso dell’attività del futuro prete, dopo che egli ha trovato la sua identità.

«Man mano che i miei genitori acconsentivano al mio desiderio di diventare prete, io stesso divenivo su questo incerto, e quando infine fui a Friburgo, provai contro quella decisione un’inesprimibile avversione. La vista di un ecclesiastico bastava a gettarmi addosso una cupa oppressione. Non mi sorprendevo più. Oggi so che cosa si esprimesse in questa avversione, era l’opposizione di una natura che non aveva goduto la vita in alcun modo, contro le rinunce necessarie dello stato sacerdotale […] Le correnti nascose della malinconia si levavano tanto alte in me, che credevo di affondare, e il pensiero di dover chiudere con la vita mi occupava totalmente. Trovavo la calma soltanto in un luogo, e suona patetico dir così, ma è vero. Nel Duomo di Friburgo nella navata di destra v’era l’altare del Sacramento; quando mi inginocchiavo sui suoi gradini, svaniva l’impressione per poi, certo, poco dopo, addensarsi di nuovo. Quanto tempo sia durata questa crisi depressiva, non lo so più […] Un giorno ero andato a Sant’Odilia, dove sgorga la fonte che è salutare per gli occhi. Sulla via del ritorno, che passa a fianco della Certosa, recitavo il rosario. Colà mi liberai della mia pena, e divenni sereno […] Da quell’ora non ho più dubitato circa la mia vocazione sacerdotale. L’onda scura della malinconia è bensì sempre fluita sotto la mia vita e più d’una volta è montata; ma io avevo chiara coscienza d’essere chiamato ad essere prete e l’ho mantenuta fino ad oggi.»

(Ibidem, p. 58)

Grazie alla preghiera le tensioni gradualmente si risolvono e Guardini trova stabilmente la sua via.

Nel 1907 egli si trasferisce a Tubinga, luogo della sua precedente sconfitta, per studiare una teologia più moderna. Egli ora trova un ambiente a lui favorevole e umano. Frequenta regolarmente le lezioni e riesce a formare una cerchia di amici che rendono lieti quegli anni. Guardini comincia realmente a prendere coscienza di sé.

 
Abbazia di Beuron

Importante stimolo extra-universitario è l’abbazia benedettina di Beuron, non distante da Tubinga. Viene introdotto in quell'ambiente grazie ad un amico conosciuto proprio a Tubinga, Josef Weiger, che era stato novizio presso quel monastero. Lì non solo ha esperienza di una liturgia benedettina modello, ma ha anche il suo primo incontro con Max Scheler, che influenza il suo pensiero successivo. Il legame con il mondo benedettino spingerà Guardini nel 1909 a fare la propria professione come oblato di San Benedetto.

A Tubinga Guardini dunque conosce un altro amico che sarà una costante nella sua vita: si tratta di Josef Weiger. Anche egli diventerà prete, dopo aver studiato teologia a Tubinga, a Rottenburg nel 1911. Dal 1917 al 1957 egli è parroco di Mooshausen, luogo tranquillo nella Germania meridionale, vicino al fiume Iller. Guardini viene ospitato dall’amico circa due volte l’anno; inoltre troverà rifugio presso l’amico nei duri anni della seconda guerra mondiale, dal 1943 al 1945.

L’amicizia con Josef e con Karl costituisce una base importante e un sostegno alla vita e all’umanità di Guardini.

 
Guardini giovane seminarista

Guardini si trasferisce a Magonza nel 1908 per frequentare il seminario. Si tratta di un’esperienza deludente. Nella sua biografia si legge:

«Guardini non si trovò bene in seminario. Ciò non avvenne per l’istituzione in sé, con la sua ben precisa autorità e gli ordinamenti necessari: egli accettò volentieri ciò. Vi dominava però nello stesso tempo una forma di sorveglianza e di sfiducia personale, che contrastava con il suo atteggiamento complessivo, proprio anche con la sua lealtà, anzi col suo amore per la Chiesa. Gli fu di sostegno la presenza di Neundörfer; ciò nonostante Guardini ebbe delle sofferenze psicosomatiche, tanto che i disturbi di stomaco, che l’accompagneranno per tutta la vita, ebbero inizio, per sua esplicita ammissione, proprio in questo tempo.»

(Ibidem, p. 87)

Nonostante queste difficoltà, Guardini viene ordinato prete nel 1910 a Magonza insieme a Karl Neundörfer.

Gli anni da cappellano sono un altro periodo di prova per lui, alla ricerca delle proprie attitudini e nella scoperta dei propri limiti. Guardini si dimostra cagionevole di salute e con una certa difficoltà di rapporto con ragazzi sotto i 15 anni di età. Più che un’autorità esteriore, egli è in grado di manifestare una autorità interiore. Lui stesso afferma:

«Io non ho mai capito i bambini. Il giovane entra nel mio campo visivo soltanto nel tempo in cui va maturando, ed anche anzitutto se ha una certa formazione»

(Ibidem, p. 91)

Difficile per Guardini è anche il rapporto con l’associazionismo cattolico. Non solo non riesce ad unirsi ad esso ma ne ha una certa riserva, anche a livello universitario.

Desideroso di trovare un modo per impiegare appieno le proprie potenzialità, egli comprende di dover curare le proprie doti spirituali e intellettuali. Comincia a cercare una collocazione in ambito accademico e chiede dunque di poter completare gli studi di teologia con un dottorato a Friburgo. Egli sceglie come tema la teologia di san Bonaventura, dottore della Chiesa, che lo richiama indirettamente ad altri grandi autori importanti per lui: Agostino, Platone, Dante e san Giovanni evangelista. Si nota un certo antagonismo alla teologia di san Tommaso, anche se egli non si esprime mai contro quest’ultimo.

Egli si laurea nel 1915 e, poco dopo, tornato a Magonza, gli viene affidata la direzione dell’associazione giovanile “Juventus”. Sono anni di continuo peregrinare per lui, da una parrocchia ad un'altra. Inoltre, a causa della guerra in corso, sarà chiamato a prestare servizio come infermiere militare.

La “Juventus” era una associazione giovanile che comprendeva per lo più giovani del ginnasio e del liceo. Non aveva un vero e proprio statuto riconosciuto ma si trattava di una organizzazione con una forma caratteristica di quelle ecclesiastiche, di cui anche Guardini faceva parte da giovane. Grazie a Guardini l’associazione prende una nuova forma.

In quegli anni intanto, grazie all’amicizia con Richard Knies, Guardini inizia a pubblicare le sue opere presso la casa editrice “Matthias Grünewald” che, insieme alla successiva “Werkbund”, sono le due principali case editrici di Guardini. È l’inizio di un successo editoriale. Già nel 1920 compaiono due opere di Guardini fra cui il noto "Via Crucis".

Il vero e proprio ingresso nella notorietà per Guardini avviene con il successo editoriale de "Lo spirito della liturgia" nel 1918. L’opera ha come tema fondamentale non tanto il rinnovamento liturgico, quanto un rinnovamento dell’atteggiamento spirituale da cui può riprendere l’interesse alla liturgia.

Nel 1920 si avviano due nuove vie dell’esistenza di Guardini: da una parte l’insegnamento all’Università di Bonn e dall’altra l’inizio dell’attività presso il movimento giovanile del castello di Rothenfels sul Meno. Sono anni di rapida ascesa e di proficuo lavoro per Guardini, che hanno come premessa tutto l’impegno silenzioso degli anni precedenti. Si realizzano le capacità spirituali, intellettuali e pedagogiche a cui Guardini era da sempre inclinato.

Nel 1922 Guardini sostiene l’esame per l’abilitazione all’insegnamento con un colloquio orale e una lezione di prova, per la quale sceglie come argomento la teologia di Anselmo d’Aosta. L’esame ha successo e dunque egli diviene libero docente di dogmatica.

Egli però comprende di non essere fondamentalmente un teologo, ma di aver sviluppato una riflessione a cavallo fra diverse discipline. Questa percezione lo accompagnerà nel corso di tutta la sua attività accademica. Anche questo fatto contribuisce al senso di solitudine rispetto ai propri colleghi di facoltà.

A livello economico l’attività accademica non gli rende molto, spesso è costretto a chiedere denaro al proprio editore per le spese di sostentamento.

Guardini riceve nel 1923 una grande opportunità dal Ministro dei Culti (e dell’Istruzione) della Prussia: una cattedra di "Weltanschauung" (visione-del-mondo) presso l’Università di Berlino. Guardini venne affiliato formalmente alla facoltà di teologia cattolica dell'Università di Breslavia, mentre insegnava a Berlino come docente ospite.[1] Occorre dire che il contesto non è molto favorevole: a Berlino vi è un forte clima laicista e tendenzialmente protestante. Il suo corso inizialmente è sconosciuto ai più e ha poca risonanza. Inoltre vi è per Guardini il problema di strutturare un programma di una disciplina non ben definita e con poche esperienze precedenti.

Punto di partenza per la visione di fondo del suo corso è una concezione che Guardini riprende da Scheler:

«Guardini deve un notevole fattore della sua Weltanschauung a quello stesso caposaldo [di Scheler], secondo cui il mondo può essere contemplato in modo vero, interpretato in modo esatto e sostenuto sensatamente solo se si parte da Dio.»

(Ibidem, p. 168)

Il neo-teologo inizia così a dare forma alla sua cattedra, rivelando le particolarità del suo metodo scientifico.

Veniamo al titolo della sua cattedra: Weltanschauung cattolica. Il titolo, come già sottolineato, richiede tutta l’abilità di Guardini per strutturare un percorso adeguato che non emerga come apologetica cattolica. Ne risulta che la cattedra permette a Guardini di esprimere quanto gli è più proprio, anche per molto tempo (34 anni complessivi di insegnamento). Egli struttura un corso a cavallo tra filosofia e teologia, portando le due discipline ad un proficuo incontro. È Guardini stesso a spiegare questo orientamento:

«Mi permettano di formulare ancora una volta l’oggetto di questo incarico di insegnamento: non si tratta della storia, della psicologia o della tipologia di possibili Weltanschauungen; ma non è neppure semplicemente la teologia o la filosofia: è invece l’incontro della fede cristiana con il mondo. Sono i problemi che la coscienza del mondo pone alla fede e d’altra parte l’apertura di questa coscienza a partire dalla fede.»

(Ibidem, p. 310)

L’insegnamento di Guardini a Berlino ha inizio in circostanze non proprio favorevoli, lo ricordiamo. Egli non ha ancora alle spalle una esperienza accademica sufficiente e la cattedra non ha ancora una struttura stabile; inoltre l’ambiente non è per nulla favorevole al suo insegnamento e ai suoi temi.

Guardini ricorda più tardi quei difficili inizi:

«Gli inizi furono molto difficili e mi trovai completamente solo, senza alcun sostegno spirituale o personale, nella grande università. Il lavoro procedeva con molta tranquillità; adesso si è creata comunque una certa tradizione e le mie lezioni sono ben frequentate. Sono riuscito, senza suscitare polemiche o inimicizie, a creare una rappresentanza del tutto chiara ed energica al mondo della fede cattolica, come spero, che viene ascoltata anche da coloro che la pensano diversamente.»

(Ibidem, pp. 320-321)

L’attività ordinaria di Guardini è pressoché la seguente:

«Guardini teneva di solito tre lezioni alla settimana, in prevalenza alle sette di sera, e inoltre svolgeva due ore di esercitazione, con tematiche sempre differenti. Ciò richiedeva una preparazione di base durante i periodi di vacanza ed inoltre la predisposizione immediata della lezione pomeridiana, che Guardini faceva di solito tra le quattro e le sette del pomeriggio nella sala di lettura della Biblioteca di Stato, da lui tanto amata.»

(Ibidem, p. 323.)

Guardini in realtà non ha le conoscenze disciplinari per affrontare un ambito così ampio. Fa la scelta di interessarsi alle questioni in sé, di volta in volta proposte, andando a ricercare i testi necessari e lavorando a partire da essi anche senza una preparazione settoriale. Accetta questo rischio, che talvolta lui chiama presunzione, ottenendo un particolare successo.

Durante quegli anni Guardini soffre di problemi di salute in vario modo. Una buona parte sono probabilmente di natura psicosomatica, dovuti all’affaticamento: problemi allo stomaco, alla testa e ai reni che talvolta lo costringono a dover sospendere l’attività.

Il grande male di cui tuttavia Guardini è affetto è la malinconia. A questa malattia egli dedica una delle sue opere: Il ritratto della malinconia. La malattia è per lui stesso un peso di origine, dovuto forse a un distacco dalla madre non pienamente riuscito. Per Guardini si tratta non tanto di una malattia psichica, ma la sua radice è soprattutto di natura spirituale.

«Senza dubbio Guardini ha dovuto sopportare fino alla fine della propria vita la sua predisposizione alla malinconia. Il chiarimento teorico è stato per lui certo un aiuto ad affrontare in genere tale situazione; tuttavia egli ha dovuto sempre e continuamente sopportare le fasi della mancanza di senso. Guardini sapeva bene che la malinconia costituiva il prezzo per le sue straordinarie doti. Però il pagamento di questo prezzo gli costò sempre pesante fatica.»

(Ibidem, p. 362)

Egli riesce a trovare una propria terapia efficace per questa malattia:

«Per il sofferente sarà determinante un incontro con qualcuno/qualcosa d’altro che salvi. Per Guardini questo altro fu la liturgia, cioè l’oggettività orante della tradizione della Chiesa cattolica, a partire dalla sua esperienza del rosario in un momento preciso, nel culmine di una crisi depressiva al centro della decisione vocazionale a Friburgo. […] Guardini mantenne ferma la concretezza dell’atto redentivo di Cristo come presenza nella propria vita attraverso la liturgia. Così per lui la malinconia diventa la tensione polare dell’anima, minacciata dal male, ma pur sempre alla presenza ferma di Cristo. E questo fu anche il cuore della nota Weltanschauung di Romano Guardini. […] La liturgia fu per lui autentica cura per la sua malinconia, ciò significa che nella liturgia c’è una centralità della corporeità come quando si impara il mondo sostenuti da una madre; ed è questo sostegno fisico che ci introduce nel simbolo, ricevere l’esperienza di Dio e uscire da un abbandono, da una solitudine che non è solo individuale ma ontologica.»

(G. FABRIS, Pedagogia della malinconia, in G. FABRIS – G. A. FACCIOLI (edd.), Romano Guardini e la pedagogia. L’educazione come compito e valore, op. cit., pp. 39-43.)

Egli ordinariamente celebra la messa per gli studenti nella cappella di s. Benedetto. Anche questa è una occasione per poter parlare loro attraverso l’omelia. Della sua predicazione Guardini ci parla in questo modo:

«Ciò che avevo inteso fare, sin dall’inizio per istinto, poi sempre più coscientemente, era portare a risplendere la verità. La verità è una potenza; ma soltanto quando non si esige da essa alcun effetto immediato, bensì si ha pazienza e si fa conto sui tempi lunghi – ancor meglio, quando in assoluto non si pensa agli effetti, ma la si vuol illustrare per se stessa, per amore della sua grandezza sacra e divina. La rivelazione dice appunto: “Dio è luce” [Gv 1,5]; la luce è più che la verità; ma questa eccedenza sta appunto nella sua direzione, cosicché l’annunzio che fa risplendere la verità sacra, le apre la porta. Soltanto, come dissi, si deve pazientare; qui non dovrebbero contare i mesi, e neppure gli anni. E non bisogna avere alcuna mira particolare; se mai lo potrà essere, proprio qui l’assenza di propositi particolari è la forza più grande. È ciò che spesso ho sperimentato. Parecchie volte, specialmente negli ultimi anni, ebbi la sensazione che la verità mi stesse dinanzi come un essere concreto.»

(H. B. GERL, Romano Guardini, op. cit., p. 351)

Come già accennato, l’attività di Guardini dopo il 1920 comprende anche l’impegno per il castello di Rothenfels sul Meno e per il movimento giovanile.

Egli viene inizialmente invitato nel 1920 a un convegno del “Quickborn” (il movimento giovanile) a Rothenfels durante l’estate. Inizialmente a disagio per la vivacità giovanile, presto Guardini si ambienta con il nuovo contesto e ne trova giovamento per sé. Guardini ha 35 anni e dunque si colloca subito nell’ambito di un ruolo educativo nei confronti dei giovani che incontra, che dimostrano un grande potenziale.

Gradualmente il movimento cresce, anche in età, e oltre agli studenti delle superiori ed agli universitari, entrano a farne parte giovani lavoratori cattolici. I preti fanno parte del movimento non tanto come capi ma come fratelli in una unica comunità.

Tuttavia, come già accennato, sia le autorità ecclesiastiche che le scuole non vedono di buon occhio il nuovo movimento, in quanto non ha ancora connotazioni precise. Questo non impedisce al movimento di crescere rapidamente e di raggiungere nel 1917 i 7000 aderenti.

Nel 1920 dunque Guardini entra a contatto con questa realtà. Ne rimante colpito:

«Non ho mai trovato un simile atteggiamento di serietà nel considerare le verità di fede, la realtà ecclesiale e lo spirito di Cristo da parte di una grande massa.»

(Ibidem, p. 192)

Da quell’estate, Guardini rimane conquistato dal movimento e decide di dedicarsi con impegno ad esso. La sua attività viene molto apprezzata da diversi gruppi, anche attraverso la parola scritta, e Guardini stesso trae grande profitto dalla sua attività con i giovani.

Guardini si dimostra una figura chiave del movimento sin dai suoi primi interventi. Già nel 1921 era determinante per l’esperienza del Castello. Egli coglie l’essenza del “Quickborn” ed il suo vero fine anche al di là del semplice fattore “giovanile”.

Le resistenze da parte ecclesiastica sono forti: si parla addirittura di insegnanti di religione che impediscono alle ragazze di partecipare al movimento, a causa della vita comune fra i due sessi; oltretutto pochi vescovi si dimostrano benevoli con la nuova esperienza.

Nel 1924 Guardini fa fare un altro passo avanti al “Quickborn”: da semplice movimento giovanile, con il passare degli anni e il crescere della componente adulta, si passa a una forma di movimento culturale.

Nel 1926 Guardini diviene l’unico direttore del Castello e del movimento, ovviamente accompagnato da alcuni consiglieri. Con lui alla guida, le settimane di lavoro estivo divengono punto normativo di tutto il movimento. L’indirizzo del movimento è chiaro:

«Il motivo più profondo che ci unisce, è il fattore religioso. Inizialmente esso era molto forte, forse troppo forte. Poi venne un periodo in cui esso passò in secondo piano, mentre venivano avanti i problemi culturali. Ora dobbiamo riflettere nuovamente a questo punto centrale, che per noi è il più vivo. Il “Quickborn” è religioso, credente, oppure in assoluto non esiste.»

(Ibidem, p. 221)

Guardini ha anche il merito di aver condotto una educazione liturgica per i laici in quegli anni. Egli infatti è ormai esponente del movimento liturgico, dopo il suo successo editoriale Lo spirito della liturgia, e sa declinare le novità portate da questo rinnovamento anche nella vita comune dei giovani, soprattutto attraverso l’educazione della corporeità: il respiro, lo stare in piedi, il tacere e la recita sono punti di educazione delle settimane di lavoro a Rothenfels. Anche le attività esterne come lo sport, la danza e le camminate fanno parte di un progetto di valorizzazione del corpo in ambito cristiano.

Il castello di Rothenfels riesce ad avere un’attività regolare fino al 1933: da quell’anno fino al 1939 comincia a farsi sentire la presenza del regime nazista. La sorte del “Quickborn” invece è più infelice ed esso viene formalmente sciolto nel 1933.

La resistenza del Castello non è senza difficoltà: la pressione delle autorità naziste è forte ed il rischio non è solo quello di chiudere ma anche quello di cedere negli intenti e nel metodo per adeguarsi alla situazione. Ma ciò non avviene: pur con molte difficoltà la vita del Castello continua quasi in modo regolare fino al drammatico 1939. È necessario dedicarsi a un lavoro solo in ambito religioso e soprattutto non ci si può più occupare della gioventù.

Il Castello può così continuare la sua attività cristiana anche in periodo nazista, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando il Castello viene definitivamente requisito e confiscato.

Nel 1939 dunque Guardini riceve due colpi molto pesanti per la sua attività: da un lato avviene la confisca di Rothenfels, dall’altro l’abolizione della sua cattedra all’Università di Berlino. Egli viene separato da tutte le sue attività principali.

La motivazione è chiaramente il fatto che non tanto egli faccia propaganda, piuttosto il suo insegnamento è indirettamente sfavorevole al regime.

Il lavoro di Guardini continua nella riservatezza della sua stanza, salvo alcuni interventi esterni non istituzionali. Col passare del tempo però la permanenza di Guardini a Berlino diventa difficile: i bombardamenti sulla città gli causano problemi fisici ed egli è costretto a cercare rifugio in un altro luogo. Nel 1943 l’ex docente si trasferisce nella tranquilla Mooshausen presso l’amico Josef Weiger, da cui rimane fino al termine della guerra. Le limitazioni sono ancora più nette per lui, tuttavia ha occasione di trovare riposo e recuperare le forze.

Questa interruzione forzata delle attività muove Guardini alla sua produzione editoriale: diversi sono i libri e gli scritti minori che egli completa in questo periodo. È innanzitutto un’esigenza di ordine per la sua vita, in mezzo ai tristi avvenimenti che lo circondano.

Con la fine della guerra si aprono per Guardini nuove possibilità: gli viene offerta dal Ministro dei Culti e dell’Istruzione del Württenberg una cattedra ad personam in Weltanschauung presso l’Università di Tubinga. Egli accetta senza esitare, dato anche il legame che ha con la città. Il ritiro presso Mooshausen è ormai inadeguato e il ritorno al lavoro accademico è importante per lui.

Le condizioni di lavoro nel dopoguerra non sono le migliori. Egli abita in una stanza provvisoria dove deve fare tutto.

Inoltre in università si trova isolato come a Berlino: l’ambiente di teologia è protestante e lo rifiuta mentre i colleghi di filosofia vedono la sua materia come a cavallo tra due discipline.

Anche la reazione degli ascoltatori è simile all’esperienza di Berlino: egli ottiene un buon successo, si parla di schiere di persone alle sue lezioni. Egli concepisce come compito del suo insegnamento quello di dare un nuovo orizzonte alle generazioni disilluse dall’incubo nazista.

Nel 1948 il Castello di Rothenfels viene riconsegnato, ma Guardini non ne è più alla guida, viene piuttosto nominato un successore. Anzi Guardini si tira indietro da qualsiasi ruolo organizzativo e si limita ad intervenire varie volte nelle settimane di lavoro al Castello. Probabilmente il grande ostacolo di Guardini è l’età (nel 1948 ha 63 anni).

Infine nel 1948 continuerà il suo insegnamento di Weltanschauung a Monaco. Le sue lezioni, in ogni città insegnasse, sono sempre molto frequentate e vissute con grande attenzione. Continuerà la sua attività di insegnamento in università fino al 1962.

Guardini ha a cuore l’Europa e ne ha una concezione ben precisa.

«L’Europa di cui parla non è affatto quella geografico-politica segnata dalle carte ma «una enteléchia vivente, una efficiente ed essenziale realtà spirituale». E tale Europa, la cui esistenza tanto gravemente importa all’umanità intera è «determinata in maniera decisiva dalla figura del Cristo».[…] Il cristianesimo soltanto ha permesso all’uomo di conquistare la coscienza di una libertà divenuta più grande e la coscienza stessa della sua dignità personale.»

(H. ENGELMANN – F. FERRIER, Introduzione a Romano Guardini, Queriniana, Brescia 1968, p 22.)
 
Tomba di Romano Guardini - Chiesa Universitaria di San Ludovico

Nel 1962 Guardini lascia l’insegnamento per assumere la posizione di emerito. Si pone il problema di una successione ad una cattedra così legata alla figura del teologo. Circolano nomi come Karl Rahner, Alfons Auer o Hans Urs von Balthasar. Si opta per il primo, che dà un taglio più specificamente teologico alle lezioni, e per questo ha meno risonanza.

Negli ultimi anni Guardini riceve anche onori e titoli di vario genere, che manifestano un riconoscimento della sua grandezza sotto diversi profili.

Un riconoscimento è la chiamata di Guardini a far parte della commissione preparatoria del Concilio Vaticano II per la liturgia, incarico a cui deve rinunciare a causa dell’età.

Sotto il pontificato di Paolo VI gli viene offerta la nomina cardinalizia. Guardini rifiuta anche tale onore, per vari motivi che vanno dall’abbigliamento collegato al titolo a un’immagine di Chiesa lontana da quella del movimento che aveva guidato.

Guardini comincia a spegnersi. Il 1º ottobre 1968 viene trovato privo di conoscenza in casa. Alla sera di quel giorno passa dal sonno alla morte.

La persona di Guardini cade lentamente in un oblio pubblico. Per molti anni non si ricorda più la sua opera e si smette di leggere le sue numerose pubblicazioni. Pare che questo autore stia emergendo nuovamente solo in questi ultimi decenni.

PensieroModifica

«Vorrei aiutare gli altri a vedere con occhi nuovi[2]»

Romano Guardini è stato definito "Padre della Chiesa del XX secolo" dalla sua biografa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz.[3] Guardini è considerato[senza fonte] peraltro uno dei più significativi rappresentanti della filosofia e teologia cattolica del XX secolo, in specie per quanto riguarda la liturgia, la filosofia della religione, la pedagogia, l'ecumenismo e in generale la storia della spiritualità.

Nei suoi studi affrontò da una parte i temi tradizionali della teologia e della filosofia cristiana alla luce delle domande e delle sfide poste dal pensiero moderno; contemporaneamente affrontò i temi e i problemi del suo tempo dal punto di vista cristiano e specificamente cattolico. Lo sforzo di Guardini si configura quindi come l'approfondimento della christliche Weltanschauung ("visione cristiana del mondo"), ovvero, secondo la sua definizione:

«l'incontro continuo, per così dire metodico, tra la fede e il mondo. E non solo il mondo in generale, così come fa anche la teologia quando si pone diversi problemi, ma in concreto, come nel caso della cultura e delle sue manifestazioni, della storia, della vita sociale»

(R. Guardini, «Europa» und «Christliche Weltanschauung», p. 20)

Seppur legato per sua inclinazione alla tradizione teologica agostiniana e platonica, egli sottolineò sempre l'importanza dell'altro polo, quello tomistico e aristotelico. Egli indicò, al tempo della sua dissertazione, Bonaventura e, in seguito, John Henry Newman, come pensatori che potevano fungere da "ponte" fra le due correnti del pensiero cristiano. Tale posizione è riconducibile più in generale alla convinzione che la verità fosse polifonica.

Filosofia e letteraturaModifica

Per quanto riguarda il confronto con la cultura e il pensiero antichi e moderni, nei suoi scritti tornano spesso autori come Socrate, Platone, Agostino, Pascal, Kierkegaard, Nietzsche (in ambito filosofico), o come Dante Alighieri, Dostoevskij, Rilke, Raabe (in ambito letterario). Le sue interpretazioni letterarie di filosofi e poeti furono e sono tuttora apprezzate al di là del mondo cattolico stesso.[senza fonte] In ogni caso Guardini non si sofferma mai semplicemente sul pensiero degli autori da lui considerati, ma analizza sempre il legame stretto tra pensiero e vita, tra pensiero ed esistenza. L'attenzione a tale legame, così come il continuo approfondimento della filosofia e della teologia a servizio dell'uomo e dell'esistenza umana, sono caratteristiche degli scritti di Guardini.

Il confronto con i capolavori della letteratura appare non semplicemente come una pura opera di ermeneutica ma un modo differente di pensare, per immagini. Inoltre ricorrere alla letteratura e della poesia può essere fondamentale quando le consuete immagini del mondo e dell'uomo sembrano entrare in crisi, per riedificare nuove Weltanschauungen. La forza della visione consiste proprio nella capacità di cogliere sotto un unico sguardo la totalità della realtà, raggiungendo il senso non per somma di esperienze, ma mediante un'intuizione in risposta alla potenza dell'essere. La visione è l'apriori alla luce del quale comprendere il tutto. Per questo l'importanza della letteratura e delle grandi opere, che custodiscono ognuna una visione del mondo.

La Divina Commedia di Dante viene affrontata da Guardini in due opere fondamentali: Studi su Dante (Dantestudien) e La Divina Commedia di Dante. I principali concetti filosofici e religiosi. A differenza degli scrittori come Shakespeare e Dostoevskij, nei quali l'attività creativa nasce dall'irrompere della potenza del caos sul cosmo, sull'ordine, in Dante – come in Eschilo, Hölderlin – scrittore della chiarezza e della trasparenza, la totalità della vita sembra essere contenuta in un ordine unitario; nella sua opera, cioè, sembra prevalere un senso di profonda concordanza tra le cose, tra essere e dover essere, che fa della Divina Commedia il luogo di una visione cosmologica, in cui le forze polari sembrano conciliarsi naturalmente. Questa tendenza a far prevalere una visione unitaria del mondo è tipica della cultura mediterranea, fiduciosa nella possibilità di far convivere senza frizioni dimensione fisica e spirituale, pubblico e privato, interiorità ed esteriorità:

"Presso gli uomini del Sud manca la separazione o meglio l'opposizione tra spirito-anima e corpo. L'interiorità [Innere] si esprime alquanto immediatamente nel corporeo. Questo è in grado di rendere visibile la dimensione spirituale dell'anima"[4]

PoliticaModifica

Nell'ambito politico, cercò una posizione intermedia tra i cattolici socialisti e i cattolici conservatori, ottenendo critiche da entrambe le parti.[senza fonte] Nel 1946 Guardini si definì come un cattolico democratico, dove l'accezione non va intesa tanto in senso politico ma filosofico, nel senso che pur sottolineando la libertà e la pluralità delle autorità, egli riconosceva ancora la validità di valori assoluti. Egli fu fra i promotori dell'Accademia per la formazione politica a Tutzing.

Durante il Nazismo cercò di salvaguardare la sfera di autonomia della sua cittadella di studi (die Burg); i nazisti lo fecero tuttavia oggetto di spionaggio e fu esiliato de facto a Mooshausen. La sua resistenza passiva al nazismo è anche attestata dai suoi scritti, che i suoi lettori già allora interpretavano come un rigetto dell'ideologia nazista. Dopo la guerra egli pubblicò la sua riflessione politico-teologica Der Heilsbringer, nella quale fin dall'inizio qualificava come totalitaria la pretesa redentiva del regime nazista. Egli si preoccupò, in seguito, di elaborare un'etica del potere che valesse sia nei confronti delle ideologie politiche sia dei nuovi anonimi poteri dell'era contemporanea (media, burocrazia, economia).

In pedagogia Guardini evidenziò nelle sue lettere ai giovani la necessità dell'autocontrollo e dell'equilibrio fra autorità e libertà in una creativa obbedienza della coscienza.

La riflessione sulla ChiesaModifica

Nel suo libro Il senso della Chiesa nel 1922 Guardini annotava, con un'espressione poi divenuta celebre: "Si è iniziato un processo di incalcolabile portata: il risveglio della Chiesa nelle anime", e indicava la Chiesa come "la via per divenire uomo": "La Chiesa è per il singolo individuo il vivente presupposto del suo personale perfezionamento. È la via della personalità". Nel decennio che precedette i totalitarismi Guardini approfondiva così nell'ottica della Chiesa il rapporto tra persona e comunità, mostrando la complementarità tra questi due poli:

«La realtà fondamentale cristiana della “vita nuova” non può essere attuata che come Chiesa e singola personalità insieme; ognuna ben determinata in sé, ma sempre riferita all’altra. Non vi è Chiesa in cui i fedeli non siano al tempo stesso dei “mondi interiori”, che riposano in sé stessi, soli con sé medesimi e con il loro Dio. Non vi è personalità cristiana che non stia anche nella comunità della Chiesa come membro vivente. L’anima permeata dalla grazia non è anteriore alla Chiesa, come se si trattasse di singoli uomini, che in un secondo tempo si fossero riuniti e collegati. Chi pensa così non avrebbe compreso affatto l’essenza della personalità cristiana. E non vi è Chiesa che assorba la personalità singola in modo che questa debba svincolarsene a fatica per divenire sé stessa. Chi così pensa non sa che cosa sia la Chiesa.»

(R. Guardini, Il senso della Chiesa, p. 41)

Più avanti, nel 1965, scriverà: "La Chiesa non è un'istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realtà vivente. Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi. Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo".

Il SignoreModifica

Una delle opere più significative di Romano Guardini è Il Signore, "sulla persona e sulla vita di Gesù Cristo". L'opera nacque dalle omelie tenute da Romano Guardini ai giovani studenti cattolici durante gli anni di insegnamento all'Università di Berlino e fu definita da Romano Guardini "la sua opera più cara" insieme a quella su Hölderlin.[5]

L'opera di Guardini, secondo le intenzioni dello stesso autore, non si configura come un'opera scientifica, ma come una collezione di "conversazioni spirituali", atte ad approfondire la figura di Gesù a partire dai Vangeli e dall'ermeneutica della fede. Infatti, di fronte ai tentativi di spiegare e interpretare la figura di Gesù da un punto di vista puramente storico, psicologico, politico, Guardini si propone di "far emergere liberamente la Rivelazione e vederla in modo giusto", a partire dalla convinzione che "di fronte a Cristo si esige la conversione del pensiero", e quindi sia necessario "assumere Cristo come criterio di misura del reale e del possibile e nel giudicare sul mondo da quella prospettiva".[6]

Di fronte alla separazione tra il Gesù della fede e il Gesù storico, Guardini afferma infatti che:

«La fede cristiana rifiuta il Cristo di questa fede, così come il Gesù di questa storia. Il Gesù Cristo reale è quello della fede reale. Non ne esiste alcun altro. La fede è ordinata al Gesù Cristo reale, come l'occhio al colore e l'orecchio al suono.»

(R. Guardini, Il Signore, Vita e Pensiero, Milano, 2005, p. 719)

Dal punto di vista teologico, il "presupposto di pensiero" delle riflessioni di Guardini è il fatto che "la vita di Gesù non è la realizzazione di un programma fisso a priori, ma è autentica storia"[7], in quanto, secondo la fede cristiana, con l'Incarnazione "Dio è entrato nella storia e ha assunto su di sé un 'destino'"[8]. Nelle pagine del suo libro Guardini approfondisce questo punto di vista, arrivando a mostrare come secondo i Vangeli la morte di Gesù in croce non sia il frutto di un processo necessario, ma sia piuttosto l'esito del libero rifiuto da parte degli uomini del suo insegnamento e della sua persona.

Secondo Guardini è tuttavia impossibile descrivere una psicologia di Gesù, poiché "nell'intimo della sua personalità si cela il mistero del Figlio di Dio ed elimina ogni "psicologia", quel mistero del quale l'ingiudicabilità del cristiano è il riflesso donato per grazia".

Influenze e riconoscimentiModifica

La prima grande opera di Guardini, Lo spirito della liturgia (scritta nel 1918) fu una delle pietre miliari del Movimento liturgico nato in Europa nella prima metà del XIX secolo, che influenzerà poi in modo decisivo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

Per la sua attività Guardini è stato più volte premiato.[non chiaro] A lui sono intitolate una cattedra a Monaco e una a Berlino, città in cui ha sede la fondazione Guardini.

 
Guardini riceve il premio Erasmo

Egli fu teologo di riferimento anche per papa Benedetto XVI[9], il quale volentieri lo ha citato nelle proprie numerose pubblicazioni teologiche. Riferendosi allo sviluppo del pensiero di Guardini, Joseph Ratzinger evidenzia, tra l'altro, l'originaria posizione più vicina alle tesi liberali e successivamente il progressivo avvicinarsi dell'autore a posizioni più tradizionali. Da ultimo, Ratzinger citò Romano Guardini nel suo ultimo discorso al Collegio cardinalizio prima delle sue dimissioni, il 28 febbraio 2013.[10]

Anche papa Francesco ha citato Romano Guardini nella sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium:

«L'unico modello per valutare con successo un'epoca è domandare fino a che punto si sviluppa in essa e raggiunge un'autentica ragion d'essere la pienezza dell'esistenza umana, in accordo con il carattere peculiare e con le possibilità della medesima epoca. [virgolettati nella citazione dell'Esortazione, n.d.r.

(Romano Guardini, Das Ende der Neuzeit, Würzburg, 1965, pp. 30-31. Citato in Evangelii gaudium al paragrafo 224)

Nel corso dell'anno 2016 l'Arcidiocesi di Monaco-Frisinga ha aperto a livello diocesano la causa di beatificazione[11].

Guardini e Isola VicentinaModifica

Dagli anni '20 la famiglia Guardini acquisì una villa ottocentesca nel comune di Isola Vicentina, dove vive tutt'ora l'ultimo nipote; qui Romano Guardini tornava una-due volte l'anno (tranne il periodo della guerra) per le vacanze e qui meditò quasi tutte le lezioni che poi sarebbero diventate libri; un luogo di cui egli stesso dice: «..qui, nella nostra casa, nel suo giardino e parco, le mie lezioni e libri sono stati preparati»[12]. Una targa posta sotto il portico della villa ricorda questo. Guardini ritornò regolarmente nella casa familiare fino a un mese prima della morte, già molto malato e con il proprio medico.

Opere principaliModifica

  • Lo spirito della liturgia (1918)
  • La Via Crucis del nostro Signore e Salvatore (1919)
  • Da un giovane ricco (1920)
  • Nuova gioventù e spirito cattolico (1920)
  • Devozione comunitaria alla Santa Messa (1920)
  • Operai di Dio (1921, dalla seconda edizione accresciuta del 1925, l'opera acquisirà il titolo Lettere sull'autoformazione)
  • I santi segni (1922)
  • Il senso della Chiesa (1922)
  • La dottrina della Redenzione di S. Bonaventura (1922, è la tesi in teologia discussa nel 1915)
  • In cammino (1923)
  • Formazione liturgica (1923)
  • L'opposizione polare (1925)
  • Matrimonio e verginità (1926, contributi del 1925)
  • Formazione liturgica (1927)
  • Lettere dal lago di Como (1927, il nucleo di quest'opera, dal titolo Lettere dall'Italia, è stato pubblicato nel 1924)
  • In gloriam sanctorum. Testi liturgici (1928)
  • Il bene, la coscienza, il raccoglimento (1929, parziale rielaborazione di tre contributi del 1928)
  • Il mondo religioso di Dostoevskij (1932, la maggior parte dell'opera comparve suddivisa in diversi articoli l'anno precedente)
  • La preghiera del Signore (1932)
  • Volontà e verità (1933)
  • Esperienza religiosa e fede (1934)
  • Cosa distingue ciò che è cristiano. Saggi 1923-1935 (1935)
  • La conversione di S. Agostino (1935)
  • Pascal (1935)
  • Vita di fede (1935)
  • L'immagine di Gesù Cristo nel Nuovo Testamento (1936)
  • L'angelo nella Divina Commedia di Dante. Studi danteschi-1 (1937)
  • Il Signore. Meditazioni sulla persona e la vita di Gesù Cristo (1937). L'opera più nota di Guardini, circolante già in due parti dattiloscritte rispettivamente nel 1933 e 1936
  • L'essenza del cristianesimo (1938, saggio del 1929)
  • Mondo e persona (1939)
  • Holderlin. Immagine del mondo e religiosità (1939)
  • Il testamento di Gesù. Pensieri sulla Santa Messa (1939)
  • Le cose ultime. La dottrina cristiana sulla morte, il giudizio, la resurrezione e la vita eterna (1940)
  • La Rivelazione. Forma e contenuto (1940)
  • Il Rosario di Nostra Signora (1940)
  • L'immagine di Cristo negli scritti di S. Paolo (1940, opera che confluirà nel 1961 come prima parte di un unico volume comprendente l'opera gemella dedicata all'immagine del Cristo in S. Giovanni)
  • Rilke. Il senso dell'esserci: interpretazione delle elegie duinesi (1941)
  • La morte di Socrate. Interpretazione dei dialoghi platonici Eutifrone, Apologia, Critone e Fedone (1943)
  • Scuola di preghiera (1943)
  • L'inizio. Commento ai primi cinque capitoli delle Confessioni di S. Agostino (1944)
  • Conoscenza della fede (1944)
  • La Rosa bianca (1945)
  • Holderlin e il paesaggio (1946)
  • Il Salvatore. Nel mito, nella Rivelazione, nella politica (1946)
  • Il significato dell'opera d'arte (1947)
  • L'anno del Signore. Un libro per la meditazione (1949, sebbene riporti l'imprimatur del 1947 e circolasse in forma dattiloscritta nel 1946)
  • Tre interpretazioni scritturistiche (1949)
  • Ritratto della malinconia (1949, saggio del 1928)
  • La fine dell'epoca moderna (1950)
  • Il potere (1951)
  • San Francesco (1951, due contributi del 1927)
  • Fondamenti della teoria pedagogica (1953, saggio del 1928)
  • Le età della vita (1953)
  • visione cattolica del mondo (1953, saggio del 1923)
  • Verità e ordine (1956-59). Una cospicua raccolta di omelie universitarie
  • Religione e Rivelazione (1958)

Paesaggio dell'eternità (1958). Silloge di saggi danteschi

  • Miracoli e segni (1959)
  • Virtù (1963)
  • Omelie sull'anno liturgico (1963)
  • Elementi fondamentali nella teologia di S. Bonaventura (1964. È la tesi di abilitazione composta nel 1922)
  • La Chiesa del Signore (1965)

Le principali opere postume sono: L'uomo (1939); Etica (1950-62); L'esistenza del cristiano (vari saggi 1954-64).

Opere edite in italianoModifica

  • Accettare se stessi, Morcelliana, 1992
  • Ansia per l'uomo, Morcelliana
  • Appunti per un'autobiografia, Morcelliana
  • Cercare il volto di Dio giorno per giorno. Breviario, Morcelliana, 2009
  • Contemplazione sotto alberi, Morcelliana, 2002
  • Dante, Morcelliana, 1999
  • Diario. Appunti e testi dal '42 al '64, Morcelliana
  • Dostoevskij. Il mondo religioso, Morcelliana 1995
  • Elogio del libro, Morcelliana, 1993
  • Europa. Compito e destino, Morcelliana, 2004
  • Fede, Religione, Esperienza. Saggi teologici, Morcelliana, 1995
  • Gesù Cristo. La sua figura negli scritti di Paolo e di Giovanni, Vita e Pensiero, 1999
  • Hölderlin e il paesaggio, Morcelliana, 2006
  • Il diritto alla vita prima della nascita, Morcelliana, 2005
  • Il messaggio di San Giovanni, Morcelliana
  • Il rosario della Madonna, Morcelliana, 1994
  • Il senso della Chiesa, Morcelliana, 2007
  • Il Padre Nostro. La preghiera del Signore, Morcelliana 2009
  • Il Signore, Vita e Pensiero, 1955 (ultima ed. 2005)
  • Il testamento di Gesù, Vita e Pensiero, 1993
  • Introduzione alla preghiera, Morcelliana, 2009
  • La coscienza, Morcelliana
  • la coscienza, il bene, il raccoglimento, Morcelliana, 2009
  • La figura di Gesù Cristo nel Nuovo Testamento, Morcelliana, 2000
  • La Madre del Signore. Una lettera, Morcelliana, 1997
  • L'angelo. Cinque meditazioni, Morcelliana, 1994
  • La Notte Santa. Dall'Avvento all'Epifania, Morcelliana, 1994
  • La Pasqua. Meditazioni, Morcelliana, 1995
  • La realtà della Chiesa, Morcelliana
  • La realtà umana del Signore, Morcelliana
  • La Via Crucis del nostro Signore e Salvatore, Queriniana, 1976, 2006
  • La visione cattolica del mondo, Morcelliana, 1994
  • La vita della fede, Morcelliana, 2008
  • Le cose ultime. La dottrina cristiana sulla morte, la purificazione dopo la morte, la resurrezione, il giudizio e l'eternità, Vita e Pensiero, 1997
  • L'esistenza e la fede, Morcelliana
  • Le età della vita. Loro significato educativo e morale, Vita e Pensiero, 2003
  • Lettere dal lago di Como. La tecnica e l'uomo, Morcelliana, 1993
  • Lettere sull'autoformazione, Morcelliana
  • Libertà, grazia, destino, Morcelliana, 2000
  • Linguaggio - Poesia - Interpretazione, Morcelliana, 2000
  • L'opera d'arte, Morcelliana, 1998
  • Natura - Cultura - Cristianesimo, Morcelliana
  • Parabole, Morcelliana, 1996
  • Pascal, Morcelliana, 1992
  • Pensatori religiosi, Morcelliana, 2001
  • Persona e personalità, Morcelliana, 2006
  • Preghiera e verità. Meditazioni sul Padre Nostro, Morcelliana, 2003
  • Preghiere, Morcelliana
  • Preghiere teologiche, Morcelliana, 2000
  • Realtà della Chiesa, Morcelliana, 2004
  • Ritratto della malinconia, Morcelliana, 1990
  • Sacra Scrittura e scienza della fede, Piemme, 1996
  • San Francesco, Morcelliana, 2005
  • Sapienza dei Salmi, Morcelliana
  • Sul limite della vita. Lettere teologiche a un amico, Vita e Pensiero, 1994
  • Tre interpretazioni scritturistiche, Morcelliana
  • Tre scritti sull'università, Morcelliana, 1999
  • Una morale per la vita, Morcelliana, 2009
  • Virtù, Morcelliana
  • Virtù. Temi e prospettive della vita morale, Morcelliana, 1997
  • Volontà e verità. Esercizi spirituali, Morcelliana, 1997
  • Volontà e verità, Morcelliana, 2000
  • La Divina Commedia di Dante. I principali concetti filosofici e religiosi, Morcelliana, 2012
  • Testimoniare la fede. Omelie giovanili (1915-1916), Morcelliana, Brescia, 2017

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ R. Guardini (a cura di S. Zucal), La visione cattolica del mondo, Morcelliana, Brescia, 1994, pp. 49-54.
  2. ^ R. Guardini, Vom Sinn des Gehorchens, 1920, in Auf dem Wege, Mainz, 1923, p. 20, citato in R. Guardini (a cura di S. Zucal), La visione cattolica del mondo, Morcelliana, Brescia, 1994, p. 72.
  3. ^ Hanna Barbara Gerl Falkovitz Romano Guardini (1885-1968). Leben und Werk, 1985, ISBN 3-7867-1146-1, Mainz. (Trad. it. Romano Guardini. La vita e l'opera, Brescia, 1988.)
  4. ^ Romano Guardini, La Divina Commedia di Dante. I principali concetti filosofici e religiosi, Brescia, Morcelliana, 2012.
  5. ^ Lettera a Richard Knies del 18-12-1940, cit. da B. Gerl, Romano Guardini. La vita e l'opera, Morcelliana, Brescia, 1988, p. 353
  6. ^ R. Guardini, Il Signore, Vita e Pensiero, Milano, 2005, p. 721
  7. ^ R. Guardini, Il Signore, Vita e Pensiero, Milano, 2005, p. 724
  8. ^ R. Guardini, Il Signore, Vita e Pensiero, Milano, 2005, p. 37
  9. ^ Sandro Magister, Benedetto XVI ha un padre, Romano Guardini, su chiesa.espresso.repubblica.it, 1º ottobre 2008.
  10. ^ Saluto di congedo agli Em.mi Signori Cardinali presenti in Roma, Benedetto XVI, 28 febbraio 2013
  11. ^ Il realismo cristiano di Guardini. Verso la beatificazione del pensatore italo-tedesco cha ha segnato la formazione intellettuale e spirituale sia di Ratzinger che di Bergoglio. sul sito terredamerica.com, 25.10.2017.
  12. ^ Romano Guardini, Stationem und Rückblike, Casa Editrice Werkbund, Würzburg, 1965, pag 35

BibliografiaModifica

  • Burzo Domenico, Appello e decisione. Arte, linguaggio e poesia tra Martin Heidegger, Romano Guardini e Walter F. Otto, Aracne, Roma 2018, ISBN 9788825518221
  • Acquaviva Marcello, Il fondamentio vivente. L'antropologia filosofica e religiosa di Romano Guardini, Città Nuova, 2007
  • Ascenzi Anna, Lo spirito dell'educazione. Saggio sulla pedagogia di Romano Guardini, Vita e Pensiero, 2003
  • Borghesi Massimo, Romano Guardini. Dialettica e antropologia, Studium, 2004
  • Fabris Giuliana, Dallo sguardo di Romano Guardini, EMP, 2009
  • Fedeli Carlo, L'educazione come esperienza. Il contributo di John Dewey e Romano Guardini alla pedagogia del Novecento, Aracne, 2008
  • Fedeli Carlo, Pienezza e compimento. alle radici della riflessione pedagogica di Romano Guardini, Vita e Pensiero, 2003
  • Hans Urs von Balthasar, Romano Guardini. Riforma dalle origini, Jaca Book, 2000
  • Hengelmann H., Introduzione a Romano Guardini, Queriniana, 1968
  • Iannascoli Loretta, Condizione umana e opposizione polare nella filosofia di Romano Guardini. Genesi, fonti e sviluppo di un pensiero, Aracne 2005
  • Iannascoli Loretta, Verità e ricerca. La gnoseologia di Romano Guardini a confronto con la filosofia del senso comune, Leonardo da Vinci, 2008
  • Negri Luigi, L'antropologia di Romano Guardini, Jaca Book, 1989
  • Kobylinski Andrzej, Modernità e postmodernità. L'interpretazione dell'esistenza al tramonto dei tempi moderni nel pensiero di Romano Guardini, Pontificia Università Gregoriana, 1998
  • Paganelli Paola, Una fede che diviene cultura. Alla scuola di Romano Guardini, Cantagalli, 2005
  • Reber Joachim, Incontro con Romano Guardini, Eupress-FTL, 2004
  • AA.VV.,Romano Guardini e i movimenti moderni. Breve viaggio all'origine di un disastro., Il Covile, 2011
  • Scarpello Lucania Enrico, Romano Guardini. I fondamenti teologici del potere, Studium, 2014
  • Tolone Oreste, Uomo del Nord, uomo mediterraneo. La natura polare dell'uomo secondo Romano Guardini, in La natura dell'uomo, Neuroscienze e filosofia a confronto, Vita e Pensiero, Milano 2006
  • Tolone Oreste, Introduzione, in Opera Omnia XIX/2, Morcelliana, Brescia 2012
  • Tolone Oreste, Il sorriso di Adamo. Antropologia e religione in Plessner, Gehlen, Welte e Guardini, Marietti, Genova, 2008
  • Carlo Morganti, Comunità e stato, Europa e Occidente. La politica secondo Guardini, Centro editoriale toscano, Scandicci (Fi), 2016, ISBN 9788879573665

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