Orazio Ludovisi, I duca di Fiano

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Orazio Ludovisi, I duca di Fiano
Duca di Fiano
Stemma
In carica 1621 –
1624
Predecessore Titolo inesistente
Successore Niccolò I Ludovisi
Trattamento Sua grazia
Nascita Bologna, 1561
Morte Roma, novembre 1624
Dinastia Ludovisi
Padre Pompeo Ludovisi
Madre Camilla Bianchini
Religione cattolicesimo

Orazio Ludovisi, I duca di Fiano (Bologna, 1561Roma, novembre 1624), è stato un militare e diplomatico italiano.

BiografiaModifica

I primi anniModifica

Orazio Ludovisi nacque a Bologna nel 1561, figlio del conte Pompeo Ludovisi e di sua moglie, Camilla Bianchini. Rampollo di una delle principali casate aristocratiche bolognesi, venne avviato alla carriera amministrativa nella città natale ottenendo nel 1590 e nel 1595 di essere compreso nel Consiglio degli Anziani, e la carica di gonfaloniere nel 1611 e nel 1617. Fu infine senatore a Bologna nel 1618.

Dopo la morte del padre e quella successiva del fratello Girolamo (defunto nel 1591 senza eredi), Orazio si ritrovò erede dei feudi di Samoggia e Tiola su cui poggiava il titolo di conte.

L'elezione di Gregorio XV ed il consolidamento della propria casataModifica

Influente nella sua vita e nelle fortune della sua casata, ad ogni modo, fu l'elezione nel 1621 di suo fratello Alessandro al soglio pontificio col nome di Gregorio XV.[1] Nel marzo del 1621, a breve distanza dall'elezione di suo fratello, venne nominato da quest'ultimo prefetto sovrintendente delle fortezze militari di Perugia, Ancona, Ascoli e del governatorato di Benevento, cariche che giunsero a fruttargli un notevole patrimonio d'entrate annue. L'11 marzo di quello stesso anno venne nominato "governatore generale delle armi e di tutte le milizie di Santa Romana Chiesa". Dopo che il fratello ebbe raggiunto il soglio pontificio, prese la decisione di trasferirsi a Roma con la moglie ed i figli giungendo il 12 marzo 1621 a Bracciano e poi accolto alle porte di Roma da due cardinali inviati appositamente dal fratello pontefice che lo scortarono sino ai propri alloggi a Palazzo Orsini presso Campo de' Fiori. Il 17 marzo prestò giuramento come militare e comandante supremo dell'esercito pontificio.

Malgrado gli onori militari ricevuti, il Ludovisi non operò mai sul campo in quanto, quando pure Gregorio XV decise nel giugno dell'anno della sua elezione di arruolare un reggimento di mercenari tedeschi per venire in aiuto alle truppe imperiali impegnate nella prima fase della Guerra dei Trent'anni, comandante del contingente venne nominato Pietro Aldobrandini, figlio del generale Giovanni Francesco che già aveva combattuto per il papa contro gli imperiali. La necessità di mantenere Orazio a Roma era dovuta anche al fatto che a lui era affidata la prosecuzione della casata e suo fratello papa per primo era intenzionato a garantirgli innanzitutto un feudo: venne prescelto quello di Fiano che gli Sforza di Santa Fiora avevano acquistato all'inizio del XVII secolo e che erano intenzionati ora a venderlo, ma sul quale pure si trovarono a mercanteggiare i Borghese. Pur di strappare a questi ultimi il ricco feudo e ribadire la potenza del pontefice e della sua casata, il titolo e le terre feudali ad esso annesse vennero pagate la straordinaria cifra di 220.000 scudi.[2]

Sua figlia Ippolita sposò, come da accordi, Giorgio Aldobrandini, primogenito del nobile casato romano, apponendovi una dote di 100.000 scudi che vennero in gran parte finanziati col debito pubblico pontificio. Il matrimonio tra i due venne celebrato il 25 aprile 1621 nella Cappella Sistina alla presenza del pontefice.

Gli incarichi miliari e la missione in ValtellinaModifica

Fu dal 1622 che il Ludovisi iniziò seriamente ad occuparsi dei provvedimenti militari che la sua carica gli imponeva, riorganizzando i compartimenti militari territoriali e promuovendo una nuova edizione dei regolamenti per tutte le milizie (in totale 60.170 fanti e circa 6000 cavalieri). Sempre nel 1622 ottenne da Gregorio XV il permesso di guidare un corpo di spedizione militare inviato a combattere in Valtellina, nell'unico episodio italiano della Guerra dei Trent'anni: i cattolici locali, liberatisi dal secolare dominio dei Grigioni nel 1620 con l'aiuto dei soldati spagnoli, avevano dovuto ritornare nel 1621 sotto il dominio svizzero in virtù del Trattato di Madrid, per placare i disaccordi sorti con la Francia. Malgrado queste disposizioni il trattato non era mai stato effettivamente messo in pratica e gli spagnoli continuavano a detenere il pieno controllo dell'area. Per evitare lo scoppio di nuovi conflitti, venne chiesto al pontefice di mediare e Gregorio XV dispose che i forti sarebbero stati dati in affidamento alle truppe pontificie che avrebbero provveduto gradualmente al loro smantellamento. A capo di queste operazioni venne posto proprio Orazio il quale diede al fratello alcune istruzioni da rispettare tassativamente[3]: in quanto comandante pontificio avrebbe dovuto prendere contatti e mantenere ottimi rapporti con Gómez Suárez de Figueroa y Córdoba, governatore spagnolo del Ducato di Milano; mantenere buoni rapporti coi rappresentanti della Valtellina; non intervenire in questioni politiche locali; vigilare sulla disciplina dei soldati.

Il 5 aprile 1623, Orazio lasciò Roma accompagnato dai generali Giovanni Antonio Orsini, Federico Savelli e Pierfrancesco Colonna, imbarcandosi poi a Civitavecchia e giungendo successivamente al porto di Genova da dove, il 27 aprile, giunse a Milano per preparare adeguatamente l'ingresso delle armate pontificie in Valtellina di modo che tale operazione non sembrasse un'invasione, ma nel contempo per far mantenere una forte impronta cattolica a tutto il territorio, dato che la minaccia del ritorno sotto il governo dei Grigioni protestanti avrebbe potuto capovolgere i delicati sforzi compiuti anche a livello diplomatico.

Le operazioni ad ogni modo incontrarono da subito numerose difficoltà: in primis la scarsa collaborazione del governatore spagnolo di Milano e poi gli alti costi del mantenimento delle truppe pontificie così lontane dai confini di Roma, presagendo quindi l'enorme pericolo del lasciare i militari senza stipendio in terra straniera dove facilmente avrebbero potuto compiere razzie a danno della popolazione e dell'immagine della chiesa stessa.

Nel giugno del 1623, ad ogni modo, l'operazione di occupazione di tutti i forti poteva dirsi conclusa ed il Ludovisi cedette il comando del resto delle operazioni a Niccolò Guidi di Bagno, suo luogotenente, tornando a Roma presso il fratello, passando per Bologna. Il suo arrivo nella Città Eterna venne festeggiato il 30 giugno, seguito dal luttuoso evento della morte del pontefice l'8 luglio di quello stesso anno.

Orazio morì a Roma nel novembre dell'anno successivo.

Matrimonio e figliModifica

Orazio sposò Lavinia Albergati[4] dalla quale ebbe i seguenti figli:[5]

Albero genealogicoModifica

Orazio Ludovisi,
I duca di Fiano
Padre:
Pompeo Ludovisi, conte di Samoggia
Nonno paterno:
Ludovico Ludovisi
Bisnonno paterno:
Girolamo Ludovisi
Trisnonno paterno:
Bertrando Ludovisi
Trisnonna paterna:
Caterina Cospi
Bisnonna paterna:
Polissena Gozzadini
Trisnonno paterno:
Brandoligi Gozzadini
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Bernardina Sassoni
Bisnonno paterno:
Annibale Sassoni
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Camilla Bianchini
Nonno materno:
Alessandro Bianchini
Bisnonno materno:
Americo Bianchini
Trisnonno materno:
Giacomo Bianchini
Trisnonna materna:
Dionea Bargellini
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Ippolita Legnani
Bisnonno materno:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

NoteModifica

  1. ^ George L. Williams, Papal Genealogy: The Families And Descendants Of The Popes (2004)
  2. ^ Philippe Levillain, The Papacy: Gaius-Proxies (2002)
  3. ^ K. Jainter, Die Hauptinstruktionen Gregors XV. für die Nuntien und Gesandten an den europäischen Fürstenhöfen 1621-1623, Tübingen 1997
  4. ^ Il nipote di questa, Niccolò Albergati, aggiungerà successivamente il cognome di Ludovisi al proprio divenendo Niccolò Albergati-Ludovisi
  5. ^ Davide Shamà and Andrea Dominici Battelli, Genealogie delle Dinastie Italiane: Sardimpex

BibliografiaModifica

  • Biblioteca apostolica Vaticana, Boncompagni-Ludovisi, E.83 (carteggio di Orazio Ludovisi nel corso della missione a Milano ed in Valtellina
  • N. Barozzi, G. Berchet, Relazioni degli Stati europei lette al Senato dagli ambasciatori veneti nel secolo decimo-settimo, vol. I, Venezia 1877, p. 117
  • K. Jaitner, Die Hauptinstruktionen Gregors XV. für die Nuntien und Gesandten an den europäischen Fürstenhöfen 1621-1623, Tübingen 1997
  • L. von Pastor, Storia dei papi, vol. XIII, Roma 1931
  • C. Weber, Legati e governatori dello Stato pontificio, 1550-1809, Roma 1994, pp. 141, 745
  • G. Brunelli, Soldati del papa. Politica militare e nobiltà nello Stato della Chiesa (1560-1644), Roma 2003

Collegamenti esterniModifica

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