Palazzo Venezia

Palazzo storico di Roma
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Palazzo Venezia
Palazzo Barbo
Palazzo Venezia Pano (1).jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
IndirizzoPiazza Venezia - Via del Plebiscito - Via degli Astalli
Coordinate41°53′44.37″N 12°28′54.86″E / 41.895658°N 12.481906°E41.895658; 12.481906Coordinate: 41°53′44.37″N 12°28′54.86″E / 41.895658°N 12.481906°E41.895658; 12.481906
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1455 - 1467
Stilerinascimentale
UsoMuseo nazionale di Palazzo Venezia
Biblioteca di archeologia e storia dell'arte
Realizzazione
Architettoattribuito a Leon Battista Alberti o Francesco del Borgo
ProprietarioRepubblica Italiana
Committentepapa Paolo II

Palazzo Barbo o Palazzo Venezia è un palazzo storico di Roma compreso tra piazza Venezia e via del Plebiscito a Roma.

Ospita il Museo nazionale di Palazzo Venezia e la sede dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte (INASA), con l'importante biblioteca di archeologia e storia dell'arte.

StoriaModifica

 
L'area dei palazzi di Piazza Venezia nella pianta di Giovanni Battista Nolli
 
Piazza e palazzo Venezia prima dello spostamento del palazzetto

Fu costruito tra il 1455 e il 1467 su commissione del cardinale veneziano Pietro Barbo, che in seguito divenne papa con il nome di Paolo II. Venne utilizzato travertino proveniente dal Colosseo e dal Teatro di Marcello.

La paternità del progetto del palazzo, che rappresenta uno dei primi e più importanti edifici civili della Roma rinascimentale, è incerta; per alcuni è da riferire a Leon Battista Alberti[1] (che però fu molto critico sui cantieri romani dell'epoca), per altri a Giuliano da Maiano[2], che sicuramente scolpì il portone principale del palazzo, per altri a Bernardo Rossellino.

È tuttavia più accreditata dalla critica più recente l'attribuzione a Francesco del Borgo, già attivo a Roma come architetto della corte papale presso Niccolò V[3].

Quello che è certo è che il Barbo divenuto papa, dispose l’ampliamento del palazzo nel 1466 affidandone la costruzione all'architectore Bernardo di Lorenzo di Firenze, sotto la conduzione dello scrittore apostolico Francesco del Borgo S. Sepolcro[4]; tali lavori includevano la realizzazione del portico innanzi alla basilica di San Marco e il collegamento tra il nuovo edificio e l'esistente palazzo cardinalizio. Insieme a questi il contratto veniva sottoscritto anche dal marmorario e scultore Jacopo da Pietrasanta[5].
Secondo Giuseppe Merzario che conferma il ruolo di Giacomo da Pietrasanta che dal 1468 era definito "presidens" della fabbrica del palazzo apostolico[6], larga parte vi ebbero nella realizzazione dell'edificio i Maestri comacini capeggiati da Manfredo di Antonio di Como[7]. A questi si aggiungevano gli architetti e scalpellini, Meo del Caprino di Firenze e Nuccio de Risis di Narni[8].
Durante il pontificato di Paolo II, che vi abitò per gran parte del suo pontificato adibendolo a palazzo apostolico, la costruzione dell'edificio venne realizzata fino al portale sull'attuale via del Plebiscito (1468-1471) come testimoniano le finestre crociate recanti lo stemma dei Barbo, essendo costruito il restante tratto in epoca successiva ad opera del cardinale Marco Barbo[9].

Nel 1564 papa Pio IV dona il palazzo alla Repubblica di Venezia[10] per utilizzarlo come sede dei suoi ambasciatori ed oratori presso la Santa Sede, da cui ne derivò il nome del palazzo.

Dal 1797 passò in proprietà agli austriaci, divenne sede dell'ambasciata austriaca (dal 1867 ambasciata dell'Impero austro-ungarico) presso la Santa Sede, e dal 1916 passò allo Stato italiano in seguito ad espropriazione come rappresaglia per il bombardamento di Venezia da parte dell'esercito asburgico. Il 16 settembre 1929 Mussolini pose qui la sede del proprio quartier generale[11], nella sala del mappamondo; nei restanti anni del fascismo la luce di questa stanza non veniva mai spenta a significare che il governo non riposava mai. Era dal balcone di questo palazzo che Mussolini arringava la folla nelle occasioni più importanti, come nel 1940 quando, dichiarando la guerra alla Francia e al Regno Unito, decretò l'entrata in guerra dell'Italia.

Palazzo Venezia ospita ora il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, dove tra le altre opere si possono osservare sculture in terracotta di Gianlorenzo Bernini, e la biblioteca di archeologia e storia dell'arte, punto di riferimento a livello mondiale per gli studi di archeologia e storia dell'arte. La biblioteca comprende buona parte del piano terra, i piani dal primo al quarto e tutta la cosiddetta "Torre della Biscia".

Dal dicembre 2014 vi ha sede il Polo museale del Lazio, organo periferico del Ministero per i beni e le attività culturali incaricato di gestire i musei statali nel territorio della regione del Lazio. In una ulteriore riforma del dicembre 2019, il Polo museale ha cambiato nome in Direzione regionale Musei: sempre per la medesima riorganizzazione, il Museo nazionale di Palazzo Venezia è stato unito al Vittoriano entro un'unica amministrazione, creando un nuovo ente dotato di autonomia speciale.[12]

ArchitetturaModifica

Il palazzo, che venne costruito inglobando edifici precedenti, era essenzialmente articolato su due corpi di fabbrica: il Palazzetto, affacciato tra piazza Venezia e via San Venanzio, costruito dal 1455, e il corpo principale di ampiezza pressoché doppia e racchiuso tra la piazza, via del Plebiscito e via degli Astalli. All'angolo sulla piazza faceva da cerniera tra le due facciate l'alta "Torre della Biscia". Nel 1909, nell'ambito del piano di sistemazione di Piazza Venezia, fu decisa la demolizione del Palazzetto, che, smontato dalla sua posizione all'angolo sudorientale del Palazzo, venne ricostruito addossandolo alla sua facciata meridionale, fra piazza San Marco e via degli Astalli. La ricostruzione del Palazzetto non fu fedele, poiché ne fu regolarizzata la pianta trapezoidale e venne ridotto il numero delle arcate prospicienti il cortile interno.[13]

Il palazzo è l'esempio paradigmatico del gusto sviluppatosi in architettura agli inizi del rinascimento romano. Il portale su piazza Venezia è attribuito a Giovanni Dalmata. Nel cortile del Palazzetto si trovano elementi ripresi dall'architettura romana, combinati però senza rigore filologico, privilegiando la funzionalità all'aderenza rigida al modello. Esso riprende il modello del viridarium e si ispira al Colosseo negli ordini architettonici sovrapporti e nel cornicione con fregio a mensole. L'ampiezza degli archi però è diminuita e semplificata, per non farli sembrare troppo imponenti rispetto agli spazi che racchiudono[14]. Nel cortile si ebbe inoltre un tentativo di soluzione al problema della conformazione dell'angolo, dove alle esili colonne si sostituiscono robusti pilastri; l'elemento angolare è così formato da un pilastro ad "L".

Nel palazzo vero e proprio (costruito dal 1466) si ebbe una ripresa più fedele dei modelli antichi, che testimonia una graduale comprensione più in profondità. Il vestibolo con volta a lacunari registra il primo esempio di utilizzo nell'architettura moderna del getto di calcestruzzo all'antica, su centine e casseforme, ripreso dal Pantheon o dalla basilica di Massenzio[15].

La loggetta nel cortile principale riprende in maniera fedele lo schema del paramento esterno del Colosseo o del Teatro di Marcello, con ordini sovrapposti e semicolonne addossate sui pilastri tra gli archi[14].

 
La Madonnella di san Marco

Nell'angolo destro della facciata venne sistemata, nel 1911, una cappella contenente l'immagine di una madonna considerata miracolosa e molto cara al popolo, detta la Madonnella di San Marco o delle Grazie, proveniente dal Palazzetto smontato e ricostruito verso via degli Astalli[16].

Galleria d'immaginiModifica

CollegamentiModifica

  È raggiungibile dalla stazione Colosseo.

NoteModifica

  1. ^ Corrado Ricci ne fa il sicuro ispiratore del progetto unitario in Roma, (visioni e figure), 1924.
  2. ^ Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, voce Giuliano da Maiano; Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, V. XLIX, p.258
  3. ^ Christoph L. Frommel, Architettura e committenza da Alberti a Bramante, 2006, ISBN 978-88-222-5582-2
  4. ^ Augustin Theiner, Codex diplomaticus dominii temporalis S. Sedis: 1389-1793, Vatican 1862, vol. 3, pp. 445-447; la notizia è confermata da Carlo Promis in Vita di Francesco di Giorgio Martini architetto senese del secolo XV…, Torino 1841, Nota pp.93-94.
  5. ^ v. Sara Magister, Jacopo da Pietrasanta, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol.62 (2004).
  6. ^ v. S. Magister, Jacopo da Pietrasanta cit.
  7. ^ I Maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800) del Prof. Giuseppe Merzario, 1893, vol.II, p.423.
  8. ^ Eugène Müntz, Les Arts à la cour des Papes pendant le XVe et le XVIe siécle, 1983,Vol. 1, p.13 e segg.
  9. ^ Touring Club Italiano, Roma, p.189.
  10. ^ Aa.Vv. La storia del Palazzo di Venezia: dalle collezioni Barbo e Grimani a sede dell'ambasciata veneta e austriaca, 2015.
  11. ^ Renzo De Felice, Mussolini il Duce - Vol. 1: gli anni del consenso, p. 52. Einaudi, 1996. ISBN 978-88-06-18844-3.
  12. ^ Cfr. DPCM 2 dicembre 2019, n. 169.
  13. ^ Palazzetto Venezia, Monumento a Roma su TouringClub.com, su touringclub.com. URL consultato il 28 marzo 2013.
  14. ^ a b De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 164.
  15. ^ Pier Nicola Pagliara, Antico e medioevo in alcune tecniche costruttive del XV e XVI secolo, in particolare a Roma (PDF), su cisapalladio.org. URL consultato il 23 -09 -2007 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2007).
  16. ^ Per le vicende della cappella si veda Cinzia Dal Maso, La Cappella delle grazie, febbraio 2014

BibliografiaModifica

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • Giuliana Mosca, Paolo II e il viridarium del palazzo di San Marco a Roma: nuove acquisizioni, in «RR. Roma nel Rinascimento», 2015, pp. 379-400.
  • Sara Bova, Il supercoelium di San Marco al Campidoglio tra disegno e costruzione, 2017.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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