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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il comune francese, vedi Le Pallet.

Il termine internazionale pallet[1], in italiano paletta (o più specificamente paletta di carico[2]) e definito in forma colloquiale anche come pedana, pancale o bancale, è un'attrezzatura utilizzata per l'appoggio di vari tipi di materiale, destinati ad essere immagazzinati nelle industrie, ad essere movimentati con attrezzature specifiche (carrelli elevatori e transpallet) e trasportati con vari mezzi di trasporto.

Origine del palletModifica

L'idea del pallet nel campo civile nacque prendendo spunto dall'operato dei militari statunitensi durante la seconda guerra mondiale. Essi pensarono che appoggiando i rifornimenti da trasportare in Europa su piattaforme di legno più grandi rendeva i materiali più facilmente movimentabili con attrezzature meccaniche; da qui si è passati, anche nell'uso civile, ad utilizzare delle piattaforme d'appoggio, sopraelevate mediante degli spessori alla base e fornite di apposite feritoie per poter essere sollevate (inforcate) con i carrelli elevatori.

SviluppoModifica

 
Deposito aziendale vicino a Seattle con pallet accatastati e pallet disponibili all'uso
 
Pallet in plastica, non standard, per merci leggere e delicate.

Ben presto ci si accorse che l'utilizzo di una base d'appoggio sopraelevata consentiva, oltre che un notevole risparmio di tempo nei trasferimenti di grandi quantità di merci da un punto all'altro (che fosse in ambito interno all'azienda o che fosse a livello di trasferimenti intercontinentali), anche un isolamento dei materiali dal fondo sottostante, con riduzione dei danni causati ad esempio dalla presenza di una superficie bagnata.

Dal dopoguerra in poi sono stati sviluppati diversi formati e diverse particolarità costruttive per adeguare il pallet ai vari scopi di utilizzo.

Un ulteriore passo fu quello di utilizzare materiali diversi nella sua costruzione, dal legno iniziale (ancor oggi il materiale maggiormente utilizzato), si passò alla costruzione di pallet in plastica, metallo e truciolare di legno compresso. Ognuno di questi materiali si rivelava maggiormente adatto ad usi specifici e particolari, il ferro naturalmente più solido ed adatto a carichi di particolare peso, la plastica per necessità igieniche ed il truciolare di legno per la produzione a minor costo e senza la necessità di riutilizzi.

Standard in uso e armonizzazioneModifica

Nel tempo sono stati impiegati molti sforzi per poter operare una standardizzazione del pallet, con buoni risultati. Da un inizio in cui le misure del pallet erano lasciate a discrezione totale dei singoli utilizzatori si è passati ben presto ad un inizio di uniformità, arrivando alla situazione odierna in cui il pallet per usi generici ha caratteristiche standard e, a condizione che corrisponda a determinati capitolati costruttivi, è diventato un'attrezzatura scambiabile quasi ovunque, risolvendo il problema del dover riportare al punto di partenza il pallet stesso ogni volta che fosse terminata la sua utilizzazione nel singolo trasporto.

Pallet europeoModifica

In Europa nel corso degli anni si sono diffuse due misure classiche, da mm 800x1200 nota anche come pallet "EUR" e da mm 1000x1200 gergalmente conosciuta come pallet "Philips". Entrambe hanno in comune il dato relativo all'altezza da terra e la conformazione della base con la presenza di 9 piedini (da 145 e 100 mm di lato), uniti inferiormente tra loro in gruppi di tre attraverso liste di legno dallo spessore di 22 mm poste nel senso della misura maggiore. Questo tipo di pallet può essere inforcato da tutti e quattro i lati perciò viene definito a quattro vie.

 
Pallet "EUR" con carico pronto per la movimentazione

La sempre maggior importanza del pallet nel movimento internazionale delle merci è stato anche per la prima volta preso in considerazione dalle autorità della CEE con l'emanazione, il 9 dicembre 1960, della prima convenzione relativa al trattamento doganale dei pallet; in questa sede si decise per la prima volta che l'attrezzo poteva entrare ed uscire liberamente dagli stati membri senza essere soggetto ad imposta daziaria[3].

Dopo la guerra le prime spedizioni internazionali venivano gestite quasi esclusivamente su rotaia; i primi esempi di interscambiabilità dell'attrezzatura si ebbero infatti grazie alla collaborazione nata presso la UIC (Union internationale des chemins de fer), l'associazione internazionale delle imprese ferroviarie che nel 1961 decise di sviluppare un capitolato tecnico di una pedana che fosse idonea all'uso ferroviario in modo che ogni componente potesse acquistare autonomamente un parco pallet che fosse però interscambiabile (perché con le solite caratteristiche costruttive e di portata) ottimizzando così i costi. Tutte le ferrovie nazionali europee procedettero all'approvvigionamento di pallet in grande numero. I pallet prevedevano una specifica marcatura: il loro logo sui piedini di sinistra, il marchio "EUR" inserita in un ovale a destra ed i dati del produttore al centro.

 
Specifiche tecniche del pallet EURopeo

Il pallet EUR non era però immune all'industrializzazione spinta degli anni '80; in quegli anni iniziarono ad apparire sul mercato pallet economici con la stessa marcatura ma non rispondenti al capitolato originale: questo creava problemi di sicurezza in quanto se la pedana non era realizzata secondo le direttive poteva non garantire le portate minime quindi era potenzialmente pericoloso. Nel 1991, per ovviare al problema della sicurezza del pallet EUR, venne fondata l'European Pallet Association [1] che prese in gestione il prodotto ed organizzò un sistema di gestione di controllo qualità presso produttori e riparatori prevedendo ispezioni per la verifica della corrispondenza del prodotto realizzato al disegno originale. Le aziende che non rispettano tali standard vengono sottoposte a sanzioni, sospensione della produzione o addirittura alla revoca della licenza.

Un altro passo importante fatto negli anni è stato quello di armonizzare tra loro i pallet e i mezzi di trasporto destinati a caricarli: delle misure standard in vigore in Europa si è tenuto conto anche nell'ultimo adeguamento delle leggi che regolamentano le misure massime di ingombro degli autoveicoli commerciali; attualmente un semirimorchio standard ha una base di carico di circa 13,6 x 2,5 metri, pertanto la capacità teorica di 34 euro-pallet anche se in pratica, a causa delle tolleranze, normalmente si caricano solamente 33 unità.

La misura 800x1200 ha però l'inconveniente di non essere idonea o di non calzare bene nel container, essendo quest'ultimo di misure interne minori rispetto all'autocarro, pertanto il cosiddetto pallet EUR crea problemi logistici nelle spedizioni oceaniche marittime[4] e si preferisce sostituirlo con altri formati.

Pallet nel resto del mondoModifica

 
Pallet in legno da cm. 102 x 122 di tipo americano

Negli Stati Uniti la dimensione standard è il 40x48 pollici (equivalente nelle dimensioni circa al 1000x1200 mm europeo); prevalentemente vengono utilizzati nel formato "a travetti scavati" detti anche 2+2 vie, inforcabili cioè con il carrello elevatore da tutti e quattro i lati mentre con il transpallet sono da due a causa della ridotta altezza del vano di entrata al lato dei travetti.

In Asia (ad esempio, in Giappone) è utilizzata frequentemente la dimensione 1100x1100 mm, cioè di pianta quadrata.

Diffusione e varietàModifica

Si può dire che il pallet sia ormai entrato a far parte a tutti gli effetti della catena della logistica: anche le aziende che gestiscono merci ingombranti o di formato fuori standard e che perciò non sono in grado di utilizzare pallet di formato standard, provvedono ad approvvigionarsi di pallet con caratteristiche specifiche (sia nelle misure che nel materiale di costruzione) per poter completare al meglio l'imballaggio dei propri materiali.

Oggi si possono incontrare pallet di moltissimi tipi, da quelli leggerissimi per il carico di oggetti di plastica a quelli robustissimi per il carico di metalli (in lingotti ad esempio), da quelli di formato dimezzato rispetto allo standard per le piccole spedizioni a quelli lunghissimi per il carico di materiali in barre (profili per mobili ad esempio).

Un valore aggiunto della pallettizzazione delle merci è anche quella che, dopo aver avvolto il contenuto con le pellicole trasparenti in materie plastiche (ormai anch'esse di uso comune), si può ottenere un'ulteriore protezione dei materiali contro i danni causati dal movimento dei mezzi di trasporto e dalle intemperie, nonché una maggiore garanzia contro i furti.

Ulteriori problemi di standardizzazioneModifica

Nonostante l'unificazione a livello europeo delle dimensioni della base del pallet, non è ancora stata definita una dimensione standard per l'altezza del carico sul pallet stesso, che può essere molto variabile soprattutto per il fatto di non essere limitata se non per questioni di portata (peso massimo applicabile sul singolo pallet) oppure per volume (normalmente gli autocarri hanno vani di carico di 270 cm massimi in altezza). Questa mancanza può creare problemi in sede di dimensionamento dei magazzini, cioè quando si deve progettare la misura e il posizionamento delle scaffalature per sfruttare al meglio lo spazio utile.

Normative fitosanitarieModifica

Nel 1993 la FAO riscontra che il legno era un potenziale vettore di organismi nocivi al mondo vegetale; per questo istituiva un gruppo di lavoro, l'IPPC, perché studiasse i rischi e le possibili soluzioni. Il 5 maggio 2000 anche la Comunità Europea riconosce il rischio di infestazioni ed emanava la direttiva n. 2000/29 in cui vengono definiti i particolari requisiti richiesti per la circolazione di tutti gli oggetti di origine vegetale (ove rientrano ovviamente anche i pallet) in ingresso ed uscita dal continente. L'IPPC, nel 2002, emana la direttiva ISPM 15 che definisce finalmente procedure efficaci contro la diffusione di infestanti: si determina che tutto il legno non verniciato che abbia uno spessore superiore a 6 mm necessiti di un trattamento di sanificazione prima di essere spedito fra i continenti. Le tipologie inizialmente omologate sono due: la fumigazione, mediante l'utilizzo di prodotti chimici a base di bromuro di metile (poi rimosso perché dannoso per l'ozono), oppure il trattamento HT (heat treatment), consistente in un trattamento termico in cui il legno viene trattato in apposite celle dette essiccatoi. Per riconoscere un pallet conforme alla normativa, sullo stesso viene apposita una specifica marchiatura che contiene il tipo di trattamento eseguito (HT=heat treatment, MB=fumigazione con bromuro di metile, DH=microonde) e l'identificativo dell'azienda che ne ha provveduto.

Pallet e automazione industrialeModifica

Il pallet può essere visto come un'interfaccia o "collante" fra produzione e logistica. Dato che la logistica prevede l'utilizzo del pallet, la produzione industriale ha adottato come passaggio tra la linea di produzione e la consegna al cliente, la fase di carico del pallet. Il pallet può essere caricato a mano, ma il peso dei pallet, il peso del prodotto da impilare, l'altezza di impilamento e la successive fasi di movimentazione del pallet comportano sforzi più adatti a macchinari che all'uomo.

 
Carico automatico di una paletta di pane con un robot industriale KUKA in un panificio tedesco

I produttori di automazione industriale hanno sviluppato molte macchine per la "pallettizzazione automatica", molto diverse fra loro in quanto adatte allo specifico prodotto da movimentare, ma con una serie di funzioni comuni che possono essere riassunte in:

  1. Stoccaggio e movimentazione delle pile di palette vuote
  2. Separazione di una paletta dalla pila ("sfogliatore di pallet")
  3. Trasporto delle palette vuote o piene, con rulli o catene
  4. Carico della paletta.
  5. Imballaggio della paletta piena, spesso con un "fasciatore" a pellicola
  6. Etichettatura della paletta piena
  7. Stoccaggio e movimentazione delle palette piene.

La fase di carico delle palette è spesso la più complessa, in quanto la disposizione dei pacchi o "fardelli" su una paletta può essere diversa per gli strati pari e dispari, e i pacchi vanno orientati prima del carico. La disposizione dei pacchi per un prodotto specifico diventa un "programma" di pallettizzazione, che l'ufficio tecnico definisce, prodotto per prodotto. Per il carico dei pallet possono essere utilizzati speciali "impilatori a sfilo", che dispongono uno strato e poi lo depositano sfilando il piano di appoggio oppure robot antropomorfi.

NoteModifica

  1. ^ Direttiva CEE 2000/29
  2. ^ P. di carico, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  3. ^ Convenzione del 1960
  4. ^ (EN) Tabella delle quantità di palet per tipo di mezzo di trasporto

Voci correlateModifica

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