Pan Tadeusz
Pan Tadeusz 1834.jpeg
La copertina della prima edizione del romanzo.
Autore Adam Mickiewicz
1ª ed. originale 1834
1ª ed. italiana 1871
Genere Poema epico
Lingua originale polacco
Ambientazione Parte della Confederazione Polacco-Lituana ai tempi sotto il controllo russo
Protagonisti Tadeusz Soplica, Zosia

Pan Tadeusz, czyli Ostatni zajazd na Litwie. Historia szlachecka z roku 1811 i 1812 we dwunastu księgach wierszem (in lingua polacca: Il signor Tadeusz, ovvero l'ultima incursione armata in Lituania. Storia di nobiltà degli anni 1811 e 1812 in dodici libri di versi) è un poema in 12 volumi del poeta, scrittore e filosofo polacco Adam Mickiewicz, del quale è l'opera più nota; essa è considerata l'epopea nazionale polacca.

L'opera fu dapprima pubblicata nel giugno 1834 a Parigi, ed è considerata uno degli ultimi grandi poemi epici europei. Esso viene studiato nelle scuole polacche come accade in Italia per I promessi sposi come opera del Romanticismo in Polonia.

Indice

Trama e ambientazioneModifica

La storia si svolge in cinque giorni del 1811 ed un giorno del 1812, in un momento della storia polacca in cui la Confederazione Polacco-Lituana era già stata divisa tra Russia, Prussia, ed Austria (vedi Spartizioni della Polonia) e quindi sparita dalla mappa politica d'Europa, nonostante che Napoleone avesse istituito il Ducato di Varsavia nel 1807.

L'ambientazione è all'interno della zona russa nel paesino lituano di Soplicowo. Pan Tadeusz racconta la storia di due nobili famiglie feudali, e l'amore tra Tadeusz Soplica (che dà il titolo all'opera) di una famiglia, e Zosia dell'altra. Storia nella storia, la rivolta spontanea degli abitanti contro la guarnigione occupante russa. Poiché Mickiewicz pubblicò il proprio poema come esule a Parigi, non dovette dar conto ai censori russi.

Composizione dell'operaModifica

L'opera è composta dalle seguenti parti:

  • Libro I – La fattoria (Gospodarstwo)
  • Libro II – Il castello (Zamek)
  • Libro III – Il corteggiamento (Umizgi)
  • Libro IV – Diplomatica e caccia (Dyplomatyka i łowy)
  • Libro V – Il litigio (Kłótnia)
  • Libro VI – Le abitazioni dei nobili in rovina (Zaścianek)[1]
  • Libro VII – Il consiglio (Rada)
  • Libro VIII – L'incursione armata (Zajazd)
  • Libro IX – La battaglia (Bitwa)
  • Libro X – Emigrazione. Jacek (Emigracja. Jacek)
  • Libro XI – Anno 1812 (Rok 1812)
  • Libro XII - Amiamoci (Kochajmy się)
  • Chiarimento del poeta (Objaśnienia poety)
  • Epilogo

ContenutiModifica

Tra le citazioni del Pan Tadeusz più note, le righe iniziali sembrano quasi un paradosso:

(PL)

« Litwo! Ojczyzno moja! ty jesteś jak zdrowie;
Ile cię trzeba cenić, ten tylko się dowie,
Kto cię stracił. Dziś piękność twą w całej ozdobie
Widzę i opisuję, bo tęsknię po tobie.
 »

(IT)

« Lituania! Patria mia! tu sei come la salute.
Quanto ti si deve apprezzare, può solo testimoniarlo
Chi ti ha persa. Oggi la bellezza tua nei suoi ornamenti tutti
Vedo e descrivo, poiché a te anelo. »

(Incipit del Pan Tadeusz)

Il paradosso sta nel fatto che il poema nazionale polacco inizia con l'invocazione alla Lituania. L'apparente contraddizione è da ricercare nella geopolitica dell'epoca. Infatti l'invocazione è riferita non al territorio dell'attuale stato lituano, ma alla Confederazione Polacco-Lituana. Per molto tempo infatti Polonia e Lituania sono state unite, quindi i loro nomi potevano anche essere usati come sinonimi, sebbene confini tra le due nazioni confederate fossero comunque esistenti. Mickiewicz infatti crebbe nell'ambiente multiculturale della Confederazione Polacco-Lituana, che aveva unito gran parte di quelli che oggi sono i diversi Paesi di Polonia, Lituania, Bielorussia ed Ucraina. Egli è spesso considerato di origini lituane dai lituani, mentre i Bielorussi lo dichiarano essere uno di loro, dal momento che nacque nel territorio dell'attuale Bielorussia.

Oltre che capolavoro della letteratura polacca e mondiale, è meno noto che la traduzione del Pan Tadeusz rappresenta un capisaldo anche per un'altra lingua, l'esperanto, poiché con tale traduzione il poliglotta Antoni Grabowski riuscì a far emergere delle potenzialità della lingua nella poesia che ancora non erano emerse nelle precedenti composizioni in versi, nemmeno da quelle dello stesso autore della lingua Zamenhof (che oltre ad avere in essa composto poesie originali, aveva già tradotto varie opere per poter valutare le capacità espressive della lingua, tra cui la Bibbia ed alcune opere di William Shakespeare).

TraduzioniModifica

L'opera fu presto tradotta in varie lingue (già prima del 1900 era stata pubblicata in dieci lingue, italiano incluso).

Lingua di destinazione
Data della prima pubblicazione
Traduzione
Note
tedesco
1836
Richard Otto Spazier, Albert Weiss, Zygfryd Lipiner, Carl August von Pentz (Walter Panitz), Hermann Buddensieg, Engelbert Rehbronn
Adattamento teatrale
francese
1844
Krystyn Piotr Ostrowski e E. Haag, Charles de Noir-Isle, Wacław Gasztowt, Paul Cazin
italiano
1871
Arrigo Boito, Clotilde Garosci
russo
1875
N. Berg, W. G. Bieniediktow, S. Mar (Aksenowa), Muza Pawłowa
ceco
1882
Eliška Krásnohorská
inglese
1885
Maude Ashurt Biggs, George Rappal Noyes, Watson Kirkconnell, Kenneth Mackenzie
spagnolo
1885
Leon Medina
croato
1893
Tomislav Maretić
svedese
1898
Alfred Jensen, Ellen Wester
bulgaro
1901
Efrem Karanov, Christo Kessiakov, Błaga Dymitrowa
esperanto
1918
Antoni Grabowski
finlandese
1921
V. K. Trast
ebraico
1921
Josef Lichtenbaum
lituano
1924
Antonas Valaitis, Konst. Šakenis
ucraino
1927
Maksym Rylski
bielorusso
1929
Bronisław Taraszkiewicz
giapponese
ca. 1930
Asadori Kato
Tradotto in prosa da una versione in inglese
yiddish
1939
D. Königsberg
serbo-croato
1951
Dżordże Saula
georgiano
1953 - 1955
W. Ugrechelidze Ugorski
cinese
1955
Sun Yun
Tradotto da una versione in prosa in inglese
rumeno
1956
Miron Pradu Paraschivescu
ungherese
1957
Ewa Sebök
danese
1958
Waldemar Roerdam
slovacco
1962
Rudolf Skukálek
lettone
1964
Jāzepo Osmanis

NoteModifica

  1. ^ Con questa parola (di difficile traduzione in italiano) si indicava il posto in cui abitavano i nobili decaduti, che dovevano perciò lavorare; essi, nonostante della nobiltà avessero ormai solo lo stemma, non volevano mescolarsi con gli altri poveri. La parola è probabilmente composta da za (oltre) + ściana (muro): "oltre il muro", ad indicare il muro immaginario tra questi nobili e gli altri contadini.

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