Patroclo

personaggio della mitologia greca, figlio di Menezio e amico di Achille
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Patroclo (in greco antico: Πάτροκλος?, Pátroklos o Πατροκλῆς, Patroklễs, lett. "la gloria [κλέϝος] del padre [πατήρ]"; in latino Patroclus o Patrocles) è una figura della mitologia greca, tra le più importanti nella guerra di Troia. Figlio di Menezio e di Stenele, indossò le armi del suo amico fraterno Achille quando questi, offeso dal re di Micene Agamennone, che gli aveva sottratto la sua schiava Ippodamia (chiamata anche con il patronimico Briseide), simbolo del valore dimostrato, rifiutò di continuare a combattere contro i Troiani. Presentatosi in battaglia al posto di Achille per dare coraggio agli Achei, Patroclo provocò scompiglio nelle file nemiche, che respinse vittoriosamente, ma venne indebolito dal dio Apollo, ferito da Euforbo e infine ucciso da Ettore. Il desiderio di vendicare Patroclo indusse Achille a riprendere la guerra e a uccidere lo stesso Ettore.

Patroclo
Patroclo in un affresco nella Casa del Poeta Tragico a Pompei
SagaCiclo Troiano
Nome orig.Πάτροκλος o Πατροκλῆς (Pátroklos o Patroklễs)
Lingua orig.Greco antico
AutoreOmero
1ª app. inIliade di Omero
Caratteristiche immaginarie
EpitetoMeneziade (patronimico)
Specieumano
Sessomaschio
Luogo di nascitaOpunte
ProfessioneGuerriero
Lotta fra troiani e greci per il corpo di Patroclo, dipinto di Antoine Wiertz

Il mito modifica

Le origini modifica

 
Patroclo, dipinto a olio di Jacques-Louis David, 1780.

La tradizione più autorevole, sostenuta da Omero, afferma che Patroclo era figlio di Menezio, re di Opunte, nella Locride.[1][2] Una tradizione erronea, talvolta posta in alternativa a questa prima, attribuisce la paternità dell'eroe ad Eaco.[3] Sua madre pare fosse Stenele, figlia d'Acasto, oppure Piope, figlia di Ferete, oppure Polimela (o Periapide), figlia di Peleo, oppure Filomela, figlia di Attore. Patroclo fu maggiore di Achille per età, ma, al pari di quasi tutte le figure della guerra di Troia, non ne eguagliava le virtù fisiche e belliche.

La guerra di Troia e la morte modifica

 
Patroclo e Menelao, statua in Piazza della Signoria a Firenze

Costretto ad abbandonare la sua città, si rifugiò presso Peleo dove conobbe Achille. Patroclo si recò nel palazzo di Tindaro per chiedere la mano di Elena. Secondo una versione al suo ritorno dal palazzo di Tindaro un giorno mentre si divertiva con un "giocattolo" regalatogli da una guardia di Tindaro, un ragazzo, della presunta medesima età di Patroclo lo avrebbe aggredito per rubarglielo, ma facendo ciò il ragazzo andò a sbattere contro un macigno incontrando la morte. La famiglia del morto incolpò Patroclo richiedendo come riscatto o l'esilio del principe o la sua morte. Menezio, il padre di Patroclo, allora per sprecare meno soldi possibili decise di rinnegarlo come figlio e lo esiliò dal regno, così Patroclo fu "adottato"/accolto dal piccolo regno del grande sovrano Peleo. Insieme all'amante, Achille, si recò alla guerra di Troia, dove si conquistò gloria e rispetto, e quando Achille si ritirò dalla battaglia, Patroclo, indossate le sue armi, si spacciò per il compagno, portando terrore e scompiglio nelle schiere avversarie e ribaltando le sorti della battaglia. Ma non tenne conto del consiglio di Achille, ossia limitarsi a respingere i troiani dall'accampamento acheo, e questo ne causò la caduta. In un primo momento Apollo lo stordì, colpendolo due volte e respingendolo alle mura di Troia, che altrimenti avrebbe conquistato, poi Euforbo lo ferì con un colpo di lancia e infine Ettore gli diede il colpo di grazia, trapassandolo con la lancia dalla propria biga. Spogliato delle armi, il cadavere di Patroclo fu conteso dai due schieramenti nel corso di una lotta furiosa che si concluse solo con l'arrivo di Achille: al suo grido, i troiani fuggirono in preda al terrore all'interno delle mura della città. Sconvolto dal dolore, Achille decise di tenere il corpo di Patroclo con sè nella sua tenda per poi scatenare la sua ira contro i troiani umiliando Ettore trascinando il suo corpo morto davanti le mura della città di Troia. Quando la morte giunse anche per Achille essi vennero bruciati insieme e le loro ceneri furono mischiate insieme.

Nell'Iliade Patroclo è una figura abbastanza particolare: infatti le sue caratteristiche dominanti sono la bontà e la dolcezza, un fatto abbastanza inusuale se si pensa agli altri eroi del poema, come Achille o Ettore, piuttosto rudi. Molti personaggi lo lodano, come Briseide, che lo definisce "sempre dolce", e persino i cavalli di Achille lo piangono, poiché era stato un buon auriga per loro. Un episodio che evidenzia la gentilezza di Patroclo è quello descritto nel libro XVI (versi 1-100), in cui egli corre in lacrime da Achille, dicendo che molti Achei stanno morendo in battaglia e altri sono feriti; si preoccupa, quindi della sorte dei suoi compagni. Inoltre il poeta lo apostrofa spesso, tradendo una certa simpatia per il suo personaggio, come quando gli si rivolge direttamente, citandogli Melanippo e altri troiani da lui uccisi (libro XV, verso 695), prima del suo scontro con Apollo.

L'amore tra Patroclo e Achille modifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Achille e Patroclo.
 
Achille e l'amante Patroclo, in un particolare del dipinto Gli inviati di Agamennone (1801) di Jean Auguste Dominique Ingres

Il rapporto tra Achille e Patroclo è uno degli elementi chiave dei miti associati alla guerra di Troia: quale sia stata la sua effettiva natura e fino a che punto si sia spinta questa stretta amicizia tra i due eroi è stata oggetto di controversie sia nel periodo antico sia nei tempi moderni.

Nella cultura di massa modifica

  • Nel film Troy Patroclo appare come cugino di Achille(quando nessuna fonte trovata narra di una loro pura parentela se non per l' "adozione" di Patroclo da parte di Peleo ma ciò li renderebbe solo fratellastri), che ha per lui una predilezione ma nessun tipo di implicazione amorosa.
  • Nel film Alexander la storia di Patroclo e Achille è presentata come esempio di relazione omosessuale.
  • Nel libro La canzone di Achille di Madeline Miller, Patroclo è narratore e protagonista: egli racconta la sua vita trascorsa insieme ad Achille, dal primo incontro fino alla fine, mostrando una relazione d'amore.

Note modifica

  1. ^ Pindaro, Olimpiche, IX, versi 69-70.
  2. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III, 13.
  3. ^ Esiodo, citato dal commento di Eustazio a Omero, Iliade, libro I, verso 337.

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