Pitelli

frazione del comune italiano di La Spezia
Pitelli
frazione
Pitelli – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Liguria.svg Liguria
ProvinciaProvincia della Spezia-Stemma.svg La Spezia
ComuneLa Spezia
Territorio
Coordinate44°06′N 9°45′E / 44.1°N 9.75°E44.1; 9.75 (Pitelli)Coordinate: 44°06′N 9°45′E / 44.1°N 9.75°E44.1; 9.75 (Pitelli)
Altitudine118 m s.l.m.
Abitanti1 200[1]
Altre informazioni
Cod. postale19137
Prefisso0187
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantipitellesi
Patronosan Bartolomeo apostolo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pitelli
Pitelli

Pitelli (/piˈtɛlli/; Pitei in ligure) è il borgo più grande del Comune della Spezia, posto al confine con i Comuni di Lerici e di Arcola.

Geografia fisicaModifica

Il borgo, incluso nell'associazione "Borghi autentici d'Italia", è situato in posizione particolarmente panoramica sulle colline orientali che sovrastano il golfo, contigua al parco regionale di Montemarcello.
Intorno al nucleo centrale, composto da case-torri con ingressi a volta, il borgo si sviluppa in un anello ottocentesco con facciate dipinte.
Negli anni settanta del XX secolo alcuni orti interni furono trasformati nell'attuale piazza degli Orti, composta di tre terrazzamenti, diventata poi il nuovo centro della vita sociale del paese. Una nuova zona di edilizia economica-popolare denominata Monti Amoli è stata urbanizzata all'inizio degli anni ottanta.

Una fitta rete di sentieri numerati dal CAI collega il borgo con il mare.

Sotto il paese si trova una grotta naturale denominata "tana dell'Oo" (il termine "Oo" deriverebbe dal termine dialettale per lupo o orco). Si tratta di un invaso carsico, praticato anticamente come via di fuga in occasione delle incursioni saracene, e che sbocca in prossimità del rio Muggiano; dell'ambiente sono ancora praticabili le prime due stanze.

StoriaModifica

Il nomeModifica

Il nome è di origine incerta. Appare tuttavia probabile una derivazione dal personale latino Petill(i)us o Petell(i)us, come per i toponimi toscani Piteglio e Pitigliano.[2] Alcune tradizioni locali fanno riferimento a una famiglia di consoli romani Pitillis, che avrebbe risieduto in questa colonia ai bordi del mare.

Le originiModifica

Antichi insediamenti romani in riva al mare sono testimoniati dal rinvenimento dei resti di un'antica colonia.

Già al XIII secolo risale il toponimo Vicus de Pitellio, che corrisponderebbe ad un insediamento rurale sparso, disposto lungo l'originaria via di transito che collegava il borgo di Arcola a quello di San Bartolomeo sul mare.

L'agglomerato costiero di San Bartolomeo (oggi scomparso, ma del quale è rimasta la denominazione nel tratto di costa) fino alla seconda metà del XV secolo era un fiorente scalo commerciale nel golfo spezzino: oltre al porto, ospitava una cappella dedicata ai santi Bartolomeo e Maria Maddalena con un Ospitale[3] nel senso medievale del termine, cioè un luogo di sosta e alloggio per i viandanti ed i pellegrini.
Sia l'antichissimo Hospitalis de centum clavibus che l'insediamento di San Bartolomeo furono abbandonati nel XVI secolo per i guasti prodotti dalle mareggiate, ma soprattutto per le pesanti scorrerie saracene che costrinsero la popolazione a fondare Pitelli, in luogo meno esposto. A Pitelli fu quindi trasferito anche il culto di San Bartolomeo dall’antichissimo Ospitale de centum clavibus.

Lo stemma del paese raffigura, infatti, tre navi saracene, tre fonti e tre colline, a simboleggiare l'origine della fondazione, le fonti termali presenti nel sottosuolo e le colline che ospitano il borgo.

Al Cinquecento risale il primo luogo di culto nel paese di Pitelli, un antico piccolo oratorio tuttora esistente, che rispecchia le fattezze della chiesa costiera ereditandone l'intitolazione ai Santi Bartolomeo e Maria Maddalena.

La comunità di Pitelli già nel Cinquecento si caratterizzava per una forte e chiara identità e rivendicava la propria autonomia nei confronti di Arcola. Non pochi furono nel tempo gli episodi di attrito tra le due comunità, che preoccuparono il governo genovese.

Già frazione della Pieve dei S.S. Stefano e Margherita di Arcola, Pitelli vedeva crescere progressivamente la propria popolazione e finalmente ottenne di essere costituita in parrocchia autonoma con Bolla del 1634.
Ben presto la popolazione crebbe ulteriormente e la piccola cappella non bastava più per assolvere alle esigenze della comunità: così il 26 luglio del 1734 fu consacrata l'odierna Parrocchiale di San Bartolomeo.

La costruzione dei forti a difesa della base navale della Spezia e quindi delle strade carrabili che li collegava tra loro fece la fortuna di Pitelli. Il borgo si trovava infatti ben collegato ed in comoda posizione per raggiungere con breve cammino gli impianti industriali e cantieristici della costa. La conseguenza fu un forte incremento demografico e la trasformazione di Pitelli da borgo agricolo a paese "operaio".

Il numero di abitanti crebbe in maniera sensibile[4] grazie all'afflusso di operai chiamati alla costruzione del nuovo Arsenale Militare Marittimo della Spezia e dei forti militari; manodopera specializzata nella lavorazione della pietra giunse dalla vicina Versilia e da Carrara portando con sè quelle concezioni politiche e sociali che influirono in seguito sulla nascita di associazioni di mutualità e solidarietà tra operai e contadini.

Tra il XIX e il XX secoloModifica

Alla fine dell'Ottocento a Pitelli nacquero il Club Operaio, di ispirazione mazziniana, e la Società di Mutuo Soccorso tra Operai.

Il 13 maggio 1894 Nicola Landi (a cui è dedicata la stele in Piazza degli Orti ), a nome del circolo repubblicano collettivista di Pitelli, portò l'adesione del circolo pitellese al 1º congresso del partito socialista ligure, svoltosi a Sampierdarena, ricevendo il plauso di Andrea Costa. Nel 1896 viene fondata la Società anonima cooperativa di Pitelli che assumerà in seguito il nome di Cooperativa Enrico Toti si fonderà nella Alleanza cooperative spezzina e si renderà di nuovo autonoma ci la denominazione di cooperativa la pitellese [5] Nel 1897 viene fondata la Pubblica Assistenza. Nel 1902 si costituirà il Circolo Democratico Cristiano di Pitelli che darà origine alla società di Mutuo Soccorso Cattolica S. Bartolomeo’’e che tre anni più tardi aprira’ cooperativa. Nel dopoguerra dall’esperienza della cooperativa cattolica di costituirà la cooperativa La Rinascente

Nel 1908 una nutrita delegazione di volontari della Pubblica Assistenza si recò a prestare soccorso alla popolazione messinese colpita dal terremoto. Il re Vittorio Emanuele III conferì a tutti i membri della spedizione la medaglia d'argento al valor civile.

Il 13 aprile 1916 Tommaso di Savoia, duca di Genova e luogotenente del re, firmò il regio decreto che promuoveva ad ente morale la Pubblica Assistenza di Pitelli, richiesta che l'assemblea dei soci presentò già dal 1911

Nel 1921 Gigino Cinelli, poi consigliere comunale a Milano, e altri giovani pitellesi parteciparono alla scissione di Livorno del Partito Socialista e fondarono il Circolo Giovanile Comunista di Pitelli del quale Cinelli fu eletto segretario .

Il 28 settembre 1922 avvenne lo scoppio della polveriera di Falconara: le case di Pitelli ne furono scoperchiate e i massi provocarono gravissimi danni. I pitellesi decisero però di utilizzare il denaro che la città di Genova aveva raccolto in loro sostegno per costruire le scuole elementari che tuttora portano il nome di "Genova" per ricordare l'amicizia e la solidarietà ricevuta dalla popolazione.

Il periodo fascistaModifica

Nel 1928 la frazione di Pitelli fu distaccata dal Comune di Arcola e trasferita a quello di Spezia: alla ragione di ampliare il comune capoluogo si accompagnava la necessità, per il regime fascista, di separare gli antifascisti arcolani da quelli pitellesi.

Per tutto il ventennio fascista Pitelli fu sottoposta a vessazioni a causa della diffusa avversione nutrita dagli abitanti verso il regime; per la forte attività antifascista degli operai del borgo, fu sciolta infatti la Società di Mutuo Soccorso di origine laica, (che venne accorpata alla società Unione fraterna della Spezia), e sorte analoga avrebbe avuto la società cattolica se il parroco del paese non si fosse opposto con decisione, organizzando la protesta contro questa ipotesi.

Ancora oggi nella zona si ricorda e tramanda un celebre discorso pronunciato dal podestà che suonava all'incirca in questi termini: Genti di Arcola e di Pitelli, se volete l'acqua in casa, scoperchiate i tetti, affermazione forse collegata al fatto che alcuni antifascisti sfuggirono ad un rastrellamento perché nascosti nelle soffitte di alcune case, e quindi equivalente ad un invito ai cittadini alla delazione.

Rimane, inoltre, ancora vivo tra la popolazione il ricordo del 20 febbraio 1944, quando in seguito ad un rastrellamento decine di abitanti del luogo furono deportati nelle carceri genovesi.

Luoghi di interesseModifica

La Chiesa di San BartolomeoModifica

La chiesa di Pitelli, intitolata a San Bartolomeo apostolo, ha una semplice facciata marmorea a capanna; la caratterizzano tre statue di marmo bianco di Carrara che raffigurano la Vergine, San Bartolomeo e Sant'Antonio.
L'interno è barocco, a navata unica, e conserva elementi di pregio.

Il Crocifisso collocato nella chiesa parrocchiale il 10 maggio 1896 proviene dall'Oratorio del Santissimo Sacramento e risale alla prima metà del Seicento. La scultura in legno è ricavata da un unico tronco (di pioppo o tiglio) e comprende il dorso e le gambe, ad esclusione della testa e delle braccia, inserite ad incastro.
L'opera, molto originale per il territorio ligure, è da attribuire, secondo il soprintendente per il patrimonio storico e artistico Pietro Donati, alla scuola dei «Bissonesi», famiglie di scultori, architetti e marmorari originari di Bissone e di Campione d'Italia, che dal Quattrocento all'Ottocento sono state attive anche in Liguria.
L'appartenenza alla scuola bissonese si evince soprattutto per la particolare tecnica di graffiatura operata sulla doratura del perizoma che ne determina una “esclusiva” fantasia floreale. Dopo un recente restauro il crocifisso è stato restituito alla comunità ed esposto nella chiesa.

La tradizione popolare sostiene che gli altari della chiesa fossero destinati alla più ricca chiesa di San Lorenzo a Portovenere, ma che per un mancato pagamento furono dirottati alla chiesa di Pitelli. Negli anni cinquanta alcuni interventi di ristrutturazione hanno eliminato il pulpito in arenaria, modificato il campanile a cupola e hanno rivestito di travertino la facciata.
Di fronte alla chiesa il recupero della pavimentazione originale in arenaria ha messo in rilievo il mosaico di una colomba che reca un ramoscello di ulivo nel becco.

Antico OratorioModifica

Primo luogo di culto del paese, risale alla metà del Cinquecento. Fu costruito lungo la strada principale che da Arcola conduceva all'antico ingresso del borgo, riproducendo le forme della cappella costiera di San Bartolomeo dei Cento Chiodi.
Inizialmente l'Oratorio dipendeva dalla Pieve di Arcola, ma nel 1634, dopo 50 anni dalla prima istanza indipendentista avanzata dalla popolazione, l'oratorio pitellese ottenne l'autonomia religiosa e la facoltà di avere un proprio sacerdote che i Pitellesi mantennero autotassandosi volontariamente.

All'antico oratorio apparteneva il pregevole Crocifisso ligneo conservato nella Parrocchiale. Vi è anche una tela raffigurante una Crocifissione, risalente al 1590; nel cartiglio di dedica è chiaramente scritto, in lingua latina, che il dipinto è stato realizzato con il comune consenso degli uomini di Pitelli.

Il panorama sul golfo spezzino che si gode dal retro dell'edificio è impagabile.

Il Forte di CanarbinoModifica

Sebbene il suo luogo sia incluso nel Comune di Arcola, il Forte di Canarbino è posto sulla sommità del crinale che domina l'abitato. Si tratta di un forte militare del XVIII secolo che conserva ancora intatta tutta la struttura originaria, compresi i fossati e le mura di cinta. Il Forte fa parte del complesso sistema di fortificazione dell'Alta Via del Golfo Spezzino e viene oggi utilizzato come poligono di tiro.

Monumento a Mazzini e GaribaldiModifica

Nel centro del paese, in piazza degli Orti, è collocata una stele eretta nel XIX secolo dal club operaio locale in onore di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi e per ricordare i confratelli defunti. Il monumento in origine era collocato nel vecchio cimitero, non più utilizzato ma ancora visibile fuori dall'abitato. Il restauro del monumento è avvenuto ad opera degli eredi di Nicola Landi.

CulturaModifica

La partecipazione politica delle donne è sempre stata una peculiarità del borgo di Pitelli, i cittadini di uno e dell’altro sesso potevano far parte delle cooperative già a fine 800 tanto che già nei primi anni del Novecento era ammessa e rilevante la presenza femminile sia nelle due Società di Mutuo Soccorso, quella laica e quella cattolica, sia nella Pubblica Assistenza. Nel dopoguerra, poi, si è dimostrato molto forte e attivo il movimento comunista dell'Unione Donne Italiane.

GastronomiaModifica

Tra i piatti caratteristici del borgo si possono annoverare:

  • la tradizionale torta di riso dolce con sfoglia, la cui ricetta è stata inserita nell'albo regionale dei prodotti tipici e recepita dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
  • i ravioli di carne, erbette e patate rosse;
  • i panzerotti, dolci fritti tipici del periodo natalizio;
  • le lasagne con la sfoglia verde;
  • le acciughe alla vichinga, cotte nel limone e condite con le erbe aromatiche.

Tipici inoltre i muscoli e calamari ripieni e il polpo all'inferno.

Tradizionalmente la proprietà agricola, peraltro molto frammentata, consentiva un utilizzo intensivo della coltivazione di ulivi, vigneti e prodotti orticoli come la "patata rossa".
Ubaldo Mazzini, storico spezzino, lodava quello di Pitelli come il vino migliore delle colline che sovrastano Spezia.

Feste religioseModifica

  • Il patrono del paese è San Bartolomeo apostolo e la sua ricorrenza viene festeggiata il 24 agosto. Inoltre la prima domenica dopo la festa patronale, nella parte vecchia del paese (denominata "Taranto Vecia"), si festeggia S.Bartolomein cioè il santo piccolino: il santo in realtà non è mai esistito, ma le famiglie apparecchiano nella strada e offrono le pietanze a quanti vogliono partecipare con loro a questa festa. La seconda settimana di Agosto si svolge Pitei ‘n Cantina una festa anni 50 dedicata a Gioa’ il patrono laico del paese.

LeggendeModifica

  • Il patriota Felice Orsini in punto di morte ricordò i pitellesi con l'epiteto di "ladri". L'origine di questa definizione viene fatta risalire alla sparizione di una borsa contenente denaro avvenuta poco prima del suo arresto. Così il patriota ricordò il suo soggiorno sul territorio spezzino:

«Bugiardi a Lerici, spie a San Terenzo, buoni coltivatori ad Arcola e ladri a Pitelli»

LinguisticaModifica

  • Pitelli ha un proprio dialetto, distinto dallo spezzino e affine all'arcolano.

FilastroccheModifica

  • In paese si tramanda una filastrocca che in italiano può tradursi così: Pitelli, Dio lo fece e poi strappò i modelli e promise a suo figlio Gesù: paesi come questo non ne farò mai più.
  • "chi tei er mostro de Pitei", deriverebbe da un'antica leggenda del vecchio "Marino", un eremita che viveva nelle campagne intorno a Pitelli.

NoteModifica

  1. ^ Approssimativamente
  2. ^ Dizionario di toponomastica, Torino, UTET, 1990, p. 589.
  3. ^ Hospitalis de centum clavibus, cioè Ospitale dei cento chiodi
  4. ^ Il Dizionario geografico fisico di Emanuele Repetti sostiene che ancora nel 1832 il borgo contasse soltanto 390 abitanti.
  5. ^ Antonio Bianchi, La Spezia e Lunigiana: società e politica dal 1861 al 1945, FrancoAngeli, 1999, p. 62, ISBN 978-88-464-1254-6.

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