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Poliade è un aggettivo derivato dalla parola greca polis « città ». Viene utilizzato in mitologia per indicare una divinità protettrice di una città, in cui il suo culto è preminente su quello di altri dei. Il culto di divinità poliadi è comune a molti popoli antichi.

Divinità poliadi in MesopotamiaModifica

La presenza di divinità poliadi è una caratteristica delle religioni mesopotamiche sin dal tempo dei sumeri. Così, ad esempio, le tre divinità sumeriche principali, An, Enlil ed Enki erano rispettivamente le divinità sovrane delle città di Uruk, Nippur ed Eridu[1]. Nel racconto sumerico del diluvio universale l'assegnazione di una divinità poliade ad ogni città sin dal momento della sua fondazione è una decisione del dio supremo Enlil emessa sin dagli albori della storia umana (e comunque prima del diluvio):

«Egli [(Enlil)] fondò città a Sumer
diede loro i nomi, le stabilì come capitali:
la prima di queste città, Eridu, egli la diede alla guida di Nudimmud,
la seconda, Bad-tibira, egli diede alla ierodula Inanna,
la terza, Latarak, egli diede a Pabilsaĝ,
la quarta, Sippar, egli diede all'eroe Utu,
la quinta, Šuruppak, egli diede alla dea Sud,
egli diede il nome a queste città, le stabilì come capitali.»

(Traduzione dal sumerico di Giovanni Pettinato in I Sumeri, Milano, 1992, p.71)

Quando una città sconfiggeva un'altra, emergendo in modo egemonico sulla regione, si riteneva che al dio poliade della stessa fosse stato assegnato dal re degli dèi, Enlil, il governo del mondo[2].

Divinità poliadi in GreciaModifica

Ogni città della Grecia antica aveva una o più divinità protettrici. Atene era protetta da Atena, Sparta da Ares, Efeso da Artemide, Argo da Era, ecc.

NoteModifica

  1. ^ Jean Bottéro e Samuel Noah Kramer, Uomini e dèi della Mesopotamia p. 55; e Giovanni Pettinato, I Sumeri, Milano, Bompiani, 2007, pp. 309 e sgg.)
  2. ^ Pietro Mander, La religione dell'antica Mesopotamia, Roma, Carocci, 2009, p. 44-45.

Voci correlateModifica