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Ponte Nuovo (Magenta)

frazione del comune italiano di Magenta
Ponte Nuovo
frazione
Ponte Nuovo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Città metropolitanaProvincia di Milano-Stemma.svg Milano
ComuneMagenta (Italia)-Stemma.png Magenta
Boffalora sopra Ticino-Stemma.png Boffalora sopra Ticino
Territorio
Coordinate45°28′N 8°53′E / 45.466667°N 8.883333°E45.466667; 8.883333 (Ponte Nuovo)Coordinate: 45°28′N 8°53′E / 45.466667°N 8.883333°E45.466667; 8.883333 (Ponte Nuovo)
Abitanti1 500 (2001)
Altre informazioni
Cod. postale20010 / 20013
Prefisso02
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantipontenovini, (magentini, boffaloresi)
Patronosan Giuseppe lavoratore
Giorno festivo1º maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ponte Nuovo
Ponte Nuovo

Ponte Nuovo o Pontenuovo (Pont Noeuv in milanese) è una frazione in gran parte posta sotto il comune di Magenta in città metropolitana di Milano distante 3,80 km dal centro storico del comune di appartenenza. Una piccola parte del borgo è affidata all'amministrazione del comune di Boffalora sopra Ticino. La frazione consta di 1500 abitanti circa.

Il borgo, oltre che per essere stato il primo teatro di scontri della famosa Battaglia di Magenta, negli anni è divenuto noto in quanto sede della fabbrica italiana di fiammiferi S.A.F.F.A.

Geografia fisicaModifica

Geografia fisicaModifica

Il borgo di Ponte Nuovo è caratterizzato da un ambiente prevalentemente pianeggiante, tipico della Pianura padana, con avvallamenti solo nei pressi del Naviglio Grande e verso la valle del Ticino, prevalentemente adatto a boschi o coltivazioni, che occupano quasi i 2/4 del territorio della frazione. Idrograficamente è notevole la presenza del Naviglio Grande che costituisce l'aspetto tipico della conformazione del borgo.

Geografia politicaModifica

 
La divisione politica della frazione di Ponte Nuovo tra i comuni di Magenta (a destra, in rosso) e di Boffalora sopra Ticino (a sinistra, in blu)

Il territorio di Ponte Nuovo confina ad ovest con Magenta, a sud con la frazione magentina di Ponte Vecchio, a est col fiume Ticino e col confine piemontese, a nord con Boffalora sopra Ticino.

La frazione è suddivisa storicamente al suo interno dalla presenza del Naviglio Grande (con relativo ponte di attraversamento) che definisce le due aree amministrative, l'una sottoposta al comune di Magenta, l'altra al comune di Boffalora sopra Ticino. La parte a nord, prevalentemente produttiva e legata prima alla presenza della dogana austriaca e poi allo sviluppo industriale della S.A.F.F.A., ha creato una vocazione essenzialmente industriale, mentre nella parte meridionale che degrada nella vallata del Ticino, si trovano in prevalenza abitazioni e costruzioni coloniche sparse.

Magenta è il centro di maggior rilievo più vicino alla frazione.

StoriaModifica

Il borgo di Ponte Nuovo è la più giovane tra le poche frazioni del comune di Magenta. Esso è sorto a partire dal 1808, ovvero dall'anno della costruzione del ponte napoleonico sul Ticino che consentiva un rapido collegamento tra Milano e il Piemonte. Ovviamente, questo utilizzo strategico del territorio, portò alla costruzione poco dopo di un ponte simile sul Naviglio Grande, che si trovava a scorrere all'estremo del territorio magentino, proprio nella località che venne definita Ponte Nuovo, per distinguerla dalla frazione di Ponte Vecchio, ove si trovava un ponte seicentesco già utilizzato per passare il Naviglio da una sponda all'altra.

Rilevante fu in quest'epoca la costruzione della dogana austriaca (1836), punto di passaggio obbligato per quanti volessero valicare il confine tra il Regno Lombardo-Veneto ed il Regno di Sardegna, divenuta in seguito nota per essere stata uno dei principali luoghi di scontro della famosa Battaglia di Magenta nonché, successivamente, sede della famosa fabbrica di fiammiferi S.A.F.F.A.

In tempi più recenti, la frazione è divenuta famosa per essere stata la residenza di Santa Gianna Beretta Molla e del marito Pietro, il quale era dirigente proprio della società S.A.F.F.A.

Ponte Nuovo e la battaglia di MagentaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Magenta.
 
L'attraversamento da parte dei francesi del ponte di Ponte Nuovo di Magenta durante la battaglia del 1859. Dipinto di Eugène Charpentier

Ponte Nuovo di Magenta è soprattutto noto per la battaglia di Magenta che qui che ebbe luogo nelle sue prime fasi il 4 giugno 1859, durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, combattuta tra i piemontesi e i loro alleati francesi contro gli austro-ungarici; fu vinta dai franco-piemontesi e aprì la strada alla conquista della Lombardia. Nello scontro, svoltosi sul territorio magentino, rimane ancora oggi celebre il momento della traversata del ponte di Ponte Nuovo da parte dei francesi sotto il fuoco dei proiettili sparati dagli austriaci dalla dogana.

Dopo essere giunto a San Martino di Trecate, l'esercito francese si divise in due tronconi: uno si diresse diretto verso il ponte di Ponte Nuovo, mentre l'altro capitanato dal generale Patrice de Mac Mahon si portò più a nord per attraversare il Naviglio a Turbigo. Gli austriaci, per ostacolare l'avanzata del nemico, decisero di minare tutti i ponti di passaggio sul canale, riuscendo a far saltare quello di Ponte Vecchio e di Boffalora sopra Ticino, mentre quello ferroviario e quello di Ponte Nuovo, per quanti sforzi venissero fatti, rimasero intatti.

 
Il generale francese Gustave Cler caduto nello scontro di Ponte Nuovo

Attendendo la manovra "a tenaglia" di Mac Mahon da nord, i francesi intanto si diedero all'attacco di Ponte Nuovo dove però gli austriaci godevano della presenza di una serie di fortificazioni di confine costituite dalla locale dogana e dai bastioni che la circondavano (dove si trovavano tra l'altro 4 pezzi d'artiglieria) e dal fatto di trovarsi leggermente sopraelevati rispetto agli attaccanti. Intanto, da Abbiategrasso, iniziava ad arrivare il grosso delle truppe austriache per rinforzare l'area della dogana, rendendo la situazione francese sempre più precaria al punto che il capitano della dogana diede ordine di inviare a Vienna un telegramma con l'annuncio dell'avvenuta vittoria della battaglia.

I ripetuti attacchi dei francesi lasciarono sul campo un gran numero di caduti: per sette volte il ponte venne conquistato e perduto dai francesi che si risolsero a proseguire con attacchi alla baionetta, pur richiedendo rinforzi a Napoleone III il quale, ad ogni modo, rispose di non disporre uomini a sufficienza per poter sopportare le perdite di quella carneficina. La Garde Imperiale, fino a quel momento rimasta di riserva, entrò quindi in gioco e riuscì a dare la spallata finale agli austriaci, prendendo possesso delle posizioni. Negli scontri cadde il generale Gustave Clèr il cui corpo, nella confusione della battaglia, cadde in mano nemica e verrà recuperato solo molte ore dopo, spogliato delle armi e dei gradi. La situazione sembrò volgere al meglio quando anche Mac Mahon giunse sul campo di battaglia, costringendo gli austriaci a ripiegare sull'abitato di Magenta, abbandonando la dogana di Ponte Nuovo e ripiegando sul cimitero della città, sulla strada per Ponte Vecchio e sulla linea ferroviaria.

Edifici NotevoliModifica

Le chieseModifica

Chiesa parrocchiale di San Giuseppe lavoratoreModifica

La chiesa di San Giuseppe lavoratore è la chiesa parrocchiale di Pontenuovo di Magenta; venne consacrata il 1º maggio 1963, dall'allora cardinale Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, che di lì a poche settimane sarebbe stato eletto papa col nome di Paolo VI. In suo ricordo la piazza antistante la chiesa porta ora il suo nome, a benedizione di tutto il paese. Solo nel 1984 la chiesa di Pontenuovo venne elevata al rango di parrocchia, dal cardinale Carlo Maria Martini; prima di allora era una vicarìa curata, dipendente dalla parrocchia di San Martino in Magenta.

La chiesa possiede un concerto di 5 campane in Sib3 Maggiore, fuso da Roberto Mazzola di Valduggia (VC) nel 1962. Le campane suonano a sistema ambrosiano.[1]

Campana Nota nominale Fonditore e Anno di fusione Diametro
I Fa4 Roberto Mazzola nel 1962 534 mm
II Mib4 Roberto Mazzola nel 1962 593 mm
III Re4 Roberto Mazzola nel 1962 631,5 mm
IV Do4 Roberto Mazzola nel 1962 697 mm
V Sib3 Roberto Mazzola nel 1962 801 mm

Chiesa della Madonna del Buon ConsiglioModifica

 
Santa Gianna Beretta Molla, che abitò col marito a Ponte Nuovo di Magenta ed era solita pregare nella chiesa locale

La Chiesa della Madonna del Buon Consiglio, è una piccola cappella della frazione di Ponte Nuovo di Magenta. Essa fu costruita nel 1903 come luogo di culto per il villaggio di operai della già citata fabbrica SAFFA ed ebbe anche lo scopo di commemorari i defunti negli scontri del 4 giugno 1859. Per questi motivi, la cappella venne eretta non distante dal luogo degli scontri, lungo l'asse stradale che conduce all'ex dogana austriaca ed al ponte sul Naviglio Grande. Esternamente, la cappella si presenta in stile neogotico, con un portale ligneo a sesto acuto contornato da un rivestimento in cotto a vista, elemento fondamentale che riprende la maggior parte delle decorazioni della chiesetta.

L'interno, ampiamente decorato, presenta un altare marmoreo con inserti in ottone e bronzo dorato, il tutto sovrastato da una statua della Madonna. L'ambiente prende luce dalla presenza di alcuni finestroni decorati con vetri policromi istoriati. La chiesa è divenuta famosa soprattutto per essere stata uno dei luoghi di culto preferiti da santa Gianna Beretta Molla, la quale si recava in preghiera in questo luogo sacro tutte le mattine. Dal 1994, anno della beatificazione di Gianna Beretta Molla, fa bella mostra di sé nella detta Chiesetta una scultura, in marmo bianco di Carrara, eseguita dallo scultore bergamasco Pietro Brolis, raffigurante un bimbo che viene salvato dalle macerie del terremoto dalle braccia di sua madre. Tale splendida opera è stato un prezioso regalo della moglie dello scultore defunto, e si collega bene con l'atto d'amore di Santa Gianna, che ha dato la vita per poter partorire la sua quarta figlia, nel 1962.

Altri edificiModifica

La Dogana austriacaModifica

 
La facciata della dogana austriaca di Ponte Nuovo
 
La guardia imperiale a Magenta in un dipinto di Eugène Charpentier: sullo sfondo la dogana austriaca

La struttura della dogana austriaca che ancora oggi sorge in posizione strategica presso il ponte sul Naviglio Grande, costituì dalla sua fondazione al 1859 uno dei punti obbligati di passaggio per quanti volessero valicare il confine tra il Regno Lombardo-Veneto ed il Regno di Sardegna. La struttura era costituita da un complesso di edifici amministrativi e doganali che comprendevano anche una caserma propriamente detta, oltre ad una vasta area e circondata da spessi bastioni di difesa che confinavano con l'alzaia del Naviglio; vi era anche un portico per le ispezioni doganali le cui luci sono state chiuse in seguito.[1]

Sul lato opposto si trovavano invece gli edifici residenziali del comandante della dogana e della sua famiglia, oltre alle case degli ufficiali di posto ed alle residenze degli impiegati. Tutte queste strutture si sono conservate praticamente intatte dal 1836, anno in cui venne fondata la dogana per merito dell'Imperatore Ferdinando I d'Austria.

Fu questo complesso, dopo la storica Battaglia di Magenta a fornire una delle basi per la creazione del villaggio operaio della fabbrica S.A.F.F.A., la quale venne rilevata dall'industriale Giacomo Medici.[2]

Oggi, sulla facciata del portico delle ispezioni doganali, si trova una targa commemorativa degli eventi del 4 giugno 1859 che consacrarono la vittoria dei franco-piemontesi in un punto strategico che permise non solo l'ingresso alla città di Magenta, ma anche il successivo passaggio a Milano, compiendo il primo passo verso l'unità nazionale.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b Balzarotti Andrea, Boffalora sopra Ticino - Arte e cultura lungo il Naviglio Grande, Amministrazione Comunale di Boffalora sopra Ticino, O.L.C.A. Grafiche, Magenta, 2008
  2. ^ Ermanno Tunesi (a cura di), Il fiammifero tricolore, Boffalora sopra Ticino, 2011

BibliografiaModifica

  • AA.VV. Quel giorno avvenne: cronistoria della frazione Pontenuovo di Magenta e di Boffalora, ed. Graficaperta, Boffalora sopra Ticino, 1993

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica