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Processione del Giovedì Santo di Marsala
Gesù sulla via del Calvario.jpg
Gesù sulla via del Calvario
Tipo di festareligiosa e folkloristica
DataGiovedì Santo di ogni anno (date)
PeriodoAnnuale
Celebrata inMarsala
ReligioneCattolicesimo
Oggetto della celebrazioneGiovedì Santo
Passione e morte di Gesù Cristo
Feste correlateSabato delle Palme di Marsala
Mercoledì Santo di Marsala
Venerdì Santo di Marsala
TradizioniRievocazione della passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo, con interpretazioni di attori popolani.
Tradizioni religioseSacra Rappresentazione della Passione del Signore (Processione vivente - rievocazione con recite da parte di attori popolani);
Trasporto dei Simulacri del Cristo morto e della Madonna Addolorata (all'interno della Sacra Rappresentazione).
Tradizioni profaneVenonichette con gli ori (all’interno della Processione del Giovedì Santo)
Tradizioni culinarieAgnelli pasquali dolci (a base di pasta di mandorle)
Data d'istituzioneInizio del ‘600
Altri nomiSacra Rappresentazione della Passione del Signore di Marsala;
Misteri Viventi di Marsala;
Processione dei Misteri Viventi di Marsala;
La Via Crucis vivente di Marsala

La Processione del Giovedì Santo di Marsala, dal 2013 Sacra Rappresentazione della Passione del Signore di Marsala per volontà del Vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo Mons. Domenico Mogavero, è una rappresentazione vivente della passione e morte di Gesù Cristo. È una delle processioni più antiche d'Italia.

Le originiModifica

La processione del Giovedì Santo di Marsala si fa risalire alla prima metà del secolo XVII, ed ha la sua genesi nella sacre rappresentazioni che, sin dal Medioevo, venivano presentate attraverso commediole, composizioni poetiche o processioni figurate e simboliche, mute e parlate. L'organizzazione della processione è affidata alla confraternita di Sant'Anna.

Il XVII volume della "Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane" di Giuseppe Pitrè[1] (1841-1916) contiene numerose citazioni ed alcuni brani della lettera con la quale Salvatore Struppa, primo bibliotecario comunale della città, il 23 febbraio 1877 comunicava al Pitrè notizie sulle Sacre rappresentazioni di Marsala, ed in particolare sulla Processione del Giovedì Santo. Da tale fonte si apprende che sotto la guida dei padri Gesuiti, i giovani studenti del collegio, per la prima volta nel 1620, rappresentarono la Tragedia di San Simone e che nel 1635 ebbe inizio la recita della Passione di Gesù Cristo, in alcune chiese e Confraternite cittadine.

"La confraternita di Sant'Anna, dedita sin dal secolo XVII agli esercizi spirituali e alla penitenza più rigorosa, aveva per obbligo di visitare, vestita di sacco, le chiese delle città nelle ore vespertine del Giovedì Santo. Un vescovo di Marsala, Spinola, fattosi anche esso membro di quella società volle, previa disposizione papale, che tutti i confrati in quella visita e in altre pubbliche comparse, vestissero l'abito vescovile. In processo di tempo cioè, nel secolo scorso (XVIII), all'abito vescovile la confraternita aggiunse una maschera in cera, uniforme, ed uno scudo portato a mano, dov'era dipinta la testa di uno dei personaggi evangelici che fecero od assistettero alla morte del Cristo. Ciò fu chiamato i Misteri. Più tardi ancora la confraternita fece una vera processione, come fa tuttavia in cui venne rappresentato la passione di Gesù, con personaggi vestiti del costume dell'epoca. Oggidì la processione è divisa in otto gruppi che riconoscono il loro centro nella persona del Cristo solo ed unico mascherato. Essi sono composti come segue:

  1. Un vessillo rosso con le note iniziali S.P.Q.R. Molti personaggi vestiti di un cappuccio chiuso, di un sacco bianco e della mozzetta, portanti ognuno una guantiera coperta di un fazzoletto di seta con suvvi dei commestibili, come limoni, arance, fave verdi, vino, dolci, pane, lattughe: nella parte precedente del fazzoletto va scritto un motto evangelico come cenaculum magnum, bibite ex hoc omnes, accepit panem, accipiens calicem, caenantibus autem etc. e Cristo vestito alla nazarena che benedica il pane
  2. Gli apostoli, fra cui Giuda con i trenta denari nel sacchetto; Cristo catturato e legato; molti soldati cum fustibus et lanternino; uno che porta la mano di Malco; un angelo con in mano un calice e una croce.
  3. Cristo ed Erode con tutta la sua corte.
  4. Cristo e Caifasso, San Pietro, l'ancella, uno che porta il gallo.
  5. Cristo vestito della clamide bianca.
  6. Cristo "Ecce Homo", Pilato, pretoriani e manigoldi armati di flagelli, un centurione a cavallo; uno che porta un boccale con le parole "lavavit manu", un altro la colonna con "flagellavit eum", un altro la corona di spine con "posuerunt super caput eius", ed un altro ancora che crudelmente insevisce nel tirar la fune che lega le mani al Cristo ecc.
  7. Cristo che porta la Croce sulle spalle, aiutato dal Cireneo è trascinato da un manigoldo; una fanciulla, la Veronica, che porta spiegato in mano un velo bianco, dov'è l'effigie di Cristo, cui di quando in quando va ad asciugar la faccia
  8. Finalmente un centurione a cavallo, pentito e piangente, Giudei che portano scale con le parole "ascendens eum scala", un calamaio con "scripsit titulum", dei chiodi, dei dadi, la sacra sindone, dei vasi unguentari, dei martelli, Disma e Cisma dipinti, alzati in croce, e la figura anche dipinta del Cristo Crocifisso; indi segue Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo, Giovanni, molti fanciulletti e ragazze vestite alla giudea che piangono accanto alla salma di Gesù deposto e portato da loro, e la statua di Maria Addolorata che definisce la processione.

In tempi a noi non lontani i Cristi erano tutti preti e gli altri personaggi erano sostenuti dai nobili e dai borghesi di Marsala; poi con l'andar del tempo, la processione cadde in mano agli operai e ai contadini e ben spesso, nelle tappe di riposo, dentro la sagrestia di qualche chiesa, si videro Cristi e manigoldi venire alla prese e pigliar cotta bene bene e cavar di tasca il coltello e menar botte da disperati; adesso (1875) però che il fervore cattolico è rianimato nelle masse, i preti ripigliarono il vezzo di sostenere la parte del Cristo in quella processione, la quale, uscendo dalla Chiesa di Sant'Anna nelle ore pomeridiane del Giovedì Santo, transita per le strade primarie del paese, entra e visita quasi tutte le chiese e si ritira sul tardi là donde prendea le mosse. Molti anni addietro, i personaggi rappresentavano molto al vivo la loro parte; si abbandonavano a gesticolazioni, a scene ed azioni che fu d'uopo proibire da un arciprete Morana, perché molto orrorose e causa di deliri, di svenimenti, di sconciature e di eccessi religiosi. Adesso la processione va avanti tranquilla e, meno la caduta del Cristo con la croce sulle spalle dentro la Chiesa di San Pietro, la Veronica che asciuga il sangue della faccia del Cristo e Pilato che con l'indice destro, armato di un enorme anello, addita l'"Ecce Homo", non va fatta alcuna altra azione". (Lettera di Salvatore Struppa)

La confraternita di Sant'Anna e l'evoluzione della processioneModifica

La Confraternita di Sant'Anna permette l'allestimento della processione attraverso il contributo materiale di tutti i suoi iscritti.

La confraternita istituita dal vescovo Don Marco La Cava (1615-1628), che nel 1611 deliberò di edificare la Chiesa omonima, era composta da nobili e cittadini comuni. Nel suo statuto prevedeva che i Confrati nel giorno del Giovedì Santo visitassero Gesù sacramentato, nei cosiddetti Sepolcri, allestiti nelle principali chiese della città, e che un Confrate portasse sulle spalle la croce e gli altri lo seguissero con la statua del Cristo morto in una lettiga.

All'origine la processione era composta da un solo gruppo, costituito dai nobili della città. In seguito venne creato il gruppo del Cristo con i 12 apostoli, ognuno dei 12 apostoli portava al collo delle figure pitturate su lastre di lamiera, raffiguranti l'effigie dei 12 apostoli, questi indossavano una veste bianca e un cappuccio che copriva il volto con dei buchi in corrispondenza degli occhi. Negli anni successivi s'introdusse un altro gruppo: Gesù che benedice il pane in mezzo agli apostoli.

Nel 1675 giunsero a Marsala i padri Crociferi o Camilliani che officiarono la chiesa di Sant'Anna e furono animatori della Confraternita, arricchendo la processione di altri quattro gruppi. I Crociferi si occuparono anche del mantenimento del vestiario, che prima era mantenuto dai nobili. I gruppi introdotti furono:

  • Gesù nell'orto
  • Gesù dinanzi a Erode
  • l'Ecce Homo davanti a Pilato
  • il Cristo che porta la croce

Gli interpreti dei vari gruppi inizialmente appartenevano esclusivamente alle famiglie dei nobili e dei borghesi; i cinque uomini che rappresentavano Gesù nelle diverse tappe della via della calvario erano religiosi.

Per una migliore rappresentazione scenica del dramma di Cristo ai costumi si aggiunsero le maschere con l'effigie di Gesù nelle diverse espressioni, che venivano prodotte a Marsala da artigiani locali, nella via chiamata "dei santi", oggi via XIX Luglio.

Altre sacre rappresentazioni sceniche si svolsero in città. Nel 1687 presso l'Ex Confraternita del SS. Salvatore, la tradizione locale fa cenno di un "Martirio di Santa Caterina, regina di Alessandria". Anche l'ex chiesetta di San Giacomo sita in via Frisella ospitò in quel tempo sacre rappresentazioni, ed ancora nel 1752, in un magazzino privato del monte di Pietà furono realizzate le prime interpretazioni vocali tra cui: la "Santa Margherita", un Mortorio di nostro Signore Gesù Cristo ed una Resurrezione. Queste esperienze sicuramente confluiranno nella grande ed unica Processione del Giovedì Santo.

Nel 1866, con la soppressione degli ordini religiosi, i Camilliani lasciarono la città e la Processione del Giovedì Santo perse il lustro e lo splendore di un tempo. Continuò ad essere organizzata da pochi artigiani e volenterosi che a stento riuscivano a mantenere in vita la tradizione. Infatti all'inizio del XX secolo essa aveva perso il senso del sacro e il profondo messaggio religioso: il vestiario e i costumi dell'epoca spagnola erano andati quasi tutti in rovina. Dopo la prima guerra mondiale (1915-1918) alcuni artigiani cercano di ridare nuovo impulso, rinnovando i costumi e l'intera attrezzatura necessaria alla realizzazione dei riti. Superata la grande crisi, conseguente alla prima guerra mondiale, fu il 1920 l'anno della rinascita, quando la Chiesa di Sant'Anna divenne Parrocchia e riprese la cura e l'organizzazione della Confraternita e della Processione. Da quel momento l'organizzazione è stata curata dai Parroci che si sono succeduti nel corso degli anni.

Nel 1936 il Dopolavoro fascista finanziò il rifacimento dei costumi sostituendo i costumi dei protagonisti con quelli dell'epoca giudaico-romana. Nel 1937 si tenne per la prima volta, in piazza Loggia, la rappresentazione sacra del processo di Cristo.

Svolgimento della processioneModifica

La Processione del Giovedì Santo attraversa tutte le principali vie della città. Nei primi secoli le cadute del Cristo non avvenivano in strada. La Processione eseguiva un breve itinerario, percorrendo solo le principali vie della città, entrava nella Chiesa Madre dove avveniva la prima caduta, poi entrava nei tre monasteri della città.

La strutturaModifica

Nel corso della storia la processione è stata rimodulata nel numero e nella forma dei gruppi che la compongono. Quelli più significativi sono sei e rappresentano le varie fasi del dramma di Cristo:

Gesù con gli apostoliModifica

  • Un uomo che porta la croce con a fianco due personaggi con una tromba e un tamburo
  • Delle ragazze vestite di bianco che portano vassoi con pane, lattuga e frutta che rappresentano l'ultima cena
  • Delle ragazze vestite in costume ebraico con corone d'oro in testa e dei vassoi con agnelli di pasta reale in mano
  • Una ragazza vestita di bianco, che rappresenta la fede, con altre due ragazze ai lati che recano delle palme, simbolo della pace
  • La samaritana con la brocca dell'acqua
  • Il gruppo di Gesù con i 12 apostoli

La cattura di GesùModifica

  • Dei Giudei con una lanterna, dei lancieri e dei soldati di Caifa per la cattura di Gesù
  • Giuda, con i trenta denari del tradimento, fa la spola tra Caifa e Gesù
  • San Pietro con altri due apostoli
  • Un ragazzo con un gallo in braccio, ricorda il rinnegamento di San Pietro

Gesù davanti a ErodeModifica

  • Un porta bandiere a cavallo con due staffieri
  • Quattro giudei e Gesù in tunica bianca con a fianco dei lancieri e dietro altri giudei
  • Erode con quattro ministri ai lati, e dietro tre paggetti che gli reggono il manto
  • La moglie di Erode con un seguito di damigelle

Gesù dinanzi a PilatoModifica

  • Un giudeo con una tromba e un giudeo con un tamburo
  • Un porta bandiera a cavallo accompagnato da due staffieri con due panetti
  • Tre soldati romani portano le insegne e il labaro
  • Tre lancieri, e il centurione a cavallo con due staffieri
  • Barabba con due lancieri ai lati, e un ragazzo con una piccola colonna
  • L'Ecce Homo con a fianco due lancieri e dei paggetti che portano i littori
  • Due cerimonieri che portano una bacinella, un boccale e un vassoio con calamaio e penna
  • Ponzio Pilato accompagnato da quattro dei suoi ministri
  • La moglie di Ponzio Pilato Claudia con le dame di corte

Gesù con la croceModifica

  • Un porta bandiere a cavallo con due staffieri
  • Due ladroni con quattro soldati a fianco
  • Gesù con la croce sulla spalla viene tirato da una corda da un giudeo
  • Il Cireneo aiuta il Cristo a portare la croce, un giudeo con una frusta che percuote il Cristo ogni volta che cade
  • La Veronica con un fazzoletto che asciuga il volto di Gesù ogni volta che cade; l'immagine del volto di Cristo sudato e sanguinante resta impressa nel fazzoletto. Ai fianchi e dietro della Veronica dei lancieri
  • Maria addolorata e le pie donne
  • Tre personaggi che portano le tre croci del calvario
  • Disma e Cisma con l'effigie del Cristo in croce
  • Due ragazze che portano le scale che serviranno per la crocifissione
  • Il centurione pentito a cavallo

Gesù mortoModifica

  • Tre ragazze vestite in nero e in viola che portano il lenzuolo nel quale fu avvolto Gesù (la Sindone)
  • Una lettiga portata dalla confraternita con il Cristo morto
  • Il gruppo delle consorelle, un gruppo di confrati che portano la bandiera, altri la statua della Madonna Addolorata
  • Il baldacchino, il parroco, il priore, gli amministratori
  • Il gruppo bandistico musicale
  • I fedeli della parrocchia che accompagnano la Madonna

Data del giovedì Santo e della Sacra RappresentazioneModifica

Anni 2000Modifica

Data del giovedì Santo (Chiesa Cattolica Cristiana - calendario gregoriano) 2000-2009
Anno Data
2000 20 aprile
2001 12 aprile
2002 28 marzo
2003 17 aprile
2004 8 aprile
2005 24 marzo
2006 13 aprile
2007 5 aprile
2008 20 marzo
2009 9 aprile

Anni 2010Modifica

Data del giovedì Santo (Chiesa Cattolica Cristiana - calendario gregoriano) 2010-2019
Anno Data
2010 1º aprile
2011 21 aprile
2012 5 aprile
2013 28 marzo
2014 17 aprile
2015 2 aprile
2016 24 marzo
2017 13 aprile
2018 29 marzo
2019 18 aprile

Anni 2020Modifica

Data del giovedì Santo (Chiesa Cattolica Cristiana - calendario gregoriano) 2020-2029
Anno Data
2020 9 aprile
2021 1º aprile
2022 14 aprile
2023 6 aprile
2024 28 marzo
2025 17 aprile
2026 2 aprile
2027 25 marzo
2028 13 aprile
2029 29 marzo

Processione del Venerdì Santo a MarsalaModifica

A Marsala si svolge anche la Processione del Venerdì santo che esce dalla Chiesa Madre. La processione viene organizzata dalla Confraternita dell'Addolorata che ha sede nell'omonima Chiesa, la processione è meno folcloristica, ma molto più sentita dai fedeli.

La processione viene struttura nella seguente maniera: escono dalla chiesa due ali di persone con in mano delle torce a pile, che precedono il simulacro della Madonna Addolorata, molti fedeli particolarmente devoti procedono a piedi nudi, il simulacro è condotto da gruppi di sei persone, che si alternano durante il corso della Processione.

Antiche Tradizioni durante le festività pasqualiModifica

Diverse erano le tradizioni pasquali a Marsala parecchi anni fa.

La sera del Giovedì Santo, si allestivano in tutte le chiese dei sepolcri, nei quali si collocava una statua del Cristo morto, i fedeli ne visitavano un numero non inferiore a tre.

Festa dell'AscensioneModifica

In città era tradizione andare al mare il giorno della festa dell'Ascensione "per bagnarsi almeno gli occhi con l'acqua di mare in segno di purificazione".

Antiche processioni in cittàModifica

In origine in città venivano organizzate dalle diverse confraternite altre processioni, che andranno perdute nel trascorrere degli anni.

Corpus DominiModifica

Il giovedì antecedente al Corpus Domini, si organizzava una processione di tutti i santi da parte della confraternita delle quattro maestranze che comprendeva sarti, fabbri, falegnami e calzolai; la processione usciva dalla Chiesa Madre, al passaggio dei santi si esponevano dai balconi le coperte più belle, e affinché il prete che portava la pisside con l'ostia non poggiasse mai i piedi sulla strada, alcuni uomini stendevano e arrotolavano dei tappeti. Un inglese che visitò la processione del Corpus Domini nell'anno 1904 disse: "Nel Corpus Domini la processione è composta da uomini che tengono in equilibrio delle enormi antenne veneziane, chiamate "stendardi", sul mento, sulla fronte o sul gomito, un'antica usanza saracena. Alle antenne sono attaccate diverse immagini: una nave per S. Francesco di Paola, un agnello per S. Giovanni Battista, un paio di scale per l'Arcangelo Gabriele, una mezza luna per la Vergine"[2] La domenica seguente si svolgeva un'altra processione organizzata dalla chiesa di San Matteo in maniera meno strutturata. Una terza processione usciva il Giovedì' successivo al Corpus Domini, dalla Chiesa Madre. Queste furono fatte fino all'anno 1921, l'anno successivo il vescovo Audino ne vietò l'uscita per diversi motivi.

La chiesa di Sant'AnnaModifica

StoriaModifica

Secondo il racconto del Sacerdote Angelo Genna (1720-1788) un certo Giacomo Nagone fondò, in data a noi non pervenuta, una cappella dedicata a Santa Maria di Curò nella via chiamata a quel tempo dei Santi. Nel 1611 la Confraternita di S. Anna, fondata dal vescovo don Marco La Cava (1605-1628), che ivi aveva sede, decise di costruire una chiesa dedicata a Sant'Anna e "per non moltiplicare il numero di chiese, che per mancanza di rendite sarebbe stato difficile mantenere, incorporò la cappella fondata dal Nagone con le relative rendite nella nuova chiesa e vi trasferì il quadro di S. Maria di Curò".

Successivamente la chiesa passò in mano ai Crociferi o Camilliani, noti come Chierici Regolari Ministri degli infermi, il cui insediamento a Marsala, nel 1675, è cosi raccontato da uno storico dell'ordine: "Essendosi colà fin dal 1672, portati alcuni nostri religiosi per affari privati e nel visitare gl'infermi de' pii luoghi avendo dato buon saggio della carità, che s'esercita secondo l'istituto in accorrere alle bissona de' poveri infermi e agonizzanti, fin d'all'hora que' nobili e cittadini si disposero a volerci nella loro città, essibendoci capitali e elemosine, le quali essendo arrivati alla somma del sostentamento di dodici soggetti almeno: quando a dì 13 di Decembre, giorno di S. Lucia dell'anno accennato del Giubileo 1675 con solenne processione, nella quale fu portato l'Agustissimo Sacramento del Monsignor Vescovo di Mazzara...giunti alla chiesa assegnatici, che era riccamente apparata... ci ammessero al possesso di quel servitio e altresì alla solita pietà di tutto quel popolo"

Nel 1866 con la soppressione degli ordini religiosi il convento venne incorporato dallo Stato italiano che lo vendette a Salvatore Amodeo, mentre la chiesa venne assegnata in un primo momento al francescano fra Giovanni di Monte S. Giuliano e successivamente al crocifero Pietro Gennaro, al quale fu assegnata la funzione di cappellano.

La chiesa ritornò al suo splendore nel momento in cui fu affidata al sacerdote Francesco Sutera: vennero allora eseguiti dei lavori di restauro, e nacque il sodalizio della Sacra famiglia (1888). Nel 1901 il sacerdote Sutera acquistò dal demanio la chiesa e, cogliendo l'opportunità offerta dalle nuove disposizioni pontificie relative all'aumento del numero delle chiese parrocchiali, ne propose l'elevazione a parrocchia. Il 26 luglio 1920 la richiesta venne accolta dal vescovo di Mazara, Mons. Nicolò Maria Audino (1903-1933), ma solo il 13 maggio 1927 fu riconosciuta civilmente con decreto ministeriale. Una lapide, collocata sulla parete destra della chiesa, reca questa iscrizione: "TEMPLUM S(ANCTAE) ANNAE B(EATAE) MARIAE V(IRGINIS) MATRI SACRUM / SODALIBUS CAMILLIANIS IAMDIU ADTRIBUTUM / JOSEPH ET FRANCISCUS SUTERA / GERMANI / IN COLLEGIATA MARSALIAE CANONICI/ AERE SUO EXORNARUNT DOTE DITARUNT / NICOLAUS M AUDINO EP(ISCOPUS) MAZARIEN(SIS) / PAROECIAE IURE ET NOMINE DONAVIT / JOSEPHUM SUTERA / PRIMUM CURIAE PRAEPOSITUM RENUNTIAVIT / DIE XXVI JULII AN(NO) MCMXX".(Il tempio sacro a S. Anna, madre della beata Maria Vergine, da lungo tempo affidato ai monaci Camilliani, i fratelli Giuseppe e Francesco Sutera, canonici nella Collegiata di Marsala, a loro spese ornarono e arricchirono di dote. Il vescovo di Mazara Nicolò M. Audino concesse il titolo e il nome di parrocchia e proclamò Giuseppe Sutera primo preposto della Curia il giorno 26 luglio dell'anno 1920).

StrutturaModifica

La modesta facciata dell'edificio è divisa in due ordini: nella parte bassa una semplice apertura con arco a tutto sesto: nel secondo ordine, separato dal primo da una doppia cornice, si apre una finestra. Una cornice mistilinea corona la facciata. L'unica navata della chiesa, impreziosita da stucchi settecenteschi, presenta un piccolo coro sopra l'ingresso e una copertura a botte lunettata in corrispondenza delle finestre. L'abside, un tempo separata dall'aula da due curve balaustre di marmi mischi (XVIII secolo), oggi spostate lateralmente, ha un altare di vetro dipinto nel quale è collocata una statua di S. Anna di modesta fattura, acquistata nel 1903 da una signora locale e dotata alla chiesa. Nel frontone spezzato dalla macchina dell'altare in uno scudo si legge: "Gloria eorum a partu", scritta che si riferisce a S. Anna e a Maria che dai loro parti hanno tratto motivo di gloria. Nell'abside, a sinistra una tela raffigurante la Madonna, il Bambino e S. Giovannino di un ignoto pittore del XIX secolo: nelle quattro porte dei dipinti settecenteschi raffiguranti degli episodi della vita di S. Camillo, riscoperti nel 1983. Sull'arco trionfale si conserva lo stemma dei Camilliani: una croce rossa in uno scudo bianco e la scritta "In Hoc signo vinces". Entrando in chiesa sul lato destro troviamo l'altare della Madonna di Trapani, con tela settecentesca attribuibile ad un modesto pittore locale e l'altare di San Camillo di Lellis con tela del XVII secolo. Sul lato sinistro, all'ingresso, si trova una tela di scarso valore artistico raffigurante S. Spiridione; nel primo altare è collocato un quadro della Sacra Famiglia con i Santi Anna e Giacchino di ignoto autore del XVII secolo; nel secondo un pregevole Crocifisso ligneo del settecento.[3]

NoteModifica

  1. ^ S. STRUPPA, Sulle sacre rappresentazioni in Marsala. Lettera a G. Pitrè, in "Nuove Effemeridi Siciliane".
  2. ^ F.HAMILTON JACKSON, Sicily, London 1904, p.225.
  3. ^ G.PIAZZA, Le opere di scultura lignea, in "Il Vomere", 24 febbraio 1952.

BibliografiaModifica

  • Elio Piazza ( a cura di ), La religiosità popolare tra passato e presente, Atti del convegno di Mazara 9 ottobre 1978, Mazara del Vallo, 1978
  • Nicolò Gambina, LA PROCESSIONE DEL "GIOVEDÌ SANTO" IN MARSALA, Marsala, Centro studi Nicola Grillo, 1991
  • Giovanni Alagna, MARSALA la città, le testimonianze, Marsala, Sigma edizioni, 1998
  • Giovanni Alagna, MARSALA il territorio, Marsala, Sigma edizioni, 1998

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica