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Uno dei "Misteri" di Ispica.
Ecce Homo di Barcellona.
Venerdì Santo, 'A scisa 'a Cruci, chiesa di Santa Maria della Provvidenza di Zafferana Etnea.

I riti della Settimana Santa in Sicilia sono l'insieme delle manifestazioni religiose organizzate nei diversi paesi e città della Sicilia ad opera delle diocesi delle varie parrocchie e soprattutto delle locali confraternite in occasione della Pasqua.

Questi antichi riti, di grande richiamo turistico, vogliono rappresentare i momenti più significativi della Passione di Gesù Cristo, descritti nei Vangeli, dal suo arresto da parte dei romani alla Resurrezione e fanno parte, insieme alle normali funzioni religiose, delle celebrazioni della Settimana Santa. Molti di questi eventi sono iscritti nel Registro Eredità Immateriali della Sicilia.

Indice

Caratteri generaliModifica

 
I "Santoni" di Aidone.
 
San Michele durante una processione di Ribera.
 
I Diavoli e la Morte di Prizzi.
 
Flagellazione di Erice.
 
Dettaglio di Mistero di Trapani.

I riti della Settimana Santa presentano in Sicilia una complessità di contenuti e di simbologie dovute ai numerosi influssi, soprattutto dovuti alla cultura spagnola, dominante tra il XVI ed il XVII secolo, ed ai temi teologici della religiosità controriformista.

Tali riferimenti culturali non esauriscono però la complessità e l'importanza di tali riti all'interno delle comunità. Lo scrittore Gesualdo Bufalino ha scritto:

«A Pasqua ogni siciliano si sente non solo spettatore ma attore, prima dolente, poi esultante, d'un mistero che è la sua stessa esistenza.[1]»

Si evidenzia così come nel mistero della morte e della resurrezione ci siano, nella cultura popolare dell'isola, riferimenti più ampi di quelli seicenteschi, arrivando alla cultura bizantina che rappresenta un sostrato religioso importante e alla memoria dei più antichi riti di una tradizione mediterranea, più antichi di quelli dello stesso cristianesimo.

Le diverse manifestazioni si caratterizzano per la grande varietà che assumono nei vari centri dell'isola, diventando elemento caratterizzante della comunità, nonostante i mutamenti sociali e culturali della modernità.

Nonostante questa variabilità si possono rintracciare alcuni elementi comuni o quanto meno ricorrenti sotto riportati.

La Domenica delle PalmeModifica

La processione della Domenica delle Palme. Tale ricorrenza è comune al resto dell'Italia ed a tutta la Cristianità, ma in Sicilia si svolge con particolare enfasi, con rievocazioni figurate, eredi di tradizioni di teatro religioso tardomedievali. Durante la processione, in quasi tutti i paesi della Sicilia, si utilizzano i ramoscelli di ulivo e anche foglie di palma, artisticamente intrecciate in forme tradizionali, che vengono portate in processione, generalmente da fanciulli. Praticamente solo a tale scopo venivano coltivate, in luogo assolato e protetto alcuni esemplari di palma da dattero o altre varietà che in Sicilia non hanno mai fruttificato. Ugualmente utilizzate, soprattutto in passato, fronde di alberi sempreverdi come l'alloro. Tali fronde assumono un valore magico-religioso apotropaico e vengono conservate tutto l'anno per preservare dai rischi di malattie e disgrazie.

In alcune processioni si rievoca l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Per esempio a Caltanissetta dove nel pomeriggio della Domenica delle Palme il centro della città è attraversato dalla processione di un simulacro di Cristo su una barca interamente ricoperta di fiori. Altrove, come a Enna, la processione prevede la presenza di figuranti appartenenti alle varie confraternite, che rappresentano l'arrivo del Messia nella città santa. Uno dei confratelli, rappresentante Gesù, monta su un asinello, preceduto da dodici compagni, rappresentanti gli apostoli, che reggono ramoscelli di ulivo

Il Lunedì SantoModifica

Il Lunedì Santo, ma anche il Martedì e il Mecoledì, in molte località si svolgono processioni da parte delle varie Confraternite che organizzano cortei sacri con le statue da loro custodite o che le caratterizzano nell'intitolazione. In tali occasioni i santi destinatari del culto locale vengono integrati nei riti della Settimana Santa.

Il Martedì SantoModifica

A Caltanissetta "La Scinnenza" è una rappresentazione sacra che inizia la sera del martedì santo nel centro storico con la recita del processo a Gesù seguito da altri momenti della Via Crucis. Accompagnati dalle bande musicali, gli attori in costume rievocano i vari momenti della Passione di Gesù, che culminano nella vera e propria Scinnenza (dalla lingua siciliana scinniri che significa scendere), ovvero la deposizione di Gesù dalla croce.

Già nel Medioevo esistevano tali rappresentazioni a Caltanissetta, che si svolgevano nei quattro venerdì di marzo che precedevano la Settimana Santa. La prima vera rappresentazione con molti attori ebbe luogo nel 1840 ma l'anno successivo, a causa di gravi disordini generati dalla grande folla, venne abolita. Ripresa con successo nel 1957 per iniziativa dei salesiani e poi nel 1972, la Scinnenza si svolse ogni anno la sera del Sabato santo per le vie del centro storico. Dal 2006 la manifestazione è stata spostata al martedì santo per volere del clero.

  • A Trapani vi è la Processione della Madonna della Pietà, detta popolarmente “dei Massari”.

Il Mercoledì SantoModifica

  • A Caltanissetta,nel Mercoledì Santo di mattina vi è la solenne e famosa processione della che si svolge dal 1500: tutte le categorie artigianali realmente operanti sul territorio, che anticamente costituivano la milizia urbana della città feudale, guidate dal loro capitano - che riceve simbolicamente le chiavi della città - sfilano con le bandiere, per rendere onore al Santissimo Sacramento, portato in processione dal Vescovo. Nel pomeriggio dello stesso giorno vi è la processione delle, 19 piccoli simulacri, che una volta erano portate a spalla dai lavoranti e ragazzi di bottega. I giorni precedenti il Venerdì, che rappresenta il tempo della crocifissione e morte, si svolge in molti paesi della Sicilia, la processione del "Cristo alla colonna".
  • A Trapani ha luogo la processione della "Madre Pietà del Popolo". La vara è composta da un simulacro costituito da due dipinti incastonati e contrapposti, uno raffigurante il volto della Madonna, l’altro quello del Cristo.

Il Giovedì santoModifica

  • I "Sepolcri", allestimenti all'interno delle chiese per l'adorazione a partire dal Giovedì santo. Elemento particolare è la presenza negli altari predisposti per tali allestimenti, di vasetti con germogli di grano fatti crescere al buio ("i lavureddi" cioè "piccole messi") che alcuni studiosi riferiscono a tradizioni elleniche.[2] Le spighe di grano verdi sono inoltre presenti in altri momenti delle manifestazioni religiose.
  • La messa messa in Coena Domini che si svolge il Giovedì santo e durante la quale si svolge il rito del lavaggio dei piedi degli Apostoli rappresentati da anziani confratelli e la rappresentazione dell'Ultima Cena.
  • Il Giovedì Santo è il giorno più famoso della Settimana Santa di Caltanissetta. Le strade del centro vedono una grandissima animazione: sfilano in Processione i 16 Gruppi Sacri chiamati che rappresentano, in certo qual modo, le stazioni della Via Crucis. Le Vare, opera per la maggior parte dei, scultori napoletani della seconda metà dell'Ottocento, sono maestose in quanto accolgono ciascuna diversi personaggi in grandezza naturale. Tutte sono accompagnate da una banda e tutte le sedici bande suonano contemporaneamente durante il percorso. Ogni Vara, decorata di luci e di fiori, è accompagnata da un corteo di devoti, dal ceto dei proprietari, da portatori di candele e di fiaccole. È una processione molto amata dalla città e che attrae moltissimi turisti, tanto che la folla fa ala sino a notte tarda, lungo tutto il percorso. Pur avendo origini settecentesche la processione ha assunto la forma attuale negli anni del grande sviluppo dell'attività zolfifera.
  • A Marsala è il giorno della processione della Sacra Rappresentazione della Passione del Signore. Si tratta di una rappresentazione vivente della passione e morte di Gesù Cristo, ed è una delle processioni più antiche d'Italia.

Il Venerdì santoModifica

 
Uno dei 20 gruppi della Processione dei misteri di Trapani
 
Il Cristo morto di Catenanuova - Venerdì Santo
 
La processione del Venerdì santo a Santa Maria di Licodia

Il venerdì è caratterizzato dalla processione del Cristo Morto. La processione è caratterizzato in genere dalla presenza non solo del Crocefisso o del Cristo morto adagiato su di una lettiga o in un'urna di vetro ("cataletto"), ma anche dei "Misteri" come l'Ecce Homo, e della statua della L’Addolorata.

Spesso tale processione è preceduta o seguita dalla processione della "Cerca" che si svolge anch'essa quasi sempre al Venerdì santo (spesso di mattina) e che vede il simulacro della Madonna "cercare" Cristo a volte inutilmente, a volte incontrando (Cerda) il Cristo morto; in questo caso la processione prende il nome di "Giunta" (Licodia Eubea). A volte tale "cerca" si svolge al sabato (Cassaro).

Altri elementi ricorrenti sono:

  • I "Misteri" sono statue lignee o di stucco, che richiamano i vari momenti della Passione di Cristo (Gesù alla colonna della flagellazione, Gesù schernito, Ecce Homo, Gesù caricato della croce, Gesù crocifisso, Gesù morto posto in una lettiga), che vengono mostrate e portate in processione in vari momenti durante la Settimana Santa (Ispica, Caltanissetta, Trapani, Biancavilla, Barcellona Pozzo di Gotto e tantissime altre località). In alcuni casi, come nelle processioni di Enna, oppure nella processione del Mercoledì santo di Assoro la rappresentazione effettiva dei momenti della passione viene sostituita da oggetti simbolici (la lancia, il martello, la corona di spine, ecc).
  • I crocefissi "snodabili", in cui arti mobili che rendono possibile la rappresentazione della Crocefissione e della Deposizione, in cui il simulacro di Cristo viene tolto della croce e deposto in una lettiga. Tale particolare tradizione era comune in tutta Italia nel Medioevo[3] e sopravvive in Sardegna ed in alcuni centri della Sicilia (Avola, Corleone, Licodia Eubea, Biancavilla, Leonforte, Mussomeli) che conservano esemplari di questa particolare opera d'arte. Ad Acate, paesino situato in provincia di Ragusa, è tradizione fare Le sette parti, una commedia teatrale che narra la crocifissione di Gesù.

A Caltanissetta nel Venerdì Santo, giorno di dolore e di lutto, la città assiste compostamente alla processione del, un piccolo crocifisso ligneo del XV secolo, oggetto di grande venerazione da parte dei nisseni che gli hanno dato il titolo di. La processione è accompagnata dai, un gruppo di uomini scalzi, vestiti di una tunica viola, che cantano in un antico dialetto quasi incomprensibile la triste vicenda della morte di Cristo sulla Croce. Fino a qualche anno fa il gruppo dei ladanti era costituito dai, i raccoglitori di verdure selvatiche, i più poveri tra i poveri che si tramandavano oralmente questa antica tradizione. Oggi la devozione si è allargata e tanti nisseni, di tutti i ceti sociali entrano a far parte del gruppo dei ladanti.

A Trapani da oltre 400 anni, alle 14 comincia la processione dei Misteri per concludersi oltre ventiquattro ore dopo. L'origine è spagnola e, infatti, ha analogie importanti con le celebrazioni andaluse. La processione, composta da ben venti Gruppi Sacri, viene considerata una delle più lunghe manifestazioni religiose italiane (sia per numero dei gruppi che per durata), e soprattutto una tra le più antiche. La processione che parte dalla Chiesa delle Anime del Purgatorio, percorre le principali vie cittadine. Essa rappresenta una ricostruzione della "Via Crucis".

A Erice il venerdì pomeriggio vi è una processione della "Via Crucis". Fino al 1856 era mista, composta da statue lignee" ed e da personaggi viventi. Da allora è di sei gruppi scultorei in legno che girano per le stradine della città.

A Enna la Processione del Venerdì Santo inizia con l'urna del Cristo Morto portata verso il Duomo, poi con la Confraternita della Passione che porta i cosiddetti "misteri", ovvero i simboli per fare memoriale della passione di Cristo e con il fercolo della Madonna Addolorata. L'intera processione poi dal Duomo giunge al cimitero storico pe rla benedizione, per poi tornare in Duomo.

La Domenica di ResurrezioneModifica

 
"'a Giunta" a Caltagirone
  • La processione dell"Incontro" chiamata in vario modo:"u Scontru" (Cassaro), u 'Ncontru (Ribera), "u 'Ncuontru (Petralia Sottana, Motta d'Affermo), "a Giunta" (Aidone), "a Junta" (Caltagirone), "a Paci" (Biancavilla, Comiso), che inizia generalmente molto presto la mattina di Pasqua, con la statua della Madonna che va lungamente in cerca del figlio. Dopo un lungo itinerario, che spesso procede con rituale lentezza, avviene l'incontro tra la statua del Cristo risorto e quella della Madonna per la quale spesso viene prevista una subitanea metamorfosi con la sostituzione della statua o del manto (Ribera, Alcara li Fusi) e volo di colombe (Aragona), per esprimere il potere di rinascita della Resurrezione.[4] La tradizione dell"Incontro" è presente anche in Calabria con in nome di "affruntata" o "cumprunta"[5], Probabilmente il rito dell'"incontro" è derivato da sacre rappresentazioni quattrocentesche.[6] Non mancano casi in cui il simulacro della Madonna si china o si sporge a baciare Cristo o altri in cui è trasformato in una sorta di automa con braccia mobili che possono alzarsi a benedire.
  • L'incoronazione della Vergine Addolorata. La sera di pasqua alla statua della Madonna Addolorata viene messa sul capo la corona che porta durante l'anno ma che viene tolta il venerdì Santo come segno luttuoso per la morte del Figlio. (Corleone)

Il giorno di Pasqua, intorno a mezzogiorno, avviene il tradizionale Incontro tra Maria e Gesù Risorto, popolarmente detto "La Giunta" . La tradizione popolare vuole che la Madonna inviti gli apostoli alla ricerca del figlio. Gli Apostoli, detti "Santuna" , sono undici giganteschi pupazzi in cartapesta, rivestiti con abiti di stoffa, all'interno di ognuno dei quali vi è una persona, come nel caso del S. Giovanni che due giorni prima accompagnava l'Addolorata in processione La sera poi, in un clima di festa gioiosa, si svolge la processione per le vie del centro abitato con tutti i simulacri.

Altri elementi ricorrentiModifica

 
Il "Calvario" di Cianciana.
 
Il "Cristo Lungo" di Castroreale.
 
Ecce Homo, dettaglio, Castroreale.

I CalvariModifica

  • Alcuni dei riti fanno tappa o si svolgono al "Calvario", un luogo sacro all'aperto, posto generalmente in posizione elevata (Ventimiglia), o sul cocuzzolo di un'altura (Alcara li Fusi, Corleone, Motta d'Affermo), caratterizzato da un recinto, una lunga gradonata, una croce e un altare in muratura, o una piccola cappella (Centuripe). Il luogo rappresenta la trasposizione simbolica del Golgota sul quale avvenne la crocefissione di Cristo e si ricollega alla tradizione dei Sacri Monti dell'Italia settentrionale e dell'Europa centrale. Tuttavia i "calvari" siciliani si distinguono per essere luoghi ai margini o vicini al centro abitato e santuari extraurbani, e per l'essere generalmente privi di edifici monumentali essendo ridotti ad un recinto sacro, un templum che rappresenta quasi una chiesa all'aperto che trova un corrispondente nella tradizione iberica e forse nella cultura mediterranea.

Le confraterniteModifica

  • La presenza, nelle varie manifestazione degli appartenenti alle varie confraternite, che sono spesso i soggetti organizzatori dei riti. I confratelli sono coperti dal tradizionale abito penitenziale costituito da tonaca e cappuccio, spesso detto babbalucco

Le celebrazioni antagonisteModifica

  • Frequente la manifestazione, durante le varie celebrazioni, di rivalità o quanto meno di emulazione tra gruppi diversi, distinti in diverse confraternite o associazioni oppure in base alla localizzazione nella struttura urbana (Catalfaro, Comiso[7]) o nell'organizzazione sociale (San Biagio Platani) A Comiso in particolare la rivalità era tra i nunziatari (i fedeli della chiesa dell'Annunziata) e i matrichisiari (ossia della chiesa madre, o dell'Immacolata) e nel giorno di Pasqua, durante la processione “della pace” curata dai primi un tempo era occasione di veri e propri scontri fisici o comunque di provocazioni.

Ad Ispica due celebrazioni antagoniste si svolgono rispettivamente il Giovedì ed il Venerdì Santo. La prima era la festa dei cavàri, che trasportano il simulacro del “Cristo alla Colonna” (u patri a culonna), mentre il venerdì si celebra la festa dei nunziatari, con il loro “Cristo con la Croce” (u patri a cruci).

I SampaulunaModifica

  • La presenza dei simulacri di altri santi, oltre quelli normalmente coinvolti nelle rappresentazioni della Settimana Santa. Nella parte meridionale dell'isola compaiono spesso sotto forma di "giganti" (Barrafranca), localmente detti santuna (Aidone) o sanpauluna (San Cataldo), ed in particolare durante la processione dell'"Incontro". Rappresentano soprattutto gli Apostoli (Aidone, Barrafranca, San Cataldo, Monterosso), ma anche solo San Pietro (Caltagirone), San Pietro e Paolo (Aragona), San Giovanni, San Michele Arcangelo (nell'agrigentino).[8] In alcuni casi, come a Riesi i "Sanpauluna" sono stati aboliti perché le autorità ecclesiastiche ritenevano che avessero un carattere carnevalesco e poco dignitoso. La presenza dei giganti è da riferirsi sia ad antichi miti mediterranei, sia ad analoghi elementi processionali presenti in Spagna o nelle Fiandre, regioni con cui la Sicilia ha avuto intensi scambi culturali.[9][10]

Le rappresentazioniModifica

  • La rappresentazione della Passione in rappresentazioni di tipo teatrale, derivanti forse dalle sacre rappresentazioni medievali note come "misteri" e vive in Sicilia tra XIV e XV secolo. Per esempio a Barrafranca "A Vasacra"fa rivivere la Passione e la Morte di Nostro Signore, con scenari costruiti in varie zone della città. Ad Ispica si fa rivivere la Passione di Cristo in una meravigliosa Via Crucis Vivente che si svolge l'ultimo Venerdì di Quaresima presso la Basilica della S.S. Annunziata.

SimbologieModifica

 
"Lu Signuri di li Fasci" "Pietraperzia"
 
Cuddure

Generalmente i riti pasquali siciliani vengono riferiti ad un'influenza spagnola, molto presente sulla società siciliana del XVII secolo. Tuttavia non si può non rilevare moltissime somiglianze con le tradizioni di altre regioni come la Calabria e la Puglia, ed altre non interessate dal dominio spagnolo come la Sardegna (Riti della Settimana Santa in Sardegna).

Certamente con gli elementi prevalenti religiosi di tipo penitenziale tipici della religiosità seicentesca, convivono, anche se alcune sempre più con difficoltà, alcuni elementi che risalgono a tradizioni precedenti spesso riferibili ad un'area più estesa di quella della sola isola. Sono state, infatti rintracciati tradizioni relative a vari periodi della complessa storia isolana:

  • Tradizioni medievali come le sacre rappresentazioni e le "diavolate".
  • Tradizioni della chiesa ortodossa a cui la religiosità isolana aderì da prima del Medioevo e continua sino ad oggi, con le comunità albanesi che tuttora praticano il rito greco-ortodosso. La comunità di Piana degli Albanesi, che conserva lingua, tradizioni e costumi albanesi, si distingue per il rito greco-bizantino. Nelle celebrazioni liturgiche vengono utilizzate sia la lingua greca che la lingua albanese. Le manifestazioni religiose, solenni e ricche di simbolismi, si svolgono lungo tutto l'anno ma raggiungono il loro culmine nella celebrazione della Java e Madhe (Settimana Santa). Tra le varie tradizioni sono da ricordare alcuni dolci tradizionali: Panaret tipico di Piana degli Albanesi, a forma di cesto con manico di pasta frolla, Verdhët, una sorta di torta, e Vetë të kuqe, tipico della medesima comunità e riscontrabile nei paesi ortodossi della Grecia, ricca di simboli che richiamano la vita, la fertilità e la Resurrezione.
  • Tradizioni della religiosità popolare greca. Sono stati infatti riferiti ai «giardini di Adone», utilizzati nel culto pagano del dio morto e resuscitato, i "lavureddi" di grano cresciuto al buio esposti nei "Sepolcri". Anche la processione della "cerca" è stata riferita ad analoghe manifestazioni religiose in cui Afrodite andava alla ricerca dello sposo/figlio Adone.
  • Tradizioni precristiane di rinascita primaverile. Tale riferimento del resto è comune a tuttao il mondo cattolico, visto il cristianesimo, fin dalle origini, sovrappose la celebrazione della Pasqua al il simbolismo dei riti pagani legati al rinnovamento stagionale. Tra questi aspetti: le fave verdi (Biancavilla, Bronte, Isnello), le fronde di alloro (Caltavuturo, Cammarata, Naso, Caltabellotta, Forza d'Agrò), arancio (Terrasini) e mirto portati in processione, gli archi addobbati con elementi vegetali (San Biagio dei Platani) gli alberi, più o meno simbolici, innalzati (Terrasini), le pertiche (Pietraperzia, Ribera), le maschere (San Fratello, Prizzi), i dolci rituali, le torce (Alimena, Caltanissetta, Ferla) e i falò (Leonforte, Sortino).[11][12] Nel caso degli elementi vegetali è chiara l'origine da riti di rigenerazione e di celebrazione della fertilità propiziatoria e della rinascita primaverile preesistenti al cristianesimo e che interpretano la Pasqua come rigenerazione periodica dell'anno e della natura attraverso la rappresentazione simbolica del dio salvatore che muore e rinasce, sconfiggendo la morte ed assicurando la rinascita individuale, il rinnovamento della natura e l'abbondanza del raccolto.

I canti pasqualiModifica

In alcuni centri minori della Sicilia (Montedoro[13], Capizzi, Leonforte, Cerami, Tusa Delia, Alcara li Fusi,[14] Longi) è sopravvissuta, sempre con maggior difficoltà, una tradizioni di musica polivocale, che si manifestava nel repertorio di canti tradizionali eseguiti senza l'accompagnamento strumentale ma semplicemente accordando tra di loro le diverse voci dei vari cantori che si accavallano nell'esecuzione, in modo simile alla tradizione sarda, maggiormente conservata e valorizzata e a quella andalusa. Tali canti coprivano un vasto repertorio ed erano eseguiti in vari occasioni durante l'anno, anche se una rilevanza particolare assumevano quelli eseguiti durante la Settimana Santa[15].

Un particolare rilievo tra i canti pasquali hanno le "lamentanze", inni di dolore in latino o in dialetto, cantati da gruppi di giovani cantori, anziani o confratelli (Enna, Caltanissetta, Bivona).[16].

Velatio e tele della PassioneModifica

 
"A taledda" della Chiesa San Giuseppe di Catenanuova (EN).
 
Crocefissione di Cristo (1896, detta "a Tila"), chiesa di Santa Maria Immacolata di Belpasso.

"Â calata 'a tila", (la Tela della Passione) rito che prevede l'improvviso disvelamento del presbiterio durante la Veglia della Notte di Pasqua al pronunciamento del Gloria, per rappresentare e mostrare in modo figurato il Cristo Risorto.

Documentazioni storicheModifica

Nel 1816 sono documentati i riti dalla Tela a Palermo nelle chiese:[17]

Documentazioni moderneModifica

Il rito della Tela della Passione si svolge a:

Catania e provincia
Enna e provincia
Messina e provincia
Palermo e provincia
Ragusa e provincia
Siracusa e provincia

La Settimana Santa nelle varie localitàModifica

 
Un "Giudeo" di San Fratello.
 
La preparazione degli Archi di Pasqua di San Biagio Platani.
 
Pasqua a Ribera.
 
La Caduta di Pozzo di Gotto.
 
L'Urna del Cristo Morto di Enna.
 
Centurioni impropriamente chiamati Giudei di Pozzo di Gotto.
 
Madonna Vasa-Vasa di Modica.

Agrigento e provinciaModifica

Caltanissetta e provinciaModifica

Catania e provinciaModifica

Paternò: Venerdì dell'Addolorata: il venerdì prima della Domenica delle Palme, processione della Vergine Addolorata che tradizionalmente va alla ricerca del suo figlio Gesù, che poi incontrerà legato alla colonna nella chiesa di Santa Maria Annunziata per poi salire nella Chiesa Madre di Paternò, nella collina storica dove rimarrà fino al Venerdì Santo. Venerdì Santo: una delle processioni più suggestive e seguite di Sicilia, la discesa del Cristo morto e della Vergine Addolorata dalla Scalinata settecentesca di Paternò, preceduti dalle varie confraternite della città, in tarda serata ingresso nella chiesa di Santa Margherita dove verrà allestito "u Cunsolu", cioè il sepolcro di Gesù dove vengono messi in mostra fino al Sabato Santi gli artistici simulacri del Cristo Morto e della Vergine Addolorata. Domenica di Pasqua: processione per le vie cittadine del Cristo Risorto.

Enna e provinciaModifica

Messina e provinciaModifica

Palermo e provinciaModifica

Ragusa e provinciaModifica

Siracusa e provinciaModifica

Trapani e provinciaModifica

 
Un momento della Passione del Signore di Marsala

NoteModifica

  1. ^ Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto, in "Opere" 1996
  2. ^ S. D'Onofrio, Le parole delle cose. Simboli e riti sociali in Sicilia,Università di Lecce, 1997, pag.179
  3. ^ Claudio Bernardini, Deposizioni e Annunciazioni, in "Il teatro delle statue: gruppi lignei di Deposizione e Annunciazione tra XII e XIII secolo", 2005, ISBN 88-343-1149-3, pag.83
  4. ^ S. D'Onofrio, op. cit, 1997, pag.178-179
  5. ^ Vito Teti, Il senso dei luoghi: memoria e storia dei paesi abbandonati, 2004, ISBN 88-7989-914-7
  6. ^ Vito Teti, op. cit.
  7. ^ Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto, in "Opere" 1996, p.1246
  8. ^ S. D'Onofrio, op. cit., 1997, pag.177-178
  9. ^ Salvatore D'Onofrio, op. cit, 1997, pp.175-176
  10. ^ I "giganti" sono presenti in Sicilia anche in altre festività: a Messina, Mistretta, Modica.
  11. ^ Ignazio Buttitta, Le fiamme dei santi: usi rituali del fuoco nelle feste siciliane, 1999, ISBN 88-8353-016-0, pag.71-76
  12. ^ Ignazio Buttitta, La memoria lunga: simboli e riti della religiosità tradizionale, 2002, ISBN 88-8353-142-6, pag.86-88
  13. ^ Ignazio Macchiarella, I canti della Settimana Santa in Sicilia, Folkstudio, Palermo 1993.
  14. ^ Mario Sarica, Giuliana Fugazzotto, Canti della tradizione ad Alcara li Fusi, 1997, CD Phoné
  15. ^ Giuliana Fugazzotto, Viaggio musicale in Sicilia, in "Journal of Musical Antropology of the Mediterranean" n.9, 2005
  16. ^ Orietta Sorgi, Conoscenza, tutela e valorizzazione dell patrimonio immateriale della Regione Siciliana, in "El Patrimonio Cultural Inmaterial", 2008, pag.168, ISBN 8475643892
  17. ^ Pagina 27, Gaspare Palermo, "Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo" Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della ... - Gaspare Palermo - Google Libri, Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1816.
  18. ^ Ignazio Buttitta, I morti e il grano. Tempi del lavoro e ritmi della festa, 2006, ISBN 88-8353-459-X, pag.241
  19. ^ Fu descritta già in: Giuseppe Pitrè, Cartelli, pasquinate, canti, leggende, usi del popolo siciliano, 1903
  20. ^ Corrada Blazzo Curry, La Sicilianità come Teatralità in Sciascia e Bufalino, in Quaderni d'italianistica, Vol. XXII, n. 2, 2001 p.150.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Valenza Kaori Sakurada, Settimana Santa in Sicilia La Cercha di Collesano, 2013, pagine 144. foto colore e b/n. ISBN 9788890885402

Voci correlateModifica