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Processo all'amore

film drammatico del 1955 diretto da Enzo Liberti
Processo all'amore
Processo all'amore.jpg
Foto di scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1955
Durata91 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico, sentimentale
RegiaEnzo Liberti
SoggettoAlfredo Angeli, Enzo Liberti, Mario Sigfrido Metalli, Nora Visconti
SceneggiaturaAlfredo Angeli, Enzo Liberti, Mario Sigfrido Metalli, Nora Visconti
Casa di produzioneAquila Cinematografica
Distribuzione in italianoIndipendenti Regionali
MusicheRiz Ortolani
Interpreti e personaggi

Processo all'amore è un film del 1955 diretto da Enzo Liberti.

Si tratta di un tipico melodramma sentimentale, filone popolare presso il pubblico italiano tra gli anni quaranta e cinquanta.

TramaModifica

Un fruttivendolo di Trastevere, Checco Mariani, si è arricchito e si trasferisce con tutta la famiglia in un grande appartamento ai Parioli. La nuova sistemazione soddisfa le ambizioni della moglie Anita e dei figli Franca ed Enrico, con quest'ultimo che sta muovendo i primi passi nella carriera di avvocato e vuole darsi un tono superiore. Per far ciò mantiene del tutto segreto l'amore che prova per Marisa, una ragazza orfana cresciuta in casa Mariani, che ritiene di origini troppo umili per un matrimonio.

Mentre Franca conosce il conte Maurizio, giovane e sportivo, ed inizia a frequentare il bel mondo, Enrico diventa l'amante di Kate, una donna spregiudicata, proprietaria di un locale notturno piuttosto equivoco. Attraverso quest'ultima gli si presenta l'occasione di affermarsi nella professione forense, la difesa d'ufficio di Giulia, una ragazza giovane e bella che deve rispondere del tentato omicidio del suo seduttore. Giulia si mostra indifferente al processo, sfiduciata dalla vita al punto da accettare passivamente le conseguenze del suo gesto, ed Enrico ritiene sufficiente una difesa sui generis, appellandosi alla classica clemenza della corte. Checco e Kate lo convincono a prendere a cuore la causa, e grazie ad una eloquente arringa riesce ad ottenere una condanna mite e la condizionale.

Intanto Marisa ha detto a Checco che ha intenzione di lasciare per sempre la sua casa. La causa è una indesiderata gravidanza e Checco, con non poche difficoltà, riesce a strapparle la verità e viene a sapere che il seduttore è suo figlio Enrico. La relazione è suffragata da una foto che Checco mostra ad Enrico nel corso di un colloquio che diventa ben presto una scenata, perché il ragazzo rifiuta recisamente di sposarla. Checco gli ricorda allora la sua brillante arringa, il suo aver fatto valere le ragioni di Giulia contro quelle del suo seduttore, e riesce ad incrinare la testardaggine del figlio, che si riunisce a Marisa e la sposa.

CriticaModifica

«Il nuovo regista Liberti ha dimostrato un certo impegno nella realizzazione di questa storia abbastanza ovvia, ma non priva di qualche buon momento, specialmente verso la conclusione. Dove il film difetta seriamente è nell'interpretazione (fatta eccezione per pochi attori che contano) affidata ad attori impacciati e scarsamente fotogenici»

("Intermezzo", 31 luglio 1956)

Collegamenti esterniModifica

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