Olivetti Programma 101

calcolatore elettronico da scrivania prodotto in Italia nel 1965
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Programma 101
computer
Olivetti Programma 101 - Museo scienza e tecnologia Milano.jpg
Esemplare di Programma 101 esposto al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano
TipoCalcolatrice da tavolo
Paese d'origineItalia Italia
ProduttoreOlivetti
Presentazioneottobre 1965[1][2]
Inizio vendita1966
Fine vendita1971
Esemplari prodotti44 000
Esemplari venduti44 000
Prezzo di lancio3 200 $
RAM di serie1 920 bit[AP 1]
RAM massima1 920 bit
Tastiera incorporatasì (numerica)
Drive incorporatilettore/registratore di schede magnetiche 240x70 mm
Periferiche di seriestampante (integrata)
Consumo0,35 kW
Peso35,5 kg
Dimensioni (A x L x P)27,5 x 46,5 x 61 cm
Sito webwww.olivetti.it

L'Olivetti Programma 101 (sigla P101) è una calcolatrice programmabile da tavolo[3][4][5] sviluppata dalla ditta italiana Olivetti negli anni tra il 1962 e il 1964 e prodotta tra il 1965 e il 1971. Presentata per la prima volta alla grande esposizione dei prodotti per ufficio BEMA di New York nell'ottobre 1965, fu progettata dall'ingegnere Pier Giorgio Perotto (in omaggio al quale assunse il soprannome di Perottina) insieme a Giovanni De Sandre e Gastone Garziera.[6] Il designer Mario Bellini gli conferì un disegno avveniristico per l'epoca.[AP 2]

La Programma 101 all'epoca del lancio era considerata da molti osservatori la prima calcolatrice da tavolo programmabile prodotta su larga scala.[1][2] Per questo alcuni si sono spinti fino a definirla il primo «personal computer» della storia.[7][8] La maggior parte degli storici però non concorda con questa definizione[5]

La macchina era dotata di funzioni logiche (salti condizionati e incondizionati), istruzioni di input e output, registri e possibilità di salvare dati e programmi su un supporto magnetico esterno. Operava su registri numerici, input e output invece erano alfanumerici[9] (differentemente dalle calcolatrici elettroniche del tempo, come il Mathatronics Mathatron la cui "programmazione" si limitava alla memorizzazione di una sequenza di calcoli e non disponeva di confronti logici).[10][11][12]

Le unità vendute della P101 furono circa 44 000.

Computer o semplice calcolatrice?Modifica

 
Esemplare di Programma 101 esposta al Museo Nazionale dell'Elaborazione di Londra

Nella stampa statunitense coeva la Programma 101 viene presentata come "Desk-top Computer". Il termine inglese computer però ha subito negli anni una grande mutazione di significato. Il termine, attestato per la prima volta nel 1613,[13] indicava originariamente un essere umano,[14] incaricato di eseguire dei calcoli. Il primo utilizzo nel senso moderno è attestato nel 1947,[15][16] e indicava genericamente qualsiasi macchina calcolatrice programmabile.[17] Molto presto però viene avvertita l'esigenza di elaborare anche dati non numerici[AP 3] e nell'uso moderno, sia inglese[18] che italiano,[19] computer è diventato un sinonimo di elaboratore elettronico, ovvero una macchina in grado di elaborare qualsiasi tipo di dati, non solo numeri.[20] Le macchine che elaborano solo numeri in inglese vengono chiamate calculator, termine che si afferma definitivamente attorno al 1972, col lancio delle prime calcolatrici tascabili ("pocket calculator"). [AP 4]. Poiché la Programma 101 elabora solo numeri, in termini moderni va definita "calcolatrice programmabile"[AP 5] Altre limitazioni tecniche, come la mancanza di una vera memoria di massa[AP 6], impediscono che si possa definire la Programma un computer anche nel senso tradizionale di calcolatore numerico[21][22])

Del resto già nel 1971 Gordon Bell la definiva "calcolatrice da tavolo" ("Desk Calculator")[23], definizione accolta poi da uno storico specializzato come l'ex curatore dello Smithsonian P. Ceruzzi[5] e dai curatori del Computer History Museum di Mountain View, il più grande museo di informatica al mondo.[24]
In Italia la classificano come calcolatrice la seconda edizione dell'Enciclopedia Universo (1971)[AP 7], lo storico Soresini (1977)[25], e il Dizionario biografico degli italiani (2015).[26]

Peraltro adottare la ambigua terminologia di presentazione, catalogando la P101 come "computer" porterebbe, oltre che ad ovvi fraintendimenti, a numerose incongruenze;[AP 8] il titolo di primo "personal computer" andrebbe senz'altro assegnato all' HP 9100A[27], mentre la Programma potrebbe aspirare al titolo di primo "computer da tavolo".

StoriaModifica

 
Il gruppo della P101 (eccetto Giuliano Gaiti). Seduti: Perotto (a sx) e De Sandre. Dietro: Garziera (a sx) e Giancarlo Toppi

L'idea all'origine della progettazione della Programma 101, secondo il racconto di Perotto[28], muoveva dalla considerazione che all'epoca della sua uscita (presentazione nel 1965 come prototipo[1][2][29]) si era completamente estranei al concetto di informatica distribuita, che comportava capacità di elaborazione e di immagazzinamento dati su un unico computer a disposizione dell'operatore[29].
In realtà questo non è vero: Perotto finge di ignorare i piccoli minicomputer, che a volte finivano per essere usati come dei veri e propri personal computer: due esempi tipici sono il LINC (Laboratory Instrument Computer) (1962), una macchina concepita come personal computer per tecnici di laboratorio[30] e il PDP-8 (1964), in catalogo dalla primavera 1965, che venderà quaranta o cinquantamila esemplari nei dieci anni successivi. Sicuramente però i minicomputer erano ancora piuttosto cari e c'era quindi ampio spazio per una macchina di basso costo che automatizzasse i tipici calcoli scientifici: Programma 101 era perfetta per questo segmento di mercato. Olivetti forniva programmi di algebra. geometria, statistica, ingegneria e finanza. Nella letteratura scientifica sono inoltre documentati programmi di biochimica[31][32] e radiochimica.[33].

L'azienda Olivetti, che dopo la morte di Adriano Olivetti aveva puntato più sui sistemi di calcolo meccanici che su quelli elettronici[34], aveva presentato quindi la Programma 101 in tono minore[34]; tuttavia, quando la mostra newyorkese aprì i battenti, la nuova macchina richiamò l'attenzione dei visitatori[34], i quali finirono per trascurare tutti gli altri prodotti esposti dall'Olivetti nello stand[34]. In aggiunta a ciò, la contemporanea Logos 27-A, calcolatrice elettromeccanica, anch'essa presente a New York e in cui Olivetti aveva investito i maggiori sforzi, cominciò a presentare problemi di produzione[35] e un'accoglienza di mercato inferiore alle aspettative, mentre la Programma 101 riscuoteva successo anche a Mosca (URSS) e successivamente, nel 1966, alla fiera campionaria di Milano[35]; questo spinse Roberto Olivetti, erede della dinastia ai vertici dell'azienda, a farsi propugnatore di un tentativo di orientare la strategia aziendale in direzione dell'elettronica[35], obiettivo solo parzialmente perseguito e mai pienamente consolidato[36]. Per il lancio fu deciso il mercato statunitense, nonostante le perplessità circa i problemi eventuali di manutenzione dovuti alla mancanza di tecnici elettronici dell'Olivetti negli Stati Uniti[35].

Essendo l'Olivetti completamente digiuna della fabbricazione in serie di apparecchiature elettroniche, il direttore di produzione dell'epoca pretese specifiche dettagliate di assemblaggio, senza tuttavia impegnarsi a collaudare alcun manufatto completato dalla sua linea di montaggio[37]; Perotto, con due suoi collaboratori, in ragione di ciò si recò in fabbrica quando furono pronti gli imballaggi con i primi esemplari assemblati e li aprì a uno a uno per collaudarli personalmente ed eventualmente correggere errori[37]; fu così possibile far partire per il Nordamerica un lotto di macchine senza problemi di funzionamento[37]. La produzione ebbe un notevole impulso quando la General Electric, che da qualche anno era in joint-venture con la divisione elettronica Olivetti, in una nuova società chiamata OGE (della quale gli statunitensi detenevano il 75% del capitale sociale), manifestò la sua intenzione di uscire dal mercato dell'"office", essendo interessata solo ai computer; questo spinse molti progettisti e ingegneri, che erano rimasti con tutta la loro struttura "office" nella nuova società, a rientrare nella Olivetti, e che, dopo l'impennata degli ordini della Programma 101, si stava avviando a essere il ramo vincente dell'azienda[37].

Le vendite ebbero talmente successo che alla fine del 1966 la Underwood, ditta statunitense controllata dalla Olivetti, chiese di poter fabbricare le macchine sul suolo degli Stati Uniti al fine di poter rifornire anche gli uffici delle amministrazioni federali di quel Paese[AP 9]. Nel frattempo, già dal marzo 1965, era stato depositato presso il competente ufficio statunitense il brevetto sulle soluzioni tecniche adottate del calcolatore[38][39]; la manovra si rivelò essere opportuna perché la società concorrente Hewlett-Packard produsse, sull'idea costituiva della P101, un analogo dispositivo di largo consumo, l'HP 9100A[39]; successivamente, quando le fu contestata la violazione di brevetto, la compagnia statunitense addivenne a un accomodamento extragiudiziale, riconoscendo a Olivetti un compenso a titolo di royalty di 900 000 dollari[39][40].

Dei circa 44 000 esemplari venduti, il 90 per cento dei quali sul mercato nordamericano[41], una ventina circa sono ancora funzionanti[42].
Alcune[43] Programma 101 furono vendute alla NASA e utilizzate per pianificare lo sbarco dell'Apollo 11 sulla Luna[43].
La Programma 101 fece parte del sistema di calcolo balistico dell'aeronautica statunitense per i bombardamenti con i B-52 durante la guerra del Vietnam.[44]
Olivetti promosse anche l'utilizzo della calcolatrice nelle scuole italiane[45]

La mitizzazione e la ricerca storicaModifica

L'ambiguità del termine computer[46] è stata utilizzata in Italia, per accreditare la Programma 101 come "il primo computer da tavolo al mondo"[47]. o "il primo personal computer"

Il processo di mitizzazioneModifica

Fino alla metà degli anni novanta nessuno ritiene che la P101 sia un vero computer, nemmeno all'interno di Olivetti. Se l'azienda avesse ritenuto di aver ideato il "computer da tavolo" avrebbe utilizzato la sua reputazione per promuovere le vendite dei propri personal computer, esattamente come faceva IBM per promuovere l'IBM PC[48]. o come faceva Telefunken per i televisori a colori.[AP 10].
Le cose iniziano a cambiare solo a partire dal 1995, quando il progettista capo della P101 ing. Perotto pubblica il suo libro. L'opera passa però praticamente inosservata,[49] perché non era difficile per gli informatici che avevano vissuto gli anni sessanta rilevarne le numerose inesattezze. Ne elenchiamo alcune:

 
Unità centrale del mainframe Sistema/360 Modello 30 (1964)
  • Mancata traduzione in lingua italiana del termine computer:[50] un semplice calcolatore diventava così per i lettori italiani un sofisticato elaboratore.[AP 11], stravolgendo il significato di intere frasi.
  • Affermazioni fuorvianti: si afferma ad esempio che: "I calcolatori richiedevano un linguaggio specializzato e una conoscenza dettagliata della loro organizzazione logica"[51]. Questo è vero, ma vale anche per la P101. E ancora: "Dovevano intervenire analisti, programmatori che conoscessero l'astruso linguaggio macchina del calcolatore"[52]. Falso, perché sia FORTRAN (1952) che COBOL (1959) a metà degli anni Sessanta sono ampiamente disponibili.
  • Confronti tendenziosi: si fanno confronti con computer all'epoca già obsoleti, come l' IBM 650, presentato nel 1953 e uscito di produzione nel 1962[53][54], evitando invece accuratamente confronti con macchine contemporanee (IBM 1130[55], PDP-8, Sistema/360). Ci si dimentica inoltre che i mainframe "occupavano interi stanzoni[56] principalmente a causa delle periferiche,[AP 12]. e per avere un sistema molto più piccolo sarebbe bastato rinunciare alle massime prestazioni. L'ingombro era quindi frutto di specifiche scelte dei clienti e non conseguenza di difetti intrinseci dei grandi computer.

Tutta la vicenda viene apparentemente dimenticata fino al 2009,[AP 13] quando un non ben precisato gruppo di persone fonda il 101 Project[57]. Non è dato sapere esattamente chi ci sia dietro questo nome ma il gruppo viene sponsorizzato dalla Cassa di Risparmio di Torino. Alle attività del 101 Project, partecipano anche il Politecnico di Torino[58] (presso cui l'ing. Perotto si era laureato ed aveva successivamente insegnato) e l'Archivio Olivetti. Le attività del progetto culminano nella produzione di un documentario, acquistato da History Channel (2011), in cui De Sandre e Garziera ripropongono le tesi di Perotto.
L'operazione stavolta riesce (forse perché la memoria degli eventi inizia a svanire) e Perotto inizia a essere acclamato in Italia come padre del personal computer. Infatti Il 14 ottobre 2015 (a cinquant'anni esatti dalla prima presentazione al BEMA di New York) due dei progettisti ancora in vita sono stati ricevuti a Palazzo Chigi dal presidente del consiglio Matteo Renzi.[59][60][61][62][63]

Possibili motiviModifica

Dietro questa operazione di mistificazione storica probabilmente si cela il desiderio di alcuni ambienti torinesi di accreditare la città come polo trainante dell'informatica italiana delle origini. Nei fatti invece le città protagoniste dell'informatica italiana negli anni cinquanta e sessanta del ventesimo secolo sono Milano (al Politecnico nel 1954 Luigi Dadda installa il primo computer d'Italia, un CRC 102A) e Pisa (dove nasce il primo computer ideato nella penisola, la Calcolatrice Elettronica Pisana). Anche i calcolatori Olivetti nascono tra Pisa e il territorio milanese: Olivetti apre il proprio Laboratorio di Ricerche Elettroniche (LRE) a Barbaricina (Pisa), dove rimarrà dal 1955 al 1958. Nel 1959 il laboratorio verrà trasferito a Borgolombardo[64] e infine a Pregnana Milanese (fine 1962)[65] Proprio a Pregnana nasce il prototipo della P101 (poi prodotta a Ivrea).

Lo stato della ricerca storicaModifica

 
Un esemplare del Programma 101 esposto al Museo della storia del Computer di Mountain View

Generalmente il titolo di "primo personal computer" non viene riconosciuto alla macchina fuori dai confini nazionali:[66] Swaine e Freiberger nella loro storia del personal computer menzionano Olivetti solo di sfuggita parlando di Federico Faggin.[67] Lo storico inglese dell'informatica Campbell-Kelly invece accenna all'azienda italiana discutendo il fenomeno dei cosiddetti "Compatibili IBM"[68][AP 14] Campbell-Kelly fa anche notare che la questione della primogenitura nell'ambito dei personal computer è ancora aperta perché nessuno ha ancora scritto resoconti storici sufficientemente completi[69]. Tuttavia i candidati più promettenti (PDP-8[70][71][72], Altair 8800[73][74][75], Apple II[76][77][78]) sono ben più potenti della Programma 101, e quindi appare difficile che l'opinione di Perotto possa trovare largo consenso.

Verso una valutazione più serenaModifica

Il fatto che la P101 non sia un personal computer nulla toglie ai suoi meriti oggettivi. La calcolatrice non era venduta a prezzi proprio popolari:[AP 15] eppure vendette molto, segno che rispondeva ai bisogni di un vasto mercato. Le vendite infatti vanno molto bene, e il calcolatore pare farsi strada, soprattutto nelle università e in alcuni centri di ricerca. [AP 16] La situazione però cambia velocemente: già nel 1967 escono sul mercato calcolatori di prestazioni simili (Casio AL-1000, commercializzata in USA col nome di Commodore AL-1000) e dal 1968 la concorrenza si fa davvero seria (HP-9100A). Il calcolatore HP costa si' di più ($4900), ma è dotato di display e soprattutto ha già in ROM le routine per il calcolo delle più comuni funzioni matematiche,[79] che i possessori di P101 devono invece caricare di volta in volta da scheda magnetica. Nel frattempo anche il prezzo della P101 è aumentato a circa $3800[80].Olivetti non risponde velocemente: solo nel 1973 presenterà la Olivetti P652 con funzioni scientifiche accessibili da tastiera. La lentezza della casa di Ivrea è probabilmente dovuta all'adozione della memoria magnetostrittiva nel progetto originale; Lungi dall'essere un'innovazione, la memoria magnetostrittiva era una tecnologia vecchia di venticinque anni e oramai obsoleta, che non consentiva ampi margini di miglioramento. Non essendo quello scientifico il mercato principale di Olivetti è comprensibile una certa ritrosia dell'azienda a investirci molti soldi, come avrebbe richiesto una riprogettazione.

Lo stesso ing. Perotto d'altronde pare un po' a corto di idee: mentre i 35 kg di peso della P101 sono accettabili nel 1965, lo sono molto meno i 50 kg delle sue ultime creature, visto che nel frattempo sono anche trascorsi dieci anni: l'Olivetti P6060 (1975) e l'Olivetti P6066 (1980) sono enigmatici PC senza video, apparentemente destinati a fare concorrenza all'IBM 5100.

In sintesi, la P101 è sicuramente un ottimo esempio di efficace ingegnerizzazione di tecnologie esistenti, quasi sorprendente considerando che è stata sviluppata da un gruppo di sole cinque persone. E' mancato però un piano di sviluppo anche solo a medio termine, un po' per scelte aziendali un po' per scelte progettuali.

Descrizione sinteticaModifica

La Progamma 101 disponeva di una Unità aritmetica e logica, che operava su alcuni registri di memoria.

Non disponeva invece di memorie interne distinte dalla unità centrale, ma tutto si svolgeva all'interno di quest'ultima.

Vi erano inoltre una periferica di output (una piccola stampante alfanumerica) e un sistema di salvataggio per dati e programmi su cartolina magnetica. La presenza di questo sistema di salvataggio permetteva di richiamare programmi precedentemente creati senza doverli riscrivere ogni volta che si accendeva la calcolatrice.[3][81]

Questo sistema di salvataggio non può però essere considerato una memoria di massa vista la capacità molto limitata (soprattutto per quanto riguarda i dati) e la gestione completamente manuale.[AP 17]
Nonostante qualche limite, il sistema a schede magnetiche piacque e i produttori americani di calcolatrici tascabili lo usarono sui loro modelli di punta fino agli inizi degli anni ottanta. Due esempi significativi sono la HP-67 (1976) e la TI-59 (1977).

Descrizione analiticaModifica

 
Layout della tastiera

DesignModifica

Il progetto dello châssis fu affidato inizialmente a Marco Zanuso e in seguito a Mario Bellini, all'epoca giovane architetto, in quanto Perotto si era accorto che la soluzione iniziale progettata da Zanuso prevedeva un ingombro inaccettabile e incompatibile con le esigenze di uno strumento da scrivania[82]. Bellini ideò una struttura in alluminio profilato, al fine di evitare interferenze con altre apparecchiature elettriche,[41], e il peso finale di tutto l'apparato fu di circa 35 chilogrammi. Alcuni esemplari di P101 sono tuttora esposti in musei come esempi di design innovativo (ad esempio, il MoMA di New York)[41].

Caratteristiche tecnicheModifica

  • Dimensione: 275 mm (A) x 465 mm (L) x 610 mm (P)
  • Peso: 35,5 kg
  • Consumo: 0,35 kW
  • Dispositivo di output: stampante a 30 colonne su carta di 9 cm
  • Precisione: 22 cifre e fino a 15 decimali
  • Operazioni: somma, sottrazione, moltiplicazione, divisione, radice quadrata e valore assoluto
  • Memoria: 240 byte (stimata)[AP 1]
  • Tastiera: a 36 tasti.
  • Archivio: lettore di schede magnetiche

ArchitetturaModifica

GeneralitàModifica

La Programma 101 opera solo su tipi di dati numerici. Le applicazioni pratiche della P101 spaziavano dalla contabilità alle simulazioni scientifiche e finanziarie.
La calcolatrice utilizza una notazione superficialmente simile alla notazione polacca inversa (RPN), ma in realtà la macchina funziona diversamente. Non è infatti dotata di stack, e tentare di usarla come calcolatrice RPN porta a gravi errori.[83]

Il linguaggio di programmazione è di tipo Assembler. Le istruzioni predefinite sono:

  • le quattro operazioni matematiche fondamentali (somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione);[84]
  • la radice quadrata;[84]
  • il valore assoluto;[84]
  • operazioni con i registri: azzeramento, spostamento di dati tra di essi, lettura dall'utente;[84]
  • definizioni di etichette di riga, salti condizionati e incondizionati;
  • stampa del valore di un registro.

Organizzazione della unità centraleModifica

I registri di memoria dell'unità centrale sono realizzati a linea di ritardo magnetostrittiva[AP 18], per una capacità complessiva di meno di un quarto di kilobyte. Ne deriva una struttura logica di tipo ciclico[85] L'elettronica era realizzata in componentistica discreta: transistor in package TO-18 e diodi montati su basette in bachelite.

L'unità centrale dispone di dieci registri, tre dei quali di calcolo (A, M, R), due di memoria dati (B, C), altri tre di memoria dati e/o memoria di programma (D, E, F, ripartibili a seconda dell'esigenza) e due (chiamati 1 e 2) riservati alla memorizzazione del programma.[86] Uno dei tre registri di calcolo, quello identificato dalla lettera "M" immagazzina i dati ricevuti dalla tastiera e scambia informazioni con gli altri registri. Ogni registro della P101 può contenere 24 istruzioni composte ognuna da un carattere e un simbolo oppure un numero fino a 22 cifre o due numeri fino a 11 cifre (con segno e virgola).

Periferiche di outputModifica

 
Cartolina magnetica del Programma 101

La stampa dell'output avviene su un nastro di carta comune. I programmi vengono memorizzati su schede delle dimensioni di 7 centimetri di larghezza per 24 di lunghezza[87], che ospitano due piste magnetiche. Tali piste sono leggibili una alla volta, inserendo la scheda nell'apposito lettore prima in un senso e poi nell'altro.

Il lettore è a controllo esclusivamente manuale. Non è possibile quindi creare un programma che legga o scriva automaticamente una scheda, ma per farlo bisogna impartire il relativo comando manualmente. D'altronde una gestione automatica delle schede avrebbe aumentato di molto la complessità della macchina.
Le schede sono pensate principalmente per memorizzare programmi: ogni singola pista magnetica può memorizzare infatti fino a 120 passi di programma. Se si sceglie di memorizzare anche dati numerici si scende però fino 48 passi di programma, e anche in quest'ultimo caso i numeri memorizzabili sono al massimo sei.[AP 19][87][88]

Modello di calcoloModifica

Il codice di un programma poteva usare fino a 120 istruzioni (memorizzandolo su una delle due piste della cartolina magnetica). Sono possibili programmi composti da più di 120 istruzioni utilizzando o entrambe le piste di una cartolina magnetica, o addirittura più cartoline magnetiche, avendo cura di salvare preventivamente i dati temporanei del programma in esecuzione nei registri di memoria[AP 20][87] (programmazione "ad overlay")[89][90].

Sono possibili subroutine[91], richiamabili sia manualmente (usando i tasti V,W, Y e Z)[92] che da programma.

La concezione di calcolo che si cela in questo tipo di calcolatore è quella di tipo semiautomatico tipico delle calcolatrici, piuttosto che quella di tipo automatico tipico dei computer: il calcolatore viene concepito cioè come una macchina che aiuta l'operatore nello svolgimento dei calcoli, piuttosto che sostituirlo del tutto. Si spiegano così i tasti per la selezione manuale delle subroutine, altrimenti inconcepibili.

Sistemi derivatiModifica

 
Una Programma 102

I primi derivati diretti della Programma 101 furono la Programma 102 e la Programma 203: la prima, praticamente identica alla P101, aggiungeva la capacità di scambiare dati con dispositivi esterni attraverso una connessione proprietaria; la Programma 203 integrava invece le capacità di calcolo con quelle di una macchina da scrivere elettronica.

Versione ridotta della P101 è la Logos 328 (1968), calcolatrice elettronica non programmabile.

Evoluzioni della P101 sono l'Olivetti P602 e P652, con funzioni matematiche migliorate, l'inserimento di alcuni programmi in ROM e registri più capienti.

NoteModifica

ApprofondimentiModifica

  1. ^ a b Olivetti non fornì mai cifre in bit o byte (che del resto nel 1964 erano più comunemente a 6 (sextet) che a 8 bit (octet). La stima si basa sulla supposizione che ognuno dei 10 registri possa teoricamente contenere 24 comandi, ciascuno, secondo il brevetto della macchina, composto da un byte di 8 bit.
  2. ^ Il calcolatore fa parte della collezione del Museum of Modern Art di New York: se ne vedono le foto sul sito ufficiale del museo.
  3. ^ IBM definisce il primo set di caratteri nel 1954, per il calcolatore IBM 704, e già nei tardi anni cinquanta gli esperti si aspettano che un computer sia in grado di memorizzare ed elaborare dei testi,
  4. ^ Già a metà degli anni sessanta però l'idea che i computer dovessero elaborare anche caratteri aveva iniziato a diffondersi tra il pubblico.
  5. ^ La stessa cosa vale ovviamente per altre macchine tradizionalmente considerate computer, come il Mark I (1943) o l'ENIAC (1946).
  6. ^ Si veda a tale proposito il paragrafo Descrizione sintetica
  7. ^ L'enciclopedia (vol. II, p. 507) pubblica una foto a colori della P101 parlando nella didascalia di "calcolatrici elettroniche". La voce relativa (Calcolatrici, macchine) distingue tra "Macchine calcolatrici elettroniche" (gli odierni computer) e "calcolatrici elettroniche" (calcolatrici che usano circuiti elettronici).
  8. ^ I raggruppamenti dei sistemi di elaborazione in categorie omogenee nascono solo dopo anni che i prodotti stessi sono sul mercato. Al momento della presentazione di un nuovo prodotto sul mercato, la terminologia usata è la più varia e colorita, anche in funzione promozionale. Seguendo la terminologia pubblicitaria di presentazione Altair 8800 andrebbe ad esempio catalogato come "minicomputer" mentre non si saprebbe bene dove collocare il PDP-8, definito dal produttore in modo assai generico: la sigla "PDP" sta infatti per "Programmed Data Processor" (Elaboratore di dati programmabile), e la macchina viene definita "High-speed digital computer" (Calcolatore digitale ad alta velocità).
  9. ^ Perotto (1995), pag. 34. Il Buy American Act (1933) infatti impone al governo statunitense di preferire prodotti di produzione nazionale.
  10. ^ Ricordiamo il celebre slogan: "PAL Color è solo Telefunken"
  11. ^ Si veda a tale proposito il paragrafo Computer o semplice calcolatrice ?
  12. ^ Ad esempio per tenere aperti sette file senza perdita di prestazioni occorrevano sette unità a nastro magnetico. Rimuovendo quasi tutte le periferiche come accade nella P101 anche i mainframe sarebbero stati molto più piccoli. (Esempio di Gastone Garziera)
  13. ^ Anche la morte di Perotto nel 2002 non sembra suscitare grandi emozioni: in Italia lo ricordano solo le Edizioni Apogeo e il portale Punto Informatico; All'estero apparentemente se ne ricorda solo Martin Campbell-Kelly
  14. ^ Scrivendo il necrologio di Perotto nel 2002 ( Pier Giorgio Perotto, su The Independent.), Campbell-Kelly pareva avallarne la tesi. In realtà lo storico non prende una posizione netta: da un lato riconosce dei meriti alla macchina, dall'altro dice che non era all'altezza di un vero computer, lasciando intendere che la definizione di "primo personal computer" fosse figlia di un eccessivo entusiasmo degli italiani.
    Nella sua valutazione a caldo, Campbell-Kelly oltretutto è convinto che il "Premio Leonardo Da Vinci" venga dall'omonimo museo. Il premio, come riferisce il Dizionario biografico degli italiani, veniva invece da un'associazione di categoria. Questa convinzione erronea può aver reso Campbell-Kelly più indulgente, vista la notorietà del museo in Italia.
    (EN)

    «[..] Perotto, has long been heralded in Italy as "father of the PC"

    [..] Although falling short of a true computer, the Olivetti machine's low cost and desk-top convenience made it a must- have for people who worked with numbers everywhere.

    In 1991, he was honoured by the Leonardo da Vinci Museum of Science and Technology, Milan, as the creator of the Programma 101 – arguably the world's first personal computer (though perhaps only in Italy would this be argued very strongly).»

    (IT)

    «"[..] Perotto, è stato da tempo proclamato in Italia "padre del PC"

    [..] Sebbene non fosse all'altezza di un vero computer, il basso costo e la praticità della macchina Olivetti ne fecero un must per le persone che lavoravano con numeri dappertutto.

    Nel 1991 venne premiato dal Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano come ideatore del Programma 101 - probabilmente il primo personal computer al mondo (anche se forse solo in Italia questo sarebbe sostenuto con gran forza).»

    (M. Campbell-Kelly, Giorgio Perotto, The Independent, 5 febbraio 2002)
  15. ^ Questo fatto tende ancor di più ad allontanarla dall'idea di personal computer come "strumento di elaborazione per la massa". In USA si vendeva nel 1966 a 3200$ , pari a circa 26000$ del 2021. In Italia il prezzo era stato fissato a 2 milioni di lire, pari a circa 21000€ del 2021.
  16. ^ Non si hanno invece testimonianze sulla sua diffusione in ambito amministrativo, campo in cui la limitata memoria della P101 costituisce un grosso limite. Il calcolo amministrativo, contrariamente al calcolo tecnico, prevede infatti molti calcoli semplici su grandi quantità di dati piuttosto che lunghi calcoli su pochi valori. La P101 è senz'altro adatta a calcolare piani di ammortamento, ma questo è proprio il genere di conti che interessa di più i grandi clienti, che spesso dispongono già di sofisticati computer. L'ufficio contabile di dimensioni medio-piccole che non fa spesso questo tipo di conti ne trae tutto sommato un vantaggio modesto.
  17. ^ Le schede perforate prese singolarmente hanno capacità limitata, ma le periferiche di lettura/scrittura ne gestiscono migliaia per volta. I nastri, sia magnetici che perforati, hanno invece già di per sé una capacità di memorizzazione relativamente elevata.
  18. ^ Perotto (1995), p. 42 presenta la memoria "magnetostrittiva" quasi come se fosse un'idea del suo gruppo. In realtà la memoria a linea di ritardo era stata ampiamente usata prima dell'avvento della memoria a nuclei di ferrite (non solo in "alcuni progetti speciali" come dice Perotto) ed era stata brevettata da Eckert e Mauchly nel 1947 (vedi brevetto US2629827). Nel 1965 il brevetto era ancora in vigore, come si scopre da Google Patents
  19. ^ Accontentandosi di numeri con 11 cifre. Utilizzando 22 cifre si scende addirittura a tre.
  20. ^ I registri M, R, A, B e C non vengono sovrascritti dalle operazioni di lettura della scheda.

CitazioniModifica

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BibliografiaModifica

La Programma 101 nelle parole del suo inventoreModifica

La Programma 101 vista da altriModifica

Manuali d'uso e opuscoliModifica

Testi di carattere generaleModifica

FilmografiaModifica

  • Alessandro Bernard e Paolo Ceretto, Quando Olivetti inventò il PC, History, 26 giugno 2011. Documentario televisivo.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica