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Rete tre
PaeseItalia
Anno1976
Generevarietà
Edizioni1
Durata70 min
Lingua originaleitaliano
Crediti
ConduttoreOmbretta Colli, Arnoldo Foà, Gianni Morandi, Giuseppe Pambieri, Olimpia Di Nardo
RegiaEnzo Trapani
AutoriMaurizio Costanzo, Enzo Trapani, Dino Verde
MusicheMarcello De Martino
Casa di produzioneRAI
Rete televisivaRete 1

Rete tre è stato un programma televisivo italiano trasmesso dalla Rete 1 nel 1976. Si trattava di un varietà del sabato sera, andato in onda per cinque settimane alle 20.45 a partire dal 30 ottobre.[1]

La trasmissioneModifica

Il programma, i cui autori erano Maurizio Costanzo, Enzo Trapani e Dino Verde, era una parodia di un'ipotetica nuova emittente televisiva, la "Rete 3", voluta da un fantomatico dirigente della Rai interpretato da Arnoldo Foà (la vera Rete 3, divenuta poi Rai 3, sarebbe nata solo tre anni dopo).[1]

La trasmissione non aveva pubblico in studio, ospiti e nemmeno conduttori, che si limitavano ad impersonare in ogni puntata (della durata di 70 minuti) i personaggi principali delle varie trasmissioni che compongono il palinsesto della "Rete 3", prendendo in giro le diverse forme di spettacolo maggiormente in voga in quegli anni, come i programmi di rivista, d'informazione e attualità, la prosa e gli sceneggiati, le opere liriche e i musical.[1]

I protagonisti dello show, ovvero Ombretta Colli, Gianni Morandi, Giuseppe Pambieri, Olimpia Di Nardo e Arnoldo Foà, si alternavano quindi proponendo un ipotetico teleromanzo dal titolo Dov'è Ada, presentavano una satirica edizione di un telegiornale che proponeva rubriche come "Ancor più dentro la notizia", rappresentavano ironicamente drammi come Orazi e Curiazi e Paolo e Francesca, senza tralasciare gli spazi che la televisione dedicava canonicamente alle previsioni del tempo e al segnale orario.[1]

La scenografia della trasmissione era curata da Gaetano Castelli, i costumi da Enrico Ruffini. La regia era di Enzo Trapani, mentre i momenti musicali erano curati dall'orchestra di Marcello De Martino.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Grasso, p. 676.

BibliografiaModifica

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