Riti di passaggio coreani

I riti di passaggio in Corea del Sud più importanti sono quattro e vengono indicati con il termine Gwanhonsangje (관혼상제), creato unendo la prima sillaba del nome di ogni rito. I riti sono: la cerimonia che celebra il raggiungimento della maggiore età (Gwallye, 관례), il matrimonio (Hollye, 혼례), il funerale (Sangrye, 상례) e i riti ancestrali per onorare gli antenati (Jerye, 제례).

StoriaModifica

La parola Gwanhonsangje (冠婚喪祭) venne usata per la prima volta nel Yegi (예기, 禮記), e da allora è stata usata in molte alter opere che descrivono vari riti. Matrimoni simili e alte epratiche sono state osservate dal periodo dei Tre Regni, anche se non è chiaro se il concetto di cerimonia nuziale confuciana sia stato stabilito proprio a quel tempo. Ci sono brevi registrazioni di matrimoni e pratiche che ricordano la tradizione cinese, ma non è chiaro come effettivamente venissero celebrati.

Tre RegniModifica

Per quanto riguarda Goguryeo, si aveva l’abitudine di preparare il corredo funebre e di condurre riti funebri con l’accompagnamento della musica. Altre usanze stabilite in passato includevano i canti per celebrare la fine del periodo di lutto dopo la morte e il lutto per tre anni.

A Silla (Hangul: 신라), dai documenti ritrovati, si presume che i partner si inchinassero l’un l’altro e che la festa nuziale fosse simile al matrimonio confuciano. Nel 삼국지 (三國志, Cronache dei Tre Regni), inoltre, viene riportato che ci fosse un periodo determinato per indossare abiti da lutto e tenere riti funebri. Anche a Silla la sepoltura nei cimiteri fu vietata per un periodo di cinque anni durante il regno del re Jijeung, quando fu stabilita la legge sul lutto.

A Baekje (Hangul: 백제), i riti erano simili a quelli osservati a Goguryeo.

GoryeoModifica

All’inizio del periodo Goryeo (Hangul: 고려), nella penisola coreana arrivarono le immagini della dinastia Song relative ai riti confuciani. Durante il regno del re Seongjong, le principali istituzioni del regno furono riorganizzate secondo il sistema confuciano e in questo periodo furono adottati i rituali confuciani cinesi. Sembra che pratiche confuciane fossero seguite solo dalla classe superiore, senza un’osservanza sistematica da parte della popolazione generale. I riti confuciani iniziarono a diffondersi, con l’accettazione attiva di uno dei testi cinesi sull’etichetta, 가례家禮, da parte dei funzionari,

JoseonModifica

La dinastia Joseon (Hangul: 조선) adottò il neoconfucianesimo come ideologia dominante e vennero adottati i riti confuciani del Gwanhonsangje. Furono attuate varie politiche per stabilire il sistema dei riti e, di conseguenza, dall’inizio del XVI secolo iniziarono a diffondersi libri relativi all’etichetta (예서 禮書) scritti in stile Joseon. Il governo rese anche obbligatorio per i burocrati un esame sui rituali. In particolare, i codici relativi alle istituzioni e alle cerimonie furono compilati proprio durante il periodo Joseon e queste istituzioni e cerimonie furono rese parte del sistema educativo. Nel XVI e XVII secolo, grazie al lavoro accademico degli studiosi, i rituali coreani vennero riuniti sotto il nome di Gwanhonsangje. Sono stati pubblicati più di 200 libri, prova dell’interesse di Joseon per le cerimonie di passaggio. Degno di nota è il fatto che tali riti non si limitarono a seguire l’esempio cinese, ma piuttosto vennero riadattati al contesto Joseon. Dopo l’invasione giapponese della Corea nel 1592, i Gwanhonsangje divennero dei rito di passaggio universali e solo alla fine della dinastia Joseon, con l’arrivo della cultura occidentale, si vide l’inizio del cambiamento nei rituali tradizionali.

Dominio giapponeseModifica

Nel 1934 il governatore generale della Corea modificò i Gwanhonsangje, dichiarando una “regola di rito” che obbligava alla semplificazione dei rituali in nome della modernizzazione. Questa regola non riconosceva Gwallye, Hollye, Sangrye e Jerye come cerimonie formali.

Epoca modernaModifica

I cambiamenti nella vita quotidiana provocati dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione hanno portato all’accettazione da parte della società di molti cambiamenti ai rituali, inclusi riti funebri e di lutto più brevi e una riduzione del numero di servizi. La cerimonia nuziale è diventata un evento e, di conseguenza, ha acquisito sempre più importanza la pianificazione del matrimonio. Tra le nuove professioni, è emersa quella del direttore funebre, con sale dedicate e compagnie di pompe funebri che soddisfano ogni requisito. Questi nuovi fornitori di servizi professionali assumono il ruolo della persona che dovrebbe officiare il rito secondo la tradizione garantendo il regolare svolgimento anche nel caso in cui tale persona non avesse esperienza nel metodo o nelle procedure rituali.

I quattro riti di passaggioModifica

Gwallye, Cerimonia del raggiungimento della maggiore età per ragazzi/eModifica

Gwally è la cerimonia del raggiungimento della maggiore età per i membri maschi della società coreana per celebrare il raggiungimento dei vent’anni, cioè l’età adulta, o per i ragazzi che si sarebbero presto sposati. Questa cerimonia si svolgeva secondo le seguenti procedure:

  1. Taegil (fissare la data): la cerimonia doveva aver luogo in un giorno di buon auspicio o, se le famiglie interessate avevano difficoltà a fissare tale data, un giorno del primo mese dell’anno.Se anche questo fosse stato impossibile, veniva scelto il primo giorno del quarto o settimo mese. Questo perché si credeva che la cerimonia del raggiungimento della maggiore età sarebbe stata il punto di partenza per una persona per svolgere il suo ruolo di essere umano responsabile.
  2. Preparazione: la parte più importante della preparazione era trovare qualcuno che presiedesse l’intera cerimonia. Secondo i libri sulle questioni rituali, l’officiante dovrebbe essere scelto tra gli amici del nipote maggiore del capofamiglia a cui apparteneva il ragazzo maggiorenne.
  3. Sigarye (Kor. 시가례, Chin. 始加禮): in questa parte della cerimonia, il ragazzo prima raccoglieva i capelli in due chignon e indossava una veste detta sagyusam e scarpe colorate, poi cambiava i due chignon in uno solo, coprendolo con un copricapo nero chiamato chipogwan, mantenendo l'acconciatura in posizione con una bacchetta per capelli. Poi si toglieva il sagyusam e lo sostituiva con una veste da studioso, stretta in vita da larga fascia intorno e scarpe nere.
  4. Jaegarye (Kor. 재가례, Chin. 再加禮): momento in cui si indossava un cappello a cilindro, chiamato gat. Con il cappello addosso, il ragazzo si toglieva la tunica da studioso e indossava una tunica bianca con cintura.
  5. Samgarye (Kor. 삼가례, Chin. 三加禮): momento in cui si indossava il copricapo confuciano. Indossando il copricapo, il ragazzo si cambiava la veste bianca in una blu, accompagnata da una fascia di seta nera.
  6. Chorye (Kor. 초례, Chin. 醮禮): rituale per bere liquori.
  7. Jagwanjarye (Kor. 자관자례, Chin. 字冠者禮): in questa parte di cerimonia, il ragazzo riceveva un nome di cortesia dall’officiante della cerimonia.
  8. Hyeonusadang (Kor. 현우사당, Chin. 見于祠堂): parte finale della cerimonia durante la quale il padre del ragazzo lo portava al santuario di famiglia per riferire l’evento agli antenati.

Nel rituale Gyelye, una ragazza che ha più di 15 anni entrava nell'età adulta indossando un binyeo (비녀), o una forcina ornamentale, insieme a altri tipi di abbigliamento.

Dal 1999 il Ministro della Cultura e del Turismo è stato il principale sostenitore del modello moderno di celebrazione della maggiore età. Dal 2014 la cerimonia ufficiale è organizzata dal Ministero per l’uguaglianza di genere e la famiglia. La riforma del 2013 ha abbassato la maggiore età da 20 a 19 anni e, quando i giovani raggiungono 19 anni, l’unità competente all’interno del Ministero li riunisce e il residente di ciascuna organizzazione ospita un semplice evento. Oggi, la tradizionale celebrazione del raggiungimento della maggiore età è ospitata dalla Sungkyunkwan University. Oltre alle cerimonie organizzate dallo stato, alcune cerimonie speciali si tengono in casa e, generalmente gli amici festeggiano il giorno della maggiore età regalando rose, profumi o altro, secondo la richiesta di ciascuno. Le rose simboleggiano la passione e l'amore e spesso ne vengono regalate 20, tante quanti gli anni compiuti (oggi 19), mentre il profumo simboleggia i bei ricordi.

Organismo organizzativoModifica

La celebrazione annuale moderna del Coming of Age Day è stata originariamente ospitata dal Ministero della Cultura e Turismo. Il 6 settembre 2006 questo ruolo è stato trasferito alla Commissione nazionale per i giovani, poi sostituita dal Ministro della Salute e del Welfare nel 2008, quando il dipartimento è stato riorganizzato. Nel marzo 2010, il dipartimento è cambiato di nuovo e dal 2014 l’agenzia è stata assegnata al Ministero per la parità di genere e la famiglia.

Hollye, Cerimonia nuzialeModifica

Hollye è il nome della procedura nuziale confuciana. In passato, l’età per il matrimonio era a 30 anni per gli uomini e 20 per le donne, mentre nel periodo moderno, il matrimonio era consentito dall’età di 15 anni per gli uomini e 14 per le donne (in alcune circostanze anche 12 anni). Oggi le persone si sposano a 20 anni o più tardi.

Il viaggio della sposa dopo il matrimonio a casa dello sposo (신행, 新行 )Modifica

Sinhaeng è il viaggio della sposa dalla sua casa da nubile a quella dello sposo, dove trascorrerà il resto della sua vita dopo il matrimonio.

Il momento della partenza della sposa per la casa dello sposo dopo il matrimonio variava notevolmente. Alcune donne appena sposate trascorrevano un anno a casa prima di andare a vivere con i suoceri per il resto della vita, mentre altre aspettavano solo un mese (dalmugi) o tre giorni (samil-sinhaeng). Quando la sposa si trasferiva a casa dello sposo lo stesso giorno del matrimonio, si usava il termine do-sinhaeng. Nelle zone rurali, fino agli anni Cinquanta era consuetudine trascorrere prima un anno in casa, poi però divenne più comune trasferirsi nel giorno del matrimonio.

Spesso l'uomo visitava la moglie in questo periodo in cui lei ancora abitava nella sua casa da nubile e questa usanza era chiamata jaehaeng (Kor. 재행, Chin. 再行, lett. Visita dello sposo alla famiglia della sposa). Lo sposo doveva ottenere il permesso dei genitori della sposa per poter andare a trovarla e portava con sé torte di riso e altri cibi come regali. A seconda del periodo che la sposa trascorreva nella casa dei propri genitori, le visite poteva essere più di una. Anche quando la sposa si trasferiva a casa dello sposo il giorno del matrimonio, lo sposo faceva visita alla casa della sposa. Nella provincia di Gyeongsangbuk-do, si diceva che lo sposo lo facesse per asciugare le lacrime dei genitori della sposa, tristi nel vedere la figlia lasciarli. Quando arrivava il momento per la sposa di andare a casa dello sposo, veniva scelto un giorno di buon auspicio e lei portava con sé dei regali per la famiglia dello sposo. Di solito era accompagnata dal padre come sanggaek (Kor. 상객, Chin. 上客, membro anziano della famiglia che accompagna la sposa o lo sposo), che pernottava a casa del genero. La sposa viaggiava in un palanchino affittato, di proprietà della comunità locale. Se la casa dello sposo non era lontana, usava un solo palanchino, altrimenti, a metà strada si spostava su un altro palanchino inviato dalla famiglia dello sposo. Con l'introduzione dei moderni mezzi di trasporto, la sposa prendeva un treno o viaggiava in macchina se la casa dello sposo era lontana e veniva trasferita in un palanchino all'ingresso del villaggio dello sposo. Fare il viaggio in palanchino era una pratica necessaria, a cui bisognava attenersi anche se la casa dello sposo era molto vicina rispetto quella della sposa. Il viaggio in palanchino è scomodo per la sposa che doveva rimanere immobile in uno spazio chiuso e angusto mentre il veicolo è in movimento, il che a volte provocava nausea. All'arrivo, però, c'era un ultimo ostacolo: i portatori dovevano attraversare un fuoco di paglia nel cortile prima di entrare in casa. Si credeva che questa pratica chiamata yangbab impedisse agli spiriti maligni di seguirla all'interno dell'abitazione. Questa tradizione è stata mantenuta nelle regioni rurali fino agli anni '80, quando i matrimoni in stile occidentale sono diventati la norma. La sposa portava con sé un barattolo di riso glutinoso, che la suocera cucinava per condividere con tutta la famiglia il terzo giorno dopo il suo arrivo. Il riso glutinoso simboleggiava il desiderio per la coppia di vivere felicemente insieme, di essere così vicini da essere "appiccicosi". La famiglia dello sposo organizzava una festa con l'aiuto di parenti e vicini di casa per celebrare l'arrivo della sposa e i vicini portavano riso o gamju (bevanda di riso dolce) come regalo.

Palanchino nuziale (신부가마, 新娘轿)Modifica

Per accompagnare la sposa a casa dello sposo dopo la cerimonia nuziale veniva usato un palanchino, ovvero una piccola lettiera su pali orizzontali portata in spalla da un gruppo di portatori.

Durante il sinhaeng, il palanchino nuziale era contrassegnato da una fascia di cotone legata a forma di X tutt'intorno al veicolo tranne la parte anteriore, o da una pelle di tigre sulla la parte superiore. Era splendidamente decorato con più colori o nappe e immagini di una coppia di uccelli, animali o pesci per esprimere i desideri per l'armonia e la fecondità coniugale della coppia. C'è anche un detto: "La coppia non condividerà felicemente gli anni insieme se uno dei pali del palanchino nuziale è rotto". Il palanchino nuziale era anche chiamato "palanchino di fiori" (kkotgama), ma non tutti i palanchini di fiori erano esclusivamente per le spose, infatti lo sposo a volte usava il proprio palanchino per il viaggio di ritorno a casa dopo il matrimonio invece di andare a cavallo, cosa più comune. Il palanchino dello sposo di solito presentava piccole decorazioni.

In un matrimonio tradizionale, la processione di un palanchino nuziale era simile a una processione della nobiltà. Il giorno del loro matrimonio, i cittadini comuni venivano trattati come nobili e potevano viaggiare su un palanchino, solitamente riservato alle classi superiori. Lo sposo guidava il corteo mentre i portatori portavano il palanchino nuziale, seguito dai membri anziani della famiglia degli sposi novelli, gli assistenti della cerimonia, i portatori di lanterne e così via. La nuova coppia era trattata come membri nobili della società in tutti gli aspetti, incluso l'abbigliamento, pumseok (Kor. 품석, Chin. 品席) e pumdeung (Kor. 품등, Chin. 品燈), che erano rigorosamente regolati in base allo status sociale. La sposa si truccava e si truccava e indossava splendidi abiti tra cui l'hwarot (Kor. 활옷, Chin. 闊衣, abito cerimoniale), mentre lo sposo partiva per la sua casa, indossando dallyeong (Kor. 단령, Chin. 團領, abito con girocollo) con cappello, cintura e stivali. Il materiale per i cuscini variava dalla pelle di leopardo a quella di tigre, cane e agnello secondo il grado, ma il palanchino nuziale era ricoperto di pelle di tigre, solitamente riservata ai funzionari di alto rango. Allo stesso modo, il colore delle lanterne utilizzate era determinato dal grado, ma il corteo nuziale prevedeva lanterne blu e rosse (cheongsadeungnong) usate normalmente solo dai funzionari di alto rango.

Documento dei dati oroscopici dello sposo (사주단자, 四柱單子)Modifica

Sajudanja era un documento contenente i dati oroscopici dell’aspirante sposo, l’ora, il giorno, il mese e anno della sua nascita secondo il calendario lunare, inviato alla famiglia dell’aspirante sposa.

Al momento della proposta di matrimonio, la famiglia dello sposo inviava alla famiglia della sposa un documento contenente le informazioni sulla nascita dello sposo, avvolto in un panno a doppio strato. Nella provincia di Jeollanam-do, il documento era accompagnato da alcuni doni, tra cui stoffa sufficiente per realizzare una giacca e una gonna per la sposa. Il documento era avvolto in un pezzo di stoffa a doppio strato, uno rosso e l'altro blu, e i regali erano posti in una scatola o avvolti da un panno. Entrambi venivano quindi avvolti in un panno blu e inviati alla famiglia della sposa tramite un sensale. Nella provincia di Gyeongsangnam-do, la proposta di matrimonio veniva presentata tramite un sensale secondo un accordo tra le due famiglie e inviata dalla famiglia dello sposo alla famiglia della sposa insieme al sajudanja e un pezzo di stoffa per la giacca della sposa. Il processo era simile nella provincia di Hwanghaedo, dove la proposta di matrimonio veniva inviata dalla famiglia dello sposo alla sposa con il sajudanja e alcuni doni.

Sangrye, FuneraleModifica

Sangrye (Hangul: 상례; Hanja: 喪禮) è il nome della cerimonia di accompagnamento del defunto nel momento della sepoltura. Come in diverse altre culture, nella tradizione coreana la morte non è semplicemente la fine della vita dal punto di vista biologico, ma implica il passaggio dello spirito dal nostro mondo a un altro e questa credenza si riflette in diversi passaggi dello Sangrye.

Lo Sangrye può essere celebrato secondo diversi “stili”, come quello sciamanistico, quello buddhista, quello confuciano o quello cristiano, che possono anche essere combinati tra di loro. Al giorno d’oggi, quello confuciano è quello più praticato e quello considerato il più tradizionale.

Riti ancestrali moderniModifica

Solitamente i funerali durano tre giorni, ognuno dei quali è caratterizzato da diversi rituali:

  1. Primo giorno. Quando una persona muore, il corpo viene posto in una sala funeraria, vestito di tutto punto. Vengono preparati anche dei cibi rituali, nello specifico tre ciotole di riso e tre tipi diversi di banchan, accompagnati da tre monete e tre paia di sandali di paglia. Questo passaggio può subire delle variazioni a seconda della religione della famiglia del defunto.
  2. Secondo giorno. Il maestro di cerimonie si occupa di lavare e avvolgere il corpo. Un membro della famiglia inserisce del riso crudo nella bocca del defunto (sempre a seconda della religione della famiglia) e poi il corpo viene deposto nella bara. Tutti i membri della famiglia si vestono a lutto, solitamente le donne indossano l’abito tradizionale (hanbok) e gli uomini sono in completo, l’importante è che gli abiti siano neri. Dopo aver cambiato il defunto e aver preparato il cibo, la cerimonia ha inizio e varia in base alla religione della famiglia. Dopo la cerimonia rituale, vengono accolti gli ospiti.
  3. Terzo giorno. La famiglia sceglie se seppellire o cremare il corpo. Nel primo caso, tre membri della famiglia lanciano delle manciate di terra sulla bara per tre volte, mentre nel secondo caso non ci sono atti specifici da compiere. L’unica cosa necessaria è un’urna nella quale deporre le ceneri e un luogo in cui l’urna verrà conservata.

Gli invitati al funerale portano delle offerte di condoglianze e la famiglia serve una zuppa chiamata yukgaejang e del soju.

Altri riti e oggetti legati al funeraleModifica

Tavoletta ancestrale temporanea (혼백, honbaek)Modifica

Fatta di stoffa bianca, la tavoletta temporanea honbaek viene usata nei riti funerari prima che venga fatta la tavoletta vera e propria sinju (신주), nella quale lo spirito risiederà definitivamente.

Si inizia trasferendo lo spirito del defunto nell’indumento indossato nella parte superiore del corpo, che poi viene nuovamente trasferito nella tavoletta temporanea. L’ultimo passaggio prevede la creazione della sinju, nella quale lo spirito viene trasferito dopo la sepoltura. Questo avviene proprio nel luogo di sepoltura e poi, entrambe le tavolette vengono riportate a casa, dove viene celebrato un ultimo rito, al termine del quale la tavoletta temporanea viene seppellita o bruciata. Le famiglie che non preparano una sinju, conservano la honbaek per tutto il periodo di lutto, quindi tre anni.

Esistono due tipi di honbaek: sokbaek (속백) e gyeolbaek (결백). La prima è di seta e ha le estremità arrotolate e legate, mentre la seconda assomiglia a una figura umana. A volte sono anche fatte di hanji, la tradizionale carta coreana, ma al giorno d’oggi spesso viene usata della tela di canapa o ramia.

Ornamenti della baraModifica

La bara (sangyeo) viene decorata con diversi oggetti o dipinti.

La parte superiore viene coperta con un telo (angjang) bianco, rosso o blu sul quale sono spesso rappresentate delle nuvole. Agli angoli sono appese delle lanterne, simbolo della luce che deve guidare lo spirito del defunto nel viaggio verso l’oltretomba. Il corpo della bara viene spesso dipinto e lungo il bordo è decorato con figure lignee di persone, animali, fiori, … le immagini più ricorrenti sono il drago e la fenice, animali di buon auspicio che hanno il compito di proteggere lo spirito. Questo compito è anche affidato alle molteplici figure umane rappresentate, chiamate ggokdu. Un’altra decorazione ricorrente sono i fiori di loto, che simboleggiano la rinascita nella terra pura secondo le credenze buddhiste. La parte inferiore della bara non è decorata perché ci sono i pali per il trasporto.

L’aspetto della bara muta in modo significativo a seconda del luogo, gusti personali e lo status della famiglia. Al giorno d’oggi, le bare sono spesso decorate con citazioni della bibbia o con simboli buddhisti e sono molto più semplice, ma rimane il desiderio di augurare al defunto un viaggio sereno verso l’aldilà.

Stendardo di canapa (공포, gongpo)Modifica

Un drappo di canapa viene appeso a un bastone di bambù e portato a mo’ di stendardo davanti alla bara durante la processione verso il luogo di sepoltura. Lungo circa 90 cm, il drappo viene usato per spolverare la bara prima che venga calata nella fossa.

L’incaricato di portare il drappo ha anche il compito di informare i partecipanti che lo seguono delle condizioni della strada, agitando il gongpo a destra e sinistra o alzandolo e abbassandolo.

Deposizione della tavoletta ancestrale nel tempio di famiglia (길제, gilje)Modifica

È l’ultimo rito funerario e quando una nuova generazione di antenati viene aggiunta, la generazione più antica va rimossa dal tempio.

Prima di tutto, il capofamiglia sceglie una data di buon auspicio e, tre giorni prima della cerimonia, i familiari lavano il corpo del defunto. Sempre il capofamiglia informa il defunto che la sua tavoletta verrà posta nel tempio, nel quale, nel frattempo, viene preparato il posto per deporre tale tavoletta. I partecipanti indossano abiti di buon auspicio e preparano le offerte, seguendo una serie di passaggi ben precisi:

  1. Chamsin (참신), nel quale si porge rispetto allo spirito del defunto.
  2. Gangsin (강신), evocazione dello spirito ancestrale.
  3. Heonjak (헌작), offerta del liquore.
  4. Yusik (유식), periodo d’attesa finché gli spiriti non abbiano ricevuto abbastanza cibo.
  5. Hanmun (합문), chiusura della porta per dare modo agli spiriti di mangiare il cibo offerto.
  6. Gyemun (계문), riapertura della porta.
  7. Sasin (사신), ultimo saluto allo spirito che se ne va e rimozione della tavoletta.
  8. Cheolsang (철상), rimozione delle offerte di cibo.

La cerimonia si conclude con la sepoltura della tavoletta che è stata rimossa. Con la fine del gilje, i familiari possono smettere gli abiti da lutto e tornare a vestirsi normalmente. Indica infatti, non solo la fine del funerale, ma anche il ritorno alla vita di tutti i giorni, un nuovo inizio per i familiari del defunto.

Rito celebrato nel secondo anniversario della morte (대상, Daesang)Modifica

Letteralmente significa “giorno di buon auspicio” e si celebra nel secondo anniversario della morte, quindi 25 mesi dopo il funerale (non vengono contati i mesi di lutto). I partecipanti devono indossare specifici abiti chiamati dambok, intessuti di fili bianchi e neri. Il giorno prima di questo rito, viene celebrata anche un’altra cerimonia in cui avviene il cambiamento delle tavolette degli spiriti nel tempio di famiglia. Le tavolette vengono riscritte, per accogliere la nuova generazione di antenati (ovvero coloro che sono morti più recentemente), mentre quelle più antiche vengono rimosse. La cerimonia inizia con un’offerta di vari cibi, vino e frutta, mentre si informano gli spiriti del cambiamento che sta per avvenire. È il capofamiglia stesso a spostare le tavolette, una alla volta da est verso ovest.

Il secondo anniversario della morte è celebrato in maniera analoga al primo anniversario, in cui i partecipanti si alzano molto presto e portano le offerte di cibo, per poi porre le tavolette al loro posto mentre sorge il sole. Il capofamiglia lascia il bastone funerario all’ingresso del tempio ed entra con gli altri partecipanti per dare inizio al rituale di fronte al yeongjwa (영좌, letteralmente il posto dello spirito). Poi tutti si cambiano gli abiti, rientrano e celebrano un rituale del lamento. Infine, il capofamiglia brucia dell’incenso, si inchina due volte davanti alle tavolette e versa un bicchiere di liquore per invocare gli spiriti ancestrali, mentre la persona che si occupa delle preghiere offre del cibo.

Il liquore viene offerto tre volte: prima dal capofamiglia, poi dalla moglie del capofamiglia e infine da uno dei parenti o invitati, non importa se uomo o donna.

Mentre gli antenati accettano le offerte, i partecipanti aspettano all’esterno, per poi rientrare per salutare lo spirito che se ne va. Dopo, una nuova tavoletta viene portata nel tempio e posta nello spazio che è stato liberato all’estremità più a est. Infine, il capofamiglia rompe il bastone funerario e lo getta in un angolo, a simboleggiare che non verrà più usato.

Jerye, Riti legati al culto degli antenatiModifica

Nei tempi antichi, gli uomini provavano un timore reverenziale per la natura e credevano che l’umanità avrebbe prosperato solo se avesse vissuto in armonia con essa, assecondandola nei suoi cambiamenti (per esempio, seguendo il ciclo delle stagioni). Pensavano, inoltre, che ogni cosa fosse pervasa di spirito e, seguendo queste credenze, iniziarono a pregare per il benessere umano. Con lo sviluppo della civiltà, questi riti vennero sempre più formalizzati e ora vengono chiamati con il termine confuciano Jerye (Hangul: 제례, Hanja: 祭禮). Il nome Jerye viene usato per indicare molti riti ancestrali e legati al culto degli antenati. Tra i vari tipo di Jerye possiamo individuare Gije, Seeje e Myoje.

Il Jerye si basa sull’offerta di cibo agli spiriti, le anime dei defunti, i demoni e gli dei. Nelle culture dell’Asia Orientale, influenzate da quella cinese, viene anche usato il termine Chalye (Hangul: 차례) in senso stretto per esprimere la devozione agli dei, mentre in senso più ampio indica tutti i rituali che includono un’offerta di cibo, legati alla tradizione sciamanica, animistica e al culto degli antenati.

I seguenti cibi sono vietati durante le cerimonie e non possono essere posti sull’altare:

  • Pesche
  • Pesci come il luccio o lo sgombro
  • Fagioli rossi
  • Cibi che contengono peperoncino o aglio perché, secondo le credenze tradizionali, gli spiriti odiano il rosso e l’aglio.

Inoltre, l’uomo incaricato del sacrificio deve indossare l’abito tradizionale hanbok.

Regole antiche:

  • 홍동백서 (Hanja: 紅東白西): i frutti rossi vengono posti a est, quelli bianchi a ovest.
  • 어동육서 (Hanja: 魚東肉西): il pesce è posto a est, la carne a ovest.
  • 조율이시 (Hanja: 棗栗梨枾): in ordine vengono poste sull’altare giuggiole, castagne, pere e kaki.
  • 두동미서 (Hanja: 頭東尾西): il pesce va sempre posizionato in modo tale che la testa sia rivolta a est e la coda a ovest.
  • 반생 (Hanja: 死者反生): l’immagine di un defunto va posizionata di fronte a quella di un uomo ancora vivo.
  • 좌서우동 (Hanja: 左西右東): la tavoletta ancestrale va posta sul lato est, con il lato sinistro rivolto a ovest e quello destro a est.
  • 남좌여우 (Hanja: 男左女右): gli uomini si inchinano a sinistra, le donne a destra.

Altri riti e credenzeModifica

Baegil. Centesimo giorno dopo la nascita (백일, 百日)Modifica

Il termine baegil (백일) si riferisce letteralmente al centesimo giorno successivo alla nascita del bambino, ma significa anche semplicemente molti giorni. La società coreana ha subito un alto tasso di mortalità infantile fino all’inizio del XX secolo, con molti bambini che morivano prima di raggiungere il loro centesimo giorno di vita e per questo motivo si credeva che fosse necessaria una celebrazione speciale per un bambino che avesse superato quel periodo critico. Per la festa, chiamata baegiljanchi, la famiglia vestiva il bambino con vestiti nuovi e organizzava un sontuoso banchetto per festeggiare con parenti e vicini.

La celebrazione iniziava con il rituale di offerta di una colazione speciale a base di riso cotto e zuppa di alghe a Samsin, la dea della gravidanza. Dopo il rito, il cibo veniva mangiato dalla madre del bambino. Per il banchetto venivano preparati speciali cibi festivi, tra cui una varietà di torte di riso come baekseolgi, susupatteok, injeolmi, e songpyeon. Il baekseolgi è un alimento simbolico perché il primo carattere della parola, baek, ha il doppio significato di “bianco” e “cento”, che insieme rappresentavano il desiderio che il bambino vivesse per cento anni. Si credeva che i susupatteok respingessero gli spiriti cattivi grazie al loro colore rossastro e che gli injeolmi aiutassero il bambino a crescere con una mente sincera. Venivano realizzati due tipi di songpyeon (dolci di riso a forma di mezzaluna), uno con ripieno e l’altro senza, nella speranza che il bambino crescesse con un cuore forte e generoso. I baegiltteok, torte di riso per il centesimo giorno, venivano distribuite non solo a parenti e vicini, ma anche a altri che non erano stati formalmente invitati, poiché si credeva che ciò avrebbe aiutato il bambino a vivere una lunga vita. Chi riceveva le torte di riso dava in cambio riso, filo o denaro.

Il giorno della celebrazione del baegil era anche il giorno in cui i capelli del bambino venivano tagliati per la prima volta. L’indumento speciale indossato dal bambino per i festeggiamenti aveva ferretti e laccetti intorno al petto, abbastanza lunghi da girare intorno alla vita, che rappresentavano i desideri della famiglia affinché il bambino vivesse a lungo. Spesso il bambino era vestito con un indumento patchwork realizzato con cento pezzi di stoffa perché il numero simbolizzava la longevità. in generale, le celebrazioni consistevano in gran parte in eventi per augurare salute, felicità e longevità del bambino.

Oggi, la celebrazione del centesimo giorno tende a essere meno importante della festa per il primo compleanno e, in molti casi, le famiglie scattano semplicemente foto commemorative e condividono torte di riso con parenti e vicini.

Mentre il rito samchiril era in gran parte un evento per la protezione del neonato e della madre, il baegil era una celebrazione esclusivamente per il bambino. Era anche un evento sociale in cui la famiglia e i vicini si riunivano per accogliere ufficialmente il bambino e il fatto che le torte di riso distribuite e gli abiti indossati in questo giorno avessero un significato simbolico per la salute e la longevità del bambino riflette la dura realtà del passato quando molti neonati morivano prima di raggiungere il centesimo giorno. Il baegil era quindi una celebrazione per il bambino che era riuscito a raggiungere il traguardo dei cento giorni, pronto per iniziare una vita lunga e produttiva.

Libro dei mille personaggi [scritto da] mille persone (천인천자문, 千人千字文)Modifica

il Cheonin-cheonjamun era un libro di mille caratteri cinesi, ciascuno scritto da una persona diversa come preghiera per la salute, longevità e benessere di un neonato. Veniva prodotto grazie agli sforzi del nonno o del padre del neonato che chiedevano a mille conoscenti di scrivere una sola lettera di “Cheonjamun". Il libro incarnava i desideri del nonno e del padre che confidavano nella saggezza delle mille persone perché scrivessero dei caratteri tali da aiutare il neonato a crescere con saggezza. Molto spesso il “Cheonin-cheonjamun” veniva posizionato sulla tavola apparecchiata per la prima festa di compleanno, perché si credeva che così facendo sarebbe stata trasmessa al bambino la saggezza di mille calligrafi. In particolare, il nonno e il padre cercavano persone che avevano superato l’esame di stato (gwageo). Per questo motivo, “Cheonin-cheonjamun” è anche chiamato un libro dai mille caratteri nati dalla supplica.

“Cheonin-cheonjamun” è anche chiamato “Maninmun” (Kor. 만인문, Chin. 萬人文, un libro scritto da un gran numero di persone) poiché vi contribuivano molte persone, o “Baeksumun” (Kor. 백수문, Chin. 白首文), ovvero un libro nato come preghiera affinché il neonato imparasse il sistema di scrittura e vivesse finché i capelli non fossero diventati grigi.

Poiché a tutti coloro che hanno partecipato al lavoro veniva chiesto di lasciare il proprio nome sul lato più sinistro del carattere che avevano scritto, veniva rigorosamente rispettato il principio di una singola lettera per persona. Ogni calligrafo aveva scritto un singolo carattere insieme al suo significato e lasciato il suo nome come firma (o il timbro del suo sigillo). Inoltre, quando si faceva visita a questi calligrafi per chiedere loro di scrivere un carattere di “Cheonjamun”, venivano offerti loro pesce o liquore come regali.

La realizzazione di un libro “Cheonin-cheonjamun” era un’usanza popolare che incarnava l’amore sincero dei genitori per il loro bambino, tanto che li portava a fare appello a ben mille conoscenti per ottenere mille caratteri cinesi scritti a mano, desiderando per il loro figlio un futuro promettente. Questa usanza popolare trasmetteva anche il buon cuore di coloro che avevano scritto ogni carattere per celebrare la nascita di un neonato e per pregare per il suo benessere.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàNDL (ENJA00564900