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BiografiaModifica

Di famiglia ebraica e figlio dell'artigliere Giacomo Segre, ne seguì le orme e fu allievo del Collegio militare di Milano. Divenuto ufficiale di artiglieria, passò allo stato maggiore. Partecipò alla guerra di Libia.

Allo scoppio della prima guerra mondiale fu capo di Stato maggiore divisionale sul Carso, poi membro dello Stato maggiore della Terza armata del duca d'Aosta. Passò poi al fronte del Pasubio-Asiago.[1] Tra i primi ad intuire le evoluzioni dei compiti della sua Arma[2] e considerato uno dei più grandi esperti a disposizione,[3] fu al comando dell'artiglieria della 6ª Armata (Regio Esercito) durante la battaglia del Solstizio. Quivi contribuì grandemente al successo italiano, grazie alla tattica della "contropreparazione anticipata", con cui l'artiglieria della parte in difesa non si limita ad attendere il tiro di preparazione avversario, ma lo eguaglia o anticipa, non limitandosi al fuoco di controbatteria ma prendendo di mira anche i luoghi di adunata delle truppe avversarie, fiaccandone così la spinta offensiva. La questione finì al centro di un'aspra polemica del primo dopoguerra con il generale Giardino, comandante della Quarta armata.[4]

Viene promosso brigadiere generale "per meriti di guerra" alla fine del conflitto.

A seguito dell'armistizio di Villa Giusti, il Comando Supremo italiano lo invia a Vienna come capo della missione militare italiana per l'armistizio. Questa missione, che arriverà a contare centinaia di membri tra soldati e ufficiali, ha il compito di esigere da parte austriaca e degli altri stati successori dell'Austria-Ungheria il rispetto delle clausole dell'armistizio del 4 novembre incluse la restituzione dei prigionieri, il sequestro di materiale ferroviario e il ritorno di opere d'arte italiane.

Segre agirà con grande autonomia dal Comando Supremo cercando di tutelare quelli, che a suo modo di vedere, sono gli interessi italiani nell'area. Tra gli interventi più importanti vi è sicuramente la mediazione esercitata da Segre tra austriaci e jugoslavi durante il conflitto, nella primavera del 1919, per il controllo della regione austriaca della Carinzia.

Nel gennaio del 1920, anche a causa della rivalità con Pietro Badoglio, viene coinvolto in un'inchiesta a carico della missione per illeciti amministrativi. Venne costretto a rientrare in Italia e fu arrestato. Le indagini condotte dallo stesso Stato Maggiore appureranno la sua totale estraneità alle accuse.[5] Nel suo volume di memorie Segre imputerà la persecuzione nei suoi confronti a una vera e propria offensiva politica del Partito Socialista Italiano e del Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti.

Appassionato di storia militare e di storia dell'Europa orientale lascerà diverse opere tra cui un resoconto autobiografico sulla missione di Vienna.

NoteModifica

  1. ^ Treccani_roberto-segre.
  2. ^ Aldo A. Mola, Salone del Libro, Il Generale Roberto Segre Stella d'Italia e di Davide, Il Giornale del Piemonte, 4 maggio 2014. URL consultato il 29 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2014).
  3. ^ Gianni Pieropan, 1914-1918: Storia della grande guerra, Mursia, 1998, p. 660.
  4. ^ Lorenzo Cadeddu, Paolo Pozzato (a cura di), Polemiche tra i vincitori: le ragioni nascoste di un successo (PDF), in La Battaglia del Solstizio, Gaspari Editore, 2009.
  5. ^ Antonino Zarcone, Il generale Roberto Segre : come una granata spezzata nel tempo, Roma, Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio storico, 2004.

BibliografiaModifica

  • Alberto Rovighi, I militari di origine ebraica nel primo secolo di vita dello Stato italiano, Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, 1999.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN23761425 · ISNI (EN0000 0000 8102 5912 · LCCN (ENn90654323 · BNF (FRcb145593071 (data) · WorldCat Identities (ENn90-654323
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