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Manifesto del Women's Army Corps del 1942

Il servizio militare femminile indica in alcuni Stati del mondo, la facoltà o l'obbligo all'esercizio da parte di un cittadino di sesso femminile di prestare servizio, per un periodo di tempo prestabilito, servizio militare presso le forze armate.

Indice

Cenni storiciModifica

In età antica le amazzoni rappresentano una delle prime testimonianze dell'impiego di donne in combattimento. Durante la seconda guerra mondiale, diversi paesi impiegarono le donne in servizi ausiliari, come gli Stati Uniti (WAVES dell'US Navy) e la Gran Bretagna (Women's Royal Naval Service), o addirittura, come l'URSS anche in combattimento. In Italia solo nella Repubblica sociale italiana fu creato il Servizio Ausiliario Femminile.[1]

 
Donne pilota dell'US Air Force

A partire dagli anni settanta del XX secolo, gli eserciti occidentali hanno cominciato ad ammettere le donne al servizio attivo. Solo alcuni di loro permettono alle donne di ricoprire ruoli di combattimento attivo, tra cui Australia, Nuova Zelanda, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Germania, Norvegia, Israele, Serbia, Stati Uniti d'America, Svezia e Svizzera.

Nel mondoModifica

IsraeleModifica

In Israele il servizio militare femminile è obbligatorio ed è della durata di 24 mesi, sebbenesiano esonerate le donne fortemente osservanti. Si stima che il 34% delle forze armate israeliane sia composto da personale femminile.[senza fonte]

ItaliaModifica

 
Paracadutista italiana della "Brigata paracadutisti "Folgore"" in servizio a Torino nel 2006 durante i XX Giochi olimpici invernali.

L'impiego delle donne in guerra era previsto solo nel Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, nato nel 1908, e nel Corpo delle infermiere volontarie dell'ACISMOM nato nel 1940, corpi ausiliari delle forze armate. Nell'esercito italiano il 235º Reggimento fanteria "Piceno" è il centro addestramento femminile.[2] Durante la seconda guerra mondiale la Repubblica Sociale Italiana istituì un "Corpo femminile volontario" per i servizi ausiliari delle forze armate (le cui appartenenti erano genericamente chiamate "ausiliarie"), comandato dal Generale di brigata Piera Gatteschi Fondelli. Nel decreto ministeriale d'istituzione, si metteva in chiaro che l'esistenza dello stesso era limitata unicamente al tempo di guerra.[3] L'equivalente, nel Regno del Sud cobelligerante con gli Alleati, era il CAF, Corpo di Assistenza Femminile, anche questo sciolto alla fine delle ostilità. Le appartenenti al corpo erano equiparate al grado di sottotenente ed indossavano uniformi militari di produzione inglese.[4]

Nel 1959 nacque poi il Corpo di Polizia femminile, civile ma inserito in un ordinamento militare, allora vigente per la polizia. Diadora Bussani fu la prima donna italiana ad aver presentato la domanda di ammissione all'Accademia navale di Livorno nel 1981. Dopo essere stata esclusa dal bando di concorso per potervi accedere, il tribunale amministrativo regionale ne accolse il ricorso, tuttavia il Consiglio dello Stato ne annullò la decisione. La speranza di potersi arruolare nasceva dalle legge n. 66 del 1963 che permetteva l'impiego femminile nei pubblici uffici senza limiti alla carriera, evidentemente escludendo le mansioni militari in quanto si riteneva fosse necessario tener conto delle naturali diversità biologiche fra uomo e donna. Quando la vicenda divenne pubblicamente nota, la United States Navy le concesse simbolicamente l'arruolamento, che le venne conferito il 2 novembre 1982.[5][6]

Il servizio militare femminile effettivo, su base volontaria, è stato introdotto con la legge delega 20 ottobre 1999 n. 380, attuata poi con un paio di provvedimenti legislativi: il d.lgs. 31 gennaio 2000, n. 24 ed il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 marzo 2000, n. 112. Le norme stabilirono la possibilità di arruolamento delle donne.[7] I primi arruolamenti avvennero nel 2000; ciò ha fatto dell'Italia l'ultimo paese membro della Nato a consentire l'ingresso delle donne nelle forze armate.[8][5] Le donne sono attualmente presenti all'interno di tutte le forze armate italiane e nella Guardia di Finanza, e impiegate anche nelle missioni militari italiane all'estero.[9]

SveziaModifica

A partire dal 1980 in Svezia le donne possono prestare servizio nelle forze armate. Nel 2002, il governo svedese ha chiesto all'esercito di considerare di rendere obbligatorio il servizio militare per le donne.

Stati Uniti d'AmericaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Women's Army Corps.

Lo United States Army impiega donne nelle proprie forze armate, uno dei primi corpi fu il Women's Army Corps, il ramo femminile dello United States Army. Fu creato come unità ausiliaria, Women's Army Auxiliary Corps il 15 maggio 1942 dalla Public Law 554,[10] e successivamente trasformato in stato di servizio attivo nel 1943.

Lista di reparti femminiliModifica

  • 1077' reggimento antiaereo (Unione Sovietica)
  • Lotta Svärd (Finlandia)
  • Amazonian Guard
  • Angels of Bataan
  • Australian Women's Army Service
  • Australian Women's Land Army
  • Royal Australian Naval Nursing Service
  • Women's Auxiliary Australian Air Force
  • Women's Royal Australian Naval Service
  • Auxiliary Territorial Service
  • Canadian Women's Army Corps
  • Royal Canadian Air Force Women's Division
  • Women's Royal Canadian Naval Service
  • Dahomey Amazons
  • Ochotnicza Legia Kobiet
  • Rani of Jhansi Regiment
  • Servizio ausiliario femminile (Burma)
  • Servizio ausiliario femminile (Polonia)
  • Sri Lanka Army Women's Corps
  • Swedish Women's Voluntary Defence Service
  • United States Marine Corps Women's Reserve
  • United States Navy Nurse Corps
  • SPARS
  • WAVES
  • Women's Auxiliary Air Force
  • Women's Royal Air Force
  • Women's Royal Army Corps
  • Women's Royal Naval Service
  • Women's Battalion
  • Women's Flying Training Detachment
  • Women's Army Volunteer Corp

NoteModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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