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Simone Doria, in inglese Simon, occitano Symon (... – ...), è stato uno statista e uomo di lettere genovese, dell'importante famiglia dei Doria attivo tra il 1250 e il 1293. Come trovatore ha scritto sei tenzones, sopravvissute, quattro con Lanfranco Cigala, una incompleta con Jacme Grils e un'altra con un certo Alberto. Era figlio di un tale Percivalle Doria, da non confondere con Percivalle Doria, anche trovatore e probabilmente suo cugino.

IdentificazioneModifica

Un Simone Doria viene per la prima volta documentato nel 1253 a Tunisi, dove trasporta denaro e tessuti d'oro. Nel 1254 e 1256 viene riportato come marito di una Contessina, sorella di Giacomino, della casa dei margravi di Gavi. Nel 1257 accetta del denaro in mutuum. Nel 1267 è assente da Genova e ivi rappresentato da un procuratore. Il 13 marzo 1275 risulta morto. Ovviamente, banchiere o mercante che fosse, questo Simone è difficile da identificare con il trovatore.

È molto più probabile che il trovatore fosse il Simone Doria, riportato come ambasciatore a Ceuta in un trattato del 6 settembre del 1262. È podestà di Savona nel 1265–1266, uno dei tanti esempi di podestà-trovatori forniti dal XIII secolo, molti dei quali di Genova. Il 13 gennaio del 1265 tale Simone veniva mandato come ambasciatore a Genova per richiedere Tommaso Malocello come futuro podestà di Savona. Nel 1267 è di nuovo a Genova, e l'8 luglio firma un documento di ratifica della pace tra i genovesi e i cavalieri templari sotto Thomas Bérard. Questo Simone è l'ultimo menzionato nel 1293, allorché veniva nominato podestà di Albenga.

Un certo Simone Doria era in possesso di una galera a Genova nel 1311. Costui probabilmente non era il trovatore, ma piuttosto lo stesso Simone che fu ambasciatore per il papa nel 1271 o 1281. Ci sono probabilmente tre Simone della famiglia Doria. È impossibile distinguerli perfettamente, ma la tenso con Alberto deve essere stata scritta prima del 1250, in base a un riferimento all'imperatore Federico II nel verso 40, sì che diventa più verosimile l'identificazione con l'ambasciatore-podestà della metà del secolo, mentre è quasi impossibile quella dell'armatore del 1311.

OpereModifica

La tenso con Jacme Grils è conservata in due manoscritti: MS trobadorico "O", un'opera italiana del XIV secolo su pergamena, adesso "Latino 3208" nella Biblioteca Vaticana a Roma; e a1, un manoscritto italiano su carta del 1589, adesso alla Biblioteca Estense di Modena. L'inizio è di Simone:

(OC)

«Segne'n Iacme Grils, e.us deman,
car vos vei larc e ben istan
e qar per ric pretz sobeiran
e per saver es mentaubutz,
qe me digatz per q'es perdutz
solatz e domneis mal volgutz.»

(IT)

«Signor Jacme Grils, vi domando,
voi sì prodigo e benestante,
ed in valore a tutti sovrastante,
e per sapienza conosciuto,
perché, dite, si è perduto
il riso e il garbo è mal voluto?»

La tenso con Alberto, possibilmente Alberto Fieschi, N'Albert, chauçeç la cal mais vos plaira, si trova solo nel canzoniere chiamato "manoscritto trobadorico T", numerato 15211 nella Bibliothèque nationale de France, dove oggi si conserva. È in origine un'opera italiana del XIII secolo. Questa tenso è il solo lavoro databile nell'opera di Simon, grazie alla sua stanza V:

Be.m meravigll, N'Albert, q'en tuta guisa,
no m'autreas del plac so q'eu vos dic,
qe qan ieu tenc midons senes camisa,
l'enperador non evei Frederic,
q'eu sai q'ell'es blancha e frescha e lisa;

Traduzione (non letterale)

Ben stupisco, Alberto, che non siate
ad ogni modo contr'al punto che vi dico;
ché quando la mia donna ho fra le braccia,
l'impero non invidio e Federico,
ch'io so ch'è bianca, fresca e senza macchia;

BibliografiaModifica

  • (IT) Bertoni, Giulio. I Trovatori d'Italia: Biografie, testi, tradizioni, note. Rome: Società Multigrafica Editrice Somu, 1967 [1915].
  • (EN) Meneghetti, Maria Luisa. "Intertextuality and dialogism in the troubadours." The Troubadours: An Introduction. Simon Gaunt and Sarah Kay, edd. Cambridge: Cambridge University Press, 1999. ISBN 0 521 574730.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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