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Stadio Ranchibile
Informazioni
StatoItalia Italia
UbicazionePiazza Don Bosco, I-90143 Palermo
Inaugurazione16 marzo 1914
Chiusura3 gennaio 1932
StrutturaTribune in legno
CoperturaTribuna
Mat. del terrenoterra battuta
ProprietarioAdele Samonà Monroy
Uso e beneficiari
CalcioPalermo (1914-32)
Mappa di localizzazione

Coordinate: 38°08′39.64″N 13°20′43.27″E / 38.144345°N 13.345354°E38.144345; 13.345354

Lo Stadio Ranchibile è il primo vero impianto sportivo adibito al calcio del Palermo, utilizzato a partire dal 16 marzo 1914 fino al 3 gennaio del 1932, quando venne disputata l'ultima gara ufficiale presso l'impianto.

Il campo prendeva il nome dall'omonima villa sui cui terreni sorgeva; attualmente l'area, un tempo occupata dallo stadio, è occupata da edifici di edilizia residenziale.

StoriaModifica

Il primo campo di calcio utilizzato dai pionieri di questo sport nella Palermo di inizio Novecento fu un ampio terreno nelle vicinanze del carcere dell'Ucciardone. Successivamente, con la fondazione del Palermo, venne utilizzato un terreno chiamato Varvaro, situato nello spazio tra le vie Notarbartolo, Marchese Ugo e Piersanti Mattarella - precisamente dove oggi si trovano la Corte dei Conti di Palermo e le aree retrostanti[1] - e soprannominato 'u Pantanu (il Pantano in italiano) a causa del suo cattivo drenaggio durante le piogge.

La nuova area da gioco venne scelta alla fine del 1913 a fianco di villa Ranchibile, dalla quale prenderà il nome, in sostituzione dell'inadeguato Pantanu. Inaugurato il 16 marzo del 1914, il campo venne utilizzato da diverse società calcistiche palermitane e divenne teatro di incontri storici, come le ultime vittorie del Palermo in Coppa Lipton che permisero ai rosanero di aggiudicarsi il trofeo. Sempre al Ranchibile il Palermo mosse i primi passi nei campionati federali,[2] che a partire dal 1921 vennero allargati anche alle squadre del sud e della Sicilia.

Alla fine degli anni venti la città e la società si resero conto che il campo, con i suoi pochi spalti, non era più adeguato alle nuove esigenze del club (oramai approdato in Serie B) e si decise di iniziare la costruzione di un nuovo e moderno stadio a poca distanza dal Ranchibile.

L'impianto venne abbandonato a partire dal 24 gennaio 1932, quando venne inaugurato, a poca distanza, il nuovo stadio, denominato Littorio. Il 3 gennaio del 1932 venne disputata l'ultima partita ufficiale presso il campo del Ranchibile: in quell'occasione i rosanero si imposero sulla Comense per 5 a 0. La successiva partita casalinga del Palermo venne giocata presso il nuovo impianto.

Villa Ranchibile insieme alle pertinenze, campo da gioco compreso, fu ceduta nel 1937 dalla principessa Adele Samonà Monroy ai Salesiani, che ne fecero la sede del proprio istituto scolastico.

ArchitettonicaModifica

UbicazioneModifica

 
Piazza Don Bosco nei primissimi anni trenta. Sulla sinistra è presente la villa Ranchibile (oggi istituto Don Bosco) e sulla destra si può notare il campo da gioco delimitato da basse mura

Il campo da gioco era situato in una delle aree di pertinenza di villa Ranchibile, di proprietà della principessa Adele Monroy di Pandolfina e di suo marito, don Carmelo Samonà. La Villa, fino al 1937, fu infatti la storica residenza di villeggiatura della famiglia Samonà, nel cuore della Piana dei Colli.[3] Sull'area un tempo occupata dal campo oggi sorgono innumerevoli edifici, costruiti a seguito della successiva vendita e lottizzazione del terreno avvenuta dopo la metà del Novecento.

Evoluzione storico-architettonicaModifica

Inizialmente si trattava di un semplice campo, di dimensioni regolamentari, senza alcuna struttura di supporto. Ben presto il campo venne delimitato da basse mura e venne costruito uno chalet ligneo con la funzione di rudimentale spogliatoio. Successivamente venne dotato di una piccola tribuna, anch'essa lignea, per consentire alla nobiltà palermitana di assistere più comodamente allo spettacolo, tribuna alla quale negli anni successivi venne aggiunta una copertura.

NoteModifica

  1. ^ Andrea Calvaruso, Racconti di Palermo e dei suoi cinema, Arcore, GrafiCreo, 2014, p. 61, ISBN 88-97955-92-4.
  2. ^ Lo stadio rosanerouniverse.it
  3. ^ Adele Monroy di Pandolfina (Diario di una giovane principessa), p.

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Il Palermo – Una storia di cento anni, Palermo, Corrado Rappa editore, 2001, ISBN non esistente.
  • AA. VV., Palermo: architettura tra le due guerre (1918-1939), Palermo, Flaccovio, 1987, ISBN non esistente.
  • AA. VV., Palermo ROSANERO, Palermo, Pelle Edizioni, 2004, ISBN 88-7508-004-6.
  • Paola Barbera, Architettura in Sicilia tra le due guerre, Palermo, Sellerio, 2002, ISBN 88-389-1770-1.
  • Valerio Cammarata, Architetture e opere pubbliche a Palermo: 1930-1940, Palermo, Novecento, 1999, ISBN 978-88-373-0335-8.
  • Adriana Chirco, Mario Diliberto, Via Notarbartolo ieri e oggi, Palermo, Dario Flaccovio Editore, 2000, ISBN 978-88-7758-393-2.
  • Giuseppe De Finetti, Stadi, esempi, tendenze, progetti, Milano, Hoepli, 1934, ISBN non esistente.
  • Margherita De Simone, Palermo architettura tra le due guerre (1918-1939), Palermo, Flaccovio, 1987, ISBN non esistente.
  • Giovanni Giordano, Calcio Palermo, Palermo, Edizioni Giada, 1982, ISBN non esistente.
  • Vito maggio, Vincenzo Prestigiacomo, 90 anni in rosanero – 1900-1990, Palermo, Edizioni Memoria e progetto, 1990, ISBN non esistente.
  • Vito maggio, Vincenzo Prestigiacomo, Il Palermo racconta: storie, confessioni e leggende rosanero, Palermo, Grafil, 2004, ISBN 88-8207-144-8.
  • Adele Monroy di Pandolfina, Diario di una giovane principessa, Roma, Quiritta, 2002, ISBN 978-88-8403-010-8.
  • Luigi Tripisciano, Album Rosanero, Palermo, Flaccovio Editore, 2004, ISBN 88-7804-260-9.
  • Matteo Vercelloni, Silvio San Pietro, Stadi in Italia, Milano, L'archivolto, 1990, ISBN 88-7685-024-4.

Voci correlateModifica