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Strigiformes

ordine di uccelli

DescrizioneModifica

Gli strigiformi hanno una testa grande e leggermente appiattita frontalmente, con un caratteristico disco facciale, a forma di cuore nei Titonidi e tondeggiante negli Strigidi. Posseggono grandi occhi, solitamente gialli o arancioni, disposti frontalmente, e hanno la capacità di ruotare la testa di 270°. Il becco è tozzo e robusto, interamente ricoperto da piume nei Titonidi, solo parzialmente negli Strigidi. Possiedono artigli molto affilati.[2]

Hanno un piumaggio soffice e morbido che garantisce un volo silenzioso, caratteristica che li aiuta a non essere individuati dalle loro prede. La livrea è solitamente mimetica. Alcune specie come quelle dei generi Bubo, Otus, Pseudoscops, Megascops, Asio, Psiloscops, Ptilopsis, Jubula e Lophostrix portano sulla testa caratteristici ciuffi auricolari.

I loro sensi della vista e dell'udito sono molto sviluppati, particolarmente l'udito. Le orecchie di molte specie come Tyto alba e Strix aluco sono asimmetriche: solitamente la destra è posta più in alto. In questo modo riescono a sentire meglio, possono percepire i passi di un topo a parecchi metri di distanza.

BiologiaModifica

AlimentazioneModifica

Gli strigiformi sono uccelli carnivori, che si nutrono prevalentemente di roditori, piccoli uccelli e altri piccoli vertebrati. Cacciano prevalentemente di notte, sfruttando la loro acutissima vista favorita dai grandi occhi. Questi rapaci dopo ogni pasto rigurgitano una borra costituita da resti ossei e altri tessuti non digeriti.[2]

 
Esemplare di Strix nebulosa nel suo nido

RiproduzioneModifica

Nidificano all'interno di cavità naturali nel tronco degli alberi o in fenditure delle rocce, talora utilizzando nidi abbandonati da altre specie; alcune specie, come la civetta o il barbagianni, trovano rifugio in ruderi e casolari abbandonati. Il numero delle uova deposte varia da 1 a 14, a seconda delle specie e della disponibilità di prede; l'incubazione varia da 25 a 36 giorni; la cova è prerogativa della femmina mentre il maschio collabora all'alimentazione dei pulcini.[2]

Distribuzione e habitatModifica

Gli strigiformi sono diffusi in quasi tutti i continenti, con l'eccezione dell'Antartide. Generalmente prediligono ambienti abbastanza freschi come le zone montuose e boschive, ma esistono specie adattate alle zone particolarmente aride (p.es. Micrathene whitneyi) o fredde (p.es. Strix nebulosa e Bubo scandiacus); alcune specie prediligono la foresta equatoriale, come p.es. Lophostrix cristata e Glaucidium brasilianum, importanti costituenti della fauna della Foresta amazzonica.

TassonomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tassonomia degli Strigiformes.

L'ordine Strigiformes comprende 2 famiglie:[1]

 
Gufo reale
Bubo bubo
 
Assiolo
Otus scops
 
Barbagianni
Tyto alba
  • famiglia Tytonidae Ridgway, 1914 (20 specie)
    • genere Phodilus Geoffroy Saint-Hilaire, 1830 (3 spp.)
    • genere Tyto Billberg, 1828 (17 spp.)

Specie presenti in ItaliaModifica

In Italia si possono osservare le seguenti specie:[3][4]

Nella cultura dell'uomoModifica

Ariballo protocorinzio a forma di civetta, c. 640 a.C.
Raffigurazione di un gufo in un mosaico romano, I secolo d.C.

Sin dall'antichità, gli strigiformi hanno avuto spazio nella mitologia, nel folklore e nell'arte di molte culture.[5][6] Le più antiche raffigurazioni di questi uccelli si trovano nelle pitture rupestri delle Grotte di Lascaux in Francia, risalenti a 15.000-20.000 anni. Pitture murali e resti di gufi mummificati sono stati ritrovati in diverse tombe dell'antico Egitto e il motivo del gufo compare nei geroglifici maya. Nell'antica Grecia la civetta era considerata sacra alla dea Atena, dea della sapienza[7]. In alcune culture, gli strigiformi sono associati con saggezza e coraggio mentre in altre rappresentano l'inganno e il male. Una varietà di miti si basa sull'idea che questi uccelli portino sfortuna o morte. Molte di queste superstizioni persistono fino ad oggi.

CuriositàModifica

Una forma interessante di mimetismo è messa in atto da molte specie di farfalle e falene, come Opodiphthera eucalypti, Aglais io e Caligo idomeneus, che imitano lo sguardo penetrante degli strigiformi grazie alle macchie ocellate poste sulle proprie ali. Gli eventuali predatori dei lepidotteri, pensando di trovarsi a loro volta davanti a un predatore, sono distolti dall'attacco.[8][9]

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Order Strigiformes, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 5 marzo 2018.
  2. ^ a b c Ravazzi G., Rapaci, Giunti Editore, 2010, pp. 35-37, ISBN 9788841240052.
  3. ^ Fabio Stoch, Family Strigidae, in Checklist of the Italian fauna online version 2.0, 2003. URL consultato il 4 marzo 2018.
  4. ^ Fabio Stoch, Family Tytonidae, in Checklist of the Italian fauna online version 2.0, 2003. URL consultato il 4 marzo 2018.
  5. ^ (EN) Owls in Lore and Culture – The Owl Pages, su Owlpages.com. URL consultato il 5 marzo 2018.
  6. ^ (EN) Strigiformes, su Animal Diversity Web. URL consultato il 5 marzo 2018.
  7. ^ (EN) Thompson D'Arcy Wentworth, A glossary of Greek birds, Oxford, Clarendon Press, 1895, p. 46.
  8. ^ (EN) Zborowski, P. & Edwards, T., A Guide to Australian Moths, Collingwood, Victoria, CSIRO, 2007, p. 20, ISBN 9780643091597, LCCN 2007408402, OCLC 266969305. URL consultato il 4 marzo 2018.
  9. ^ (EN) De Bona, S.; Valkonen, J. K., López-Sepulcre, A.; Mappes, J., Predator mimicry, not conspicuousness, explains the efficacy of butterfly eyespots (PDF), in Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, vol. 282, nº 1806, Londra, Harrison & Sons, 8 aprile 2015, p. 20150202, DOI:10.1098/rspb.2015.0202, ISSN 0962-8452 (WC · ACNP), LCCN 93660116, OCLC 5810221624. URL consultato il 4 marzo 2018.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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