Teatro Valle

teatro di Roma, Italia

Coordinate: 41°53′50.5″N 12°28′29.06″E / 41.89736°N 12.47474°E41.89736; 12.47474 Il teatro Valle è il più antico teatro moderno di Roma e si trova nel rione Sant'Eustachio. Attualmente non è in attività.

Indice

Costruzione e restauriModifica

Il teatro Valle venne costruito per un utilizzo privato per volere del nobile Camillo Capranica, già proprietario del teatro Capranica che aveva ereditato, all'interno dei cortili di palazzo Capranica. Il progetto fu affidato all'architetto Tommaso Morelli, e l'inaugurazione si ebbe il 7 gennaio 1727 con la rappresentazione della tragedia Matilde di Simone Falconio Pratoli. Il teatro, la cui struttura era interamente lignea, si presentava come un classico teatro all'italiana, provvisto di cinque ordini di palchi e un loggione, senza però un foyer effettivo. La programmazione prevedeva l'esecuzione di opere liriche, opere in musica e drammi in prosa. Il nome deriva dal primo direttore del teatro, Domenico Valle: alcuni sostengono che questa sia in realtà solo una coincidenza, attribuendo l'origine del nome Valle al luogo dove esso sorgeva, detto appunto "alla valle".[1]

 
Il teatro Valle nella Roma degli anni cinquanta

Nel tempo si resero necessari nuovi lavori di ammodernamento per la manutenzione della struttura: così, nel 1764 e nel 1765 si operarono delle migliorie da parte degli architetti Giovanni Francesco Fiori e Mauro Fontana. Il continuo bisogno di manutenzione obbligò la famiglia Capranica ad affidare, nel 1791, nuovi lavori di ristrutturazione ai fratelli Francesco e Giandomenico Navona che, tuttavia, mantennero come i loro colleghi la struttura lignea del teatro, operando solo con rinforzi interni sullo stabile. La soluzione non convinse gli architetti del governo di allora, che ordinò la totale ricostruzione del teatro in muratura, per renderlo idoneo alle norme di sicurezza sugli stabili teatrali.

Nel 1818 i Capranica affidarono la progettazione del nuovo stabile in muratura a Giuseppe Valadier, che optò per una soluzione di largo respiro, che prevedeva l'abbattimento di alcuni palazzi adiacenti al teatro (compreso una parte dell'abitazione nobiliare della famiglia Capranica): rifiutato dalla commissione il progetto, il rifacimento avvenne in forma più modesta, con rinuncia dell'aspetto esterno neoclassicheggiante progettato dal Valadier. Per l'erezione della struttura muraria la sala perse un ordine di palchi, che si ridussero a quattro, mentre le dimensioni rimasero pressoché inalterate: gli ordini vennero comunque modulati in linee curve che fornirono eleganza e movimento. Il crollo di una parete del palazzo, che confinava col teatro, implicò il passaggio dei lavori dal Valadier all'architetto Gaspare Salvi, che terminò l'opera nel 1822.

Nel corso del XIX e del XX secolo il teatro fu oggetto di ulteriori ammodernamenti, che videro coinvolti gli affreschi del soffitto, che venne ridipinto dal pittore Silvio Galimberti, il sipario e il palco reale.

Storia delle rappresentazioniModifica

Il 10 giugno 1811 avviene la prima romana de il dissoluto punito ossia il Don Giovanni di Mozart.

Il 18 maggio 1812 avviene la prima assoluta di Demetrio e Polibio di Rossini con Ester Mombelli.

Il 26 dicembre 1815 avviene la prima assoluta di Torvaldo e Dorliska di Rossini con Domenico Donzelli e Filippo Galli.

Il 25 gennaio 1817 avviene la prima assoluta di La Cenerentola di Rossini.

Lo stesso anno, il 26 dicembre, si ebbe l'inaugurazione con l'opera Il corsaro di Filippo Celli su libretto di Jacopo Ferretti. Ad una delle sue prime rappresentazioni assistette Giacomo Leopardi, che dell’opera fu molto critico nel suo epistolario, notando pure che «il teatro è per lo più deserto, e ci fa un freddo che ammazza»[2].

Il teatro divenne pubblico negli anni Venti del XIX secolo, ottenendo dalla chiesa il privilegio di poter inscenare spettacoli anche fuori dai periodi canonici consentiti, ossia quelli del carnevale[3].

Il 4 febbraio 1824 avviene la prima assoluta di L'ajo nell'imbarazzo di Gaetano Donizetti.

Il 7 gennaio 1827 avviene la prima assoluta di Olivo e Pasquale di Donizetti con Domenico Cosselli, Giuseppe Frezzolini e Giovanni Battista Verger.

Il 2 gennaio 1833 avviene la prima assoluta di Il furioso all'isola di San Domingo di Donizetti con Giorgio Ronconi e Lorenzo Salvi.

Il 9 settembre 1833 avviene la prima assoluta di Torquato Tasso (opera) di Donizetti con Ronconi ed Antonio Poggi.

Il teatro rimase attivo anche durante il periodo della Repubblica Romana nel 1849 quando molti artisti, tra i quali Tommaso Salvini e Gustavo Modena facenti parte della guardia Nazionale interrompevano le proprie rappresentazioni al suono di tre colpi di cannone.

Dal 1855 al 1890 operò, di fianco al teatro, un altro teatrino detto "Valletto", che aveva in comune col teatro Valle una parete. Nato come teatro per marionette, era gestito da un burattinaio chiamato Antonio Torrini. Venne successivamente adibito ad altri usi.

Nel 1895 Checchi scrisse, in poche settimane, la commedia Il piccolo Haydn, "di cui ricorda un allestimento al teatro Valle di Roma della compagnia Bellotto-Bon con Pierina Giagnoni, Pia Marchi, Ermete Novelli, Tebaldo Checchi ed Elena Pieri-Tiozzo"[4].

Il 9 maggio 1921 avviene la prima assoluta di Sei personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello: «lo scandalo fu enorme. Dopo pochi minuti gli strepiti e le urla del pubblico soffocavano la voce degli attori, che resistettero impavidi fino alla fine, con una piccola corte di fans di Pirandello, in cui si alternavano uomini così diversi e dai destini così diversi, come Remigio Pavone che sarà l’amico di Nenni fino alla fine, Galeazzo Ciano che finirà tragicamente (...) e Orio Vergani giornalista del Corriere nell’epoca del fascismo»[5].

All’inizio della stagione 1954-1955 "il cartellone della Compagnia del Nuovo Teatro, finanziata dall’ETI e diretta dal triunvirato De Bosio, Diego Fabbri e Eugenio Saccenti (quest’ultimo direttore del Teatro Valle di Roma), aveva in programma varie opere originali (alcune di forte impegno politico), come Corte marziale per l’ammutinamento del Caine di Herman Wouk (con il quale fu inaugurata in ottobre la stagione teatrale), Il sacro esperimento di Fritz Hochwälder, Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler, Corruzione al Palazzo di Giustizia di Ugo Betti, Non si dorme a Kirkwall di Perrini e Roma di Palazzeschi"[6].

Con la definitiva dismissione dell'Ente Teatrale Italiano, il teatro Valle sospese l'attività il 19 maggio 2011.

L'occupazione del Teatro ValleModifica

 
La facciata neoclassica del Valadier, prima del 2016.

Il Teatro Valle è stato occupato il 14 giugno 2011, dopo la chiusura dell'ETI, da un gruppo di lavoratori dello spettacolo, attivisti e liberi cittadini per protesta affinché lo stabile venga mantenuto pubblico attraverso partecipazione popolare e gestito con criteri di trasparenza[7]. Nei tre anni di autogestione, gli occupanti hanno elaborato nuove proposte di gestione dei teatri pubblici ma più in generale come ripensare dal basso nuovi modelli di politiche culturali[8]. Gli occupanti hanno vinto vari premi e cercavano di prendere legittimo possesso del teatro creando una Fondazione apposta[9], ma questo tentativo non ha riscontrato risultati positivi. L'occupazione si è conclusa pacificamente l'11 agosto 2014 con la consegna libera del teatro alle autorità comunali, con la questione della futura gestione ancora aperta. L'11 giugno 2016, dopo due anni di chiusura totale del teatro, alcuni attivisti lo hanno rioccupato simbolicamente. Tuttora è di nuovo chiuso senza un progetto di restaurazione del teatro.

Progetto di restauroModifica

Il passaggio di proprietà dallo Stato al Comune di Roma, già iniziato nel 2011 prima dell'occupazione, diventa un processo lunghissimo, ma il teatro finalizza il passaggio di proprietà il 26 febbraio 2016.[10] La Sovrintendenza capitolina avrà poi la responsibilità del restauro, finanziato dal Mibact e il Comune di Roma che hanno stanziato 1,5 milioni di euro ciascuno per i lavori. "A riguardo -dice il comunicato ufficiale- si prevede il rilievo dell'edificio e delle impermeabilizzazioni delle coperture, il restauro della facciata principale di Valadier, la verifica ignifuga dei materiali di arredo, dalle poltrone alle moquette, il rialzo dei parapetti dei palchi, il sistema di illuminazione e gli adeguamenti strutturali del palcoscenico. I 3 milioni di euro di investimento saranno gestiti dalla Sovrintendenza Capitolina, che è già operativa per la definizione dei bandi di gara per l'affidamento dei lavori".[11]

NoteModifica

  1. ^ Si veda, a tal proposito, Paolo Guzzi. Il teatro a Roma. Tre millenni di spettacolo. Rendina editori, Roma, 1998. ISBN 888669816X pag. 129
  2. ^ Giacomo Leopardi, Le lettere, in Tutte le opere di Giacomo Leopardi, a cura di F. Flora, 3° vol., Milano, Mondadori 1977 (6ª edizione), Lettera a Carlo Leopardi, 6 gennaio 1823, pp. 373-375.
  3. ^ Hector Berlioz però lamentava: “al teatro Valle i violoncelli sono del numero di…uno, il quale uno esercita il mestiere di orafo, più fortunato di un suo collega obbligato, per vivere, ad impagliar sedie” (Federico Roselli, Stendhal e Belli. Fabrizio ed Eufemio: la meglio gioventù, Milano: Franco Angeli, Ritorno al diritto : i valori della convivenza. Fascicolo 4, 2006, p. 111).
  4. ^ Biancamaria Brumana, Sulla fortuna italiana dei classici viennesi : il "Mozart fanciullo" di Eugenio Checchi (1879), Cadmo, Studi italiani. LUG. DIC. (N.2), 2003, p. 104.
  5. ^ Giovanni Spadolini, LA LUCIDA COSCIENZA DEL DRAMMA DELLA VITA MODERNA, Nuova antologia: 617, 2280, 4, 2016, p. 13.
  6. ^ Simone Magherini, Aldo Palazzeschi e Alberto Perrini : carteggio inedito (1955-1974), Cadmo, Studi italiani. Anno XXII, N. 1, GEN.-GIU. 2010, p. 111-112, dove si legge anche che «Due di queste, dopo una vera e propria rissa scoppiata in platea durante la rappresentazione di Buio a mezzogiorno (opera contestata aspramente dal partito comunista), non andranno in scena al Teatro Valle, ma saranno ritirate per ragioni di opportunità “politica”: Corruzione al Palazzo di Giustizia, «perché poteva sembrare che il dramma alludesse a un increscioso episodio di cronaca giudiziaria accaduto proprio in quel momento», e Non si dorme a Kirkwall, per un intervento diretto della Direzione Generale dello Spettacolo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che “sconsigliava” (pare su suggerimento dello stesso Fabbri) la messa in scena della “farsa spirituale”».
  7. ^ Maria Rosaria Marella, Beni comuni: oltre l'opposizione natura/cultura, Lettera internazionale: rivista trimestrale europea : 113, 3, 2012.
  8. ^ Carlo Cellamare, Il protagonismo sociale intorno alle questioni urbane a Roma e la produzione di politica, Pisa: Fabrizio Serra, Critica sociologica : 189, 1, 2014.
  9. ^ Ostanel, Elena; Cancellieri, Adriano; Ri-pubblicizzare la città : pratiche spaziali, culture e istituzioni, Milano: Franco Angeli, Territorio : 68, 1, 2014.
  10. ^ Roma Capitale | Sito Istituzionale | Teatro Valle, firmato il passaggio al patrimonio di Roma Capitale, su Roma capitale. URL consultato il 2 marzo 2016.
  11. ^ Il Teatro Valle passa al Comune di Roma ma resta chiuso, su bandettini.blogautore.repubblica.it. URL consultato il 2 marzo 2016.

BibliografiaModifica

  • Sergio Rotondi. Il teatro Valle: storia, progetti, architettura. Edizioni Kappa, Roma, 1992. ISBN 8878900648

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