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Telebiella
Stato Italia
Lingua italiano
Versioni Telebiella SDTV
(data di lancio: 1972)
Nomi precedenti Telebiella (1972-1992)
Editore Gruppo Aiazzone Televisivo (1972 - 1993)
Associazione Alpi Tv (1993 -)
Sito https://www.telebiella.it/

Telebiella (da non confondere con Retebiella) è un'emittente televisiva, originariamente via cavo, creata nel 1972 da Giuseppe Sacchi detto Peppo, ex regista della RAI, in un ex convitto situato nel centro di Biella. L'emittente è stata riconosciuta come la prima televisione privata italiana a infrangere con un battaglia legale e mediatica il monopolio pubblico della RAI, anche se la prima emittente privata fu Telediffusione Italiana Telenapoli.[1]

Indice

StoriaModifica

 
Sacchi, primo a sinistra, a un convegno sulla televisione via cavo, 1973

Giuseppe Sacchi ha sfruttato una lacuna del codice postale che, risalendo al 1936, non contemplava il divieto dell'esistenza della televisione via cavo.

Telebiella viene registrata in tribunale il 20 aprile 1971 come "Giornale periodico a mezzo video".

Le trasmissioni via cavo di Telebiella iniziano il 6 aprile 1972 con un messaggio di presentazione di Ivana Ramella, moglie di Giuseppe Sacchi. Telebiella è un'emittente fatta in casa: Sacchi, con un videoregistratore portatile, trasmette il proprio telegiornale quotidiano.

Nonostante la focalizzazione sull'informazione, con telegiornali e talk show, Telebiella ospita anche la prima trasmissione "leggera" di spettacolo non della Rai, il Campanile in vasca.

Presto sorgono altre emittenti via cavo in varie regioni d'Italia, a volte con l'aiuto di Telebiella stessa, o dichiaratamente ispirate a questa. È questo ad esempio il caso di VideoBologna, nata durante il periodo del taglio del cavo di Telebiella con l'appoggio di un personaggio molto popolare come Enzo Tortora[2] e dirige un quotidiano bolognese. La battuta è che VideoBologna noleggiò "il furgone di Telebiella, Peppo Sacchi incluso".

Molti sono gli appassionati di emittenza televisione che, letta sui giornali la vicenda, si recano personalmente a Biella. Tra questi vi è anche Renzo Villa, fondatore di Telealtomilanese e Antennatre.

 
Ivana Ramella negli studi di Telebiella, anni settanta

La reazione della Rai e del mondo politico non si fa aspettare. Il governo emana il DPR n. 156 del 29/3/1973, il "Testo unico in materia di comunicazioni", che unifica tutti i mezzi di comunicazione a distanza in una sola categoria, rendendo così illegali le reti private. Poi, con decreto 9 maggio 1973 il ministro delle Poste, Giovanni Gioia, dispone la disattivazione dell'impianto di Sacchi, diffidandolo a procedere entro dieci giorni («decreto Gioia»).

La questione diventa di rilevanza politica nazionale perché il segretario del Partito repubblicano, Ugo La Malfa protesta per essere stato tenuto all'oscuro del Dpr governativo e chiede le dimissioni del ministro Gioia. Non le ottiene e ritira l'appoggio esterno al governo presieduto da Giulio Andreotti, ii quale si dimette nel successivo mese di giugno. Nel frattempo, il ministero delle Poste aspetta inutilmente il termine del 1º giugno; i titolari non ottemperano l'ordine, quindi il decreto viene eseguito: il cavo che collega l'emittente alla rete cittadina viene reciso.

Telebiella avvia una coraggiosa battaglia legale: Sacchi si fa denunciare[3] per violazione delle norme in materia postale (perché contravvengono al monopolio assegnato alla RAI). La sua vicenda va sui giornali nazionali: tutti gli organi d'informazione parlano di "Telebiella denunciata". Il caso è ulteriormente ampliato quando il Pretore, Giuliano Grizi, interrompe il procedimento nei confronti del Sacchi, e in qualità di giudice a quo solleva dubbio di incostitituzionalità alla Corte costituzionale[4].

La Corte Costituzionale accoglie buona parte delle motivazioni di Sacchi. Con la sentenza n. 225 del 1974[5] dichiarò sulla televisione via cavo l'illegittimità costituzionale degli artt. 1, 183 e 195 del "Testo unico", che riservano allo Stato il monopolio televisivo. Con successiva sentenza n. 226 del 1974[5] liberalizza la collocazione sul territorio nazionale dei ripetitori di reti televisive estere (Antenne 2, Telemontecarlo, la televisione svizzera e Tele Capodistria).

L'anno successivo il Parlamento emana la legge 103/75 (la "Legge di riforma"), che autorizza sia le trasmissioni via cavo monocanale, sia la ripetizione via etere sul territorio italiano delle emittenti estere (Francia, Svizzera, Montecarlo, Capodistria).

Telebiella riprende le trasmissioni via cavo, affiancata da una rete radiofonica via etere chiamata Radiobiella. Nel 1976 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 202[6], autorizza anche le trasmissioni radiotelevisive via etere in ambito locale. La materia non viene regolamentata dalla legge se non dal cosiddetto decreto Craxi in un senso dichiaratamente favorevole alle nascenti grandi reti televisive commerciali[7] in quanto si basa sulle interconnessioni di emittenti private su scala nazionale (syndication), principio poi dichiarato incostituzionale.[8]

In un tale quadro legislativo le piccole televisioni libere, come Telebiella, restano completamente soccombenti, continuando una vita stentata.

Tra il 2006 e il 2007 Telebiella raggiunge, almeno, l'obiettivo del riconoscimento morale del ruolo avuto, per essere stata la prima a ribellarsi all'ingiusto divieto di trasmettere, culminato in un intervento in videoconferenza del ministro Paolo Gentiloni[9] in un convegno celebrativo.

Nonostante i meriti passati di Telebiella e del suo fondatore Peppo Sacchi, senza il quale le televisioni private attuali non avrebbero mai visto la luce, il Corriere della Sera nel mese di dicembre del 1992 annuncia il fallimento di Telebiella. Quest'ultima verrà poi messa all'asta e acquistata nella primavera 1993 dal marchio Pirenei Srl[10] di Previde Prato che gestisce il marchio assieme a TeleRitmo e VideoNovara. Telebiella rinasce quindi come Retebiella, la nuova emittente biellese, sotto la direzione di Marco Fulcheris. Il nuovo palinsesto prevede cinque edizioni giornaliere del telegiornale, dirette televisive della squadra di basket di serie A2 Angelico Biella oltre a numerose altre trasmissioni con più di 180.000 di ascoltatori.

Personaggi televisivi di rilievoModifica

 
Bruno Lauzi trasmette dagli studi di Telebiella un programma dedicato alla storia della canzone, 1973

Grande sostenitore di Telebiella fu Enzo Tortora, allora in rotta di collisione con la TV di Stato. Anche il cantautore Bruno Lauzi, che già aveva acquistato larga fama, partecipò attivamente alla programmazione di Telebiella[11].

Ezio Greggio, nativo di Cossato, debuttò diciottenne proprio su quest'emittente, divenendo in seguito un noto personaggio televisivo.

Nel corso degli anni settanta e ottanta Telebiella ha incrociato il suo destino con un altro mito della storia della televisione locale italiana: il mobilificio Aiazzone, anch'esso biellese. Molti degli allora ragazzi della prima fase di Telebiella furono poi assunti nella grossa struttura di Aiazzone, con compiti anche di responsabilità.

NoteModifica

  1. ^ TeleNapoli, su storiaradiotv.it.
  2. ^ Il popolare conduttore è vicepresidente dell'emittente piemontese quando non lavora alla Rai.
  3. ^ Per l'occasione, un suo amico che s'incarica di sporgere la denuncia.
  4. ^ Telebiella fa ricorso anche alla Corte di Giustizia Europea, impugnando la legittimità del monopolio televisivo italiano. La sentenza è sfavorevole, ma influenza grandemente l'iter del ricorso alla Corte costituzionale, che portò alla sentenza 226 del 1974.
  5. ^ a b SENTENZA N.826 ANNO 1988
  6. ^ http://www.giurcost.org/decisioni/1976/0202s-76.html
  7. ^ Dario Fo e Franca Rame, Il signore che rubo' una televisione, anzi due. La storia di Europa 7, 25 maggio 2003.
  8. ^ SENTENZA N. 225 ANNO 1974
  9. ^ Comunicazioni.it
  10. ^ TELEBIELLA - LA PRIMA TELEVISIONE PRIVATA ITALIANA; pagina di Massimo Emanuelli su www.storiaradiotv.it (consultato nel gennaio 2011)
  11. ^ Bruno Lauzi, Tanto domani mi sveglio, autobiografia in controcanto. Gammarò ed., pag. 122.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica