Tempio di Adriano

tempio della Roma antica
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Tempio di Adriano
Temple of Hadrian.jpg
Civiltàromana
UtilizzoTempio
Stileantonino
EpocaII secolo
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma
Amministrazione
PatrimonioCentro storico di Roma
EnteSovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Camera di commercio di Roma
Visitabile
Sito webwww.rm.camcom.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°54′00″N 12°28′46″E / 41.9°N 12.479444°E41.9; 12.479444

Il tempio di Adriano (o Hadrianeum, oppure Adrianeo) è un tempio romano che si trova a Roma, in piazza di Pietra, toponimo che deve il suo nome proprio alla persistenza secolare dei resti dell'edificio nell'antica regione del Campo Marzio.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dinastia degli Antonini.
 
La Dogana di terra sul rovescio di una medaglia d'oro di Innocenzo XII (1695)

Il tempio venne eretto in onore dell'imperatore Adriano, divinizzato dopo la sua morte. È probabile che il cantiere dell'edificio fosse stato già avviato sotto Adriano stesso per dedicarlo alla moglie Vibia Sabina, morta e divinizzata nel 136. A lavori forse appena iniziati, la vera e propria costruzione del tempio si deve al suo successore, Antonino Pio, e venne terminato intorno al 145.[1]

Nel 1695, sotto il pontificato di Innocenzo XII, i resti del tempio furono inglobati da Carlo Fontana nel palazzo della Dogana di Terra. Nel 1831 l'edificio fu adibito a sede della Borsa Valori di Roma, per poi passare alla Camera di Commercio di Roma. Restano ancora visibili undici delle tredici colonne originarie del lato nord, attualmente inglobate nel palazzo che ospita la sede principale della Camera di commercio di Roma.[1]

L'edificio era in passato conosciuto erroneamente con il nome di tempio di Nettuno.[2]

TopografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campo Marzio (antichità).

Secondo i Cataloghi regionari il tempio si trovava nella Regio IX Circus Flaminius, ed era posto in relazione con il vicino Tempio di Matidia, dedicato dallo stesso Adriano alla suocera, Salonina Matidia. Quest'area iniziò ad essere fortemente monumentalizzata proprio da questo imperatore (vedi Pantheon) ed in seguito adibita ai funerali imperiali. Qui, infatti, furono innalzate due ustrini e due colonne onorarie, dedicate rispettivamente ad Antonino Pio e a Marco Aurelio, la seconda delle quali traeva ispirazione dalla Colonna Traiana. A questi monumenti fu aggiunta anche la costruzione di un nuovo tempio, dedicato a Marco Aurelio, collocato nei pressi della colonna a lui intitolata.

Il tempio presentava un accesso ad arco, dal quale potrebbero essere stati prelevati alcuni pannelli (oggi conservati nei Musei Capitolini), più tardi inseriti nell'arco di Portogallo.

Planimetria del Campo Marzio centrale



CaratteristicheModifica


 Lo stesso argomento in dettaglio: Arte adrianea e Arte dei primi Antonini.

Il tempio era un periptero ottastilo (con 8 colonne sulla fronte) e presentava 13 colonne corinzie di marmo bianco proconneso sui lati lunghi. Oggi rimangono solo 11 colonne corinzie lungo il lato nord, alte 15 metri e del diametro di 1,44 metri, innalzate sopra un podio di peperino alto 4 metri (in origine rivestito di marmo), oggi interrato rispetto alla piazza per via dell'innalzamento del livello stradale. Al di sopra delle colonne si conserva anche un tratto della loro trabeazione, che prosegue, rifatta modernamente, anche sulle ali laterali dell'edificio che ha inglobato il tempio.[1]

Il muro della cella era in origine ricoperto di marmo, come dimostrano i fori di fissaggio delle lastre.[1] I resti della cella sono visibili all'interno dell'edificio della Borsa: questa era priva di abside, ritmata da semicolonne e coperta da una volta a botte con cassettoni. Queste semicolonne poggiavano su piedestalli, dove erano rappresentate le province romane, mentre negli spazi intermedi erano inserite delle rappresentazioni di trofei. Il significato di queste rappresentazioni riguarda la politica adrianea di pacificazione e di riordino dei territori imperiali, al termine di un periodo di grandi conquiste del predecessore, Traiano.[3]

Il tempio era circondato da una grande piazza porticata (100 x 90 metri circa), con colonne di marmo giallo antico, che si apriva verso la via Lata (ora via del Corso) con un arco monumentale, del quale si conservano due rilievi, presso il Museo dei Conservatori e Palazzo Torlonia a Roma.[3] Questo arco è stato identificato con quello definito "di Antonino", conosciuto anche come "di Claudio" e "dei Tosetti", dal nome della famiglia che abitava in piazza Sciarra, oggi scomparsa in seguito all'allargamento della via del Corso. L'arco, seppur rovinato e diroccato, dava ancora nel XVIII secolo il nome alla via dell'Archetto. Venne demolito proprio a causa delle scarse condizioni in cui versava.

Secondo recenti indagini, la piazza doveva presentare, per lo meno sul lato settentrionale, un'ampia esedra sul modello di quelle del Foro di Augusto e del Foro di Traiano. È assai verosimile che un ambiente identico dovesse trovare posto nel lato meridionale del recinto. Insieme, questi due ambienti, dovevano ospitare attività legate alla giurisdizione.

Rilievi dei piedistalli delle colonneModifica

Nel corso dei secoli, nell'area è stata rinvenuta una serie di rilievi in marmo proconnesio, che forse decoravano il portico, l'attico o il podio del tempio. Secondo quest'ultima ricostruzione, i piedistalli delle colonne erano decorati da plinti verticali con personificazioni delle provincie dell'impero, mentre in corrispondenza degli intercolumni si trovavano rilievi con trofei militari di armi e armature. I rilievi volevano riflettere la politica più pacifica di Adriano rispetto al suo predecessore Traiano: essi mostravano una rassegna dei popoli e delle regioni che componevano l'impero romano, con l'obiettivo di esaltare la potenza di Roma e il raggiungimento di un nuovo periodo di sostanziale pace che non si aveva dai tempi di Augusto. A noi sono giunti sei trofei e sedici allegorie provinciali, conservati in vari musei e collezioni: l'identificazione delle figure è tuttora oggetto di dibattito da parte degli studiosi.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Coarelli 2012, p. 385.
  2. ^ Rodolfo Lanciani, Forma Urbis Romae, 1893-1901.
  3. ^ a b Coarelli 2012, p. 386.
  4. ^ a b Guida al Museo Nazionale Romano, 2005, Matteo Cadario, Palazzo Massimo alle Terme, p. 34.
  5. ^ a b Guida a Palazzo Massimo alle Terme, 1998, Elena Calandra, Rilievo con provincia da Palazzo Odescalchi, pp. 100-101.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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